IMU prima rata 2013: il Mef risponde ai quesiti

Per risolvere la situazione di incertezza venutasi a creare in relazione al versamento dell’IMU, il Ministero delle Finanze fornisce alcuni chiarimenti in merito al pagamento della prima rata dell’imposta relativa all’anno 2013: acconto senza multa per chi paga in base alle delibere 2012 e sospensione della prima rata anche per alcune ipotesi di immobili assimilati all’abitazione principale (Ministero dell’economia e delle finanze- Circolare 23 maggio 2013, n. 2/DF).

In base all’attuale quadro normativo la prima rata dell’IMU dovrebbe essere versata entro il 17 giugno 2013 tenendo conto delle deliberazioni di approvazione delle aliquote e della detrazione nonché dei regolamenti pubblicati nel sito www.finanze.it alla data del 16 maggio 2013.
Tuttavia, è in discussione al Senato una probabile modifica della disciplina che prevede invece il calcolo della prima rata (acconto) “sulla base dell’aliquota e delle detrazioni dei dodici mesi dell’anno precedente”.
Inoltre, è stata disposta la sospensione della prima rata 2013 dell’IMU dovuta per:
– l’abitazione principale e le relative pertinenze, con esclusione di quelle di tipo signorile (A/1), delle ville (A/8), dei castelli o palazzi di pregio storico o artistico (A/9);
– le unità immobiliari appartenenti alle cooperative edilizie a proprietà indivisa adibite ad abitazione principale e relative pertinenze dei soci assegnatari;
– gli alloggi regolarmente assegnati dagli Istituti autonomi per le case popolari (IACP) o dagli enti di edilizia residenziale pubblica;
– i terreni agricoli e i fabbricati rurali.

Considerata la situazione di incertezza determinata dall’evoluzione normativa in corso, il M.E.F. ha precisato che:

– ferma restando in ogni caso la potestà di accertamento del tributo da parte dei comuni, in relazione alla possibilità di effettuare il versamento della prima rata sulla base delle aliquote e della detrazione deliberate per il 2012, prima dell’entrata in vigore della modifica normativa, tale comportamento deve ritenersi non sanzionabile in base al principio di diritto secondo il quale “le sanzioni non sono comunque irrogate quando la violazione dipende da obiettive condizioni di incertezza sulla portata e sull’ambito di applicazione della norma tributaria (articolo 10, comma 3, dello Statuto del contribuente)”.

– per quanto concerne gli immobili classificati nel gruppo catastale D, essendo mutata, in via generale, la disciplina sostanziale della fattispecie in questione, il calcolo per il versamento della prima rata deve essere effettuato tenendo conto, innanzitutto, del moltiplicatore elevato a 65 per i fabbricati classificati nella categoria catastale D/5. Anche in questo caso, d’altra parte, per il versamento della prima rata è possibile applicare l’aliquota deliberata per il 2012, ancorché risultasse inferiore a quella standard (0,76%).

– con riferimento al beneficio della sospensione della prima rata in scadenza il 17 giugno 2013, ne possono beneficiare anche gli immobili posseduti a titolo di proprietà o di usufrutto da anziani o disabili che acquisiscono la residenza in istituti di ricovero o sanitari a seguito di ricovero permanente, a condizione che la stessa non risulti locata, nonché quelli posseduti da cittadini italiani non residenti nel territorio dello Stato a titolo di proprietà o di usufrutto in Italia, a condizione che non risulti locata, se il Comune ha deliberato l’assimilazione di tali fattispecie all’abitazione principale. Il beneficio si applica sia nel caso in cui l’assimilazione venga disposta per l’anno 2013, sia in quello in cui la stessa sia stata effettuata nel 2012 e non sia stata modificata nel 2013.

– in relazione all’ipotesi di coniugi separati, per cui uno di essi è assegnatario dell’ex casa coniugale e l’altro possiede un altro immobile adibito ad abitazione principale, la sospensione della prima rata in scadenza il 17 giugno 2013 trova applicazione per entrambi.

Sisma 2012: finanziamento per pagare tributi e contributi

In seguito alla riapertura dei termini per l’accesso al finanziamento agevolato per il pagamento dei tributi e dei contributi da parte delle imprese e dei professionisti colpiti dal sisma di maggio 2012, l’Agenzia delle Entrate ha approvato il nuovo modello di comunicazione con il provvedimento n. 59322 del 16 maggio 2013.

