Comunicazione dati fatture: sciolti gli ultimi dubbi

Con l’avvicinarsi della scadenza del 28 settembre 2017, sono stati forniti gli ultimi chiarimenti sulla comunicazione dati fatture per le agenzie di viaggio, sul campo codice fiscale per le operazioni effettuate nei confronti di controparte estera e sulle fatture ricevute da soggetti situati in territori non UE.

Agenzie di viaggio

Relativamente ai documenti da includere nella comunicazione è stato precisato che devono essere inseriti nella comunicazione i documenti emessi in base alla data di annotazione sul registro Iva vendite, come già previsto per gli autotrasportatori.

In caso di operazioni di vendita tramite intermediario, le agenzie di viaggi organizzatrici emettono fattura intestata al cliente senza raccogliere i dati anagrafici di residenza o domicilio dello stesso, ma domiciliando presso l’agenzia di viaggi intermediaria. In tal caso, nella comunicazione dati fattura devono essere riportati gli stessi dati indicati in fattura; di conseguenza viene riportato il dato del domicilio indicato in fattura (cioè il domicilio dell’agenzia viaggi) in quanto come da espressa previsione normativa è data facoltà alle agenzie viaggi organizzatrici di non reperire i dati di residenza del cliente viaggiatore finale, domiciliandolo presso l’agenzia viaggi intermediaria. Nella comunicazione va, in ogni caso, riportato l’identificativo fiscale (CF o Partita IVA) del cliente così come indicato nella fattura.

Per le commissioni riconosciute alle agenzie viaggi intermediarie, le agenzie viaggi organizzatrici emettano fatture per conto delle agenzie viaggi intermediarie per il riconoscimento delle relative provvigioni. Tali documenti vengono annotati dall’agenzia viaggi organizzatrice sia nel registro Iva vendite che nel registro Iva acquisti, mentre vengono annotati dall’agenzia viaggi intermediaria nel registro Iva vendite senza annotazione dell’imposta, assolta dall’agenzia viaggi organizzatrice attraverso un meccanismo simile al reverse charge.
Nello specifico tali provvigioni, su viaggi UE, sono soggette ad Iva 22%, mentre non sono imponibili su viaggi extra UE.
In tali casi, le agenzie organizzatrici, che emettono fattura per conto delle agenzie di viaggi per il riconoscimento delle provvigioni di queste ultime e annotano le fatture sia nel registro vendite che nel registro acquisti) inviano i dati di questo tipo di fattura tra i dati DTR (fatture di acquisto) con la codifica N6 – inversione contabile indicando la relativa imposta, ove la fattura riguardi operazioni imponibili, e con la codifica N3 – non imponibile, nel caso in cui la fattura riguardi operazioni non imponibili.
Le agenzie intermediarie comunicano i dati della fattura emessa per loro conto dall’organizzatore, compilando i campi della sezione DTE e utilizzando la codifica N6 – inversione contabile (senza riportare l’imposta), ove la fattura riguardi operazioni imponibili, e con la codifica N3 – non imponibile, ove la fattura riguardi operazioni non imponibili.

Campo codice fiscale

È stato chiarito che nella sezione DTE (dati fatture emesse), la compilazione del campo 2.2.1.2 <Codice Fiscale> è alternativa a quella dei campi presenti nel blocco 2.2.1.1 <IdFiscaleIVA>.
Pertanto, in caso di operazioni effettuate nei confronti di una controparte estera soggetto passivo di imposta ed in assenza di un numero di Codice Fiscale, i campi da valorizzare sono:
– ove la cessione/prestazione è resa ad un operatore soggetto passivo IVA comunitario, 2.2.1.1.1 <IdPaese> e 2.2.1.1.2 <IdCodice> (nel primo campo deve essere inserito l’identificativo del paese comunitario e nel secondo gli estremi della partita IVA del soggetto);
– ove la cessione/prestazione è resa ad un operatore soggetto extracomunitario, 2.2.1.1.1 <IdPaese> e 2.2.1.1.2 <IdCodice> (nel primo deve essere inserito l’identificativo del paese extracomunitario e nel secondo qualsiasi estremo identificativo del soggetto cessionario/committente di cui si dispone);
– ove la cessione/prestazione è resa ad un operatore soggetto privato comunitario, 2.2.1.1.1 <IdPaese> e 2.2.1.1.2 <IdCodice> (nel primo campo deve essere inserito l’identificativo del Paese comunitario e nel secondo campo qualsiasi estremo identificativo del soggetto cessionario/committente di cui si dispone).

