Uso promiscuo dell’abitazione del professionista: condizioni di deducibilità del costo

Nella determinazione del reddito di lavoro autonomo professionale è ammesso in deduzione il costo dell’immobile adibito ad uso promiscuo “abitazione e ufficio”. A tal fine, il professionista non deve avere la disponibilità di altro immobile per l’esercizio dell’attività nel medesimo comune (Corte di Cassazione – Ordinanza 04 dicembre 2019, n. 31621)

Ai fini delle imposte sui redditi, il TUIR stabilisce che per gli immobili utilizzati promiscuamente dal professionista è deducibile una somma pari al 50 per cento della rendita ovvero, in caso di immobili acquisiti mediante locazione, anche finanziaria, un importo pari al 50 per cento del relativo canone, a condizione che lo stesso professionista non disponga nel medesimo comune di altro immobile adibito esclusivamente all’esercizio dell’arte o professione.
In proposito, la Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito che hanno escluso che il professionista potesse dedurre il 50% della rendita o del canone di locazione dell’immobile adibito ad uso promiscuo (abitazione ed ufficio), poiché disponeva di altro immobile, adibito esclusivamente all’uso professionale e non a quello abitativo, a nulla rilevando che alcuni locali fossero locati ad altri professionisti.
Secondo i giudici della Suprema Corte la deducibilità deve intendersi condizionata al fatto che il contribuente non disponga nel medesimo comune di altro immobile adibito esclusivamente all’esercizio della professione; l’avverbio “esclusivamente”, contenuto nella norma, deve leggersi in contrapposizione all’avverbio “promiscuamente”, coerentemente con la ratio legis, che evidentemente riconosce una deduzione pari al 50% della rendita catastale nei soli casi in cui il professionista utilizza un bene immobile promiscuamente per l’esercizio dell’attività dell’impresa e per il proprio uso personale o familiare, subordinandola alla condizione che egli non disponga di un altro immobile nello stesso comune, ove svolga esclusivamente l’attività professionale.

E’ applicabile il rinnovo del CCNL GAS e ACQUA

Sciolta la riserva sul rinnovo del CCNL del Settore Gas-Acqua applicabile

 

Viene riportato il valore dei nuovi minimi tabellari integrati per ciascun livello di inquadramento alle decorrenze indicate,

Livello

Minimo all’1/12/2019

Minimo all’1/9/2020

Minimo all’1/9/2021

Quadro 3.002,70 3.041,86 3.083,82
8 2.711,64 2.747,01 2.784,90
7 2.505,39 2.538,07 2.573,08
6 2.298,91 2.328,89 2.361,01
5 2.093,44 2.120,74 2.149,99
4 1.965,70 1.991,34 2.018,81
3 1.839,04 1.863,03 1.888,73
2 1.662,50 1.684,18 1.707,41
1 1.495,79 1.515,30 1.536,20

 

Una tantum
Per il periodo pregresso si procederà inoltre al pagamento ai lavoratori in forza alla data dell’1/12/2019 di una somma forfettaria pari a 100 euro sui parametro medio, in forma di una tantum, per gli importi di cui alla tabella che segue.

Livello

Una tantum

Q 139,86
8 126,31
7 116,70
6 107,08
5 97,51
4 91,56
3 85,66
2 77,44
1 69,67

Tale importo, già comprensivo di qualsiasi incremento retributivo riferibile al periodo 1/6/2019-30/11/2019, è escluso dalla base di calcolo del TFR ed è stato quantificato considerando in esso anche i riflessi sugli istituti retributivi diretti ed indiretti, di origine o legale contrattuale ed è quindi comprensivo degli stessi.
L’importo forfettario, per le quote spettanti, è corrisposto in unica soluzione con la retribuzione del mese di dicembre 2019, in misura pari ad 1/6 per mese intero di servizio prestato da ciascun lavoratore nel periodo sopra indicato; si intende per mese intero la frazione di mese pari o superiore a 15 giorni.

Welfare
A decorrere dall’1/7/2020 la quota destinata ai finanziamento del welfare contrattuale di settore è incrementata di un importo ulteriore pari a 5,00 euro per ogni mensilità imponibile. La ripartizione della suddetta quota tra l’incremento della contribuzione a carico azienda in favore dei lavoratori iscritti ai Fondi di Previdenza complementare negoziali di settore ed il finanziamento di altri istituti di welfare contrattuale, anche di nuova istituzione, sarà oggetto di accordo tra le Parti, anche a livello di singola associazione, entro il 30/6/2020.