Il Decreto legge sulle emergenze (D.L. n. 43/2013) ha prolungato fino al 31 dicembre 2014 lo stato di emergenza per le imprese e i professionisti delle zone di Lombardia, Veneto e Emilia Romagna colpite dal sisma del maggio 2012. L’accesso al finanziamento agevolato già previsto per i pagamenti dei tributi, dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria fino al 30 giugno 2013 è stato esteso anche ai tributi e ai contributi in pagamento dal 1°luglio 2013 al 30 settembre 2013. È stata, quindi, disposta la riapertura al 15 giugno 2013 del termine per la presentazione delle domande di richiesta di mutui agevolati all’Agenzia delle Entrate, scaduto lo scorso 30 novembre.
Al fine di consentire l’accesso a questo ulteriore piano di finanziamento agevolato, il modello di comunicazione utilizzato in precedenza è stato sostituito con quello approvato con il provvedimento n. 59322/2013.
Come accennato il modello deve essere trasmesso entro il 15 giugno prossimo esclusivamente in via telematica all’Agenzia delle Entrate. In particolare, la trasmissione dei dati contenuti nella comunicazione può essere effettuata:
– direttamente, utilizzando Entratel o Fisconline, da parte dei soggetti abilitati;
– tramite una società del gruppo, qualora il richiedente appartenga ad un gruppo societario. A tal fine, si considerano appartenenti al gruppo l’ente o la società controllante e le società controllate. Si considerano controllate le società per azioni, in accomandita per azioni e a responsabilità limitata le cui azioni o quote sono possedute dall’ente o società controllante o tramite altra società controllata da questo per una percentuale superiore al 50 per cento del capitale;
– tramite intermediari abilitati (professionisti, associazioni di categoria, CAF).

Possono chiedere il finanziamento:
– i titolari di reddito d’impresa, compresi i titolari di reddito di impresa commerciale, gli esercenti attività agricole e i titolari di reddito di lavoro autonomo che, limitatamente ai danni subiti in relazione all’attività svolta, hanno i requisiti per accedere ai contributi di cui all’articolo 3 del D.L. n. 74/2012 ovvero di cui all’articolo 3-bis del D.L. n. 95/2012;
– i titolari di reddito di lavoro dipendente, proprietari di una unità immobiliare adibita ad abitazione principale classificata nelle categorie B, C, D, E e F della classificazione AeDES;
– i titolari di reddito di impresa industriale e commerciale, esercenti attività agricole, nonché titolari di reddito di lavoro autonomo, che hanno sede operativa ovvero domicilio fiscale, nonché il proprio mercato di riferimento nei comuni colpiti che possano dimostrare di aver subito un danno economico diretto, casualmente conseguente agli eventi sismici del maggio 2012. In questo caso, però, è necessario il parere positivo di compatibilità da parte dei competenti Organi comunitari.

Il finanziamento può essere richiesto per i pagamenti sospesi dal 20 maggio al 30 novembre 2012, nonché per gli altri importi dovuti dal 1° dicembre 2012 al 30 settembre 2013.
La comunicazione può essere presentata sia da coloro che non sono riusciti a presentare la documentazione entro l’originario termine finale del 30 novembre 2012, sia da quelli che hanno già utilmente rispettato il termine ultimo del 30 novembre 2012 e vogliono estendere il finanziamento anche ai tributi e contributi in scadenza dal 1° luglio al 30 settembre 2013.

È RAPPORTO DI LAVORO SUBORDINATO SE SUSSISTONO GLI ELEMENTI CHE LO CARATTERIZZANO

Se c’è il controllo dell’orario di lavoro e l’inserimento del lavoratore nell’organizzazione aziendale, non si può parlare di lavoro autonomo bensì di prestazione subordinata, indipendentemente dal nomen iuris dato dalle parti. (Cass. Sent. 22 maggio 2013, n. 12572)

Nel caso di specie, una Casa di Cura era stata condannata dalla Corte di Appello di Roma, al pagamento a favore di un medico che prestava il suo lavoro nella struttura, di una somma di danaro a titolo di differenze retributive, perché era emerso dai fatti istruttori, che indipendentemente dal nomen iuris dato dalle parti al rapporto di lavoro intercorso, in realtà sussistevano tutti gli elementi caratterizzanti il rapporto di lavoro subordinato.
La Casa di cura aveva presentato ricorso avverso la sentenza della Corte di Appello sostenendo tra l’altro che il nomen iuris risultante anche dalle dichiarazioni dello stesso medico per tutta la durata del rapporto, erano in senso contrario alla qualificazione di un rapporto di lavoro subordinato.

