Retribuzioni vigenti degli operai Agricoli di Mantova

Pubblicate le tabelle salariali in vigore dall’1/7/2018 per gli operai agricoli e florovivaisti della provincia di Mantova

 

 Le tabelle retributive sotto riportate, applicabili agli operai agricoli e florovivaisti della provincia di Mantova, contengono l’aumento retributivo previsto dall’accordo di rinnovo del CCNL di settore in vigore dall’1/7/2018

OPERAI AGRICOLI

 

QUALIFICHE

SALARIO

CONTR.

MENSILE

VALORE

GIORNAL.

MANCATO

RIPOSO E

FESTIVITA

NON

GODUTE

TARIFFA

ORARIA

LAVORO

STRAORD.

FERIALE

TARIFFA

ORARIA

LAVORO FESTIVO

TARIFFA

ORARIA

LAVORO STRAORD.

FESTIVO

MAGG.

TARIFFA

ORARIA PER LAVORO

NOTTURNO FERIALE

SPE.SUPER A € 1.723,32 € 92,79 € 12,75 € 13,77 € 14,28 € 4,08
SPEC. SUPER € 1.638,13 € 88,21 € 12,12 € 13,09 € 13,57 € 3,88
SPECIALIZZ. € 1.569,51 € 84,51 € 11,61 € 12,54 € 13,00 € 3,71
QUAL.SUPER € 1.490,31 € 80,25 € 11,02 € 11,90 € 12,35 € 3,53
QUALIFICATO € 1.417,56 € 76,33 € 10,48 € 11,32 € 11,74 € 3,36
COMUNE € 1.265,94 € 68,17 € 9,36 € 10,11 € 10,49 € 3,00

QUALIFICHE

MAGG.

TARIFFA

ORARIA PER

LAVORO

NOTTURNO

FESTIVO

VALORE

GIONALIERO

PER ASSENZE

E FESTIVITA’

SOPPRESSE

VALORE

MENSILITA’

AGGIUNTIVE

13° E 14°

PREMIP

PROV.LE

GIUGNO 2018

VALORE

MENSILE

SCATTO

ANZIANITA’

SPE.SUPER A € 4,59 € 66,28 € 1,723,32 € 490,00 € 12,78
SPEC. SUPER € 4,36 € 63,00 € 1.638,13 € 470,00 € 12,78
SPECIALIZZ. € 4,18 € 60,37 € 1.569,51 € 450,00 € 12,50
QUAL.SUPER € 3,97 € 57,32 € 1.490,31 € 430,00 € 11,93
QUALIFICATO € 3,77 € 54,52 € 1.417,56 € 410,00 € 11,36
COMUNE € 3,37 € 48,69 € 1.265,94 € 390,00 € 9,89

 

Tariffe orarie

 

QUALIFICHE

TARIFFA

ORARIA

LORDA

TARIFFA

STAORD.

FERIALE

TARIFFA

LAVORO

FESTIVO

QUOTA

ORARIA

T.F.R.

SPEC.TO SUPER A € 13,54 € 15,85 € 16,87 € 0,88
SPEC.TO SUPER € 12,88 € 15,07 € 16,04 € 0,84
SPEC.TO € 12,34 € 14,44 € 15,37 € 0,80
QUAL.TO SUPER € 11,71 € 13,70 € 14,58 € 0,76
QUALIFICATO € 11,14 € 13,03 € 13,87 € 0,72
COMUNE € 9,97 € 11,65 € 12,40 € 0,65
RACCOLTA MELONI E LAVORI COMPL. € 8,80 € 9,65 € 10,27 € –
RACC. PRODOTTI € 8,55 € 9,39 € 10,00 € –
RACC.UVA € 7,83 € 8,60 € 9,15 € –

OPERAI FLOROVIVAISTI

QUALIFICHE

SALARIO

CONTR.

MENSILE

VALORE

GIORNAL.

MANCATO

RIPOSO E

FESTIVITA

NON

GODUTE

TARIFFA

ORARIA

LAVORO

STRAORD.

