No all’agevolazione “prima casa” per l’abitazione di lusso

Al fine di stabilire il carattere di lusso dell’immobile, anche l’ambiente strettamente adibito a cantina, ovvero a soffitta, costituisce comunque elemento da comprendere invece nel calcolo della superficie complessiva, da considerare come facente parte di “casa di lusso”, allorquando, in concreto, esse siano strutturate in modo tale da essere abitabili, si da perderne la tipica caratteristica (Corte di Cassazione – Ordinanza 03 ottobre 2018, n. 24051).

La Suprema Corte accoglie il ricorso proposto dall’Agenzia delle entrate, avverso la sentenza della CTR che accoglieva il gravame di due contribuenti, contro la decisione della CTP ai cui, relativamente ad un atto di compravendita immobiliare, aveva revocato l’aliquota agevolata del 4% prevista per l’acquisto di abitazioni non di lusso, con relativa irrogazione di sanzioni.
La CTR assumeva che dalle risultanze degli atti emergeva una divergenza nella misurazione dell’immobile che derivava dal calcolo che l’Ufficio faceva con riferimento alla superficie utile del piano interrato, laddove il concetto di superficie utile escludeva le porzioni di fabbricato prive di destinazione abitativa e, comunque, quelle formalmente prive di abitabilità.
Per il Fisco i giudici di appello avrebbero errato laddove hanno ritenuto di escludere dal computo della superficie utile quella afferente al piano interrato, in quanto sprovvisto di abitabilità.
La Corte ribadisce che sono considerate abitazioni di lusso le unità immobiliari “aventi superficie utile complessiva superiore a mq 240 (esclusi balconi, le terrazze, le cantine, le soffitte, le scale e posto macchine)”, riconnettendo pertanto la caratteristica di immobile di lusso al dato quantitativo della superficie dell’immobile, con esclusione solo dei predetti ambienti.
Il requisito dell’utilizzabilità degli ambienti, a prescindere dalla loro effettiva abitabilità, costituisce parametro idoneo ad esprimere il carattere “lussuoso” di una abitazione, assumendo rilievo – in coerenza con l’apprezzamento dello stesso mercato immobiliare, la marcata potenzialità abitativa dello stesso.
Il calcolo della superficie utile dell’immobile, al fine di stabilire se esso debba essere considerato di lusso, va compiuto a prescindere dalla circostanza che parte degli ambienti non sia conforme alle prescrizioni urbanistiche sotto il profilo dell’abitabilità, in quanto quel che unicamente rileva ai fini del computo della superficie utile è l’idoneità di fatto degli ambienti allo svolgimento di attività proprie della vita quotidiana. A fronte dell’irrilevanza del mero dato catastale, grava sul contribuente l’onere di provare, tramite idonea documentazione tecnica, che i vani in questione non sono utilizzabili a scopo abitativo.
Nella specie, la CTR non ha fatto buon governo dei principi espressi, in quanto ha erroneamente escluso dalla superficie utile complessiva il piano seminterrato, che, se considerato, avrebbe determinato una estensione della stessa certamente superiore a mq 240,00, sostenendo che: “il concetto di superficie utile pare escludere le porzioni di fabbricato prive di destinazione abitativa e comunque quelle formalmente prive di abitabilità”, laddove, al contrario, come sopra ampiamente illustrato, il concetto di abitabilità è estraneo al concetto di superficie utile, nel senso di fruibile dal beneficiario dell’agevolazione.

Richiesta di differimento per la “fatturazione elettronica”

È stato chiesto di rinviare l’applicazione degli obblighi sulla fatturazione elettronica (fissata, per la generalità dei soggetti passivi d’imposta, al 1° gennaio 2019) almeno per le piccole e medie imprese (Interrogazione a risposta immediata in commissione n. 5/00672 Camera 10 Ottobre 2018).

