Edilizia: indicazioni Inps sulla riduzione contributiva per il 2018

Con riferimento alle imprese edili, i datori di lavoro possono inviare le domande per l’applicazione della riduzione contributiva, per l’anno 2018, fino al 15 marzo 2019.

L’agevolazione – confermata, per l’anno 2018, nella misura dell’11,50% – consiste in una riduzione sui contributi dovuti per le assicurazioni sociali diverse da quella pensionistica e si applica ai soli operai occupati per 40 ore a settimana, pertanto non spetta per i lavoratori a tempo parziale.
I datori di lavoro interessati possono inviare le domande per l’applicazione della riduzione contributiva relativa al 2018 fino al 15 marzo 2019.
Ai fini dell’accesso al beneficio, il datore di lavoro deve, tra l’altro, possedere i requisiti di regolarità contributiva attestata tramite il documento unico di regolarità contributiva, fermi restando gli altri obblighi di legge e il rispetto degli accordi e contratti collettivi nazionali, nonché di quelli regionali, territoriali o aziendali, laddove sottoscritti, stipulati dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale; non deve aver riportato condanne passate in giudicato per la violazione in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro nel quinquennio antecedente la data di applicazione dell’agevolazione.
La riduzione in parola non spetta, inoltre, per quei lavoratori per i quali sono previste specifiche agevolazioni contributive ad altro titolo (ad esempio, l’incentivo Occupazione Mezzogiorno per le assunzioni a tempo indeterminato effettuate nel corso del 2018), nonché in presenza di contratti di solidarietà.
Le istanze per la riduzione contributiva devono essere inviate telematicamente avvalendosi del modulo “Rid-Edil”, disponibile all’interno del cassetto previdenziale aziende dell’INPS, nella sezione “Comunicazioni on-line”, funzionalità “Invio nuova comunicazione”. In caso di definizione delle istanze stesse con esito positivo, al fine di consentire il godimento del beneficio, sarà attribuito alla posizione contributiva interessata il codice di autorizzazione 7N, per il periodo da dicembre 2018 a febbraio 2019; l’esito sarà visualizzabile all’interno del cassetto previdenziale aziende. In ogni caso lo sgravio si riferirà al periodo che va da gennaio a dicembre 2018. Laddove, invece, dovesse essere accertata la non veridicità della dichiarazione resa dal datore ai fini dell’accesso al beneficio, le Strutture INPS, oltre all’attivazione nei riguardi dell’autorità giudiziaria, procedono al recupero delle somme indebitamente fruite.
Il beneficio può essere fruito avvalendosi delle denunce contributive Uniemens fino al mese di competenza febbraio 2019.

Nuovo Piano Sanitario Unisalute per il CCNL Uneba

14 dic 2018 Siglato l’11/12/2018, tra la Compagnia assicuratrice Unisalute S.p.A. e UNEBA, FP-CGIL, FISASCAT-CISL, FP ClSL, UILTUCS, UIL FPL, l’accordo quadro per regolare l’avvio dell’assistenza sanitaria Integrativa.

Le parti intendono proseguire l’assistenza sanitaria così come voluta nell’accordo del 2015 teso a regolare l’avvio dell’assistenza sanitaria Integrativa, per i dipendenti che applicano il CCNL per il personale dipendente dalle realtà del settore assistenziale, sociale, socio-sanitario, educativo, nonché da tutte le altre istituzioni di assistenza e beneficenza (CCNL UNEBA).
Si sono svolti una serie di incontri tra le parti volti a definire le nuove condizioni di polizza, venendo a scadenza al prossimo 31/12/2018.
Con tale accordo si è reso disponibile il Piano Sanitario 2019-2020 che precisa le nuove condizioni assicurative, a valere dal prossimo 1/1/2019.
Per i primi tre mesi del 2019 (gennaio, febbraio, marzo) la rete delle struttura convenzionate Unisalute rimarrà invariata. Entro il 31/3/2019 le parti si incontreranno per ridefinire concordemente la nuova rete di strutture convenzionate con Unisalute, che avrà effetto solamente dall’1/4/2019.
L’accordo è da intendersi rinnovato per due anni (1 + 1), con scadenza 31/12/2020.
Le parti possono disdettare detto accordo entro il 30/11/2019.
A tutte le autorizzazioni già rilasciate da Unisalute alla data dell’11/12/2018 per prestazioni da effettuarsi dall’1/1/2019 al 31/1/2019 saranno applicate le condizioni previste dall’attuale polizza in scadenza al 31/12/2018.

Scadenza dei termini del voucher per la digitalizzazione delle PMI

Ultimo giorno dei termini per l’ultimazione delle spese connesse agli interventi di digitalizzazione dei processi aziendali e di ammodernamento tecnologico delle imprese assegnatarie dei voucher.

Si rammenta che il Ministero dello Sviluppo Economico, con il decreto del 1° agosto 2018, ha ritenuto opportuno accordare la proroga del termine di ultimazione delle spese, nella misura di tre mesi, a fronte delle diverse segnalazioni da parte delle associazioni nazionali di categoria, nonché da singole imprese assegnatarie del voucher, con le quali è stato richiesto allo stesso Ministero di prorogare il termine previsto per l’ultimazione delle spese, fissato inizialmente al 14 settembre 2018, in considerazione del prolungamento dei tempi di comunicazione dell’importo dell’agevolazione concessa a ciascuna impresa, così da consentire alle imprese assegnatarie del voucher di completare i progetti di digitalizzazione dei processi aziendali e di ammodernamento tecnologico.
Pertanto, Il progetto deve essere ultimato entro il 14 dicembre 2018 mentre la richiesta di erogazione deve essere presentata, dopo il pagamento a saldo di tutte le spese, entro il 14 marzo 2019.
Restano salve le altre disposizioni contenute nel D.M. 24 ottobre 2017, relative alle modalità e ai termini di presentazione delle domande, come modificato dal D.M. 14 marzo 2018.