La Suprema Corte ha però rigettato il ricorso sostenendo che ai fini della qualificazione di un rapporto di lavoro come autonomo o subordinato, occorre far riferimento ai dati fattuali emergenti dal concreto svolgimento della prestazione, e non alla volontà espressa dalle parti al momento della stipula del contratto di lavoro.

In particolare, nei casi di difficile qualificazione a causa della natura intellettuale dell’attività svolta (come quello dell’attività lavorativa prestata da un libero professionista – in questo caso il medico – in favore di una organizzazione imprenditoriale) l’essenziale criterio distintivo della subordinazione, intesa come assoggettamento del lavoratore al potere organizzativo e disciplinare del datore di lavoro, deve necessariamente essere accertato o escluso sulla base di elementi sussidiari che il giudice di merito deve individuare con accertamento di fatto.
Nella specie, la Corte di Appello si è sostanzialmente adeguata ai principi elaborati dalla giurisprudenza della Suprema Corte, in quanto ha fondato la propria decisione sul rilievo che il datore di lavoro, attraverso l’imposizione di un orario di lavoro, cui il medico era tenuto, esercitava il proprio controllo sull’osservanza da parte di quest’ultimo dell’orario di lavoro esplicando in tal modo il proprio potere direttivo, organizzativo e gerarchico.
Per la Corte di Cassazione, risultando dimostrata:
– la collaborazione sistematica e non occasionale,
– l’osservanza di un orario predeterminato,
– il coordinamento dell’attività lavorativa all’assetto organizzativo dato all’impresa dal datore di lavoro secondo le mutevoli esigenze di tempo e di luogo dell’organizzazione imprenditoriale,
il giudice di appello ha correttamente ritenuto la sussistenza tra le parti di un rapporto di lavoro subordinato, respingendo il ricorso della Casa di Cura.

 

Lavoratori iscritti alla Gestione separata: indennità di malattia e congedo parentale

Estesi, ai lavoratori iscritti alla Gestione separata di cui all’art. 2, co. 26, della L. n. 335/ 1995, non iscritti ad altra forma previdenziale obbligatoria e non titolari di pensione, l’indennità di malattia ed il trattamento economico per congedo parentale.

Nello specifico, la tutela economica è prevista, con riferimento ai lavoratori libero professionisti, per gli eventi morbosi verificatisi a decorrere dal 1° gennaio 2012 mentre per i lavoratori parasubordinati (con committente o associante) per gli eventi verificatisi a decorrere dal 1° gennaio 2007 purché non sia decorso il termine annuale di prescrizione del diritto ai sensi dell’articolo 6 della Legge 11 gennaio 1943, n. 138, tenuto conto anche degli eventuali atti interruttivi.
Per il riconoscimento dell’evento morboso è necessario che sia stato trasmesso all’Istituto un valido certificato attestante lo stato di incapacità temporanea al lavoro. La tutela della indennità di malattia è, tuttavia, esclusa per gli eventi di durata inferiore a 4 giorni. In caso di eventi che configurano continuazione o ricaduta rispetto ad un precedente evento morboso (di durata inferiore a 4 giorni), invece, l’indennizzo è previsto per l’intera durata dell’evento, compresi i primi 3 giorni. Per tale motivo, anche in caso di eventi di durata inferiore a 4 giorni è necessario che venga trasmessa all’Istituto idonea certificazione di malattia.
Ai fini del riconoscimento al diritto alla prestazione dell’indennità di malattia in argomento, è necessaria la sussistenza dell’attività lavorativa in corso al momento del verificarsi dell’evento morboso e l’effettiva astensione dal lavoro durante il periodo indennizzato. Ulteriori condizioni, valide per tutte le categorie di lavoratori iscritti alla Gestione separata, sono il requisito contributivo e quello reddituale. In particolare, ai fini del perfezionamento del citato requisito contributivo, devono risultare accreditati contributi, nella suddetta gestione, corrispondenti ad almeno 3 mensilità nei 12 mesi precedenti l’evento di malattia. Relativamente al requisito reddituale è, invece, necessario che il reddito individuale assoggettato a contributo nella Gestione separata, nell’anno solare che precede quello in cui è iniziato l’evento di malattia, non sia superiore al 70% del massimale contributivo di cui all’articolo 2, comma 18, della Legge n. 335, valido per lo stesso anno. Per gli eventi insorti nel 2013, il limite di reddito previsto ai fini dell’erogazione dell’indennità di malattia corrisponde a euro 67.304,30.
L’evento di malattia è indennizzato per un numero massimo di giornate, pari ad un sesto della durata complessiva del rapporto di lavoro e comunque non inferiore a venti giorni nell’arco dell’anno solare. Per la durata complessiva del rapporto di lavoro deve essere preso a riferimento il medesimo periodo considerato ai fini contributivi e cioè i 12 mesi precedenti l’inizio dell’evento di malattia.

