Comunicazioni per le aziende del Turismo dal Fondo di assistenza sanitaria Fast

Fornita una comunicazione sull’emissione dei MAV da parte del Fondo di assistenza sanitaria integrativa FAST per il settore Turismo

FAST, il Fondo di assistenza sanitaria integrativa per i dipendenti di aziende alberghiere e complessi turistico- ricettivi all’aria aperta del CCNL Turismo, assunti a tempo indeterminato, inclusi gli apprendisti, comunica alle aziende che la prossima emissione dei MAV avverrà il 24 novembre 2017 e riguarderà i MAV richiesti entro il 21 novembre. I relativi pagamenti dovranno avvenire entro il 30 novembre 2017.
Le successive emissioni previste per l’intero 2017 sono:
– 21 dicembre (richieste entro il 18 dicembre).
Le precedenti emissioni sono avvenute il 20 ottobre; il 22 settembre, il 10 agosto; il 21 luglio; il 16 giugno; il 26 maggio; il 5 maggio; il 24 marzo; il 17 febbraio; il 20 gennaio; il 16 dicembre; il 18 novembre;  il 21 ottobre; il 23 settembre; il 5 agosto; il 22 luglio; il 17 giugno; il 20 maggio; il 6 maggio; il 22 aprile; il 25 marzo; il 19 febbraio; il 22 gennaio; il 18 dicembre.

Sostegno al reddito dei lavoratori ed imprese artigiane dell’Emilia Romagna

Entro il 30 novembre 2017devono essere regolamentate le prestazioni di welfare di bilateralità a favore dei lavoratori e delle imprese dell’artigianato in Emilia Romagna.

Prestazioni a favore del lavoratore

Le somme rinvenienti dalla quota contrattuale di bilateralità saranno utilizzate in:
– interventi che coprano prestazioni di welfare per i lavoratori, per l’importo di 87 € annuali per dipendente, saranno destinate per: asili nido – scuole materne – campi estivi – scuole elementari/medie inf./medie sup./università – integrazione maternità – trasporti – tickets sanitari – non autosufficenza – lenti/occhiali da vista – protesi acustiche – spese funerarie – trasporto scolastico – punti patente ed altre eventuali prestazioni da definire.
Tali prestazioni saranno erogate con le modalità che le parti definiranno con un apposito regolamento da convenire entro 30/11/2017.
– integrazioni al reddito in caso di sospensioni dell’attività lavorativa, in aggiunta alle prestazioni FSBA per tutti i lavoratori, per l’importo di 42 € annuali per dipendente, tali prestazioni saranno erogate con le modalità che le parti definiranno con un apposito regolamento da convenire entro 30/11/2017.

Prestazioni a favore dello sviluppo imprese

Le somme rinvenienti dal salario contrattuale di bilateralità, per la parte destinata agli interventi di bilateralità saranno utilizzate per:
– interventi per lo sviluppo delle imprese, per l’importo di 33 € annuali per dipendente le parti definiranno le prestazioni previste con un apposito regolamento da convenire entro 30/11/2017.
Le Parti inoltre convengono che le risorse del Fondo di Welfare Contrattuale saranno interamente dedicate alle prestazioni.

Operai Edili di Trento: aumenta l’importo del premio professionalità e presenza

Dall’Ipotesi di accordo siglata per il rinnovo del CIPL per i dipendenti per i dipendenti delle imprese edili ed affini della Provincia di Trento, il nuovo Premio di Professionalità e Presenza Operai

L’ipotesi di accordo siglata il 28/8/2017 tra l’Associazione Trentina dell’Edilizia – ANCE Trento e la FENEAL-UIL, la FILCA-ClSL, la FILLEA-CGIL del Trentino, la cui efficacia è stata prevista con decorrenza 1/10/2017, ha modificato gli importi da corrispondere agli operai a titolo di premio di professionalità e presenza:

Descrizione

Indennità oraria espressa in euro

Caposquadra di 1.a 1,046
Caposquadra di 2.a 0,887
Operaio di 4° livello 0,887
Operaio di 3° livello specializzato 0,775
Operaio di 2° livello qualificato 0,605
Operaio di 1° livello comune 0,371
Apprendista 0,371

Il premio sarà riconosciuto anche nel caso di partecipazione dell’operaio alla formazione in materia di sicurezza di cui al 13° comma dell’art. 87 del CCNL 18 giugno 2008.
Il premio verrà erogato per intero per il primo giorno di infortunio sul lavoro.
Il premio non deve essere computato su alcun istituto contrattuale o di legge che non preveda presenza al lavoro.
Le parti si danno atto che in ragione della natura del premio di cui trattasi sul medesimo non deve essere computata la percentuale di accantonamento alla Cassa Edile (18,50%) e la percentuale per i riposi annui (4,95%).
Il premio non costituisce elemento utile ai fini della determinazione del Trattamento di Fine Rapporto.

Licenziamento: mail offensive dal pc aziendale

Il licenziamento del lavoratore che, attraverso la mail aziendale, utilizza espressioni scurrili nei confronti del legale rappresentante di un’impresa e dei suoi collaboratori è da considerarsi legittimo per violazione dell’elemento fiduciario.

