Quando utilizzare l’assegno circolare in dogana

Forniti i chiarimenti su utilizzo/accettazione dell’assegno circolare in dogana (Agenzia delle dogane – Nota 25 gennaio 2016, n. 8044)

Il bonifico bancario o postale è la modalità ordinaria di pagamento dei diritti doganali, all’assegno si ricorre quando non è possibile l’utilizzo degli altri strumenti o per motivi collegati alla situazione concreta, o per regioni tecniche o giuridiche.
L’assegno circolare può essere utilizzato nei seguenti casi:
1. garanzia diritti doganali con A/28 (bolletta di somme depositate);
2. operazioni doganali in linea su automezzi (TIR in arrivo su traghetti o su navi ro-ro) alle frontiere terrestri e/o marittime per merci urgenti e/o deperibili, ove l’importo non sia riscuotibile tramite il POS (ad esempio, importo elevato o POS non disponibile);
3. merci alla rinfusa su navi a carico completo (legname, cereali, mangimi, alluminio, ferro, macchinari, ecc.), ove l’importo non sia riscuotibile tramite il POS (ad esempio, importo elevato o POS non disponibile);
4. tasse di ancoraggio non per durata ed altri diritti il cui ammontare non è possibile conoscere in anticipo;
5. saturazione del plafond disponibile sul conto di debito per operazioni non previste e non programmabili o a seguito di revisione di accertamento.
Al di fuori dei casi sopra elencati, l’operatore dovrà specificare, in apposita istanza, gli ulteriori casi e le motivazioni per le quali intende utilizzare l’assegno circolare, e il capo Area gestione Tributi – Ricevitore dell’Ufficio delle dogane, dovrà esprimere al riguardo la sua accettazione o rifiuto, indicando in quest’ultima evenienza la modalità alternativa da utilizzare.

FONDO METASALUTE PER I LAVORATORI DEL COMPARTO ORAFO

FONDO METASALUTE PER I LAVORATORI DEL COMPARTO ORAFO

Variata, a decorrere dall’1/1/2016, la quota di contribuzione per il finanziamento del Fondo MetaSalute riferito ai lavoratori dipendenti di imprese che applicano il CCNL del CCNL orafo/argentiero e della gioielleria.

I lavoratori  possono volontariamente iscriversi al Fondo di assistenza sanitaria integrativa – MetaSalute – costituito allo scopo di erogare prestazioni integrative rispetto a quelle fornite dal Servizio Sanitario Nazionale.
A decorrere dal 1/1/2016, iI finanziamento è assicurato dalla contribuzione di imprese e lavoratori, per un importo pari a:

– 6,00 euro mensili a carico dell’azienda per ogni lavoratore che abbia volontariamente aderito;

– 3,00 euro mensili a carico del lavoratore aderente.
Il datore di lavoro provvederà a trattenere la quota direttamente dalla busta paga e la verserà – unitamente a quella a suo carico – con cadenza trimestrale al Fondo.
Le somme versate a MetaSalute non concorrono a formare reddito imponibile e vengono dedotte direttamente dall’azienda in quanto sostituto d’imposta. I contributi dedotti, presenti nel CUD rilasciato dal datore di lavoro, dovranno successivamente essere riportati nella dichiarazione dei redditi.

Fruizione dello sgravio triennale, i chiarimenti del Ministero

Non è possibile fruire dello sgravio contributivo triennale se il rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato non sia stato instaurato per libera scelta del datore di lavoro bensì dopo l’accertamento ispettivo.

Come noto, lo sgravio in parola può essere concesso solo in presenza di determinati requisiti, tra i quali la circostanza che nei sei mesi precedenti l’assunzione il lavoratore non sia stato occupato presso altro datore di lavoro con contratto a tempo indeterminato, qualificandosi dunque l’esonero come forma “di incentivo all’occupazione”.
La normativa dispone che, ai fini della fruizione dei benefici normativi e contributivi, non è necessario solo il possesso del DURC e l’osservanza “degli accordi e contratti collettivi nazionali nonché di quelli regionali, territoriali o aziendali, laddove sottoscritti, stipulati dalle organizzazioni sindacali (…) comparativamente più rappresentative sul piano nazionale”, ma anche il rispetto degli altri obblighi di legge.
Ne deriva che, nell’ipotesi di riqualificazione a seguito di accertamento ispettivo, lo sgravio contributivo per le nuove assunzioni con contratto di lavoro a tempo indeterminato non può essere riconosciuto, pur in presenza delle condizioni contemplate dalla Legge di stabilità 2015, laddove non vengano rispettati gli obblighi previsti dalle leggi in materia di lavoro e di legislazione sociale.
In conclusione, non è possibile fruire dello sgravio laddove il rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato non sia stato instaurato per libera scelta del datore di lavoro ma in seguito all’accertamento ispettivo.

