Chiarimenti sul credito d’imposta per investimenti in R&S


Fornite precisazioni sul credito di imposta in favore delle imprese che effettuano investimenti in attività di ricerca e sviluppo (Agenzia delle Entrate – Risposta 25 marzo 2019, n. 83).

Per l’applicazione del credito d’imposta devono esser tenute distinte le attività direttamente svolte dalla società ricorrente in esecuzione del contratto concluso con la controllante estera, da quelle che la stessa società ricorrente a sua volta commissiona con apposite convenzioni ai centri e agli enti di ricerca italiani. Infatti, per tali attività l’eventuale diritto al beneficio spetta direttamente al soggetto che le esegue e non, pertanto, al soggetto che le commissiona.
Con specifico riferimento, inoltre, al trattamento dei costi sostenuti dalla società ricorrente per le attività direttamente svolte dal proprio personale, possono considerarsi rilevanti ai fini del credito d’imposta solo le attività collegate in senso stretto alla soluzione delle incertezze scientifiche e tecnologiche oggetto dello specifico progetto di ricerca. Per converso, devono ritenersi non rilevanti ai fini del credito d’imposta le attività non direttamente ricollegate alla conduzione della sperimentazione clinica.
In relazione ai costi per le c.d. consulenze regolatorie, si considerano ammissibili le spese per consulenze regolatorie finalizzate alla definizione delle caratteristiche scientifiche e del disegno dello studio clinico; al contrario, si reputa che non possano essere ammissibili al credito d’imposta le spese attinenti attività regolatorie finalizzate alla preparazione della documentazione destinata all’ottenimento delle autorizzazioni ad eseguire lo studio (da parte di autorità regolatorie, comitati etici o altri organismi) e, più in generale, che non possano essere ammissibili al credito d’imposta le spese attinenti attività di natura meramente burocratica o assimilabili ai “lavori amministrativi e legali necessari per richiedere brevetti e licenze”. Analogo discorso vale per gli oneri detti “fees”, ossia il corrispettivo richiesto dalle autorità preposte per l’esame della richiesta di commercializzazione di nuovi prodotti o per permettere la prosecuzione della vendita degli stessi nei singoli stati dell’Unione europea o extra-europei: sono ammissibili gli oneri, detti “fees”, finalizzati agli studi clinici; non si ritengono invece ammissibili quelli riconducibili ad adempimenti amministrativi. Ovviamente, a livello documentale sarà onere del contribuente dare distinta evidenza delle spese ammissibili al credito d’imposta.