In arrivo i codici tributo per l’igiene ambientale

Istituiti i codici tributo per il versamento, tramite modelli F24 e F24 “enti pubblici” (F24 EP), del tributo per l’esercizio delle funzioni di tutela, protezione e igiene dell’ambiente (TEFA) (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risoluzione 18 gennaio 2021, n. 5/E)

La disciplina relativa al tributo per l’esercizio delle funzioni di tutela, protezione e igiene dell’ambiente (TEFA) dispone che lo stesso è riscosso unitamente alla tassa sui rifiuti (TARI) e alla tariffa avente natura corrispettiva.
Nel caso di pagamenti effettuati attraverso il versamento unitario, a decorrere dal 1° giugno 2020, la struttura di gestione provvede al riversamento del tributo spettante alla provincia o città metropolitana competente per territorio, al netto della commissione.
Per le annualità 2021 e successive, il TEFA e gli eventuali interessi e sanzioni sono versati dai contribuenti, secondo gli importi indicati dai comuni, utilizzando gli appositi codici tributo istituiti con risoluzione dell’Agenzia delle entrate. La Struttura di gestione provvede al riversamento degli importi pagati con i suddetti codici tributo alla provincia o città metropolitana competente per territorio, in base al codice catastale del comune indicato nel modello F24.
Pertanto, ai sensi del quadro normativo sopra richiamato:
– per gli anni di imposta fino al 2020, i versamenti del TEFA e della TARI (ovvero della tariffa avente natura corrispettiva) sono effettuati cumulativamente utilizzando esclusivamente i codici tributo relativi alla TARI e alla tariffa avente natura corrispettiva, senza distinguere la parte relativa al TEFA.
– per gli anni d’imposta 2021 e successivi, gli importi dovuti a titolo di TEFA sono versati dai contribuenti, secondo quanto indicato dai comuni, distintamente dagli importi dovuti a titolo di TARI, utilizzando i nuovi codici tributo istituiti con la presente risoluzione.
Tanto premesso, per il versamento del TEFA tramite i modelli F24 e F24 “enti pubblici” (F24 EP) sono istituiti i seguenti codici tributo:
– “TEFA” denominato “TEFA – tributo per l’esercizio delle funzioni di tutela, protezione e igiene dell’ambiente”;
– “TEFN” denominato “TEFA – tributo per l’esercizio delle funzioni di tutela, protezione e igiene dell’ambiente – interessi”;
– “TEFZ” denominato “TEFA – tributo per l’esercizio delle funzioni di tutela, protezione e igiene dell’ambiente – sanzioni”.
Tali codici possono essere utilizzati anche per il versamento di quanto dovuto a seguito dell’attività di controllo.
In sede di compilazione del modello F24, i suddetti codici tributo sono esposti nella sezione “IMU E ALTRI TRIBUTI LOCALI”, in corrispondenza delle somme indicate esclusivamente nella colonna “importi a debito versati”, riportando i seguenti dati:
– nel campo “codice ente/codice comune” indicare il codice catastale del comune nel cui territorio sono situati gli immobili, reperibile nella tabella pubblicata sul sito internet www.agenziaentrate.gov.it;
– barrare la casella “Ravv.” se il pagamento è effettuato a titolo di ravvedimento;
– nel campo “Numero immobili” indicare il numero degli immobili (massimo 3 cifre);
– nel campo “rateazione/mese rif” indicare il numero della rata nel formato “NNRR”, dove “NN” rappresenta il numero della rata in pagamento e “RR” indica il numero complessivo delle rate. Si precisa che, in caso di pagamento in un’unica soluzione, il suddetto campo è valorizzato con “0101”;
– nel campo “Anno di riferimento” indicare l’anno d’imposta a cui si riferisce il pagamento, nel formato “AAAA”. Nel caso in cui sia barrata la casella “Ravv.” indicare l’anno in cui l’imposta avrebbe dovuto essere versata.
In sede di compilazione del modello F24 EP, i suddetti codici tributo sono esposti nella sezione “TARES-TARI” (valore 5), in corrispondenza delle somme indicate esclusivamente nella colonna “importi a debito versati”, riportando i seguenti dati:
– nel campo “codice”, il codice catastale del comune nel cui territorio sono situati gli immobili, reperibile nella tabella pubblicata sul sito internet www.agenziaentrate.gov.it;
– nel campo “estremi identificativi”, nessun valore;
– nel campo “riferimento A” (composto da sei caratteri), nei primi due caratteri, un valore a scelta tra “RA” (versamento a titolo di ravvedimento) e “00” (versamento ordinario); nei successivi quattro caratteri, l’anno di riferimento, nel formato “AAAA”;
– nel campo “riferimento B” (composto da sei caratteri), nei primi due caratteri, il numero di rata in pagamento, nel formato “NN” e, nei successivi due caratteri, il numero di rate totali, nel formato “RR” (in caso di pagamento in un’unica soluzione indicare “0101”). Negli ultimi due caratteri indicare il numero degli immobili a cui si riferisce il versamento (da 01 a 99).
Per gli anni d’imposta 2021 e successivi, la Struttura di gestione effettua il riversamento delle somme riscosse a titolo di TARI (ovvero tariffa avente natura corrispettiva) e di TEFA, rispettivamente, al comune e alla corrispondente provincia o città metropolitana, secondo il codice tributo e il codice catastale indicati nel modello F24.
In proposito, si rammenta che, per l’anno d’imposta 2020, a decorrere dalle ripartizioni del gettito del 1° giugno 2020 la Struttura di gestione effettua lo scorporo del TEFA dai singoli pagamenti (compresi eventuali interessi e sanzioni) e il successivo riversamento alle province e città metropolitane applicando la misura del 5 per cento o la diversa misura comunicata da tali enti. Per i periodi precedenti, invece, rimane di competenza delle amministrazioni comunali il riversamento della componente relativa al TEFA alle rispettive province e città metropolitane.

