Il 27/08/2018 è l’ultimo giorno per la presentazione degli elenchi Intrastat del mese di luglio

Lunedì, 27 agosto 2018, è l’ultimo giorno a disposizione per l’invio da parte degli operatori intracomuitari con obbligo mensile di presentare all’Agenzia delle Dogane gli elenchi riepilogativi delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi intracomunitarie effettuate nel mese di luglio (Ministero Economia e Finanze – decreto 22 febbraio 2010)

La scadenza non è rivolta a tutti gli operatori intracomunitari ma esclusivamente a quelli con obbligo mensile, ossia:
– alle imprese e ai professionisti che devono presentare l’INTRA 1 per le cessioni di beni e prestazioni di servizi rese per un ammontare superiore a € 50.000;
– alle imprese e ai professionisti che devono presentare l’INTRA 2 per gli acquisti di beni per un ammontare pari o superiore a € 200.000 e per le prestazioni di servizi ricevute per un ammontare pari o superiore a € 100.000;
– agli enti non commerciali che devono presentare l’INTRA 12 per gli acquisti di beni e servizi oltre € 10.000, ovvero perché optano per l’applicazione dell’imposta in Italia.

L’invio deve essere effettuato esclusivamente in via telematica, direttamente o tramite intermediari abilitati, attraverso il Servizio Telematico Doganale (E.D.I.) previa autorizzazione all’utilizzo oppure attraverso i Servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate.

La scadenza, di regola, è fissata per il giorno 25 del mese successivo al periodo di riferimento, ma poiché per il mese di agosto 2018, il giorno 25 cade di sabato, il termine slitta a lunedì 27.

Commercio ingrosso e dettaglio: illegittimo l’accertamento induttivo con media aritmetica semplice

La Corte di Cassazione ha affermato che qualora l’azienda sottoposta ad accertamento “induttivo puro” venda la merce sia all’ingrosso che al dettaglio, il Fisco non può utilizzare il metodo della media aritmetica semplice per il calcolo del margine di ricarico dei beni venduti, ma quello della media aritmetica ponderata (Ordinanza 13 luglio 2018, n. 18695)

FATTO

A seguito di controllo e processo verbale di constatazione redatto dalla Guardia di Finanza, che ha riscontrato l’omessa tenuta del libro giornale, l’Agenzia delle Entrate ha emesso avviso di accertamento con rettifica del reddito di impresa per maggiori ricavi determinati in modo induttivo applicando un margine di ricarico medio calcolato con il metodo cd. della media aritmetica semplice.
L’atto impositivo è stato annullato dai giudici tributari, sul rilievo che l’Amministrazione aveva erroneamente utilizzato il metodo aritmetico semplice per il calcolo del margine di ricarico sui beni venduti.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE

In presenza di scritture contabili non attendibili, al punto che “le omissioni o le false od inesatte indicazioni” risultano tali da inficiare integralmente l’attendibilità, e dunque l’utilizzabilità, degli altri dati contabili (come ad esempio nell’ipotesi di omessa tenuta del libro giornale), l’amministrazione finanziaria può prescindere in tutto o in parte dalle risultanze del bilancio e delle scritture contabili in quanto esistenti, ed è legittimata a determinare l’imponibile in base ad elementi meramente indiziari, privi dei requisiti previsti per la prova presuntiva di precisione, gravità e concordanza, attraverso il metodo di accertamento “induttivo puro”.
In queste ipotesi, l’accertamento del reddito di impresa è effettuato sulla base dei dati e delle notizie comunque raccolti o venuti a sua conoscenza, tra i quali è compresa la redditività media del settore specifico in cui opera l’impresa sottoposta ad accertamento, ben potendo la rideterminazione del ricarico, sulla base di dati concreti, integrare operazione finalizzata alla ricostruzione del volume d’affari.
Nella raccolta di tali elementi probatori è poi compresa la scelta tra le diverse modalità di calcolo della percentuale di ricarico applicabile alla merce venduta, quella cd. “media aritmetica semplice” o quella “media aritmetica ponderata” (che distingue i beni in diversi gruppi merceologici omogenei).
Al riguardo, la Corte di Cassazione ha affermato che la scelta da parte del Fisco del criterio di determinazione della percentuale di ricarico, deve rispondere a canoni di coerenza logica e congruità che devono essere esplicitati attraverso adeguato ragionamento nell’ambito dell’atto impositivo. Infatti, precisa la Suprema Corte, il ricorso al criterio della “media aritmetica semplice” in luogo della “media ponderale”, è consentito quando risulti l’omogeneità della merce, ma non quando fra i vari tipi di merce esista una notevole differenza di valore ed i tipi più venduti presentino una percentuale di ricarico motto inferiore a quella risultante dal ricarico medio. Inoltre, ai fini della valutazione riguardo alla correttezza della scelta adottata, l’Amministrazione finanziaria deve selezionare un campione congruo di merce per la comparazione tra i prezzi di acquisto e di rivendita, dovendo far riferimento tendenzialmente a tutte le merci commercializzate dalla azienda, risultanti dall’inventario generale o comunque ad un gruppo significativo, per qualità e quantità.
In considerazione di tali principi risulta evidente che il criterio della “media aritmetica semplice” per il calcolo del margine di ricarico dei beni venduti, non può essere utilizzato in sede di accertamento induttivo puro nell’ipotesi in cui l’azienda venda la merce sia al dettaglio che all’ingrosso, data la diversa destinazione dei prodotti commercializzati che implica di per sé l’applicazione di distinte percentuali di ricarico.
Tuttavia, precisa ancora la Corte Suprema, in presenza di un avviso di accertamento viziato dalla erronea applicazione del metodo della “media aritmetica semplice” per il calcolo del margine di ricarico dei beni venduti, in cui però risulti parzialmente fondata la pretesa fiscale, il giudice non può limitarsi ad annullare l’atto impositivo, ma deve esaminare nel merito la pretesa tributaria e, operando una motivata valutazione sostitutiva, procedere all’esatta commisurazione dell’importo dovuto dal contribuente.

Confesercenti: una Tantum ad agosto per i dipendenti del Terziario

 

Con la busta paga del mese di agosto spetta l’ultima delle quattro tranches di una tantum previste dall’ultimo accordo per i dipendenti del terziario aderenti a Confesercenti

Ad integrale copertura del periodo di carenza contrattuale (1/1/2015 – 30/6/2016), esclusivamente ai lavoratori in forza al 12/7/2016, spetta un importo forfettario “una tantum” pari ad euro 290 sul IV livello lordi, suddivisibile in 18 quote mensili, o frazioni, in proporzione alla durata del rapporto ed all’effettivo servizio prestato nel periodo interessato.
L’importo “una tantum” è stato erogato in quattro rate di cui l’ultima rata di 50 euroal IV livello (da riparametrare) spetta con la retribuzione di agosto 2018.
Agli apprendisti in forza sarà erogato a titolo di “una tantum” l’importo di cui sopra in misura riproporzionata mentre sarà ridotto proporzionalmente per i casi di assenze o aspettative non retribuite, assenze per congedo di maternità e/o parentale, part-time, sospensioni e/o riduzioni dell’orario di lavoro concordate con accordo sindacale.
L’ “una tantum” non incide sugli istituti contrattuali diretti e differiti, ivi incluso il t.f.r..

Qualificati

Livello

Importo – Agosto 2018

1 78,19
2 67,64
3 57,81
4 50,00
5 45,17
6 40,56
7 34,72
Quadro 86,81
Venditore 1 47,20
Venditore 2 39,64

Validità della notifica a mezzo servizio postale

Il termine di trenta giorni per la costituzione in giudizio del ricorrente o dell’appellante, che si avvalga per la notificazione del servizio postale universale, decorre non dalla data della spedizione diretta del ricorso a mezzo di raccomandata con avviso di ricevimento, ma dal giorno della ricezione del plico da parte del destinatario (o dall’evento che la legge considera equipollente alla ricezione) (CORTE DI CASSAZIONE – Sez. VI civ. – Ordinanza 01 agosto 2018, n. 20409).