Al riguardo, l’Amministrazione finanziaria rappresenta che il richiesto differimento dell’entrata in vigore della fatturazione elettronica obbligatoria presenta significativi impatti sul gettito, per le minori entrate derivanti dalla lotta all’evasione IVA.
La relazione tecnica al disegno di legge presentato per l’approvazione della legge di bilancio 2018 infatti quantifica in circa due miliardi di euro il recupero di gettito connesso all’introduzione della misura.
Inoltre, l’autorizzazione in deroga ad introdurre l’obbligo generalizzato di fatturazione elettronica, concessa dagli organismi UE all’Italia per il periodo 2019-2021, potrà essere rinnovata solo previa dimostrazione alla Commissione UE dell’efficacia di tale misura, da fornire sulla base dei dati raccolti nel periodo 2019-2021;
In relazione all’avvio dell’obbligo della fatturazione elettronica con cadenze temporalmente diversificate a seconda della tipologia dei contribuenti, deve sottolinearsi che la fatturazione elettronica integra un processo «simmetrico» che vincola non solo il soggetto emittente ma anche quello ricevente a gestire come elettronica la fattura.
Pertanto, qualora si prevedesse di intervenire normativamente per limitare l’obbligo a specifiche categorie di operatori, si introdurrebbero elementi di notevole complessità per gli operatori stessi (e per i loro intermediari) nella gestione quotidiana delle fatture e, quindi, nei processi amministrativi e contabili ad esse strettamente correlati.
Allo stesso tempo anche per l’Agenzia delle entrate diventerebbe complesso gestire la coesistenza di adempimenti – fatturazione elettronica e spesometro – differenziati per categorie di operatori IVA, disciplina giuridica e tecnica (norme, prassi, provvedimenti e specifiche tecniche diversi) e termini.
La conseguenza delle predette complessità aumenterebbe notevolmente il rischio di errori da parte degli operatori con conseguenti difficoltà di controllo da parte dell’Amministrazione finanziaria e ripercussioni sulle azioni di prevenzione e contrasto a fenomeni di frode ed evasione IVA.

Divieto di somministrazione di alcolici dalle 24:00 alle 7:00 anche per i “dehors” su suolo pubblico

Per le aree pubbliche date in concessioni per il posizionamento di tavoli e sedie (c.d. “dehors”) opera il divieto di somministrazione di alcolici dalle 24:00 alle 7:00, in quanto non assimilabili alle pertinenze degli esercizi pubblici, escluse dal divieto (Ministero Sviluppo Economico – risoluzione n. 331482/2018).

Le opere costituenti pertinenze si distinguono dalle altre poiché possiedono le seguenti caratteristiche:
– un nesso oggettivo strumentale e funzionale con la cosa principale;
– il mancato possesso, per natura e struttura, di una pluralità di destinazioni;
– un carattere durevole;
– la non utilizzabilità economica in modo diverso;
– una ridotta dimensione;
– una individualità fisica e strutturale propria;
– l’accessione ad un edificio preesistente edificato;
– l’assenza di un autonomo valore di mercato.

Da quanto sopra evidenziato, emerge l’impossibilità di far rientrare il concetto di dehors in quello di pertinenza, anzitutto in ragione della temporaneità della concessione per l’occupazione del suolo pubblico per dehors, in netto contrasto con il carattere durevole della pertinenza, secondariamente in ragione del valore economico che nel primo caso ha una sua autonomia, visto che è attività di interesse commerciale per cui si attiva la procedura della concessione.
Pertanto per le attività di somministrazione di alimenti e bevande negli spazi concessi per dehors su suolo pubblica opera il divieto di somministrazione di alcolici dalle ore 24:00 alle 7:00.

Fornitori fittizi, acquisti reali: i costi sono deducibili

Con la recente Ordinanza n. 25027 del 10 ottobre 2018, la Corte di Cassazione ha affermato che in sede di accertamento ai fini delle imposte sui redditi, devono ritenersi deducibili per l’acquirente i costi relativi agli acquisti di beni effettuati tramite fornitori fittizi (operazioni soggettivamente inesistenti), anche quando l’acquirente stesso sia consapevole del carattere fraudolento delle operazioni.

