Rinnovato il CCNL per la Cooperative dello spettacolo

 

Sottoscritto il rinnovo del CCNL per artisti, tecnici, amministrativi e ausiliari dipendenti da società cooperative e imprese sociali operanti nel settore della produzione culturale e dello spettacolo

L‘accordo, che decorre dall’1/1/2019 e scade il 31/12/2022, prevede i seguenti minimi retributivi previsti per tutti i dipendenti del settore

Dall’1/2/2020

Liv.

Parametro

Minimo mensile conglobato

Minimo giornaliero

Magg. 25,30% (art. 24, lett. A)

Totale Minimo giornaliero

EDR Mensile (*)

Q 212,03 2.195,51 73,18 18,51 91,69 246,67
1 191,13 2.034,71 67,82 17,16 84,98 222,35
2 160,19 1.795,73 59,85 15,14 74,99 180,99
3 145,15 1.680,16 56,00 14,17 70,17 161,07
4 130,1 1.563,96 52,13 13,19 65,32 144,79
5 118,4 1.474,09 49,14 12,43 61,57 128,59
6 726,23 1.332,97 44,43 11,24 55,67 114,48

Dall’1/1/2021

Liv.

Parametro

Minimo mensile conglobato

Minimo giornaliero

Magg. 25,30% (art. 24, lett. A)

Totale Minimo giornaliero

EDR Mensile (*)

Q 212,03 2.228,44 74,27 18,79 93,06 213,74
1 191,13 2.065,23 68,83 17,41 86,24 191,83
2 160,19 1.822,67 60,75 15,37 76,12 154,05
3 145,15 1.705,36 56,84 14,38 71,22 135,87
4 130,1 1.587,42 52,91 13,39 66,30 121,33
5 118,4 1.496,20 49,88 12,62 62,50 106,48
6 726,23 1.352,96 45,10 11,41 56,51 94,49

Dall’1/1/2022

Liv.

Parametro

Minimo mensile conglobato

Minimo giornaliero

Magg. 25,30% (art. 24, lett. A)

Totale Minimo giornaliero

EDR Mensile (*)

Q 212,03 2.261,87 75,38 19,07 94,45 180,31
1 191,13 2.096,21 69,86 17,67 87,53 160,85
2 160,19 1.850,00 61,66 15,60 77,26 126,72
3 145,15 1.730,94 57,69 14,59 72,28 110,29
4 130,1 1.611,23 53,70 13,59 67,29 97,52
5 118,4 1.518,64 50,63 12,81 63,44 84,04
6 726,23 1.373,25 45,78 11,58 57,36 74,20

– Nota (*) –

EDR mensile si applica esclusivamente ai lavoratori degli enti di cui agli artt. 10, 11 e 14 del DM 27/7/2017

Clausola elastica speciale per il recapito delle Poste Italiane

21 feb 2020 Siglato il 20/2/2020, tra le Poste Italiane Spa e la SLC-CGIL, la SLP-CISL, la UILposte, la FAILP-CISAL, la CONFSAL Com.ni, la FNC UGL Com.ni, l’accordo sulla clausola elastica speciale per il personale part time del Recapito.

E’ stata manifestata la necessità di intervenire con azioni mirate a garantire la copertura e la piena operatività del servizio con personale stabile in relazione all’attivazione delle leve di politiche attive nel corso del 2020.
Con riferimento a quanto sopra e all’esigenza di potenziamento temporaneo delle attività di Recapito, l’Azienda si è resa disponibile ad attivare l’istituto della clausola elastica speciale per il personale part time del Recapito, a decorrere dal prossimo mese di aprile.
In merito alle relative modalità operative, le risorse part time in possesso dei requisiti previsti dall’art. 23 del CCNL potranno, su base annuale, manifestare l’interesse allo svolgimento della clausola elastica speciale accedendo all’applicativo informatico dedicato ove potranno indicare una ulteriore provincia rispetto a quella ove è ubicata la sede di lavoro.
All’esito del processo di adesione, l’Azienda provvederà a redigere le graduatorie su base provinciale.
In funzione delle preferenze espresse dai singolo lavoratore e del relativo posizionamento nella graduatoria, tenuto conto del criterio di rotazione su base provinciale ugualmente previsto dal CCNL, l’Azienda, al ricorrere delle esigenze organizzative e produttive e con cadenza mensile, procederà all’associazione delle risorse con i singoli Centri di Distribuzione.
L’Azienda contatterà la risorsa con un preavviso di almeno tre giorni lavorativi ai fine della formalizzazione della clausola elastica. Il lavoratore che accetti la clausola elastica sarà tenuto ad effettuare la prestazione in coerenza con l’articolazione della sua prestazione part time. Diversamente, la risorsa che non accetti la proposta, sarà considerata rinunciataria rispetto alla specifica clausola elastica ma manterrà il posizionamento all’interno della graduatoria.
In relazione al processo sopra descritto ed al fine di verificarne la corretta operatività, su richiesta di una delle Parti sarà effettuato un incontro di approfondimento.

