La pubblicazione della graduatoria concorsuale non determina la decorrenza del superiore inquadramento

 

La decorrenza economica del superiore inquadramento ad una qualifica funzionale interna alla medesima area professionale a seguito di una procedura concorsuale è quella di effettiva immissione nella qualifica

Il fatto riguarda il ricorso di alcuni dipendenti dell’Agenzia delle Dogane al risarcimento del danno commisurato alle differenze retributive maturate dalla data di pubblicazione della graduatoria del concorso a quella di effettiva immissione nella qualifica.
Accolto in primo grado, la Corte territoriale ha ritenuto che la lesione del diritto vantato dalle ricorrenti si era verificata allorquando, in occasione dell’approvazione della nuova graduatoria, la decorrenza economica del superiore inquadramento era stata fatta decorrere ex nunc e non ex tunc.
Su tale scia il giudice d’appello ha ritenuto evidente la colpa dell’amministrazione, consistita nell’avere inserito in graduatoria concorrenti che non avevano diritto a partecipare alla procedura, danneggiando in tal modo le appellate.
Per la cassazione della sentenza ha proposto ricorso l’Agenzia delle Dogane, tuttavia, il danno che viene in rilievo non deriva dal ritardo nell’approvazione della graduatoria né dall’illegittima formazione della stessa, bensì dalla errata individuazione della data di decorrenza degli effetti economici della progressione.
Pertanto, la responsabilità non è dell’amministrazione ma è fondata sull’inadempimento di un’obbligazione scaturente dal rapporto di lavoro già in essere, poiché il diritto poteva essere fatto valere solo a partire dalla data di pubblicazione della graduatoria, prima di detta data non poteva decorrere il termine di prescrizione.
Pertanto, il ricorso è stato rigettato con conseguente condanna dell’Agenzia al pagamento delle spese del giudizio di legittimità.

Prestazioni a carico del FIS: l’assegno di solidarietà

In appresso, si analizzano brevemente il campo di applicazione, misura, durata e modalità di richiesta dell’assegno di solidarietà a carico del FIS.

Il FIS può garantire un assegno di solidarietà in favore dei dipendenti di datori di lavoro che abbiano occupato mediamente più di 5 lavoratori nel semestre precedente e abbiano stipulato con le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale o con le loro RSA ovvero con la RSU, accordi collettivi aziendali che stabiliscono una riduzione dell’orario di lavoro, al fine di evitare o ridurre le eccedenze di personale nel corso della procedura di riduzione del personale o al fine di evitare licenziamenti plurimi individuali per giustificato motivo oggettivo. Gli accordi collettivi individuano i lavoratori interessati e quantificano la riduzione oraria, fermo restando che essa non può essere superiore al 60% dell’orario giornaliero, settimanale o mensile dei lavoratori interessati. Per ciascun lavoratore, poi, la percentuale di riduzione complessiva dell’orario di lavoro non può essere superiore al 70% nell’arco dell’intero periodo per il quale l’accordo di solidarietà è stipulato. Gli accordi devono anche specificare le modalità attraverso cui, qualora sia necessario soddisfare temporanee esigenze di maggior lavoro, il datore di lavoro può modificare in aumento, nei limiti del normale orario di lavoro, l’orario ridotto. La misura delle prestazioni per le ore di lavoro non prestate è calcolata in modo equivalente a quanto previsto per i trattamenti di cassa integrazione guadagni ordinaria e quindi in misura pari all’80% della retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di lavoro non prestate, comprese tra le ore zero e il limite dell’orario contrattuale. L’assegno di solidarietà può essere corrisposto per un periodo massimo di 12 mesi in un biennio mobile, calcolando le 103 settimane a ritroso dalla fine della prima settimana di riduzione di orario e verificando se in tale arco di tempo siano state già usufruite 52 settimane di riduzione. Occorre rispettare, comunque, il limite complessivo di 24 mesi in un quinquennio mobile, salvo l’eventualità di ricorso all’intervento che dà luogo alla corresponsione dell’assegno di solidarietà, computato nella misura della metà fino al predetto limite e, per intero, oltre. Per l’ammissione all’assegno di solidarietà, il datore di lavoro presenta in via telematica all’Inps domanda di concessione, corredata dall’accordo sindacale e dall’elenco dei lavoratori interessati alla riduzione di orario, sottoscritto dalle organizzazioni sindacali e dal datore di lavoro, entro 7 giorni dalla data di conclusione di questo. La riduzione dell’attività lavorativa deve avere inizio entro il 30° giorno successivo alla data di presentazione della domanda.

