Contributi Cassa Edile di Caltanissetta

La Cassa Edile della provincia di Caltanissetta pubblica la tabella con i nuovi contributi in vigore dal 1° ottobre 2019

Di seguito si riporta la nuova tabella contributiva in vigore dal 1° ottobre 2019

 

Contributi

% A carico Impresa

% A carico Lavoratore

% Totale

Cassa Edile 2,084 0,416 2,500
APE 2,530 2,530
Formazione Professionale 0,700 0,700
CTP 0,300 0,300
Quote adesione contrattuale (prov.+naz.) 1,580 1,580 3,160
R.L.S.T. 0,050 0,050
Fondo prepensionamenti 0,200 0,200
Fondo incentivo all’occupazione 0,100 0,100
Fondo sanitario operai 0,350 0,350
TOTALE CONTRIBUTI 7,894 1,996 9,890
Fondo sanitario impiegati 0,260   0,260

La definizione di offerta di lavoro congrua per i percettori di Rdc

Con circolare n. 3 del 15 novembre 2019, l’Anpal fornisce le prime istruzioni operative per l’attuazione da parte dei Centri per l’impiego delle disposizioni inerenti gli obblighi cui sono tenuti i beneficiari di Reddito di cittadinanza.

Come noto, è disposta la decadenza dalla fruizione del Reddito di Cittadinanza nel caso in cui il beneficiario, tenuto alla stipula del Patto per il lavoro, non accetti almeno una di tre offerte di lavoro congrue segnalate dal Servizio per l’impiego ovvero, in caso di rinnovo del RdC, non accetti la prima offerta congrua utile (art. 4, co. 8, lett. b), n. 5), D.L. n. 4/2019). Al riguardo, il posto di lavoro offerto non è nelle disponibilità del Centro per l’impiego e la valutazione ultima circa l’assunzione è in capo al datore di lavoro; pertanto, per offerta di lavoro è da intendersi l’offerta di una candidatura per una posizione vacante segnalata da un datore di lavoro o un intermediario autorizzato. Il rifiuto di una offerta di lavoro va cioè inteso come rifiuto a candidarsi ad una posizione di lavoro vacante. Nell’ipotesi in cui invece il posto di lavoro offerto sia nella disponibilità del Centro per l’impiego ovvero, laddove previsto da provvedimenti regionali, di altro soggetto accreditato (art. 12, D.Lgs. n. 150/2015), il rifiuto di sottoscrivere un contratto di lavoro congruo da parte del beneficiario di RdC costituisce causa di decadenza del beneficio. La predetta offerta deve contenere le seguenti informazioni minime (art. 5, co. 2, D.M. 42/2018):
– qualifica da ricoprire e mansioni;
– requisiti richiesti;
– luogo e orario di lavoro;
– tipologia contrattuale;
– durata del rapporto di lavoro;
– retribuzione prevista o riferimenti al contratto collettivo nazionale applicato;
– termine perentorio entro il quale il beneficiario deve accettare o meno l’offerta.
Ai fini della validità, essa può essere effettuata presso gli uffici del Centro per l’impiego, in presenza del beneficiario, ovvero mediante comunicazione scritta, da veicolarsi anche con mezzi informali, quali messaggistica telefonica o posta elettronica. L’offerta di lavoro, contenente le suddette informazioni, è congrua se rispetta i seguenti principi (art. 4, D.L. n. 4/2019):
1) coerenza con le esperienze e le competenze maturate;
2) distanza dalla residenza e tempi di trasferimento mediante mezzi di trasporto pubblico;
3) durata della disoccupazione.
Altresì, la retribuzione prevista deve essere superiore di almeno il 10% del beneficio Rdc massimo fruibile da un solo individuo, inclusivo della componente ad integrazione del reddito dei nuclei residenti in abitazione in locazione (art. 25, D.Lgs. n. 150/2015). Conseguentemente, la retribuzione annua connessa con il posto di lavoro offerto deve essere pari ad almeno 10.296,00 euro annui, ossia pari alla somma di 9.360,00 euro, incrementata del 10%; in caso di durata inferiore all’anno, la retribuzione minima va corrispettivamente riproporzionata alla durata (quindi, ad esempio, è congrua una offerta relativa ad una posizione lavorativa di tre mesi, che preveda una retribuzione complessiva pari o superiore a 2.574,00 euro). La retribuzione va considerata al netto dei contributi a carico del lavoratore.
Ancora, l’offerta di lavoro è congrua quando si riferisce a un rapporto di lavoro a tempo indeterminato oppure determinato o di somministrazione di durata non inferiore a tre mesi, con orario a tempo pieno o con orario non inferiore all’80% di quello dell’ultimo contratto di lavoro (art. 5, co. 1, lettere a) e b), D.M. n. 42/2018).
La mancata accettazione di un’offerta di lavoro così definita, si intende giustificata se dovuta ad uno dei seguenti motivi:
a) documentato stato di malattia o di infortunio;
b) servizio civile e richiamo alle armi;
c) stato di gravidanza, per i periodi di astensione previsti dalla legge;
d) gravi motivi familiari documentati o certificati;
e) casi di limitazione legale della mobilità personale;
f) ogni comprovato impedimento oggettivo o causa di forza maggiore, documentati o certificati, cioè ogni fatto o circostanza che impedisca al soggetto di accettare l’offerta di lavoro congrua.
Tali ipotesi di giustificato motivo, salvo casi eccezionali, devono essere comunicate e documentate entro due giorni lavorativi dalla proposta, pena l’applicazione delle sanzioni previste. Il Centro per l’impiego è tenuto a valutare i documenti prodotti e il rispetto della relativa tempistica.
Con riferimento ai beneficiari del RdC che siano anche percettori di NASpI, le due prestazioni seguono regole in parte diverse, nel senso che l’offerta di lavoro ritenuta congrua ai fini del RdC potrebbe infatti non essere tale ai fini della NASpI, in funzione di due aspetti:
a) distanza del luogo di lavoro, posto che ai fini della NASpI valgono regole meno restrittive per il percettore: distanza a non più di 50 km dal domicilio e tempo di percorrenza non superiore a 80 minuti, fino a 12 mesi di disoccupazione; distanza non superiore ad 80 km dal domicilio e tempo di percorrenza non superiore a 100 minuti per coloro che hanno superato i 12 mesi di disoccupazione (in entrambi i casi, qualora non siano disponibili mezzi pubblici, le distanze vanno ridotte del 30%);
b) aspetto della retribuzione, che per i lavoratori in NASpI deve essere superiore di almeno il 20% rispetto alla indennità percepita nell’ultimo mese precedente; peraltro, la prestazione di NASpI è ridotta del 3% ogni mese, a decorrere dal quarto mese di fruizione e pertanto può accadere che tale limite possa essere inferiore a quello previsto per il RdC.