Nuova tabella di contribuzione alla Cassa Edile di Verona

La Cassa Edile di Verona comunica la riduzione della contribuzione dall’1/2/2020, convenuta con accordo firmato tra l’Ance Verona e le OO.SS. territoriali

Con accordo provinciale del 19 dicembre 2019, ANCE Verona Costruttori Edili e Feneal-UIL, Filca-CISL e Fillea-CGIL di Verona hanno previsto una riduzione dell’aliquota complessiva di contribuzione alla Cassa Edile di Verona.
Si riporta di seguito la nuova tabella delle aliquote di contribuzione alla Cassa Edile di Verona in vigore dall’1/2/2020.

Tipo contributo

Carico Impresa

Carico Lavoratore

Totale contributo

Fondazione Edilscuola 0,010 0,010
ESEV – CPT 0,850 0,850
Cassa Edile 1,875 0,375 2,250
Contributi sanitari 0,250 0,250
Quota prov. Adesione contrattuale 0,800 0,650 1,450
Quota naz. Adesione contrattuale 0,220 0,220 0,440
FNAPE 3,910 3,910
Fondo prepensionamenti 0,200 0,200
RLST Regionali 0,055 0,055
Totale contributi 8,170 1,245 9,415
Fondo incentivo all’occupazione 0,100 0,100
Contributi Fondo Sanitario operai 0,350 0,350
Contributi Fondo Sanitario impiegati 0,260 0,260

Contratto di agenzia e mansioni da dipendente, la rivendicazione dell’agente non giustifica il recesso

La minaccia di far valere un diritto può essere causa di annullamento di un contratto solo quando è diretta a conseguire un risultato abnorme e iniquo, diverso da quello conseguibile attraverso l’esercizio del diritto medesimo, ovvero la minaccia sia concretamente ravvisabile sotto il profilo della funzione intimidatoria del comportamento, diretta al condizionamento della volontà dell’altro contraente (Corte di Cassazione, sentenza 17 febbraio 2020, n. 3917)

Una Corte di appello territoriale, confermando parzialmente la sentenza di primo grado, aveva respinto la domanda di un lavoratore con contratto di agenzia, diretta ad ottenere:
– il riconoscimento dello svolgimento di mansioni ulteriori rispetto a quelle proprie dell’agente, da qualificare come relative ad un rapporto di lavoro subordinato;
– il pagamento di spettanze connesse al recesso del committente dal rapporto di agenzia, che assumeva privo di giusta causa, in quanto conseguente alla sua pretesa di regolarizzare il rapporto di lavoro.
Secondo la Corte di merito si era in presenza di un conflitto tra le rivendicazioni avanzate, in quanto è giuridicamente inconcepibile che un unico rapporto sia caratterizzato dalla compresenza di due fattispecie (contratto di agenzia e rapporto subordinato) diverse per natura e presupposti, dando luogo a pretese di natura economica che non possono essere cumulate. Altresì, la minaccia di far valere il diritto a corrispettivi asseritamente spettanti per entrambe le fattispecie, del tutto differenti e non compatibili tra loro, non poteva che essere considerata ingiusta ed iniqua e come tale costituire giusta causa di recesso da parte del soggetto destinatario di tali rivendicazioni.
Avverso la sentenza ricorre così in Cassazione il lavoratore, lamentando l’erronea applicazione alla fattispecie concreta, dell’ipotesi regolata dall’articolo 1438 c.c., per cui la minaccia di far valere un diritto può essere causa di annullamento del contratto quando è diretta a conseguire vantaggi ingiusti. Parimenti, non vi era stato alcun accertamento che l’azione del ricorrente, attinente al rapporto di lavoro dipendente, fosse infondata o temeraria.
Per la Suprema Corte il ricorso è fondato.
Preliminarmente, l’eventuale “conflittualità” in punto di ricostruzione giuridica del rapporto è questione rilevata in sede giudiziale e non poteva costituire, in tali termini, una ragione posta a base del recesso, evidentemente anteriore alla introduzione del giudizio.
Quanto poi alla previsione codicistica (art. 1438 c.c.) per cui “la minaccia di far valere un diritto può essere causa di annullamento del contratto solo quando è diretta a conseguire vantaggi ingiusti”, tale situazione si verifica solo allorquando:
– il fine ultimo perseguito consista nella realizzazione di un risultato che, oltre ad essere abnorme e diverso da quello conseguibile attraverso l’esercizio del diritto medesimo, sia iniquo ed esorbiti dall’oggetto di quest’ultimo;
– ovvero, la minaccia rilevante ai sensi di legge sia concretamente ravvisabile, sotto il profilo dell’effettiva funzione intimidatoria del comportamento, e venga prospettato un uso strumentale del diritto o del potere diretto al condizionamento della volontà dell’altro contraente.
Tuttavia, nel caso in esame, il vantaggio perseguito dal ricorrente è solo quello del soddisfacimento del diritto nei modi previsti dall’ordinamento e la sentenza impugnata non chiarisce quale fosse il condizionamento della volontà del destinatario della richiesta e se vi fosse un negozio, posto in essere dalla preponente, viziato e suscettibile di annullamento per tale motivo.