Fatture ricevute da soggetti situati in territori esclusi dall’UE

In caso di fatture ricevute da Isole Canarie nella predisposizione del file dati fatture ricevute deve essere valorizzato l’elemento informativo <IdFiscaleIVA><IdPaese> con la stringa “OO” e l’elemento <IdFiscaleIVA><IdCodice> con una sequenza di undici “9”.

Studi associati e società professionali soggetti ad Irap

Secondo la Corte di Cassazione, gli studi associati e le società professionali sono sempre soggetti ad Irap (Ordinanza 21 settembre 2017, n. 22026).

La Suprema Corte accoglie il ricorso proposto dall’Agenzia delle Entrate avverso la decisione della CTR, lamentando che, in materia di IRAP, i giudici d’appello, erroneamente, hanno ritenuto l’insussistenza del requisito “dell’autonoma organizzazione”, quale presupposto d’imposta al quale il ricorrente doveva essere assoggettato, per il fatto che si era avvalso, negli anni in contestazione e nell’esercizio della propria professione di architetto di “lavoro altrui”, per rilevanti importi, nonché per aver affrontato ulteriori rilevanti spese relative allo studio nel quale esercitava l’attività professionale ed altre spese documentate, aveva anche svolto l’attività di amministratore di una snc avente come oggetto sociale l’esercizio della medesima attività professionale.
La Corte ribadisce che il requisito della autonoma organizzazione non ricorre quando il contribuente responsabile dell’organizzazione impieghi beni strumentali non eccedenti il minimo indispensabile all’esercizio dell’attività e si avvalga di lavoro altrui non eccedente l’impiego di un dipendente con mansioni esecutive.
È, altresì, giurisprudenza consolidata che “L’esercizio di professioni in forma societaria costituisce “ex lege” presupposto dell’imposta regionale sulle attività produttive, senza che occorra accertare in concreto la sussistenza di un’autonoma organizzazione, questa essendo implicita nella forma di esercizio dell’attività”.
Secondo la Cassazione, nel caso di specie, i giudici d’appello non hanno approfondito le caratteristiche del supporto fornito da terzi all’esercizio dell’attività professionale del contribuente, se di natura continuativa o part time e se con mansioni meramente esecutive, ovvero di collaborazione con altri professionisti, (avuto riguardo al crescente ammontare delle relative spese negli anni in contestazione), nonché se le spese per l’immobile nel quale si è svolta l’attività professionale e soprattutto le non irrilevanti ulteriori “spese documentate” fossero espressione di ausili all’attività, in grado di evidenziare il presupposto “dell’autonoma organizzazione”, nonché, infine, stabilire l’incidenza dell’attività di amministratore di una società professionale, da parte del contribuente, sull’esercizio concreto della professione di architetto, ai fini dell’assoggettabilità all’Irap, atteso il ruolo apicale del professionista.

Agevolazione prima casa: in comunione è salvo il beneficio senza cambio di residenza

L’agevolazione prima casa su immobile acquistato in comunione non decade se uno dei due coniuge non ha provveduto al trasferimento della residenza, nello stesso comune dell’immobile, entro il termine dei 18 mesi dalla data del rogito (Corte di cassazione – ordinanza 21 settembre 2017, n. 22023).

