Regime fiscale della trasformazione dello studio associato in S.a.s.

La prosecuzione dell’attività professionale dello studio associato sotto forma di società in accomandita semplice (s.a.s.) o, più generalmente, sotto forma di società commerciale, si concretizza come una trasformazione eterogenea, fiscalmente rilevante, da cui hanno origine plusvalenze ed altri componenti positivi tassabili (Agenzia delle

Entrate – Risposta 13 dicembre 2018, n. 107)

IL CASO

Lo studio associato (dottori commercialisti e revisori legali), operante sotto forma di associazione tra professionisti, intende proseguire l’attività professionale nella veste di società tra professionisti, ed in particolare nella forma giuridica di società in accomandita semplice (S.a.s.).
A tal fine, si ipotizzano due modalità alternative:
– trasformazione dell’associazione professionale in società in accomandita semplice (S.a.s.);
– conferimento dell’associazione professionale in una neo costituita società in accomandita semplice (S.a.s.).
In entrambe le ipotesi viene effettuata l’assegnazione agli associati delle quote sociali della S.a.s. nella stessa proporzione delle quote di utili derivanti dalla partecipazione nell’associazione professionale senza movimentazioni in denaro.
In proposito, sono chiesti chiarimenti in merito:
– al regime fiscale applicabile alla trasformazione;
– al regime fiscale applicabile al conferimento;
– al regime fiscale del reddito prodotto nella veste giuridica di S.a.s..

CHIARIMENTI DEL FISCO

L’Agenzia delle Entrate ha osservato preliminarmente che, sul piano civilistico, l’associazione tra professionisti è equiparabile ad una società di fatto che svolge attività non commerciale.
Sotto il profilo fiscale, pertanto, la trasformazione da associazione tra professionisti in S.a.s. realizza una trasformazione cd. “eterogenea”, che si configura quando si procede alla trasformazione da società lucrative ad enti non commerciali e viceversa. In tal caso, la disciplina fiscale applicabile stabilisce che la trasformazione è assimilata ad un conferimento di beni, i quali si considerano realizzati in base al valore normale. Poiché il soggetto conferente (associazione tra professionisti) produce prevalentemente reddito di lavoratore autonomo, si applica la corrispondente normativa di determinazione del reddito di lavoro autonomo. In particolare, concorrono a formare il reddito di lavoro autonomo le plusvalenze dei beni strumentali realizzate mediante cessione a titolo oneroso. Il valore delle plusvalenze è dato dalla differenza tra il corrispettivo e il costo non ammortizzato nonché, in assenza di corrispettivo, dalla differenza tra il valore normale del bene e il costo non ammortizzato. Per i beni diversi da quelli strumentali e per i crediti conferiti, si assume il valore normale che si considera corrispettivo rilevante alla formazione del reddito di lavoro autonomo.
Analogamente, anche il conferimento dello studio associato nella S.a.s. neo-costituita configura un’operazione fiscalmente rilevante e il corrispettivo è determinato in base al valore normale dei singoli beni conferiti al momento della costituzione della società.
Per quanto concerne il regime fiscale applicabile al reddito prodotto dalla società tra professionisti nella forma di S.a.s., proprio la veste giuridica adottata determina la qualificazione dello stesso come reddito d’impresa. Ne consegue che le prestazioni effettuate dalla società tra professionisti (S.a.s.).
Al fine di evitare salti di imposta derivanti dal passaggio dal regime di cassa a quello di competenza a seguito della trasformazione, si evidenzia che qualora un componente reddituale – per il quale sia mutato il criterio di imputazione temporale in occasione del cambio di regime – abbia già concorso alla determinazione del reddito in applicazione delle regole previste dal regime di “provenienza”, lo stesso non concorrerà alla formazione del reddito dei periodi di imposta successivi, ancorché si siano verificati i presupposti di imponibilità/deducibilità previsti dal regime di destinazione.

Semplificazione e sostegno per i cittadini, le imprese e la pubblica amministrazione

Il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto-legge che introduce disposizioni urgenti in materia di semplificazione e sostegno per i cittadini, le imprese e la pubblica amministrazione. E’ stato, inoltre, approvato un disegno di legge di delega al Governo per le semplificazioni, i riassetti normativi e le codificazioni di settore.