Nella fattispecie giunta all’esame della Suprema Corte, l’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione affidato ad un motivo, cui non replica l’intimato, avverso la sentenza con cui la Commissione tributaria regionale della Sicilia, rilevato l’omesso deposito da parte dell’amministrazione finanziaria della ricevuta postale di spedizione dell’atto di appello, dichiarava l’inammissibilità dell’impugnazione proposta avverso la sentenza della Commissione tributaria provinciale di Ragusa che aveva accolto il ricorso proposto dal contribuente avverso l’avviso di diniego di rimborso della maggiore IRPEF versata dal proprio sostituto d’imposta sulle somme corrisposte a titolo di incentivo all’esodo.
Il motivo di ricorso è fondato e va accolto.
Osserva il Collegio che nel caso di specie risulta dagli atti processuali e segnatamente dall’avviso di ricevimento della raccomandata postale di spedizione dell’appello (peraltro fotograficamente riprodotta nel ricorso), che l’appello venne notificato tempestivamente rispetto alla data di scadenza del termine lungo d’impugnazione e che l’appellante provvide tempestivamente anche al deposito nella segreteria della CTR del ricorso in appello e dell’avviso di ricevimento della raccomandata postale.
Ciò posto in punto di fatto, deve osservarsi in diritto che la statuizione impugnata, là dove la CTR sostiene che il mancato deposito della ricevuta postale di spedizione dell’appello entro trenta giorni da tale data costituisce ragione di inammissibilità dell’appello in quanto non consentirebbe la verifica della tempestività della costituzione in giudizio dell’appellante, non è conforme ai principi recentemente enunciati dalla Corte che affermano, con riguardo alla notificazione dell’appello, nel processo tributario, a mezzo del servizio postale che: 1) «il termine di trenta giorni per la costituzione in giudizio del ricorrente o dell’appellante, che si avvalga per la per la notificazione del servizio postale universale, decorre non dalla data della spedizione diretta del ricorso a mezzo di raccomandata con avviso di ricevimento, ma dal giorno della ricezione del plico da parte del destinatario (o dall’evento che la legge considera equipollente alla ricezione)»; 2) «non costituisce motivo d’inammissibilità del ricorso o dell’appello, che sia stato notificato direttamente a mezzo del servizio postale universale, il fatto che il ricorrente o l’appellante, al momento della costituzione entro il termine di trenta giorni dalla ricezione della raccomandata da parte del destinatario, depositi l’avviso di ricevimento del plico e non la ricevuta di spedizione, purché nell’avviso di ricevimento medesimo la data di spedizione sia asseverata dall’ufficio postale con stampigliatura meccanografica ovvero con proprio timbro datario, solo in tal caso, essendo l’avviso di ricevimento idoneo ad assolvere la medesima funzione probatoria che la legge assegna alla ricevuta di spedizione, laddove, in mancanza, la non idoneità della mera scritturazione manuale o comunemente dattilografica della data di spedizione sull’avviso di ricevimento può essere superata, ai fini della tempestività della notifica del ricorso o dell’appello, unicamente se la ricezione del plico sia certificata dall’agente postale come avvenuta entro il termine di decadenza per l’impugnazione dell’atto o della sentenza».
Tale ultima affermazione è espressione della c.d. “prova di resistenza” evocata dalle Sezioni unite di questa Corte con riferimento al tema della decorrenza del termine di costituzione dell’appellante che notifichi a mezzo del servizio postale, in base alla quale l’inammissibilità non può essere dichiarata «se la data di ricezione del ricorso, essendo asseverata dall’agente postale addetto al recapito in giorno anteriore alla scadenza del termine per impugnare l’atto o appellare la sentenza, dia obiettiva certezza pubblica della tempestiva consegna del plico all’ufficio postale da parte del notificante per l’inoltro al destinatario».
Circostanza, questa, che nel caso di specie è comprovata dall’avvenuta notifica dell’atto di appello il 24/03/2012, ovvero in data di molto anteriore alla scadenza (14/02/2013) del termine lungo applicabile ratione temporis – ovvero nella versione antecedente alla riforma introdotta con legge n. 69 del 2009, applicabile ai ricorsi depositati dopo il 4 luglio 2009, e quindi non al caso di specie, in cui il ricorso di primo grado risulta notificato il 07/03/2007 – comprensivo dei quarantasei giorni di sospensione per il periodo feriale, con conseguente esito positivo della “prova di resistenza” di cui si è detto sopra.