Produttività
La quota di incremento destinata alla pattuizione di elementi retributivi da collegare ad incrementi di produttività/redditività/competitività è annuale ed è stata quantificata considerando in essa anche i riflessi sugli istituti retributivi diretti ed indiretti, di origine legale o contrattuale, ed è quindi comprensiva degli stessi. L’importo sarà utilizzato per la definizione/incremento dei premi di risultato nel periodo considerato, secondo i criteri da definire in sede di contrattazione aziendale.
Il valore di ciascun scaglione della quota sarà annualmente erogato a livello aziendale, in caso di raggiungimento degli obiettivi di produttività/redditività/competitività, sotto forma di “una tantum” secondo le modalità definite negli specifici accordi aziendali ed in linea con la legislazione vigente sui premi di risultato. Resta inteso che Se quote indicate per ciascun anno di competenza saranno erogate, ricorrendone i presupposti stabiliti dalla contrattazione aziendale, nell’anno successivo.

Decorrenza

2020

2021

Importo complessivo su parametro medio 143,53 € 238,00 € 238,00

Regolamento guardie giurate a bordo di navi mercantili italiane in acque internazionali a rischio

Il DM 7 novembre 2019, n. 139 disciplina l’impiego delle guardie giurate a bordo delle navi mercantili battenti bandiera italiana che transitano in acque internazionali a rischio pirateria, le modalità per l’acquisto, l’imbarco, lo sbarco, il porto, il trasporto e l’utilizzo delle armi e del relativo munizionamento, nonché i rapporti tra le guardie giurate e il comandante della nave con riguardo alle modalità operative di svolgimento dei servizi a bordo.

I servizi di protezione del naviglio mercantile sono svolti dalle guardie giurate in relazione a quanto previsto dall’articolo 5, commi 4 e 5, del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130, in possesso dei seguenti requisiti:
a) essere in possesso dei requisiti addestrativi previsti dall’articolo 6 del decreto del Ministro dell’interno 15 settembre 2009, n. 154, accertati dalla Commissione, previo superamento dell’esame di cui al comma 5;
b) essere in possesso di porto d’arma lunga per difesa personale, ai sensi dell’articolo 42 T.U.L.P.S.
Nei servizi di protezione del naviglio mercantile, le guarde giurate possono utilizzare: le armi comuni da sparo, nonché le armi, anche a funzionamento automatico, in dotazione delle navi, detenute dall’armatore previo rilascio di apposita autorizzazione; le armi comuni da sparo detenute dal titolare dell’istituto di vigilanza privata previo rilascio di apposita autorizzazione.
Le armi, comprese quelle a funzionamento automatico, non possono essere di calibro superiore a 308 Win. (7,62 x 51 mm).
Le modalità di svolgimento dei servizi di protezione del naviglio mercantile sono stabilite dal regolamento di servizio redatto secondo quanto previsto dall’allegato D del decreto del Ministro dell’interno 1° dicembre 2010, n. 269, approvato dal Questore della provincia ove ha sede l’istituto di vigilanza privata, ovvero, per le guardie giurate dipendenti dagli armatori, dal Questore della provincia in cui ha sede la società di armamento.
L’armatore può richiedere il rilascio della licenza per l’acquisto, il trasporto, la detenzione e la cessione in comodato alle guardie giurate dipendenti delle armi comuni da sparo, ai sensi dell’articolo 31 T.U.L.P.S., e delle armi in dotazione delle navi, a funzionamento automatico, ai sensi dell’articolo 28 T.U.L.P.S., rispettivamente al Questore o al Prefetto della provincia in cui ha sede la società di armamento.
Il titolare dell’istituto di vigilanza privata può richiedere il rilascio della licenza per l’acquisto, il trasporto, la detenzione e la cessione in comodato alle guardie giurate dipendenti delle armi comuni da sparo, ai sensi dell’articolo 31 T.U.L.P.S., al Questore della provincia in cui ha sede l’istituto di vigilanza privata.
L’armatore o il titolare dell’istituto di vigilanza privata presentano la relativa istanza all’Autorità di pubblica sicurezza competente ai utilizzando apposito modello.
Ottenute le autorizzazioni, l’armatore o il titolare dell’istituto di vigilanza privata comunicano, utilizzando il modello predisposto, per via telematica a mezzo di posta elettronica certificata inviata almeno quarantotto ore prima dell’imbarco, all’autorità competente ed al Questore: l’inizio del servizio; l’itinerario della nave in cui sono imbarcate le guardie giurate, con l’indicazione dei porti di imbarco e sbarco; la dichiarazione di conformità della nave, resa conformemente al modello di dichiarazione previsto.
Le armi e le munizioni autorizzate sono custodite a bordo della nave, nei locali di cui all’articolo 4 del decreto dirigenziale 23 marzo 2015, n. 307, del Comandante generale del Corpo delle capitanerie di porto – Guardia costiera, in appositi contenitori metallici corazzati, collocati in spazi protetti, distinti per le armi e per le munizioni, chiusi con serratura di sicurezza tipo cassaforte, le cui chiavi sono nella disponibilità esclusiva del Comandante della nave. Le armi sono custodite scariche.
L’uso delle armi a bordo delle navi da parte delle guardie giurate è consentito nei casi previsti dal codice penale e dalle leggi speciali in materia ed è in ogni caso disposto dal Comandante della nave, nel rispetto delle disposizioni contenute negli articoli 8, 186, 187, 295, 297 e 302 del codice della navigazione, che impartisce le necessarie ed opportune disposizioni al responsabile delle guardie giurate a bordo.
A decorrere dall’entrata in vigore del presente regolamento il decreto del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro della difesa ed il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti 28 dicembre 2012, n. 266 è abrogato.

