Irripetibilità dell’indebito pensionistico: inapplicabilità del principio ai trattamenti previdenziali

L’indennità di mobilità è, di certo, trattamento previdenziale ma non pensionistico, con connotazione di tipica prestazione di sicurezza sociale volta al sostegno economico di chi si trova in stato di bisogno. Di qui, nel caso di pagamenti erroneamente effettuati dall’Inps, non risulta applicabile il principio di irripetibilità dell’indebito pensionistico, anche considerando la specialità della norma di legge, il che ne esclude l’interpretazione analogica e la sua applicazione a qualunque prestazione previdenziale (Corte di Cassazione, sentenza 02 dicembre 2019, n. 31373)

Una Corte d’appello territoriale, in riforma della decisione del Tribunale di primo grado, aveva accolto la domanda proposta dagli eredi di un lavoratore nei confronti dell’INPS, ritenendo insussistente il diritto dell’Istituto alla ripetizione dei ratei dell’assegno ordinario di invalidità erogati, per avere percepito il dante causa, nel medesimo periodo, anche il trattamento di mobilità, senza effettuare l’opzione per l’uno o l’altro trattamento. La Corte territoriale, ricondotta l’erogazione della doppia prestazione ad un errore imputabile all’Istituto, consistito nella mancata valutazione di dati ad esso noti o comunque disponibili e verificabili, nonchè ravvisata la buona fede del percettore delle due prestazioni, ha ritenuto applicabile la previsione per cui, in caso di errore di qualsiasi natura in sede di attribuzione, erogazione o riliquidazione della prestazione, non si fa luogo al recupero delle somme corrisposte, salvo che l’indebita percezione sia dovuta a dolo dell’interessato (art. 52, L. n. 88/1989).
Avverso la sentenza ricorre così in Cassazione l’Inps, lamentando la non conformità a diritto della pronunzia resa dalla Corte di merito e assumendo che la previsione normativa citata (art. 52, L. n. 88/1989) debba riferirsi esclusivamente a prestazioni pensionistiche in tutto o in parte non dovute o a trattamenti di famiglia. Di qui, vertendo la fattispecie in tema di pagamenti effettuati senza titolo (indennità di mobilità indebitamente percepita), si imponeva il riferimento alla ordinaria disciplina codicistica dell’indebito oggettivo.
Per la Suprema Corte il ricorso è da accogliere.
L’iniziativa dell’Ente previdenziale volta al recupero della somma, ha avuto ad oggetto i ratei dell’indennità di mobilità riscossi dal dante causa, titolare dell’assegno ordinario di invalidità, per il periodo in cui il medesimo aveva esercitato l’opzione in favore dell’assegno ordinario di invalidità. E’ dunque in riferimento al trattamento previdenziale di mobilità, indebitamente goduto dall’assicurato, che occorre verificare la corretta o falsa applicazione del disposto normativo.
Orbene, il trattamento di mobilità è, di certo, trattamento previdenziale ma non pensionistico, con connotazione di tipica prestazione di sicurezza sociale volta al sostegno economico di chi si trova in stato di bisogno. Tanto basterebbe per escludere la fattispecie in esame dall’alveo di applicabilità del principio di irripetibilità dell’indebito pensionistico.
In ogni caso, secondo consolidata giurisprudenza di legittimità, il carattere eccezionale della disposizione sull’indebito implica che essa non sia suscettibile di interpretazione analogica ed esclude la sua applicazione a qualunque prestazione previdenziale (Corte di Cassazione, sentenza n. 28517/2008), per le quali occorre, invece, fare riferimento alla disciplina generale dell’indebito oggettivo (art. 2033 c.c.).

Spese veterinarie, come calcolare la detrazione dal 2020

Dal 2020 sono in vigore le nuove regole sul calcolo delle detrazioni ed è stata elevato a 500 euro l’importo massimo detraibile delle spese veterinarie (art. 1, co. 361, L. n. 160/2019).

A decorrere dal 1° gennaio 2020, le spese veterinarie sostenute per gli animali legalmente detenuti a scopo di compagnia e pratica sportiva, con esclusione di quelli da allevamento, riproduzione, destinati al consumo alimentare, sono detraibili dall’imposta lorda calcolata ai fini IRPEF nella misura del 19% fino all’importo di euro 500,00 limitatamente alla parte che eccede euro 129,11. Il limite di detraibilità è unico per tutte le spese veterinarie sostenute, indipendentemente dal numero di animali posseduti.