Whistleblowing: il Garante della privacy sanziona un Ateneo

Il datore di lavoro, che adotta procedure tecnologiche per la segnalazione anonima di possibili comportamenti illeciti (whistleblowing), deve verificare che le misure tecnico-organizzative e i software utilizzati siano adeguati a tutelare la riservatezza di chi invia le denunce (Garante privacy nota n. 426/2020).

L’università aveva dichiarato che, a causa di un aggiornamento della piattaforma software utilizzata, si era verificata la sovrascrittura accidentale dei permessi di accesso ad alcune pagine web interne dell’applicativo usato per il whistleblowing, rendendo così possibile a chiunque di consultare nomi e dati di coloro che avevano inviato segnalazioni riservate. Tali informazioni erano di conseguenza state indicizzate da alcuni motori di ricerca fino a che l’università era intervenuta per farli deindicizzare e cancellare le relative copie cache.
Secondo il Regolamento Ue n. 679/2016, i dati personali devono essere “trattati in maniera da garantire un’adeguata sicurezza dei dati personali, compresa la protezione, mediante misure tecniche e organizzative adeguate, da trattamenti non autorizzati o illeciti e dalla perdita, dalla distruzione o dal danno accidentali” (art. 5, par. 1, lett. f), del Regolamento).

L’art. 32 del Regolamento stabilisce infatti che “tenendo conto dello stato dell’arte e dei costi di attuazione, nonché della natura, dell’oggetto del contesto e delle finalità del trattamento, come anche del rischio di varia probabilità e gravità per i diritti e le libertà delle persone fisiche, il titolare del trattamento e il responsabile del trattamento mettono in atto misure tecniche e organizzative adeguate per garantire un livello di sicurezza adeguato al rischio” e che “nel valutare l’adeguato livello di sicurezza, si tiene conto in special modo dei rischi presentati dal trattamento che derivano in particolare […] dalla divulgazione non autorizzata [… di] dati personali trasmessi, conservati o comunque trattati”. Nel caso di specie invece l’università si è limitata a recepire le scelte progettuali del fornitore dell’applicativo.
Nel dettaglio, nel corso dell’istruttoria è emerso come l’applicativo whistleblowing utilizzato fosse un prodotto software disponibile sul mercato e che lo stesso non consentisse al titolare del trattamento di effettuare “personalizzazioni”. Sulla base della documentazione in atti, i dati identificativi dei segnalanti presenti in alcune delle pagine web dell’applicativo whistleblowing, erano indicizzati e liberamente rintracciabili in rete con l’ausilio di comuni motori di ricerca web da chiunque. Ciò ha consentito di ritenere che, contrariamente a quanto rappresentato dall’Ateneo, non solo l’RPCT o i segnalanti medesimi erano in possesso delle informazioni per poter risalire al dato, ma anche da chiunque mediante ricerche libere in Internet.
L’asserita riduzione dell’efficacia delle misure tecniche per il controllo accessi, che, stando a quanto dichiarato dall’Ateneo, sarebbe derivata dall’aggiornamento della piattaforma Microsoft Sharepoint, resta comunque riconducibile alla sfera di responsabilità del titolare del trattamento.
Nel corso dell’istruttoria è altresì emerso che il protocollo di rete “http” utilizzato per il trasporto dei dati non garantisce una comunicazione sicura sia in termini di riservatezza e integrità dei dati scambiati che di autenticità del sito web visualizzato.Il mancato utilizzo di strumenti di crittografia per il trasporto dei dati si pone quindi in contrasto con l’art. 32 del Regolamento, che peraltro al par. 1, lett. a), individua espressamente la cifratura dei dati come una delle possibili misure di sicurezza idonea a garantire un livello di sicurezza adeguato al rischio.
Come emerge chiaramente dalla documentazione acquisita nel corso dell’istruttoria, l’Ateneo si è limitato a recepire le scelte progettuali dell’azienda che ha fornito l’applicativo whistleblowing che non prevedevano la cifratura dei dati personali conservati nel database utilizzato dal medesimo applicativo, non adottando misure tecniche e organizzative adeguate a garantire la riservatezza e l’integrità dei dati personali trattati mediante l’ausilio dell’applicativo whistleblowing, in violazione dell’art. 32 del Regolamento.
Pertanto, il Garante – tenendo conto che la violazione ha riguardato solo due persone e che l’Ente ha attivamente cooperato nel corso dell’istruttoria – ha inflitto all’ateneo una sanzione amministrativa di 30.000 euro.