FERIALE

TARIFFA

ORARIA

LAVORO

 FESTIVO

TARIFFA

ORARIA

LAVORO

STRAORD.

FESTIVO

SPE. SUPER A € 1.745,13 € – € 13,32 € 14,46 € 15,49
SPEC. SUPER € 1.658,88 € – € 12,66 € 13,74 € 14,72
SPECIALIZZ. € 1.588,91 € – € 12,13 € 13,16 € 14,10
QUAL. SUPER € 1.509,76 € – € 11,52 € 12,51 € 13,40
QUALIFICATO € 1.435,09 € – € 10,95 € 11,89 € 12,74
COMUNE € 1.280,04 € – € 9,77 € 10,60 € 11,36

QUALIFICHE

MAGG.

TARIFFA

ORARIA PER

LAVORO

NOTTURNO

 FERIALE

MAGG.

TARIFFA

ORARIA PER

LAVORO

NOTTURNO

 FESTIVO

VALORE

GIONALIERO

PER ASSENZE

E FESTIVITA’

SOPPRESSE

VALORE

MENSILITA’

AGGIUNTIVE

13° E 14°

PREMIP

PROV.LE

GIUGNO 2018

VALORE

MENSILE

SCATTO

ANZIANITA’

SPE. SUPER A € – € – 67,12 1.745,13 490,00 12,78
SPEC. SUPER € – € – 63,80 1.658,88 470,00 12,78
SPECIALIZZ. € – € – 61,11 1.588,91 450,00 12,50
QUAL. SUPER € – € – 58,07 1.509,76 430,00 11,93
QUALIFICATO € – € – 55,20 1.435,09 410,00 11,36
COMUNE € – € – 49,23 1.280,04 390,00 9,89

 

Tariffe orarie

 

QUALIFICHE

TARIFFA

ORARIA

LORDA

TARIFFA

STRAORD.

FERIALE

TARIFFA

LAVORO

FESTIVO

QUOTA

ORARIA

T.F.R.

SPEC.TO SUPER A € 13,72 € 16,47 € 17,61 € 0,89
SPEC.TO SUPER € 13,03 € 15,64 € 16,72 € 0,85
SPEC.TO € 12,49 € 15,00 € 16,03 € 0,81
QUAL.TO SUPER € 11,87 € 14,25 € 15,23 € 0,77
QUALIFICATO € 11,28 € 13,54 € 14,48 € 0,73
COMUNE € 10,07 € 12,08 € 12,91 € 0,65

Fattura priva dei requisiti di contenuto formale: deducibilità a rischio

Con la recente Sentenza n. 29290/2018, la Corte di Cassazione ha affermato che mentre in presenza di una fattura regolare opera una presunzione di veridicità di quanto in essa rappresentato, per cui se il Fisco intende contestare la deduzione dei costi e la detrazione dell’Iva ha l’onere di provarne l’illegittimità, nel caso in cui la fattura sia priva dei requisiti di contenuto formale l’onere di prova si inverte a carico del contribuente.

FATTO

L’Agenzia delle Entrate ha emesso avviso di accertamento nei confronti del contribuente contestando l’indebita deduzione dei costi e l’indetraibilità dell’IVA in relazione ad operazioni di facchinaggio, provvigioni corrisposte per attività di procacciamento di affari, ricerca di mercato e promozione vendite, a servizi di consulenza, spese di rappresentanza e ad acquisti di carburante, in considerazione della mancata indicazione in fattura dei requisiti di contenuto formale (quali natura, qualità e quantità dei beni e dei servizi oggetto delle singole operazioni).
I giudici tributari hanno accolto il ricorso del contribuente osservando che non era necessaria la produzione di alcuna documentazione di supporto, in quanto non esisteva alcun elemento che rendeva incerta la prova fornita dalle scritture contabili regolarmente tenute e conformi ai criteri di inerenza; in particolare, tutti i costi ritenuti dall’Ufficio indeducibili erano di importo coerente con il volume di affari dell’impresa, regolarmente documentati, regolari sul piano civilistico e tributario e chiaramente connessi all’attività da cui l’impresa traeva i propri ricavi.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE

Riformando la decisione dei giudici tributari, che avevano fatto ricadere in capo all’Amministrazione finanziaria l’onere di provare l’irregolarità delle fatture contestate, la Corte di Cassazione ha affermato che “quando esiste regolare fattura deve ritenersi operante la presunzione di veridicità di quanto in essa rappresentato, con conseguente onere dell’Agenzia di fornire prova dell’indeducibilità per non inerenza del costo, sempre che la fattura sia redatta in conformità ai requisiti di forma e contenuto prescritti dal decreto IVA”.
In proposito, i giudici della Corte Suprema hanno precisato che:
– in tema di imposte sui redditi, l’irregolarità della fattura, non redatta in conformità ai requisiti di forma e contenuto prescritti dal decreto IVA, fa venir meno la presunzione di veridicità di quanto in essa rappresentato e la rende inidonea a costituire titolo per il contribuente ai fini del diritto alla deduzione del costo relativo; ciò consente all’amministrazione finanziaria di contestare l’effettività delle operazioni ad essa sottese e ritenere indeducibili i costi nella stessa indicati;
– in tema di IVA, ai fini della detrazione dell’imposta, è prescritta l’indicazione dell’entità e della natura dei servizi forniti, nonché della specificazione della data in cui è effettuata o ultimata la prestazione di servizi; ciò al fine di consentire all’Ufficio di controllare l’assolvimento dell’imposta dovuta e, se del caso, la sussistenza del diritto alla detrazione dell’Iva.
Senz’altro, ha aggiunto la Corte, l’Ufficio non si può limitare all’esame della sola fattura, ma deve tener conto anche delle informazioni complementari fornite dal contribuente, tenuto che la normativa comunitaria assimila a una fattura tutti i documenti o messaggi che modificano e fanno riferimento in modo specifico e inequivocabile alla fattura iniziale.
Incombe, tuttavia, su colui che chiede la detrazione dell’Iva l’onere di dimostrare di soddisfare le condizioni per fruirne e, per conseguenza, di fornire elementi e prove, anche integrativi e succedanei rispetto alle fatture, che l’Ufficio ritenga necessari per valutare se si debba riconoscere, o no, la detrazione richiesta.
Nel caso esaminato, la Corte di Cassazione, ha ritenuto legittima la contestazione dell’Ufficio circa i requisiti di contenuto delle fatture contestate, in considerazione della mancata indicazione della natura, qualità e quantità dei beni e dei servizi formanti oggetto delle singole operazioni ed, in particolare:
– della quantificazione dei lavori di facchinaggio-movimentazione della merce;
– dell’entità, modalità di espletamento e durata delle attività di procacciamento di affari, di promozione vendite etc., dei servizi di consulenza;
– della natura delle spese di rappresentanza.
In tal ipotesi, non è possibile ritenere sussistenti i requisiti per la deducibilità dei costi e per la detrazione dell’IVA in base alla mera regolarità formale della documentazione contabile, desumendo da ciò la prova della effettività, congruità, inerenza dei medesimi; al contrario, si realizza l’inversione dell’onere di prova a carico del contribuente.

Vigilanza Privata – Fondo Fasiv – Circolare per le aziende

Fasiv, il Fondo di Assistenza Sanitaria Integrativa Vigilanza, comunica alle aziende del settore iscritte, le ultime variazioni per i versamenti

Il Fondo “Fasiv”, con propria circolare, comunica alle imprese del settore della Vigilanza Privata, le nuove coordinate bancarie per le aziende che intendono continuare a versare il contributo tramite bonifico bancario.
Quindi, premesso che a partire dal mese di settembre 2018, è operativa la riscossione del Contributo Fasiv mediante F24, per le aziende che al contrario desiderano versare nel modo su indicato, le coordinate bancarie per effettuare il bonifico sono:

– Guardie Giurate – IBAN: IT07Y0335901600100000150663
– Servizi Fiduciari – IBAN: IT11V0335901600100000150181

Apprendistato professionalizzante con beneficiari di mobilità, regime contributivo differenziato

A seguito dell’emanazione della circolare Inps n in materia di regime contributivo applicabile all’assunzione in apprendistato, emerge un trattamento differenziato dei lavoratori beneficiari dell’indennità di mobilità ordinaria, in ragione della decorrenza dell’assunzione.