FATTO

L’Agenzia delle Entrate ha emesso avviso di accertamento nei confronti della società contribuente, esercente attività di vendita auto, contestando la deducibilità dei costi riferiti agli acquisti di autovetture dall’estero effettuati tramite fornitori fittizi nell’ambito di un meccanismo fraudolento ai danni dell’Erario. In altri termini, gli acquisti risultavano effettuati da fornitori diversi del venditore effettivo, configurandosi costi riferiti ad operazioni soggettivamente inesistenti.
Secondo l’Ufficio l’inserimento dell’attività commerciale della contribuente nel meccanismo fraudolento, in relazione alle operazioni soggettivamente inesistenti, ha determinato un’interruzione del rapporto di “inerenza” fra i costi e l’attività aziendale, con conseguente indeducibilità dei costi riferiti alle operazioni soggettivamente inesistenti.
Su ricorso della società contribuente, i giudici tributari hanno riconosciuto invece la deducibilità dei costi riferiti alle operazioni soggettivamente inesistenti, in considerazione del fatto che le autovetture acquistate erano state commercializzate generando ricavi, a fronte dei quali i costi di acquisto delle stesse autovetture assumono rilevanza nella determinazione del reddito d’impresa imponibile.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE

Confermando la decisione dei giudici tributari, la Corte di Cassazione ha osservato che secondo la normativa vigente non sono ammessi in deduzione i costi e le spese dei beni e delle prestazioni di servizio direttamente utilizzati per il compimento di atti o attività qualificabili come delitto colposo.
Secondo i giudici della Suprema Corte, la disposizione deve essere interpretata nel senso che, ai fini delle imposte dirette, devono ritenersi deducibili per l’acquirente dei beni i costi delle operazioni soggettivamente inesistenti (inserite, o meno, in una frode carosello), per il solo fatto che essi sono effettivamente sostenuti; ciò anche quando l’acquirente sia consapevole del carattere fraudolento delle operazioni, purché si tratti di costi che a norma del TUIR non siano in contrasto con i principi di effettività, inerenza, competenza, certezza, determinatezza o determinabilità. Viceversa, non sono deducibili i costi e le spese dei beni o le prestazioni di servizio direttamente utilizzati per il compimento di atti o attività qualificabili come delitto non colposo.
Nell’ipotesi di operazioni soggettivamente inesistenti, in cui i beni acquistati non siano utilizzati direttamente per commettere reato, ma per essere commercializzati, dunque, il coinvolgimento, anche consapevole, dell’acquirente in operazioni fatturate da soggetto diverso dall’effettivo venditore, non è sufficiente per escludere la deducibilità, ai fini delle imposte sui redditi, dei costi relativi a dette operazioni. In ogni caso, ai fini della concreta deducibilità dei costi stessi, resta ferma la verifica della sussistenza dei requisiti generali di effettività, inerenza, competenza, certezza, determinatezza o determinabilità.

Fatture ricevute: modalità di conservazione

Chiarimenti sulla conservazione elettronica delle fatture ricevute (Agenzia delle Entrate – Risposta 11 ottobre 2018, n. 34).

La nuova procedura di ricezione, protocollazione e registrazione delle fatture di acquisto è in grado di garantire la correlazione univoca tra la fattura protocollata in ingresso e l’annotazione della stessa nel relativo registro IVA. Tale correlazione risulta verificata mediante il riporto, sul registro degli acquisti, oltre che del numero di protocollo IVA, distinto per società e attribuito al momento dell’annotazione della fattura, anche del VIM number, associato virtualmente alle fatture, cui si aggiunge anche il progressivo e univoco numero attribuito alla fattura dal fornitore. Va da se che deve essere possibile effettuare, anche su richiesta degli organi di controllo, la stampa riepilogativa dei cd. VIM number e dei dati ai medesimi associati tra i quali dovrebbe risultare anche il numero fattura attribuito dal fornitore.
Ai fini della conservazione elettronica dei documenti informatici, non vi è obbligo di una loro materializzazione su supporti fisici per considerarli giuridicamente esistenti ai fini delle disposizioni tributarie; tale principio opera indipendentemente dalla circostanza che i predetti documenti siano qualificabili come fatture elettroniche oppure che siano documenti creati e/o inviati con strumenti elettronici.