Inoltre, sempre da quest’anno, la detrazione spetta a condizione che l’onere sia sostenuto con pagamenti tracciati (versamento bancario o postale, carte di debito, di credito e prepagate, assegni bancari e circolari ovvero mediante altri sistemi di pagamento). Sempre dal 2020, la detrazione spetta:
– per l’intero importo qualora il reddito complessivo non ecceda 120.000 euro;
– per la parte corrispondente al rapporto tra l’importo di 240.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e 120.000 euro, qualora il reddito complessivo sia superiore a 120.000 euro.

La detrazione non spetta invece se il reddito complessivo supera i 240.000 euro. Ai fini del computo, il reddito complessivo deve essere assunto al netto del reddito dell’unità immobiliare adibita ad abitazione principale e di quello delle relative pertinenze.

Il Fisco risponde sulle detrazioni per gli immobili con misure antisismiche

L’Agenzia delle entrate con la risposta 16 gennaio 2020, n. 5 fornisce chiarimenti sulla detrazione spettante agli acquirenti delle unità immobiliari vendute da imprese di costruzione o ristrutturazione immobiliare che abbiano realizzato interventi relativi all’adozione di misure antisismiche

La detrazione, spettante agli acquirenti delle unità immobiliari vendute da imprese di costruzione o ristrutturazione immobiliare che abbiano realizzato interventi relativi all’adozione di misure antisismiche mediante interventi di demolizione e ricostruzione di interi edifici, anche con variazione volumetrica rispetto all’edificio preesistente, ove le norme urbanistiche vigenti lo consentano, dai quali derivi una riduzione del rischio sismico che determini il passaggio ad una o a due classi di rischio inferiore, è disciplinata dall’articolo 16, comma 1-septies del decreto legge 4 giugno 2013, n. 63.
Ai fini della detrazione, gli edifici oggetto dell’intervento di riduzione del rischio sismico devono essere ubicati in comuni ricadenti nelle zone sismiche 1, 2 e 3 e le imprese di costruzione o ristrutturazione immobiliare devono provvedere, entro diciotto mesi dalla data di conclusione dei lavori, alla successiva alienazione dell’immobile.
La detrazione è pari al 75 o all’85 per cento (a seconda che l’intervento di demolizione e ricostruzione determini il passaggio ad una o a due classi di rischio sismico inferiore) del prezzo della singola unità immobiliare, risultante nell’atto pubblico di compravendita e, comunque, calcolata entro un ammontare massimo di spesa pari a 96.000 euro per ciascuna unità immobiliare.
Gli acquirenti delle unità immobiliari, inoltre, possono optare, in luogo della detrazione, per la cessione del corrispondente credito alle imprese che hanno effettuatogli interventi ovvero ad altri soggetti privati, con la facoltà di successiva cessione del credito. La cessione non può essere effettuata a istituti di credito e intermediari finanziari.
I contribuenti beneficiari delle detrazioni per gli interventi di riduzione del rischio sismico potevano, per le spese sostenute entro il 31 dicembre 2019, optare per un contributo di pari ammontare, sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto, anticipato dal fornitore che ha effettuato gli interventi.
Dal 1° gennaio 2020, tuttavia, la disposizione appena citata non è più vigente, a seguito dell’abrogazione dell’articolo 10, comma 2 del decreto legge 30 aprile 2019, n. 34 (che ha introdotto il citato comma 1-octies nell’articolo 16 del decreto legge n. 63 del 2013) ad opera dell’articolo 1, comma 176 della legge 27dicembre 2019, n. 160 (legge Bilancio 2020).
Nella fattispecie esaminata dal Fisco la società istante che svolge prevalentemente la seguente attività: “servizi forniti da revisori contabili – codice ATECO ZZZ” dichiara di voler realizzare “unità immobiliari risultanti da demolizione e ricostruzione di preesistenti edifici, per il tramite di una costituenda partecipata di cui deterrà una quota probabilmente maggioritaria. L’intervento edilizio, tra fase progettuale e realizzativa, avrà una durata di circa un anno e mezzo. In questo lasso di tempo saranno stipulati dei preliminari notarili in cui verrà dato conto che le costruende unità immobiliari avranno tutti i requisiti per beneficiare della detrazione in commento, considerato che sarà già stato redatto il progetto attestante la tipologia dell’intervento e il miglioramento sismico ottenibile. Alla sottoscrizione del preliminare e anche successivamente i promissari acquirenti verseranno caparre ed acconti.
Al riguardo, l’Amministrazione finanziaria con la risposta in oggetto fornisce i seguenti chiarimenti:
1. La qualificazione di un’opera edilizia (quale risultante dal futuro titolo amministrativo di autorizzazione dei lavori) spetta, in ultima analisi, al Comune o ad altro ente territoriale, in qualità di organo competente in tema di classificazioni urbanistiche e presuppone valutazioni di natura tecnica che esulano dalle competenze dell’Agenzia delle entrate.
Nel merito occorre, tuttavia, evidenziare che la disposizione normativa di cui articolo 16, comma 1-septies del citato decreto legge n. 63 del 2013, prevede per gli acquirenti la possibilità di fruire della detrazione anche per gli interventi realizzati dall’impresa di costruzione “mediante demolizione e ricostruzione di interi edifici, allo scopo di ridurne il rischio sismico, anche con variazione volumetrica rispetto all’edificio preesistente”.
La disposizione, pertanto, si applica anche nell’ipotesi in cui la demolizione e ricostruzione dell’edificio abbia determinato un aumento volumetrico rispetto a quello preesistente, sempreché le disposizioni normative urbanistiche in vigore permettano tale variazione.
2. È possibile beneficiare della detrazione anche con riferimento ad eventuali importi versati in acconto, a condizione, tuttavia, che il preliminare di vendita dell’immobile sia registrato entro la data di presentazione della dichiarazione dei redditi nella quale si intende fruire della detrazione.
Al riguardo si ricorda altresì che è necessario che si realizzi anche il presupposto costituito dell’ultimazione dei lavori riguardanti l’intero fabbricato.
Pertanto, la detrazione potrà essere fruita dall’acquirente solo dall’anno di imposta in cui detti lavori siano stati ultimati.

