Omesso pagamento del contributo d’ingresso per i lavoratori in mobilità, la prescrizione è quinquennale


Il contributo d’ingresso per la mobilità si inscrive nella variegata tipologia di oneri economici che l’ordinamento offre in materia di contributi previdenziali (obbligatori, volontari, figurativi, addizionali, di solidarietà, ritenute, oneri economici appunto) con differenze terminologiche che non possono incidere sul regime prescrizionale, per cui pur dandosi atto della precipua diversità, per natura e funzione, dei contributi complessivamente considerati, risponde ad un criterio di ragionevolezza assoggettare alla disciplina della prescrizione quinquennale ex art. 3, co. 9, lett. b), della L. n. 335/1995 (Corte di Cassazione, ordinanza 10 ottobre 2019, n. 25592)


Una Corte d’appello territoriale aveva confermato la decisione di primo grado che aveva parzialmente accolto l’opposizione proposta da un datore di lavoro nei confronti dell’Inps, in proprio e quale procuratore speciale della S.C.C.I. spa e dell’Agente della riscossione, avverso una cartella esattoriale per omesso pagamento del contributo di ingresso per i lavoratori collocati in mobilità, annullandola in parte per intervenuta prescrizione estintiva quinquennale del credito azionato. Secondo la Corte territoriale trovava applicazione la prescrizione quinquennale (art. 3, co. 9, lett. a), L. n. 335/1995), stante la natura contributiva del contributo di mobilità di cui all’articolo 5, comma 4, della Legge n. 223/1991. Avverso tale sentenza ricorre così in Cassazione l’Istituto, lamentando violazione e falsa applicazione della legge (art. 5, co. 4, L. n. 223/1991; art. 3, co. 9, lett. a), L. n. 335/1995), per l’erroneità della ritenuta ascrivibilità nel novero della contribuzione previdenziale degli oneri posti a carico delle imprese che collochino in mobilità il proprio personale.
Per la Suprema Corte il ricorso è da rigettare.
In continuità, infatti, con l’orientamento consolidato di legittimità questa Corte (ex multis, Corte di Cassazione, sentenza n. 672/2018), va affermato che la ricomprensione della c.d. tassa di ingresso per la mobilità nella categoria della contribuzione previdenziale è coerente con la lettera e la ratio della norma istitutiva e si inscrive nella variegata tipologia di oneri economici che l’ordinamento offre in materia (obbligatori, volontari, figurativi, addizionali, di solidarietà, ritenute, oneri economici) con differenze terminologiche che non possono incidere sull’appartenenza alla comune ed ampia categoria dei contributi previdenziali. Ancor di più, tale differenza terminologica non rileva in tema di regime prescrizionale, per cui pur dandosi atto della precipua diversità, per natura e funzione, dei contributi complessivamente considerati, risponde ad un criterio di ragionevolezza assoggettare alla disciplina della prescrizione quinquennale (art. 3, co. 9, lett. b), L. n. 335/1995) tutti i contributi, nell’accezione ampia comprensiva degli oneri economici che, per ciascun lavoratore posto in mobilità, il datore di lavoro è tenuto a versare alla Gestione degli interventi assistenziali e di sostegno alle gestioni previdenziali (corrispondenti, per ciascun lavoratore, ad una somma pari a sei volte il trattamento mensile).