Trasporto: chiarimenti su tempi di guida per tratte superiori a 50 Km nella medesima giornata

Si forniscono alcune precisazioni sulla disciplina da applicare in materia di autotrasporto effettuato da parte dei conducenti degli automezzi pubblici di linea extra urbana adibiti al trasporto passeggeri. con specifico riferimento ai tempi di guida, riposi e pause ed alla conseguente sanzionabilità del superamento dei relativi limiti, nelle ipotesi in cui i conducenti, nell’ambito della medesima settimana lavorativa, siano adibiti in maniera promiscua a servizio di linea su singole tratte di percorrenza inferiori ai 50 Km e ad attività di guida (noleggio autobus con conducente) su tratte superiori ai 50 km.

La disciplina generale dei periodi di guida, interruzioni e periodi di riposo per i conducenti che effettuano il trasporto di persone e di merci su strada è contenuta nel Regolamento CE n. 561/2006 che, all’art. 3, lett. a), prevede espressamente la sua disapplicazione ai “trasporti stradali effettuati a mezzo di veicoli adibiti al trasporto di passeggeri in servizio regolare di linea, il cui percorso non supera i 50 chilometri”. Il successivo art. 15 rimette agli Stati membri il compito di adottare per tali tipologie di trasporti regole nazionali che, nel disciplinare periodi di guida, interruzioni e periodi di riposo obbligatori, garantiscano un opportuno livello di tutela dei conducenti; nel nostro ordinamento tale compito è assolto dalla L. n. 138/1958, che regola le medesime ipotesi di esclusione di cui al cit. art. 3.
Ciò premesso, nel caso in cui l’intera attività di guida, giornaliera e settimanale, sia costituita da corse, sebbene ripetute o effettuate su linee diverse, singolarmente non superiori a 50 km, troverà applicazione esclusivamente la normativa nazionale; qualora, invece, anche una sola attività di guida non rientri nell’ipotesi di esclusione di cui all’art. 3, par. 1, lett. a), Reg. CE n. 561/2006, la legislazione comunitaria troverà piena applicazione in relazione ai tempi di guida e di riposo giornalieri e settimanali.
Nel caso di percorso “misto” con tratte di cui almeno una sia superiore ai 50 Km di cui al parere formulato, il conducente osserverà il periodo di riposo prescritto dall’art. 8 del Reg. CE n. 561/2006; qualora, nel corso di due settimane consecutive, non abbia usufruito del riposo settimanale integrale bensì di quello ridotto, avrà diritto alla compensazione del periodo residuo nei termini previsti dal citato art. 8.

Certificato di esenzione Iva: chiarimenti dal Fisco

L’Agenzia delle Entrate con la risposta del 19 gennaio 2021 n. 45 ha fornito chiarimenti in ordine alla necessità di ottenere il certificato di esenzione Iva previsto dall’art. 51, co. 1 e 2, del Regolamento Comunitario n. 282/2011 e del relativo visto.

Il Decreto Iva prevede un regime di non imponibilità per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate nei confronti degli organismi internazionali riconosciuti, nonché dei membri di tali organismi, alle condizioni e nei limiti fissati dalle convenzioni internazionali che istituiscono tali organismi o dagli accordi di sede.

La norma nazionale trova la sua matrice nella Direttiva Iva ai sensi del quale gli Stati membri esentano le cessioni di beni e le prestazioni di servizi destinate alle organizzazioni internazionali riconosciute come tali dalle autorità pubbliche dello Stato membro ospitante e ai membri di tali organizzazioni, alle condizioni e nei limiti fissati dalle convenzioni internazionali che istituiscono tali organizzazioni o dagli accordi di sede.

Con riferimento al certificato di esenzione dall’IVA, il Regolamento di esecuzione stabilisce che se colui che riceve la cessione di beni o la prestazione di servizi è stabilito nella Comunità, ma non nello Stato membro in cui ha luogo la cessione o la prestazione, il certificato di esenzione dall’IVA e/o dalle accise funge da conferma che l’operazione può beneficiare dell’esenzione. Nell’usare tale certificato, lo Stato membro in cui è stabilito colui che riceve la cessione di beni o la prestazione di servizi può decidere se utilizzare un certificato comune IVA e accise ovvero due certificati distinti.