Il primo decreto in commento mira a fronteggiare con misure d’emergenza l’attuale situazione di sovraccarico e moltiplicazione degli adempimenti burocratico-amministrativi a carico dei cittadini, delle imprese e della stessa pubblica amministrazione, in modo da agevolare, tra l’altro, la libera iniziativa economica, nonché di assicurare un sostegno alle piccole e medie realtà imprenditoriali che vivono un momento di difficoltà. Tra le principali misure, si prevede:
– l’introduzione di una norma che consentirà, attraverso la creazione di un fondo di garanzia con una dotazione iniziale di 50 milioni di euro, la tutela delle piccole e medie imprese creditrici nei confronti della pubblica amministrazione;
– la modifica di alcuni profili dell’esecuzione forzata, a tutela degli esecutati che siano contestualmente creditori della pubblica amministrazione, con possibilità di evitare la perdita dei propri beni pignorati qualora i crediti verso la PA siano superiori ai debiti fatti valere nella procedura esecutiva;
– la soppressione dell’attuale “Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti” (SISTRI);
– in materia di diritto alla salute, disposizioni temporanee e urgenti per far fronte alla carenza contingente di medici;

– l’immissione a ruolo dei nuovi dirigenti della scuola;
– misure per assicurare la capillare diffusione del sistema di pagamento elettronico, anche attraverso il credito telefonico, in tutta la pubblica amministrazione;
– l’abrogazione dell’entrata in vigore del libro unico del lavoro telematico, che risultava prevista per il prossimo 1° gennaio;
– l’introduzione, in ragione dell’attuale situazione di sovraffollamento delle carceri, di disposizioni urgenti per consentire la celere attuazione del piano di edilizia penitenziaria;
– lo stanziamento dei fondi necessari all’adeguamento del trattamento economico accessorio del personale dipendente della p.a.

Il disegno di legge, poi, di delega al Governo per le semplificazioni, i riassetti normativi e le codificazioni di settore prevede un’ampia delega al Governo, con l’obiettivo complessivo di migliorare la qualità e l’efficienza dell’azione amministrativa, garantire la certezza dei rapporti giuridici e la chiarezza del diritto, assicurare i diritti fondamentali delle persone con disabilità, ridurre gli oneri regolatori gravanti su cittadini e imprese e accrescere la competitività del Paese. In base a tale delega, il Governo dovrà adottare diversi decreti legislativi di semplificazione, riassetto normativo e codificazione, agendo per settori omogenei o per specifiche attività o gruppi di attività, con l’obiettivo semplificare e coordinare sotto il profilo formale e sostanziale il testo delle disposizioni legislative vigenti.

Licenziamento collettivo e regime decadenziale dell’impugnativa

L’applicabilità alle impugnazioni dei licenziamenti collettivi del regime decadenziale connesso al mancato deposito del ricorso giudiziale non deriva dalla modifica normativa introdotta dalla Riforma Fornero, che invece ha avuto natura ricognitiva del regime normativo già applicabile