Fruizione congedi parentali e ferie solidali per POSTEL S.p.A.

19 nov 2019 Siglati il 15/11/2019, tra POSTEL S.p.A. e la SLC CGIL, la SLP-CISL, la UILposte, la FNC UGL Comunicazioni, la FAILP CISAL, la CONFSAL Comunicazioni, gli accordi su ferie solidali e congedi parentali.

Congedo parentale

Le Parti intendono, in via sperimentale, per sei mesi, a partire dall’1/2/2020 (con l’integrazione dei sistemi amministrativi del personale Postel nei corrispondenti sistemi di Poste Italiane), consentire la fruizione su base oraria del congedo parentale.
Il congedo parentale su base oraria può essere fruito dal personale con contratto di lavoro a tempo indeterminato, ovvero con contratto a termine, ivi incluso il contratto di apprendistato, occupato a tempo pieno o a tempo parziale. Al riguardo si specifica che:
a) per il personale a tempo pieno con attività lavorativa articolata su 5 giorni, la durata giornaliera si ritiene convenzionalmente pari a 8 ore;
b) per il personale a tempo pieno con attività lavorativa articolata su 6 giorni, la durata giornaliera si ritiene convenzionalmente pari a 6 ore e 40 minuti;
c) per il personale part-time con riduzione della prestazione lavorativa su base giornaliera (Ex orizzontale), la durata giornaliera si determina con riferimento all’orario medio giornaliero del mese precedente a quello di fruizione, prendendo in considerazione esclusivamente le, settimane intere comprese nel medesimo periodo;
d) per il personale part-time con riduzione della prestazione lavorativa su base settimanale, mensile e/o annua, ivi incluso quello con contestuale riduzione della prestazione lavorativa su base giornaliera (Ex verticale ed ex misto), la durata giornaliera si determina con riferimento all’orario medio giornaliero della settimana di fruizione del congedo.
Per il personale con durata giornaliera convenzionale pari a 8 ore, il congedo parentale su base oraria può essere fruito oltre che per giornata intera, per frazioni orarie pari alla metà della durata della propria giornata lavorativa o per frazioni di giornate lavorative pari ad un quarto.
Per il personale con durata giornaliera convenzionale pari a 6 ore e 40 minuti, il congedo parentale su base oraria potrà invece essere fruito oltre che per giornata intera, anche per frazione oraria da 2 ore ad un massimo di 3 ore.
Per i lavoratori che abbiano orari giornalieri diversificati, il beneficio dovrà essere fruito nella misura e nei limiti di cui sopra, a prescindere dal giorno della settimana in cui si colloca l’assenza stessa.
La fruizione del congedo ad ore dovrà essere puntuale per ciascuna frazione oraria, con una tolleranza massima giornaliera di 5 minuti in entrata o in uscita.
Fermo restando quanto appena indicato in tema di tolleranza, in caso di fruizione per un periodo non coincidente con la frazione richiesta, l’assenza dovrà essere coperta con altro titolo a carico del lavoratore, secondo le modalità in uso.
In corrispondenza con la chiusura mensile, la somma delle frazioni orarie di congedi parentale richieste dovrà in ogni caso corrispondere ad una o più giornate intere.
Il lavoratore non potrà fruire di più frazioni di congedo parentale ad ore nella medesima giornata lavorativa, né consecutivamente né disgiuntamente. In ogni caso, il congedo parentale ad ore dovrà essere collocato all’inizio o alla fine della prestazione lavorativa giornaliera.
Nei giorni in cui il genitore fruisce del congedo parentale ad ore, non è ammessa la cumulabilità con i riposi ed i permessi disciplinati dal D.Lgs. n. 151/2001.