Il lavoratore nel caso di specie – sottoposto alla Corte di Cassazione – aveva inviato, dal computer aziendale, alcune mail caratterizzate da espressioni scurrili nei confronti del legale rappresentante della società e di altri collaboratori, qualificandoli di inettitudine e scorrettezza con l’uso di espressioni inurbane.
Fra i motivi di impugnazione, il ricorrente lamenta la mancata affissione del codice disciplinare: la società “non aveva adottato alcun regolamento disciplinare per l’utilizzo di sistemi informatici e di posta elettronica, sicché non era in alcun modo regolamentato l’utilizzo da parte del lavoratore degli indirizzi di posta elettronica assegnati”.
La doglianza, oltre ad essere inammissibile per come è formulata in quanto non specifica quale sarebbe il fatto decisivo di cui sarebbe stato omesso l’esame, è infondata, per il primo aspetto, in considerazione del costante insegnamento secondo cui in tema di sanzioni disciplinari, la garanzia di pubblicità del codice disciplinare mediante affissione in luogo accessibile a tutti non si applica laddove il licenziamento faccia riferimento a situazioni concretanti violazione dei doveri fondamentali connessi al rapporto di lavoro, come accaduto nella specie.
Quanto poi alla mancata predisposizione di un regolamento aziendale per l’utilizzo della posta elettronica, il rilievo sul punto appare inconferente visto che nella valutazione della Corte territoriale il venir meno del vincolo fiduciario con il dipendente è stato determinato dall’uso reiterato “di espressioni scurrili nei confronti del legale rappresentante della società e di altri collaboratori, qualificandoli di inettitudine e scorrettezza con l’uso di espressioni inurbane” piuttosto che nell’uso della posta elettronica da postazione aziendale; in altre parole il dipendente non è stato licenziato per aver utilizzato al di fuori delle esigenze lavorative la casella di posta avuta in dotazione dalla società, bensì per il contenuto offensivo delle “e-mail” riguardanti vertici e collaboratori dell’azienda.
In ordine alle “eccezioni formali sollevate dal lavoratore circa le modalità di acquisizione del testo dei messaggi di posta elettronica”, la Cassazione conferma che la Corte di Appello ha premesso “come non sia contestato che fosse prassi nota la duplicazione periodica di tutti i dati contenuti nei computer aziendali” e che “la prova testimoniale conferma che la lettura di detti file è stata imposta dall’anomalia segnalata dall’amministratore di sistema, il quale l’aveva imputata proprio al tentativo di cancellazione dei file che il sistema conservava, inclusi i messaggi di posta elettronica”. La Corte ne ha tratto il convincimento che non si era trattato “dell’effettuazione di controlli finalizzati all’esatto adempimento dell’obbligazione lavorativa e, a rigore, nemmeno inizialmente destinati all’effettuazione di un controllo di tipo difensivo”, “bensì dell’acquisizione di un dato registrato dalle apparecchiature aziendali, della cui conservazione e duplicazione il lavoratore era al corrente, e la cui lettura era giustificata dall’emergenza di un comportamento inteso ad eludere tale nota prassi e tale da far ragionevolmente insorgere il sospetto dell’effettuazione di condotte lesive di beni sostanzialmente estranei all’adempimento delle obbligazioni lavorative, ma intesi alla difesa di altri beni (in primo luogo l’immagine dell’impresa e la doverosa tutela della dignità di altri lavoratori)”.
Pertanto, considerato che l’acquisizione dei dati era stata effettuata con modalità non eccedenti rispetto alle finalità del controllo e, quindi, nell’osservanza dei criteri di proporzionalità, correttezza e pertinenza; che non sono stati rilevati elementi dai quali desumere che il datore di lavoro avrebbe potuto utilizzare misure e metodi meno invasivi per raggiungere l’obiettivo perseguito, il ricorso del dipendente è stato respinto.

Errato inquadramento previdenziale da inesatte comunicazioni: rilevano anche quelle dirette ad altri fini

Sebbene i provvedimenti d’ufficio di variazione della classificazione dei datori di lavoro ai fini previdenziali hanno effetto retroattivo laddove l’inquadramento iniziale sia stato determinato da inesatte dichiarazioni del datore di lavoro, tali inesatte dichiarazioni (positive o omissive), vanno riferite ad una qualsiasi comunicazione in base alla quale sia evincibile la classificazione.

Il caso giudiziario in esame riguarda un ricorso in appello presentato dall’Inps avverso la sentenza del Giudice di prime cure che aveva accolto l’opposizione di due lavoratori soci accomandatari, contro la cartella esattoriale recante contributi previdenziali omessi, dovuti in ragione del mutamento d’ufficio della classificazione della società da artigiana ad industriale, con decorrenza retroattiva dal 1° settembre 2004, in conseguenza della variazione numero dei dipendenti.
La Corte d’appello aveva rigettato tale impugnazione, sostenendo che nessuna disposizione di legge imponeva alle aziende di effettuare specifiche dichiarazioni destinate al fine esclusivo di consentire all’Inps la verifica dei presupposti per la classificazione dell’impresa.
Ricorreva così in Cassazione l’Istituto previdenziale lamentando che la mera indicazione nelle denunce mensili di un numero di lavoratori superiori in via teorica al numero massimo non può comportare una modificazione automatica da parte dell’Inps dell’inquadramento da artigiano a industria, essendo peraltro necessario verificare se non esista una delle ipotesi eccettuative previste.
Per la Suprema Corte il ricorso è infondato. Difatti, i provvedimenti adottati d’ufficio dall’Inps di variazione della classificazione dei datori di lavoro ai fini previdenziali, con il conseguente trasferimento nel settore economico corrispondente alla effettiva attività svolta, producono effetti dal periodo di paga in corso alla data di notifica del provvedimento di variazione, con esclusione dei casi in cui l’inquadramento iniziale sia stato determinato da inesatte dichiarazioni del datore di lavoro. Orbene, seppur la legge prevede l’effetto retroattivo della variazione nei casi in cui l’inquadramento iniziale sia stato determinato da inesatte dichiarazioni del datore di lavoro, tali inesatte dichiarazioni (positive o omissive), da cui possono derivare gli effetti retroattivi del provvedimento di variazione, vanno riferite ad una qualsiasi comunicazione in base alla quale sia evincibile la classificazione.