Irap: solo con l’autonoma organizzazione il professionista paga

La corresponsione di compensi a terzi non costituisce indice di autonoma organizzazione, costitutivo del presupposto impositivo Irap, dovendo accertarsi la concomitanza di altri elementi sintomatici, quali l’avvalimento di dipendenti, o dell’opera di terzi di cui il professionista non abbia strettamente bisogno per la propria attività, ovvero l’acquisto di beni e servizi non strettamente strumentali all’attività esercitata (Corte di cassazione – sentenza n. 32113/2018).

Il requisito dell’autonoma organizzazione ricorre quando il contribuente:
– sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse;
– impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui”.

L’Irap coinvolge una capacità produttiva “impersonale ed aggiuntiva” rispetto a quella propria del contribuente e colpisce quella parte aggiuntiva di reddito derivante dalla presenza di una struttura organizzativa esterna che, per numero, importanza e valore economico, sia suscettibile di creare un valore aggiunto rispetto alla mera attività dello stesso contribuente. In tal senso è il surplus di attività agevolata dalla struttura organizzativa che coadiuva ed integra il contribuente ad essere interessato dall’imposizione che colpisce l’incremento potenziale che si viene a realizzare rispetto alla produttività auto organizzata del solo lavoro personale.

Ravvedimento in caso di compensazione del credito oltre il limite legale

L’utilizzo in compensazione del credito IVA, oltre il limite massimo legale annuale equivale al mancato versamento del corrispondente tributo alla scadenza prevista. Di conseguenza, per beneficiare del ravvedimento operoso, occorre necessariamente corrispondere, oltre alla sanzione ridotta anche l’eccedenza d’imposta non compensabile. In caso contrario è dovuta la sanzione in misura piena. (Corte di Cassazione – Ordinanza n. 31706/2018)

FATTO

L’Agenzia delle Entrate ha contestato alla società contribuente l’utilizzo in compensazione del credito IVA oltre il limite legale annuale (nel caso di specie 1 miliardo delle vecchie Lire); a fronte di tale rilievo la società ha provveduto ad effettuare il ravvedimento operoso versando la sola sanzione, nella misura ridotta prevista dalla disciplina del ravvedimento per l’ipotesi di tardivo versamento.
L’Agenzia delle Entrate ha ritenuto non valido il ravvedimento operoso con le modalità adottate dalla società, in considerazione del mancato versamento dell’imposta indebitamente compensata; pertanto, ha irrogato la sanzione in misura piena prevista per l’ipotesi di omesso versamento (30 per cento) dell’imposta indebitamente compensata.
I giudici tributari hanno accolto il ricorso della società rilevando che la mancata applicazione del limite della detraibilità nel corso dell’anno non fa venir meno il diritto alla detraibilità, ma ne determina solo il rinvio al periodo impositivo successivo. Di conseguenza, secondo i giudici tributari, l’infrazione non determina alcun indebito utilizzo del credito d’imposta, ma semplicemente un ritardo nel versamento dell’imposta, che può ritenersi sanato con il pagamento della sanzione ridotta del ravvedimento operoso.
La decisione dei giudici tributari, tuttavia, è stata riformata dalla Corte Suprema che ha dichiarato la legittimità della pretesa tributaria.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE

Accogliendo le eccezioni dell’Amministrazione finanziaria, la Corte di Cassazione ha osservato che il superamento del limite massimo annuale previsto dalla legge dei crediti d’imposta compensabili equivale al mancato versamento di parte del tributo alle scadenze previste. Tale infrazione è soggetta alla sanzione nella misura del 30 per cento, analogamente all’ipotesi di utilizzo di crediti in compensazione in assenza dei relativi presupposti.
I giudici della Suprema Corte hanno precisato, inoltre, che l’errata utilizzazione della compensazione in assenza dei relativi presupposti, non integra una violazione meramente formale poiché comporta il mancato versamento di parte del tributo alle scadenze previste e determina il ritardato incasso erariale, con conseguente deficit di cassa, sia pure transitorio.
Ricorrendo l’ipotesi di omesso versamento dell’imposta, dunque, l’infrazione può essere sanata, in sede di ravvedimento operoso, unicamente con il pagamento dell’imposta non versata e della sanzione in misura ridotta, e non già con il pagamento della sola sanzione prevista da quest’ultima disposizione, dovendo altrimenti la definizione ritenersi incompleta e il comportamento sanzionabile in misura piena.
In conclusione la Corte di Cassazione ha affermato il seguente principio di diritto: “in tema di IVA, il superamento del limite massimo legale dei crediti d’imposta compensabili equivale al mancato versamento di parte del tributo alle scadenze previste, con la conseguenza che, ove il contribuente voglia validamente beneficiare del ravvedimento operoso, deve necessariamente corrispondere, oltre alla sanzione indicata dalla predetta disposizione, anche l’eccedenza d’imposta non compensabile”.