Mancato riconoscimento qualifica di imprenditore agricolo professionale: giurisdizione ordinaria

I giudici della Corte di Cassazione, sezioni unite, hanno affermato che le controversie riguardanti i provvedimento di mancato riconoscimento della qualifica di imprenditore agricolo professionale (IAP), rientrano nella giurisdizione del giudice ordinario. La circostanza che l’atto determini la decadenza dalle agevolazioni fiscali fruite per effetto della qualifica di IAP non può ritenersi sufficiente a giustificare l’intervento del giudice tributario (Sentenza 11 settembre 2018, n. 22086).

FATTO

La società agricola ha promosso ricorso dinanzi al giudice tributario contro il provvedimento di mancato riconoscimento della qualifica di imprenditore agricolo professionale, chiedendo altresì la declaratoria di non decadenza delle connesse agevolazioni tributarie fruite in sede di registrazione dell’atto di acquisto per conferimento di un complesso immobiliare rurale da costituire in compendio unico.
I giudici tributari hanno respinto l’impugnativa dichiarando il difetto di giurisdizione.
La società ho proposto, dunque, ricorso in Cassazione sostenendo, in ragione dell’inscindibile connessione tra la richiesta di riconoscimento della qualifica di imprenditore agricolo professionale e la domanda di mantenimento delle conseguenti agevolazioni fiscali fruite in sede di registrazione dell’atto di acquisto, la natura sostanzialmente tributaria della controversia.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE

Confermando la decisione dei giudici tributari, la Corte di Cassazione ha osservato che il provvedimento impugnato riguarda l’accertamento dell’esistenza dei requisiti prescritti dalla legge per ottenere la qualifica di imprenditore agricolo; a fronte di ciò, la domanda di “declaratoria di non intervenuta decadenza dalle agevolazioni tributarie” non può ritenersi del tutto inidonea a radicare la giurisdizione tributaria, non essendo configurabile alcun rapporto di natura tributaria, né sul piano oggettivo, poiché la domanda citata concerne un effetto dell’ottenimento della qualifica anzidetta (e cioè un aspetto successivo alla richiesta di questa), né sul piano soggettivo, in assenza di un soggetto dotato di potestas impositiva.
Perciò, secondo la Suprema Corte, nei confronti di tale provvedimento la giurisdizione deve ritenersi devoluta al giudice ordinario, poiché l’oggetto del giudizio è costituito dall’accertamento, in capo al soggetto, dei requisiti stabiliti dalla legge per ottenere la qualifica di imprenditore agricolo professionale; la pretesa attiene, pertanto, a una posizione di diritto soggettivo, senza che ne risultino coinvolti provvedimenti autoritativi con profili di discrezionalità.
Invero, precisano i giudici della Corte Suprema, la giurisdizione tributaria comprende le controversie aventi ad oggetto “tributi di ogni genere e specie comunque denominati”. Ciò significa che occorre, da un lato, che si tratti di controversie in cui sia configurabile un rapporto di natura effettivamente tributaria, cioè concernente prestazioni patrimoniali imposte di natura tributaria, al fine di evitare la violazione del divieto costituzionale di istituire giudici speciali, e, dall’altro, che alla controversia non sia estraneo l’esercizio del potere impositivo sussumibile nello schema potestà-soggezione, proprio del rapporto tributario, il quale non è configurabile in assenza di un soggetto investito, in senso lato, di potestas impositiva.