Contratto di solidarietà difensivo: esclusi i somministrati

 

Nell’ipotesi di crisi aziendale della impresa utilizzatrice e di accesso a trattamenti di integrazione salariale, compresa la solidarietà difensiva, i lavoratori in somministrazione potranno accedere esclusivamente al trattamento di integrazione salariale in deroga o ai fondi di solidarietà bilaterale.

La ratio dell’istituto del contratto di solidarietà difensivo sta nel mantenimento dei livelli occupazionali in situazioni di crisi aziendale temporanea, esso si attiva attraverso accordo tra azienda e organizzazioni sindacali per la diminuzione dell’orario di lavoro dei dipendenti, ai quali viene erogato un contributo integrativo volto a compensare la perdita di retribuzione determinata dalla contrazione oraria.
Il lavoratore somministrato non è computato – ai sensi dell’art. 34, comma 3, D.Lgs. 81/2015 – nell’organico dell’utilizzatore ai fini dell’applicazione di normative di legge o di contratto collettivo, fatta eccezione per quelle relative alla tutela della salute e della sicurezza sul lavoro; tale lavoratore infatti instaura un rapporto di lavoro subordinato con l’agenzia di somministrazione, della quale resta dipendente anche a seguito dell’invio in missione presso l’impresa utilizzatrice. In caso di crisi aziendale, il Legislatore ha previsto espressamente l’accesso al trattamento di cassa integrazione salariale in deroga per il lavoratore in somministrazione, in base alla richiesta effettuata dall’agenzia di somministrazione/datore di lavoro, non sussiste, invece, analoga previsione normativa che contempli la possibilità per i lavoratori impiegati in somministrazione di accedere al trattamento integrativo di solidarietà fruito dai lavoratori dipendenti della società utilizzatrice. Pertanto – chiarisce il Ministero del lavoro con risposta ad interpello n. 3/2016 – in caso di crisi aziendale della impresa utilizzatrice e di accesso a trattamenti di integrazione salariale, ivi compresa la solidarietà difensiva, i lavoratori in somministrazione potranno accedere esclusivamente al trattamento di integrazione salariale in deroga o ai fondi di solidarietà bilaterale.

Non sembrano, infine, sussistere specifiche preclusioni circa la posibilità per i lavoratori in regime di solidarietà, somministrati e non, di svolgere attività lavorativa presso terzi con contratto di lavoro part time in orario coincidente con quello interessato dalla solidarietà. Ai fini dell’eventuale rimodulazione o decadenza dal relativo contributo, si rinvia ai chiarimenti già forniti dall’INPS con circolare n. 130/2010.

Piccoli negozi alimentari: gli acquisti sono consumabili sul posto

Nei locali degli esercizi di vicinato di generi alimentari è ammesso il consumo sul posto nel senso che gli acquirenti possono consumare immediatamente i prodotti acquistati (Ministero Sviluppo Economico – Risoluzione n.174884/2015).

Gli esercizi di vicinato si distinguono dalle medie e grandi strutture di vendita in quanto hanno una superficie di vendita:
– non superiore a 150 mq nei comuni con popolazione residente inferiore a 10.000 abitanti e,
– non superiore a 250 mq nei comuni con popolazione residente superiore a 10.000 abitanti.

Soddisfatte tali metrature la legge non limita il consumo sul posto degli alimenti venduti se effettuato senza servizio assistito di somministrazione e con arredi diversi da quelli normalmente utilizzati per la somministrazione di alimenti e bevande (tavoli e sedie).

Pertanto, per il consumo sul posto è ammesso l’utilizzo:
– di piani di appoggio di dimensioni congrue all’ampiezza ed alla capacità ricettiva del locale;
– di stoviglie e posate a perdere;
– panchine;
– sedie non abbinabili ai piani di appoggio (nel senso che l’utilizzo congiunto della seduta e del piano d’appoggio non deve risultare normalmente possibile in modo che sia consentito ai fruitori il consumo degli alimenti e delle bevande da seduti ovvero appoggiando i prodotti su un piano).

Il consumo sul posto è quindi vietato:
– se effettuato secondo le modalità previste per la somministrazione di alimenti e bevande;
– in ogni caso, nelle medie e grandi strutture di vendita.