In tema di imposta di registro e dei relativi benefici per l’acquisto della prima casa, il requisito della residenza è riferito alla famiglia, per cui ove l’immobile acquistato sia adibito a tale destinazione non rileva la diversa residenza di uno dei due coniugi che hanno acquistato in regime di comunione. Inoltre in un quadro normativo e giurisprudenziale volto alla sempre più marcata valorizzazione dell’autonomia privata nell’ambito della disciplina dei rapporti familiari, l’attribuzione al coniuge della proprietà della casa coniugale in adempimento di una condizione inserita nell’atto di separazione consensuale non costituisce una forma di alienazione dell’immobile rilevante ai fini della decadenza dai benefici cosiddetti “prima casa”, bensì una modalità di utilizzazione dello stesso per la migliore sistemazione dei rapporti fra i coniugi in vista della cessazione della loro convivenza.

Tali principi valgono anche rispetto all’impegno al trasferimento della residenza nel Comune ove è ubicato l’immobile acquistato con i benefici “prima casa”, trattandosi di fattispecie che condivide la stessa peculiare funzione economico-sociale di atti e convenzioni che i coniugi, nel momento della crisi matrimoniale, pongono in essere nell’intento di regolare sotto il controllo del giudice i loro rapporti patrimoniali conseguenti alla separazione o al divorzio, ivi compresi gli accordi che contengono il riconoscimento o il trasferimento della proprietà esclusiva di beni immobili all’uno o all’altro coniuge.

Via libera per i primi 70 indici sintetici di affidabilità

L’Agenzia delle entrate con il provvedimento del 22 settembre 2017 n. 191552 ha inividuato i primi Isa (Indici sintetici di affidabilità) destinati a sostituire gli studi di settore di 1,4 milioni di contribuenti già nel 2018.

I primi 70 Indici sintetici di affidabilità dovranno essere elaborati quest’anno e potranno essere già applicati, a seguito di approvazione con decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze, a decorrere dal periodo d’imposta 2017.
Gli altri Isa saranno individuati entro gennaio 2018 e successivamente elaborati nel corso dell’anno, per coinvolgere, a regime, circa 4 milioni di operatori economici, che rappresentano l’intera platea dei soggetti interessati dagli studi di settore. Dal 2018 imprese e professionisti potranno, così, avere un riscontro trasparente della correttezza dei propri comportamenti fiscali attraverso una nuova metodologia statistico-economica che stabilirà il grado (scala da 1 a 10) di affidabilità/compliance.
In particolare, 29 Indici sintetici di affidabilità saranno elaborati per il settore del commercio; tra le attività interessate vi sono quelle del commercio al dettaglio in esercizi non specializzati di computer, periferiche, attrezzature per le telecomunicazioni, elettronica di consumo audio e video, elettrodomestici, articoli sportivi, giochi e commercio all’ingrosso di mobili. Sono invece 17 gli Indici individuati per il comparto dei servizi, tra cui carrozzieri e meccanici, parrucchieri e barbieri, riparazione autoveicoli, motocicli e ciclomotori, ma anche intermediari immobiliari, ristorazione e villaggi turistici. Per le manifatture gli Indici individuati sono 15 e riguardano, tra gli altri, la fabbricazione di articoli da viaggio, borse, la fabbricazione, lavorazione e trasformazione del vetro, calzature, prodotti in gomma. Per i professionisti i nuovi Isa riguardano 9 diverse attività di lavoro autonomo, tra le quali quelle dei disegnatori grafici, dei geometri e degli studi legali.
Andando a scorrere le attività, dei circa 1,4 milioni di contribuenti interessati dagli Isa per il periodo d’imposta 2017, e che potranno quindi accedere ai benefici premiali previsti, circa 168mila sono intermediari del commercio (12% della platea), quasi 145mila avvocati (10%), oltre 129mila installatori di impianti (9%). Tra le macro categorie più numerose interessate dagli Isa ci sono anche i ristoranti, circa 95mila (7%) e i parrucchieri, circa 74mila (5%).
I contribuenti che risulteranno “affidabili” agli Isa avranno accesso a significativi benefici premiali su più livelli: in particolare vengono esclusi gli accertamenti di tipo analitico – presuntivo; limitata l’applicazione degli accertamenti basati sulla determinazione sintetica del reddito. E’ anche prevista la riduzione dei termini per l’accertamento e l’esonero, entro i limiti previsti, dall’apposizione del visto di conformità per la compensazione dei crediti d’imposta.
Infine, è previsto l’esonero dall’apposizione del visto di conformità ovvero dalla prestazione della garanzia per i rimborsi Iva per un importo non superiore a 50mila euro.