Accertamento: legittimo se svela operazioni imponibili riferite alla società

In caso di accertamento riferibile a movimentazioni sui conti bancari del socio di maggioranza/amministratore della società cointestati con familiari opera la presunzione di natura fittizia di operazioni imponibili riferibili alla società (Corte di cassazione – ordinanza n. 22224/2018).

Cosi si è espressa la Corte di Cassazione in presenza della ricorrenza congiunta dei seguenti elementi: società a ristretta base, costituita da soli due soci, conto intestato a padre convivente del socio di maggioranza ed amministratore della società, movimentazioni bancarie su detto conto assolutamente incompatibili con i dati relativi alle dichiarazioni del soggetto terzo titolare di autonoma ditta individuale.

In tema di accertamenti fiscali, tanto in tema di imposte sui redditi, quanto in materia di IVA, le presunzioni ivi stabilite secondo cui le movimentazioni sui conti bancari risultanti dai dati acquisiti dall’Ufficio si presumono conseguenza di operazioni imponibili, operano anche in relazione alle società di capitali con riferimento alle somme di denaro movimentate sui conti intestati ai soci o ai loro congiunti, conti che debbono ritenersi riferibili alla società contribuente stessa, in presenza di alcuni elementi sintomatici, come la ristretta compagine sociale ed il rapporto di stretta contiguità familiare tra l’amministratore, o i soci, ed i congiunti intestatari dei conti bancari soggetti a verifica, risultando, in tal caso, particolarmente elevata la probabilità che le movimentazioni sui conti bancari dei soci e dei loro familiari debbano, in difetto di specifiche ed analitiche dimostrazioni di segno contrario, ascriversi allo stesso ente sottoposto a verifica.

Rettifica decennale della detrazione IVA nei contratti di leasing immobiliare

18 SETT 2018 In caso di assegnazione di immobili acquisiti mediante contratto di leasing per i quali sia stata esercitata l’opzione d’acquisto, ai fini del computo del periodo decennale di rettifica della detrazione occorre, di regola, fare riferimento alla data di esercizio del diritto di acquisto del bene da parte della società utilizzatrice (Agenzia delle entrate – interpello n. 3 del 2018).

 

Il periodo decennale di sorveglianza per operare la rettifica della detrazione dell’IVA, per i fabbricati e per le porzioni di fabbricati, decorre dall’acquisto o dalla ultimazione degli stessi.
La rettifica deve essere effettuata tenendo conto del momento di acquisto o ultimazione dei beni immobili da parte delle società scisse, a nulla rilevando le modalità di acquisizione degli stessi (acquisto-costruzione, in appalto-acquisizione, in leasing)”.
In caso di assegnazione di immobili acquisiti mediante contratto di leasing per i quali sia stata esercitata l’opzione d’acquisto, ai fini del computo del periodo decennale di rettifica della detrazione occorre, di regola, fare riferimento alla data di esercizio del diritto di acquisto del bene da parte della società utilizzatrice. È da tale momento, infatti, che decorre il periodo decennale di “tutela fiscale”.
Ai fini dell’individuazione del dies a quo per il computo del periodo di sorveglianza decennale per la rettifica della detrazione dell’IVA, fa espresso riferimento, “di regola”, alla data di esercizio del diritto di acquisto del bene da parte della società utilizzatrice.
Occorrerà, perciò, valutare se, in presenza di particolari circostanze, i beni immobili possano considerarsi sostanzialmente acquistati prima della data di esercizio del diritto di acquisto in sede di riscatto finale.
Tali circostanze possono configurarsi nel caso in cui il maxi canone iniziale risulti di importo eccessivamente elevato rispetto all’ammontare totale della locazione finanziaria e in altri casi similari.
Qualora, le predette circostanze non ricorrono, non si deve rettificare la detrazione dell’IVA assolta sui canoni di leasing.