CCNL Metalmeccanica Confimi: contributo obbligatorio

Prossimo termine per il versamento del contributo obbligatorio per l’attività di rappresentanza contrattuale imprenditoriale

Il CCNL 22/6/2016 Metalmeccanica Piccola Industria Confimi, prevede un contributo mensile obbligatorio per la rappresentanza contrattuale imprenditoriale a carico delle imprese che applicano il Contratto e che è pari a euro 0,50 per ciascun dipendente in forza.
L’omesso versamento del contributo obbligatorio costituisce inadempimento contrattuale.
Il contributo va versato trimestralmente compilando il campo relativo al numero di lavoratori in forza per il mese di riferimento, entro il giorno 20 del mese successivo al trimestre di competenza.
Pertanto
– per il trimestre ottobre, novembre, dicembre 2019: la scadenza è il 20 gennaio 2020.
E’ possibile effettuare il pagamento con PayPal, Carta di Credito o Bonifico Bancario; qualora si scelga il Bonifico Bancario, si suggerisce di effettuarlo prima di completare la procedura in quanto, al termine della stessa, sarà obbligatorio allegarlo (Confimi Impresa Meccanica IBAN IT38M0844032390000000211459, banca BCC di Carate Brianza – filiale di Agrate Brianza).
 

Immobile ad uso promiscuo: indeducibile la rendita con altro immobile ad uso professionale

Non è ammessa la deduzione al 50% della rendita catastale dell’immobile ad uso promiscuo, se il contribuente dispone, nello stesso Comune, di altro immobile utilizzato per fini professionali (Corte di Cassazione – ordinanza n. 31621/2019).

A stabilirlo è stata la Corte di Cassazione, che si espressa sull’applicabilità della deduzione al 50% della rendita catastale dell’immobile ad uso promiscuo, nel caso in cui il contribuente disponga nel medesimo Comune di due immobili: uno ad uso promiscuo e l’altro utilizzato esclusivamente per fini professionali anche se per una parte dato in locazione.

Al riguardo la disposizione di legge stabilisce che per gli immobili utilizzati promiscuamente, a condizione che il contribuente non disponga nel medesimo comune di altro immobile adibito esclusivamente all’esercizio dell’arte o professione, è deducibile una somma pari al 50% della rendita ovvero, in caso di immobili acquisiti mediante locazione, anche finanziaria, un importo pari al 50% del relativo canone.

Pertanto, la deduzione pari al 50% della rendita o del canone di locazione dell’immobile ad uso promiscuo non è applicabile qualora il contribuente disponga anche di altro immobile adibito esclusivamente ad uso professionale e non a quello abitativo, a nulla rilevando, relativamente al caso di specie, che alcuni locali siano dati in locazione ad altri professionisti.