Ferie solidali

Le Parti convengono, in attuazione delle disposizioni legislative e contrattuali di cui in premessa, di istituire in via sperimentale un “Fondo delle Ferie solidali” a decorrere dall’1/2/2020 e fino al 31/12/2020, secondo le modalità indicate nella presente intesa.
I lavoratori assunti con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, che abbiano già fruito di tutte le giornate di ferie, permessi per festività soppresse e PIR, spettanti nell’anno di riferimento e negli anni precedenti, potranno richiedere la cessione in proprio favore di giorni di “Ferie solidali”.
Tale richiesta potrà essere presentata dai dipendenti rientranti almeno in una delle seguenti casistiche:
a) abbiano necessità di prestare assistenza al/ai figlio/i minorenne/i le cui particolari condizioni di salute -certificate mediante idonea documentazione rilasciata da una struttura sanitaria pubblica attestante la patologia- richiedano la necessità di cure continue e costanti;
b) siano residenti/domiciliati, ovvero impiegati, presso i comuni colpiti da calamità naturali per i quali sia stato dichiarato lo stato d’emergenza.
I lavoratori interessati potranno formulare la richiesta fino ad un massimo di due volte l’anno, rispettivamente nei mesi di febbraio e di giugno; ciascuna richiesta potrà riguardare un massimo di 15 giorni di “Ferie solidali”.
I lavoratori assunti con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato potranno destinare al Fondo delle Ferie solidali, in modo volontario e a titolo gratuito, al massimo 5 giorni di ferie/ex festività maturate e non godute riferiti all’anno in cui si realizza la “donazione”; in caso di residui ferie riconducibili ai casi eccezionali di cui al comma XIII dell’articolo 36 CCNL vigente, i lavoratori potranno destinare al Fondo delle Ferie solidali fino ad un massimo di 2 giorni ulteriori per ciascun anno cui si riferiscano i residui medesimi.
Le ferie e/o le festività soppresse “cedute” resteranno nella disponibilità del lavoratore cedente sino al momento dell’accoglimento della proposta di cessione e permarranno nella disponibilità del lavoratore cessionario fino a quando persistano le condizioni alla base della richiesta, ferma restando la fruizione delle stesse entro il 31/12/2020; nel caso in cui venissero meno le suddette condizioni, le ferie cedute e non fruite rientreranno nel Fondo.

Variato il contributo al Fondo Est per i dipendenti delle agenzie di viaggio

Dal corrente mese di novembre è variato il contributo da versare al Fondo Est per i dipendenti del CCNL Imprese di Viaggi e Turismo firmato

Il Fondo oltre a ribadire l’obbligatorietà dell’iscrizione a Fondo Est delle aziende che applicano tale contratto, stabilisce anche il diritto irrinunciabile dei lavoratori all’erogazione delle prestazioni sanitarie fornite dal Fondo stesso.
Pertanto, per tutti i dipendenti a tempo indeterminato, siano essi a tempo pieno o a tempo parziale e gli apprendisti, a far data dal 1° novembre 2019 detto contributo sarà ripartito come segue:
– 10 euro a carico dell’azienda;
– 2 euro a carico del lavoratore.
Restano invariate le quote una tantum per ogni lavoratore mai iscritto prima al Fondo
– 8 euro per i lavoratori a tempo parziale;
– 15 euro per i lavoratori a tempo pieno.
Rimane consentita l’iscrizione di lavoratori assunti a tempo determinato con contratto iniziale superiore a tre mesi.