Con riferimento al regime contributivo per l’assunzione in apprendistato professionalizzante, senza limiti età, dei lavoratori beneficiari di indennità di mobilità ordinaria o di un trattamento di disoccupazione, le attuali disposizioni normative si pongono in una prospettiva di sostanziale continuità rispetto al quadro normativo previgente (D.Lgs. n. 167/2011). Per i soli profili di novità, l’Istituto evidenzia quanto appresso.
A seguito dell’intervenuta abrogazione a far tempo dal 1° gennaio 2017 delle norme sulla mobilità, il seguente regime contributivo continua a restare in vigore solo per le assunzioni operate entro il 31 dicembre 2016 ed i cui effetti si protraggano dopo detto termine:
– per i primi 18 mesi, aliquota contributiva a carico del datore di lavoro nella misura prevista per gli apprendisti (10%), esclusa l’applicazione della contribuzione di finanziamento della NASpI;
– eventuale assoggettamento alla disciplina Cigo/Cigs o dei Fondi di solidarietà, con conseguente obbligo di versamento della relativa contribuzione di finanziamento;
– inapplicabilità della riduzione di 8,5 e 7 punti percentuali nei primi due anni di contratto e dell’azzeramento dell’aliquota a carico del datore di lavoro per i primi tre anni di contratto, per le assunzione operate dal 1° gennaio 2012 al 31 dicembre 2016, a favore dei datori di lavoro che occupano alle proprie dipendenze un numero di addetti pari o inferiore a nove;
– dal 19° mese, contribuzione datoriale è dovuta in misura piena, in relazione al settore di classificazione ed alle caratteristiche aziendali del datore di lavoro, mentre quella a carico dell’apprendista nella misura del 5,84% solo per il periodo di residua durata del contratto di apprendistato;
– esclusione della conservazione dei benefici contributivi in capo al datore di lavoro per un anno dalla prosecuzione del rapporto di lavoro al termine del periodo di formazione.
Per i percettori di mobilità assunti a far tempo dal 1° gennaio 2017, si applica invece il medesimo regime contributivo previsto per i lavoratori beneficiari di trattamento di disoccupazione:
– riduzione dell’aliquota contributiva a carico del datore di lavoro alla misura prevista per gli apprendisti (10%) per tutta la durata del periodo di formazione, che non può eccedere il limite di tre anni o cinque per il settore artigiano, incrementata della contribuzione di finanziamento della NASpI, nella misura pari all’1,61%;
– eventuale assoggettamento alla disciplina Cigo/Cigs o dei Fondi di solidarietà, con conseguente obbligo di versamento della relativa contribuzione di finanziamento;
– applicazione della riduzione di 8,5 e 7 punti percentuali nei primi due anni di contratto a favore dei datori di lavoro che occupano alle proprie dipendenze un numero di addetti pari o inferiore a nove;
– inapplicabilità dell’azzeramento dell’aliquota a carico del datore di lavoro per i primi tre anni di contratto, per le assunzione operate dal 1° gennaio 2012 al 31 dicembre 2016, a favore dei datori di lavoro che occupano alle proprie dipendenze un numero di addetti pari o inferiore a nove;
– esclusione della conservazione dei benefici contributivi in capo al datore di lavoro per un anno dalla prosecuzione del rapporto di lavoro al termine del periodo di formazione.

No alle agevolazioni fiscali “prima casa” sull’abitazione di lusso

Per stabilire se un’abitazione sia di lusso e, quindi, sia esclusa dall’agevolazione per l’acquisto della “prima casa”, ci si deve riferire alla nozione normativa di superficie utile complessiva, ossia a quella che residua una volta detratta dall’estensione globale, la superficie di balconi, terrazze, cantine, soffitte, scale e del posto macchina. (CORTE DI CASSAZIONE – Sez. trib. – Ordinanza 13 novembre 2018, n. 29154).