Sistema di interconnessione dei registri delle imprese unionali: chiarimenti sull’avvio

Fornite le istruzioni sull’interconnessione dei registri centrali, commerciali e delle imprese che ha reso tra l’altro necessaria l’aggiornamento delle specifiche tecniche del RI/REA (Ministero Sviluppo Economico – circolare n. 3701/2017).

Al fine di consentire l’interscambio di dati tra il registro delle imprese italiano e i registri delle imprese unionali nell’ambito del sistema di interconnessione dei registri delle imprese, gli uffici del registro delle imprese provvedono:
– a dare pubblicità alle succursali, presenti sul territorio italiano, di società aventi sede legale in altri Paesi membri, mediante il sistema di interconnessione dei registri delle imprese unionali (business registers interconnection system -BRIS -);
– all’assegnazione, a ciascuna di tali succursali, di un identificativo unico, che consente di identificarle in modo inequivocabile nell’ambito del citato BRIS;
– alla ricezione immediata, mediante il BRIS, sulla posizione in cui sono iscritte le succursali, delle informazioni concernenti l’apertura o la chiusura di procedimenti di insolvenza o liquidazione di società iscritte nei registri delle imprese di altri Paesi membri, nonché delle informazioni concernenti la cancellazione delle società in ultimo citate;
– all’interscambio dati, attraverso il BRIS, nel caso di fusione transfrontaliera, in modo che dal registro delle imprese unionale in cui risulta iscritta la società derivante da tale fusione, sia data notizia, ai registri delle imprese in cui risultano iscritte le società che hanno partecipato alla fusione, che la nuova società è divenuta efficace, e che quindi risulta possibile procedere alla cancellazione, nei precedenti registri di iscrizione, delle società confluite nel nuovo soggetto;
– all’attribuzione di un identificativo unico alle società di capitali iscritte nel registro delle imprese italiano, che consenta di identificarle in modo inequivocabile nell’ambito del BRIS;
– alla messa a disposizione degli atti e delle notizie relative alle società di capitali, iscritti nel registro delle imprese nazionale, attraverso il BRIS, e con l’indicizzazione dei dati e degli atti stessi in tutte le lingue dei Paesi membri;
– alla condivisione attraverso il BRIS, delle notizie concernenti l’apertura o la chiusura di procedimenti di liquidazione o insolvenza di società di capitali iscritte nel registro delle imprese nazionale, nonché delle notizie concernenti la cancellazione delle medesime società da detto registro;
– all’adeguamento del registro delle imprese italiano al fine della sua interoperabilità con gli altri registri delle imprese unionali, all’interno del BRIS;
– alla eventuale istituzione di punti di accesso opzionali al BRIS;
– all’accesso ai dati e agli atti contenuti nel BRIS attraverso il portale europeo della giustizia elettronica.

Il BRIS è operativo dall’8 giugno 2017 ma attualmente non tutte le sue funzioni sono operative; infatti non risulta operativo:
– il servizio di consultazione dei dati ed atti a pagamento (risulta operativa invece la consultazione dei dati gratuita);
– i servizio per le notifiche transfrontaliere tra registri imprese, relativi sia alle succursali che alle fusioni.