Il diritto al trattamento economico per congedo parentale, limitatamente a un periodo di tre mesi da fruire entro il primo anno di vita del bambino, è, invece, riconosciuto a tutti i lavoratori iscritti alla Gestione separata, di cui all’articolo 2, comma 26, della menzionata Legge 8 agosto 1995, n. 335, compresi i genitori adottivi e affidatari, non titolari di pensione e non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie, aventi titolo all’indennità di maternità. Il diritto decorre, per i lavoratori libero professionisti, dal 1° gennaio 2012. Pertanto, attesa la fruibilità del beneficio entro il primo anno di vita del bambino, lo stesso deve essere riconosciuto anche per gli eventi di nascita e gli ingressi in famiglia verificatisi anteriormente alla predetta data e relativamente ai quali non sia ancora trascorso il suddetto limite temporale di un anno.
Per i lavoratori “parasubordinati” con committente o associante, la tutela è riconosciuta a decorrere dal 1° gennaio 2007, purché non sia decorso il termine annuale di prescrizione del diritto ai sensi dell’articolo 6 della Legge 11 gennaio 1943, n. 138, tenuto conto anche degli eventuali atti interruttivi della stessa.
Ai fini del riconoscimento del diritto all’indennità per congedo parentale, è richiesta la sussistenza di un rapporto di lavoro in corso di svolgimento al momento della fruizione del congedo, nonché l’effettiva astensione dall’attività lavorativa. I soggetti interessati devono presentare apposita domanda telematica contenente gli elementi utili alla corresponsione della relativa indennità.
Il trattamento economico per congedo parentale, infine, spetta limitatamente a un periodo di tre mesi entro il primo anno di vita (o ingresso in famiglia) del bambino e dà titolo a un’indennità la cui misura è pari al 30% del reddito preso a riferimento per l’erogazione dell’indennità di maternità. Il diritto ai periodi di congedo, in caso di parto – o adozione/affidamento – plurimi, è riconoscibile per ogni bambino, nel rispetto del limite temporale previsto per tale categoria di lavoratori, in relazione all’età (fino a 3 mesi per ciascun figlio, entro il primo anno di vita o dall’ingresso in famiglia).
 

Chiarimenti sull’assoggettamento al regime previdenziale per l’attività prevalente

L’esercizio di attività di lavoro autonomo, soggetto a contribuzione alla Gestione separata, che si accompagni all’esercizio di un’attività d’impresa commerciale, artigiana o agricola, la quale di per sé comporti obbligo di iscrizione alla relativa gestione assicurativa presso l’Inps, non fa scattare il criterio dell’attività prevalente.

Nello specifico, nell’ipotesi in cui un soggetto eserciti contemporaneamente una qualsiasi attività autonoma che comporti obbligo di iscrizione alla Gestione separata ed un’attività imprenditoriale compresa tra quelle iscrivibili alla Gestione commercianti o artigiani, ai fini di tale ultima iscrizione non è richiesta la verifica del requisito della prevalenza, bensì degli elementi della abitualità e della professionalità della prestazione lavorativa, nonché degli altri requisiti eventualmente previsti dalle rispettive discipline normative di settore.
Può ritenersi abituale un’attività effettuata per poche ore al giorno e non tutti i giorni, come è nel caso della gestione immobiliare, oppure un’attività necessaria all’interno del processo aziendale anche se non costituisce lo scopo aziendale, quale quella di predisposizione della documentazione necessaria alla vendita. Allo stesso modo, può ritenersi abituale un’attività di vendita di merce on-line, laddove sia effettuata con carattere di sistematicità e di reiterazione nel tempo. I connotati dell’abitualità, sistematicità e continuità dell’attività economica vanno intesi in senso non assoluto ma relativo, con la conseguenza che la qualifica di imprenditore può determinarsi anche in ragione del compimenti di un unico affare, avente rilevanza economica e caratterizzato dalla complessità delle operazioni in cui si articola, che implicano la necessità di compiere una serie coordinata di atti economici.