L’Agenzia delle entrate (anche quale incorporante l’Agenzia del territorio) propone con più motivi ricorso per la cassazione della sentenza, con la quale la Ctr Toscana, in rigetto degli appelli riuniti proposti dalle due agenzie fiscali, ha ritenuto illegittimi: l’avviso di liquidazione ed irrogazione di sanzioni emesso dall’Agenzia delle entrate in revoca dell’agevolazione “prima casa” (Iva 4 %) fruita dal contribuente in occasione dell’acquisto di un fabbricato di civile abitazione; l’avviso di accertamento catastale con modificazione di classamento e di rendita notificato dall’agenzia del territorio a seguito del medesimo accertamento di cui sopra (con passaggio dalla categoria A7, classe 2, vani 9,00, RC 1.533,88, alla categoria A7, classe 3, vani 15,50, RC 3.081,96).
La commissione tributaria regionale, in particolare, ha rilevato che: contrariamente a quanto sostenuto dalle due agenzie fiscali, i locali “sottotetto” e “seminterrato” non dovevano essere conteggiati né ai fini della superficie utile per classificare l’immobile come di lusso, né ai fini del numero dei vani utili per la classificazione catastale e relativa attribuzione di rendita; ciò perché tali vani non risultavano abitabili, in quanto di altezza inferiore a quella minima (mt.2,70) prescritta, a tal fine, dal regolamento urbanistico comunale; quanto al livello di finitura “al civile” dei locali, l’ufficio non ne aveva dimostrato la sussistenza già al momento della stipula del contratto di compravendita.
Resistono con controricorso i contribuenti.
Secondo il costante indirizzo della Cassazione, in tema di benefici fiscali per l’acquisto della prima casa, per stabilire se un’abitazione sia di lusso e, quindi, sia esclusa dall’agevolazione per l’acquisto della “prima casa”, ci si deve riferire alla nozione normativa di superficie utile complessiva, ossia a quella che residua una volta detratta dall’estensione globale, la superficie di balconi, terrazze, cantine, soffitte, scale e del posto macchina, verificando la potenziale ed astratta utilizzabilità dei locali alla luce di parametri oggettivi e tendenzialmente stabili nel tempo, quali l’areazione, la presenza di finestre, di luci e il collegamento al resto dell’abitazione mediante scale interne o ascensori; a prescindere dall’abitabilità da un punto di vista urbanistico, dalle finiture di tali locali, dal loro concreto uso, nonché dal nome utilizzato per indicarli (soffitta, sottotetto, mansarda, lavatoio etc.; oppure cantina, seminterrato, taverna, ripostiglio etc.).
Ne segue, sotto questo profilo, a cassazione con rinvio della sentenza impugnata, affinchè il giudice di merito riconsideri la fattispecie alla luce del su riportato indirizzo, così da verificare l’effettiva incidenza dei locali in questione (anche) sulla qualificazione del fabbricato compravenduto come di lusso e sulla conseguente spettanza dell’agevolazione prima casa.
Vale da ultimo ancora osservare come, contrariamente a quanto sostenuto dai controricorrenti, non sussista nella specie un giudicato interno preclusivo di tale riconsiderazione nel merito. Atteso che, sulla base della normativa richiamata, la sussistenza dello stato di finitura al momento dell’atto di trasferimento non esplica effetto dirimente né ai fini dell’attribuzione della nuova rendita catastale (riferita al momento dell’accertamento), né ai fini della classificazione come di lusso del fabbricato (potendo i locali in questione risultare effettivamente utilizzabili, al momento del trasferimento, pur in assenza di completa finitura).
In conclusione, la Corte accoglie in parte il ricorso; cassa la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti e rinvia, anche per le spese, alla commissione tributaria regionale della Toscana in diversa composizione.