Requisito professionale nel campo alimentare: chiarimenti


Forniti chiarimenti sul riconoscimento del requisito professionale per l’avvio e l’esercizio di attività commerciali al dettaglio di generi alimentari e per la somministrazione di alimenti e bevande (Ministero Sviluppo Economico – risoluzione n. 211498/2017).

Tra le diverse condizioni ammissibili, il requisito professionale può essere riconosciuto anche in capo a coloro che “per almeno due anni, anche non continuativi, nel quinquennio precedente, esercitato in proprio attività d’impresa nel settore alimentare o nel settore della somministrazione di alimenti e bevande o avere prestato la propria opera, presso tali imprese, in qualità di dipendente qualificato, addetto alla vendita o all’amministrazione o alla preparazione degli alimenti, o in qualità di socio lavoratore o in altre posizioni equivalenti o, se trattasi di coniuge, parente o affine, entro il terzo grado, dell’imprenditore, in qualità di coadiutore familiare, comprovata dalla iscrizione all’Istituto nazionale per la previdenza sociale”.
L’opera prestata ai fini del riconoscimento della qualificazione professionale deve essere quindi comprovata dall’iscrizione all’Istituto nazionale per la previdenza sociale (stante la necessità di avere la certezza della formalità e della reale consistenza dell’attività lavorativa, soprattutto nel caso di particolari tipologie quali le collaborazioni familiari o la condizione di socio lavoratore) e deve essere stata svolta con carattere di abitualità e prevalenza, svolgendo mansioni adeguatamente qualificate.
Ai fini del riconoscimento professionale, possono essere ritenuti validi anche altri mezzi alternativi equivalenti (ad es., iscrizione INAIL o buste paga).
Qualora però non sia possibile procedere agli accertamenti del caso anche tramite mezzi alternativi, non si può valutare positivamente il possesso del requisito professionale.