Il certificato è vistato dalle autorità competenti dello Stato membro ospitante. Tuttavia, se i beni o i servizi sono destinati ad un uso ufficiale, gli Stati membri possono esonerare il destinatario, alle condizioni che essi stabiliscono, dall’obbligo di far vistare il certificato. Tale esonero può essere revocato in caso di abuso. Gli Stati membri comunicano alla Commissione la denominazione del punto di contatto designato per identificare gli uffici incaricati di vistare il certificato e in quale misura hanno concesso un esonero dall’obbligo di farlo vistare. La Commissione ne informa gli altri Stati membri.

Come si evince dal complesso della normativa comunitaria, sono le autorità competenti dello Stato membro ospitante l’organismo internazionale a dover valutare la spettanza delle esenzioni IVA previste dalla normativa nazionale in conformità alla Direttiva IVA e, se del caso, vistare il certificato di esenzione, ovvero concedere la dispensa da detto visto.

Contribuzione anno 2021 al Fondo Fasdapi

Stabilita la contribuzone al Fondo Fasdapi per i dirigenti e per i quadri superiori delle piccole e medie aziende produttrici di beni e servizi.

Il Fondo comunica che per l’anno 2021, in considerazione degli andamenti tecnici, fortemente negativi, della gestione sanitaria del fondo la contribuzione annuale dovuta per la copertura sanitaria integrativa a favore dei Dirigenti, Quadri Superiori e dei relativi nuclei familiari è aumentata di € 100,00.
Per i Dirigenti/Quadri Superiori in forza al 31/12/2020, la contribuzione dovuta al Fasdapi per l’assistenza sanitaria integrativa è pari ad € 1.300,00 annui per ciascun iscritto – per i non iscritti a Federmanager il contributo è pari ad € 1.700,00 annui (di cui € 400,00 contributo aggiuntivo a carico del lavoratore come previsto dal verbale d’accordo dell’ 11/04/2011) e dovrà essere corrisposto dal 1° all’11 gennaio 2021 tramite bonifico in favore di FASDAPI sulle seguenti coordinate bancarie:
IBAN IT77R0307501603CC1510819017 – causale pagamento: Contributo sanità integrativa Cognome Nome aderente.

Coloro che non aderiranno entro il predetto termine, potranno richiedere l’iscrizione solo il 1° gennaio 2022, inviando la documentazione sopra indicata entro il 10 gennaio 2022.
Il diritto per poter usufruire delle prestazioni sanitarie, sempreché il contributo sia stato versato entro l’11/01/2021, decorrerà dalle ore 00 del 1° gennaio 2021.
Per i Dirigenti/Quadri Superiori nominati o assunti dopo il 31/12/2020 La contribuzione dovuta al Fasdapi per l’assistenza sanitaria integrativa è pari a:
– € 1.300,00 per ciascun iscritto (€ 1.700,00 per i non iscritti a Federmanager come previsto dal verbale d’accordo dell’ 11/04/2011) se l’attivazione dell’assistenza sanitaria avviene nel primo semestre;
– € 780,00 per ciascun iscritto (€ 1.180,00 per i non iscritti a Federmanager come previsto dal verbale d’accordo dell’ 11/04/2011) se l’attivazione dell’assistenza sanitaria avviene nel secondo semestre.
Il diritto per poter usufruire delle prestazioni sanitarie decorrerà dalle ore 00 del giorno di nomina/assunzione/iscrizione F.A.S.I. o analogo Fondo di Assistenza, sempreché entro i 60 giorni successivi a tale data pervenga al Fasdapi l’accredito del contributo dovuto e la relativa documentazione d’iscrizione.

Settore Moda – Fondo SANIMODA: nuovi piani sanitari 2021-2022

Sanimoda, il Fondo di assistenza sanitaria integrativa per i lavoratori dell’industria della  Moda, informa che dal 1° gennaio 2021 sono attivi nuovi Piani sanitari

Il Fondo Sanimoda, comunica ai lavoratori del settore Tessile Moda Industria, che dall’1° gennaio 2021 sono attivi i nuovi Piani sanitari, i quali rispetto ai precedenti prevedono:
– riduzione della franchigia di € 5,00 su Area Specialistica (Alta diagnostica e alta specializzazione; Accertamenti diagnostici ed esami di laboratorio; Visite Specialistiche);
– due nuovi Pacchetti Prevenzione (Udito e Vista)  integrazione del pacchetto Donna Over 50 anni;
– maggiore facilità di accesso alla garanzia Lenti e occhiali, con diminuzione del massimale applicato a fronte dell’eliminazione del requisito delle diottrie minime richieste, fermo restando la variazione visus;
– aumento dei massimali per le garanzie: •Rimborso spese sanitarie a seguito di diagnosi di autismo o DSA;
– procreazione medicalmente assistita;
– pacchetto maternità;
– cure termali.