Una Corte di appello territoriale aveva rigettato il gravame proposto da un datore di lavoro avverso la sentenza del Tribunale di prime cure, con cui era stata dichiarata l’illegittimità del licenziamento collettivo intimato ad un lavoratore, per violazione delle procedure di cui alla L. n. 223/1991. Ricorre così in Cassazione il datore di lavoro, lamentando che la Corte di merito aveva violato le norme sul regime decadenziale dell’impugnativa dei licenziamenti, ritenendo che il termine di decadenza per il deposito del ricorso giudiziale, che segue all’impugnazione stragiudiziale, non trovi applicazione per i licenziamenti collettivi intimati prima dell’entrata in vigore della L. n. 92/2012.
Per la Suprema Corte il ricorso è fondato. Ancor prima, infatti, della modifica dell’art. 5, co. 3, della L. n. 223/1991 ad opera dell’art. 1, co. 46, della L. n. 92/2012, che prevede esplicitamente l’applicazione ai licenziamenti collettivi del regime di impugnazione ex art. 6 della L. n. 604/1966, pur non menzionando tale ultima norma, ne riproduceva esattamente il contenuto – “il recesso può essere impugnato entro sessanta giorni dal ricevimento della comunicazione con qualsiasi atto scritto, anche extragiudiziale, idoneo a rendere nota la volontà del lavoratore anche attraverso l’intervento delle organizzazioni sindacali” – sicché deve ritenersi che la modifica prevista dall’art. 1, co. 46, della L. n. 92/2012 – “Ai fini dell’impugnazione del licenziamento (collettivo) si applicano le disposizioni di cui all’art. 6 della legge 15 luglio 1966 n. 604 e successive modificazioni” – non ha affatto natura innovativa, con conseguente effetto ex nunc, bensì ricognitiva del regime normativo applicabile all’impugnazione del licenziamento collettivo, con la conseguenza dell’applicabilità, ai licenziamenti collettivi, anche della successiva disciplina in tema di decadenza dall’impugnazione introdotta dalla L. n. 183/2010, modificata, quanto al termine per il deposito del ricorso giudiziale, ridotto da 270 a 180 giorni dall’art. 1, co. 38, L. n. 92/2012.

Dirigenti Aziende Cooperative: Assistenza Sanitaria

Sottoscritto, il 22/10/2018, tra LEGACOOP, AGCI e CGIL, CISL, UIL, il Coordinamento Nazionale CGIL-CISL-UIL dei Dirigenti di Azienda delle Imprese Cooperative, l’accordo per l’assistenza sanitaria integrativa

Le parti, con l’accordo recentemente firmato, hanno concordato:
– di rinnovare per uno anno le norme vigenti relative all’assistenza sanitaria integrativa, così come previste dal CCNL 30/9/2013 e modificate con l’accordo del 29/10/2015, mantenendone pertanto invariate le prestazioni;
– di erogare, a partire dall’1/1/2019, una contribuzione annua al fondo mutualistico per ogni dirigente in servizio, pari ad euro 2.250, al fine di garantire la necessaria copertura finanziaria delle garanzie sanitarie a favore dei dirigenti in pensione.

CCNL Comunicazione piccola industria: nota sul rinnovo del CCNL

La parte datoriale firmataria del rinnovo del CCNL per i dipendenti delle piccole e medie imprese della Comunicazione, dell’Informatica, dei Servizi Innovativi e della Microimpresa ha pubblicato le principali modifiche ha intervenute e quelle che avranno decorrenza dal 1/1/2019l

Aumenti decorrenti dalla data del 1/1/2019
Così come previsto dall’accordo di rinnovo si ricorda che sulla base della “nota a verbale” in calce alle tabelle retributive si è definito che l’aumento decorrente dal 1/1/2019 non potrà essere assorbito da eventuali superminimi individuali o collettivi in atto alla data di decorrenza dell’incremento.
I minimi di salario e stipendio (esclusa l’indennità di contingenza) sono quelli indicati nella tabella che segue:

Settori grafico editoriale, informatico servizi innovativi

Settori Grafico-Editoriale, Informatico-Servizi Innovativi

Livello

Parametro

Al 30/6/2015

Dall’1/8/2018

Dall’1/1/2019

Dall’1/10/2019

Q 248 1.883,36 1.899,26 1.931,05 1.962,84
1 247 1.875,87 1.891,70 1.923,37 1.955,04
2 209 1.584,95 1.598,35 1.625,14 1.651,93
3 195 1.479,38 1.491,88 1.516,88 1.541,88
4 182 1.383,93 1.395,60 1.418,93 1.442,26
5 169 1.284,80 1.295,63 1.317,30 1.338,97
6 156 1.186,20 1.196,20 1.216,20 1.236,20
7 133 1029,98 1.038,51 1.055,56 1.072,61
8 125 947,80 955,81 971,84 987,87
9 114 864,31 871,62 886,24 900,86
10 100 758,65 765,06 777,88 790,7