Ciò considerato, se a ultimazione dei lavori, gli acconti sono pagati in un anno diverso da quello in cui è stipulato il rogito, il contribuente ha la possibilità di far valere la detrazione degli importi versati in acconto o nel periodo di imposta in cui questi sono stati pagati o nel periodo di imposta in cui ha stipulato il rogito.
3. Anche nell’ipotesi di acquisto di unità immobiliari oggetto dell’interpello non è necessario, ai fini della detrazione, l’effettuazione da parte dell’acquirente di un pagamento con bonifico bancario o postale.
4.In ordine alla possibilità di applicare anche alla fattispecie della vendita di immobili, oggetto della presente istanza di interpello, la disposizione in base alle quali il soggetto avente diritto alle detrazioni può optare, alternativamente, in luogo dell’utilizzo diretto delle stesse, per la cessione del corrispondente credito ai fornitori o ad altri soggetti privati ovvero per un contributo di pari ammontare, sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto, anticipato dal fornitore che ha effettuato gli interventi e a quest’ultimo rimborsato sotto forma di credito d’imposta, si fa presente che, come già precisato, dal 1° gennaio 2020, l’articolo 1, comma 176 della legge 27 dicembre 2019, n. 160 (legge Bilancio 2020) ha abrogato l’articolo 10, comma 2 del decreto legge 30 aprile 2019, n. 34 che ha introdotto il citato comma 1-octies nell’articolo 16 del decreto legge n. 63 del 2013.
Pertanto, a decorrere dal 2020 sarà possibile eventualmente avvalersi solo della cessione del credito, da comunicare all’Agenzia delle entrate utilizzandole funzionalità rese disponibili nell’area riservata del sito internet dell’Agenzia delle entrate o, in alternativa, il modello specifico e più precisamente facendo riferimento agli interventi di cui alla casella n. 15 denominata”Demolizione e ricostruzione intero immobile sito in un comune ricadente in zona a rischio sismico 1, 2 e 3 (passaggio a una classe di rischio inferiore)” e alla casella n. 16 denominata “Demolizione e ricostruzione intero immobile sito in un comune ricadente in zona a rischio sismico 1, 2 e 3 (passaggio a due classi di rischio inferiori)”.