 

Albo imprese ambientali: i modelli d’iscrizione/diniego per gli enti di volontariato/religiosi

Definiti i modelli dei provvedimenti di iscrizione e diniego dell’iscrizione nella sottocategoria 2-ter dell’Albo nazionale dei gestori ambientali, riservata alle associazioni di volontariato ed enti religiosi che intendono svolgere attività di raccolta e trasporto occasionali di rifiuti non pericolosi costituiti da metalli ferrosi e non ferrosi di provenienza urbana (Ministero Ambiente – delibera n. 5/2018).

Il Ministero dell’Ambiente ha individuato la sottocategoria 2-ter per l’iscrizione all’Albo nazionale delle imprese ambientali, con procedura semplificata, delle associazioni di volontariato ed enti religiosi che intendono svolgere attività di raccolta e trasporto occasionali di rifiuti non pericolosi costituiti da metalli ferrosi e non ferrosi di provenienza urbana.
L’iscrizione abilita alla raccolta e al trasporto, per non più di quattro giornate all’interno dell’anno civile e per un quantitativo complessivamente non superiore a 100 tonnellate, delle seguenti tipologie di rifiuti urbani non pericolosi dei quali risultino proprietari in forza di acquisto o donazione degli stessi:
– imballaggi metallici;
– metalli;
– rifiuti ingombranti (limitatamente ai rifiuti in metallo).

Ai fini dell’iscrizione nella sottocategoria 2-ter, occorre che le associazioni di volontariato e gli enti religiosi:
– siano cittadini italiani o cittadini di Stati membri della UE o cittadini di un altro Stato, a condizione che quest’ultimo riconosca analogo diritto ai cittadini italiani;
– non siano in stato di interdizione o inabilitazione ovvero di interdizione temporanea dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese;
– non abbiano riportato condanna passata in giudicato, nei seguenti casi:
a) condanna a pena detentiva per reati previsti dalle norme a tutela dell’ambiente, ivi incluse le norme a tutela della salute, le norme in materia edilizia e in materia urbanistica;
b) condanna alla reclusione per un tempo superiore ad un anno per delitti non colposi.
– siano in regola con gli obblighi relativi al pagamento dei contributi previdenziali e assistenziali a favore dei lavoratori, secondo la legislazione italiana o quella dello Stato di residenza;
– non sussistono nei loro confronti le cause di divieto, di decadenza o di sospensione ai sensi della disciplina anticorruzione;
– non si trovino, in sede di prima iscrizione, in stato di liquidazione o siano, comunque, soggetti ad una procedura concorsuale o a qualsiasi altra situazione equivalente secondo la legislazione straniera;
– non abbiano reso false dichiarazioni o compiuto falsificazioni nel fornire le informazioni richieste ai sensi del presente articolo.

L’iscrizione è deliberata con provvedimento entro 30 giorni dal ricevimento della comunicazione, se risultano soddisfatti i presupporti e i requisiti richiesti.
Qualora invece venga accertato il mancato rispetto dei presupposti o dei requisiti richiesti, è disposto, con provvedimento motivato, il divieto di prosecuzione dell’attività, salvo che l’interessato non provveda a conformarsi alla normativa vigente entro il termine prefissato dalla Sezione medesima.