L’azienda che ometta il versamento di tali quote è tenuta ad erogare al lavoratore un elemento distinto della retribuzione pari a 16 euro per quattordici mensilità. Tale indennità sostitutiva non esonera il datore di lavoro dall’obbligo di garantire al lavoratore le prestazioni sanitarie poiché resta fermo il diritto del lavoratore al risarcimento del maggior danno subito.
Nei prossimi giorni il Fondo provvederà ad aggiornare le quote, pertanto le aziende che avranno pagato i contributi ordinari come previsto dall’accordo del 24 luglio scorso, saranno regolarmente rendicontate, integrando l’euro mancante.
Le aziende che hanno invece continuato a pagare le vecchie quote riceveranno dei solleciti per sanare eventuali debiti residui.

L'”autonoma organizzazione”, presupposto Irap, non si esclude a priori per il medico di base

Ai fini IRAP, il medico di base parasubordinato deve provare la verifica dell’esistenza o meno di un’attività autonomamente organizzata con riferimento anche alle spese sostenute per il lavoro altrui (CORTE DI CASSAZIONE – Sez. trib. – Ordinanza 13 novembre 2019, n. 29398).

Nel caso esaminato dalla Suprema Corte, il contribuente, medico convenzionato, chiedeva il rimborso dell’Irap già pagata, ritenendo insussistenti i presupposti per il pagamento dell’imposta. La Ctp accoglieva il ricorso e la Ctr della Campania rigettava l’appello proposto dalla Agenzia delle entrate in quanto i medici di base erano “parasubordinati”, sicché non svolgevano attività autonomamente organizzata, non essendo necessarie prove “per la verifica dell’esistenza o meno di un’organizzazione quando questa è riferita a un’attività particolare come quella del medico di base”. Avverso tale sentenza propone ricorso per cassazione l’Agenzia delle entrate.
La ricorrente ritiene che la decisione di appello sia errata per violazione dei principi stabiliti da questa Corte in tema di verifica della sussistenza dei presupposti per l’applicazione dell’Irap al medico convenzionato, censurando, quindi, una violazione di legge, in quanto per il giudice di appello, operando il contribuente (medico convenzionato) in regime di parasubordinazione, la relativa attività non sarebbe per definizione assoggettabile all’Irap. Per la Suprema Corte tale motivo è fondato.
Invero, il giudice di appello ha ritenuto che i medici di base convenzionati, proprio perché parasubordinari, non sono soggetti all’Irap, non svolgendo un’attività autonomamente organizzata. Pertanto, non sono necessarie prove per la verifica dell’esistenza o meno di un’organizzazione “quando questa è riferita a un’attività particolare come quella del medico di base”. L’esistenza di una organizzazione è esclusa proprio dalle circostanze che l’incarico è esercitato dal medico sotto il potere di sorveglianza delle Asl, che il medico deve aprire un ambulatorio nella località che gli viene assegnata, che il numero di assistiti non può superare un numero massimo, che il trattamento economico è prestabilito, che il professionista “spende soltanto la propria opera, organizzata con decreti della ASL”.
In tal modo però il giudice di appello si è discostato dai principi di diritto stabiliti da questa Corte a sezioni unite.
Invero, si è affermato che il presupposto dell’”autonoma organizzazione”, presupposto IRAP, non ricorre quando il contribuente responsabile dell’organizzazione impieghi beni strumentali non eccedenti il “minimo indispensabile” all’esercizio dell’attività e si avvalga di lavoro altrui non eccedente l’impiego di un dipendente con mansioni esecutive, sicché deve essere esclusa l’autonomia organizzativa di uno studio legale dotato soltanto di un segretario e di beni strumentali minimi.
In particolare, il presupposto impositivo per il professionista o per il lavoratore autonomo sussiste quando il contribuente: a) sia sotto qualsiasi forma responsabile dell’organizzazione e non sia quindi inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b)impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui che ecceda la soglia di un collaboratore che esplichi mansioni meramente esecutive.
Nella specie, il giudice di appello, laddove ha affermato che i medici convenzionati, in ogni caso, per il loro rapporto di subordinazione, non sono assoggettabili ad Irap, non essendo mai possibile, nell’ambito della propria attività, la sussistenza della autonoma organizzazione, proprio per il peculiare regime giuridico loro applicabile, non ha correttamente applicato il principio di diritto enunciato dalle Sezioni Unite, essendo, invece, necessario accertare in concreto la sussistenza della autonoma organizzazione, con riferimento anche alle spese sostenute per il lavoro altrui.