5. La cessione del credito corrispondente alla detrazione può essere effettuata nei confronti dell’impresa costruttrice ovvero di altri soggetti privati, con la facoltà di successiva cessione del credito. Ne consegue che non sussistono ostacoli alla cedibilità, successiva alla prima, del credito in esame alla società istante o alle persone fisiche che dovessero entrare a far parte della compagine societaria della newco, nel momento in cui i richiamati soggetti dovessero acquisire la partecipazione descritta nella newco.

FSBA: nuove regole assegno ordinario

Il Consiglio Direttivo del Fondo di solidarietà bilaterale per l’artigianato (FSBA), lo scorso dicembre, ha deliberato le regole che disciplinano l’Assegno Ordinario FSBA nell’anno 2020.

Il Consiglio Direttivo di FSBA, con comunicazione FSBA prot. 199 del 18/12/2019, ha deliberato che la durata massima della prestazione dell’Assegno Ordinario FSBA è stata fissata in via definitiva in 20 settimane nel biennio mobile.
Inoltre, è stata confermata, con validità estesa fino al 31 dicembre 2020, la sospensione sperimentale dell’applicazione dell’art. 14 del Regolamento di FSBA, che riguarda l’utilizzo degli strumenti contrattuali prima della sospensione/riduzione dell’orario. Pertanto, sarà possibile presentare domanda di FSBA anche in caso di ferie e permessi residui.
Infine è stato reso definitivo l’aggancio della prestazione FSBA al massimale mensile più elevato previsto dall’INPS per i trattamenti di integrazione salariale (nel 2019 fissato nell’importo lordo di 1.193,75 euro).

Sottoscritto il nuovo CCNL degli Enti Previdenziali Privati:

Firmato il rinnovo del  CCNL per il Personale non dirigente degli Enti Previdenziali Privati

Il CCNL decorre dall’1/1/2019 e scadrà il 31/12/2021.
I nuovi tabellari sono quelli riportati nella tabella che segue.

Livello

Minimo Tabellare

Mensile 2019 (diviso 13)

Minimo Tabellare

 Mensile 2020 (diviso 13)

Minimo Tabellare

Mensile 2021 (diviso 13)

Quadri 3.847,88 3.885,94 3.920,20
A1 2.685,50 2.712,06 2.735,97
A2 2.450,74 2.474,98 2.496,79
A3 2.341,94 2.365,11 2.385,95
B1 2.233,15 2.255,24 2.275,11
B2 2.038,46 2.058,63 2.076,77
B3 1.981,20 2.000,80 2.018,44
C1 1.923,94 1.942,97 1.960,10
C2 1.826,60    
C3 1.775,07    
D1 1.723,53    
1R1 4.695,33 4.741,78 4.783,58
1R2 3.847,88 3.885,94 3.920,20
1R3 2.840,11 2.868,20 2.893,48
2R1 2.490,82 2.515,45 2.537,63
2R2 2.261,78 2.284,15 2.304,28
2R3 2.101,45 2.122,23 2.140,94

 

Apicali
Al personale che abbia acquisito competenza professionale in forza della permanenza da almeno quattro anni nei livelli apicali A1, B1, E1, C1, 1-R1 e 2-R1, sarà attribuito un ulteriore elemento fissato nella misura del 3% della retribuzione tabellare, non revocabile ma riassorbibile in caso di aumenti retributivi conseguenti a passaggi di area.
A decorrere dall’1/1/2020 è introdotto un elemento retributivo aggiuntivo con le stesse caratteristiche e alle medesime condizioni, anche economiche, di cui al precedente punto.
Ai fini della decorrenza, in fase di prima applicazione, per il Personale al quale è già corrisposto l’assegno apicale di cui al punto 4 della presente tabella, l’ulteriore elemento sarà riconosciuto prendendo a riferimento la data dell’1/1/2019. Per i dipendenti che all’1/1/2019 beneficiavano da almeno 10 anni dell’assegno apicale, l’ulteriore elemento retributivo è erogato a decorrere dall’1/1/2021.