Settore Cartario-Cartotecnico

 

Settore Cartario-Cartotecnico

Livello

Parametro

Al 30/6/2015

Dall’1/8/2018

Dall’1/1/2019

Dall’1/10/2019

Q 250 1.847,55 1.863,89 1.896,57 1.929,25
AS 249 1.836,57 1.852,84 1.885,39 1.917,94
A 212 1.607,20 1.621,06 1.648,77 1.646,48
B1 188 1.389,61 1.401,90 1.426,48 1.451,06
B2/S 182 1.345,30 1.357,20 1.380,99 1.404,78
B2 174 1.285,95 1.297,32 1.320,07 1.342,82
C1/S 161 1.189,92 1.200,44 1.221,49 1.242,54
C1 153 1.130,94 1.140,94 1.160,94 1.180,94
C2 139 1.027,72 1.036,80 1.054,97 1.073,14
C3 129 954,80 963,23 980,09 996,95
D1 121 894,33 902,24 918,06 933,88
D2 111 820,11 827,36 841,87 856,38
E 100 739,15 745,69 758,76 771,83

Contratto a termine e somministrazione a tempo determinato
Sono state concordate varie integrazioni seguito della riserva formulata in sede di rinnovo relativa alle modifiche apportate dalla Legge 9 agosto 2018 n 96 (conversione in legge del c.d. Decreto Dignità):

Durata massima – Deroghe.

Apprendistato Professionalizzante
Fermo restando che Il contratto di apprendistato può riguardare tutte le professionalità previste dal CCNL è stata migliorata la regolamentazione relativa all’inquadramento dell’apprendista per le professionalità per le quali è previsto l’iter automatico di carriera.

 

Flex benefits
A decorrere dal 1/1/2019 l’indennità sostitutiva del premio di risultato (art.9), fatta salva la sua corresponsione per la quota da corrispondere a febbraio 2019 in relazione alla quota maturata durante l’anno 2018, e l’Elemento di garanzia retributiva (art. 10) vengono sostituiti da flex benefits per un importo di euro 258,00 che le aziende dovranno mettere a disposizione di tutti i dipendenti a partire dal mese di febbraio di ogni singolo anno da utilizzare entro il 31 dicembre dell’anno stesso.
 

Sanità integrativa
In relazione alle intese intercorse tra Confapi/ Cgil-Cisl- Uil per l’avvio della sanità integrativa, facente parte del sistema della bilateralità sulla base di quanto previsto dall’A.I. 28/12/2012, le parti hanno proceduto al recepimento delle modalità operative definite a livello Confederale. Pertanto, la contribuzione annua dovuta ad Enfea Salute è fissata, a decorrere dal 1/1/2019, in euro 120 (euro 10 mese) per ciascun lavoratore a carico dell’azienda.

Orario di lavoro
Dal 1/1/2019 l’orario settimanale è fissato in 39 ore medie settimanali anziché le 38 ore settimanali e 30 minuti medie precedenti, consentendo alle aziende una gestione semplificata dell’orario di lavoro settimanale, un recupero dei costi contrattuali con i nuovi regimi introdotti di riduzione dell’orario di lavoro ed ex festività, oltre alla definizione di un orario di lavoro settimanale che consente un maggior numero di ore lavorabili su base settimanale.

 

Flessibilità della prestazione
È stata semplificata la normativa contrattuale per il ricorso alla flessibilità della prestazione per rendere più agevole il ricorso a regimi di orario settimanale legati a flessi o picchi di produzione. Si è quindi definito che in presenza di particolari esigenze produttive (adeguamento delle capacità aziendali alle esigenze dell’andamento produttivo, andamento del mercato sulla scorta delle previsioni di mercato) l’azienda potrà ricorrere, anche per singoli reparti, uffici, aree di lavoro, gruppi di lavoratori, specifiche mansioni o singoli lavoratori, alla flessibilità settimanale dell’orario normale di lavoro adottando orari fino a 48 ore settimanali e provvedendo a correlativi periodi di minor prestazione, con verifica trimestrale, stabilendone periodi e quantità.