Caricamento massivo delle deleghe Società tra Professionisti

Al fine di semplificare le operazioni di inserimento è stata sviluppata un’apposita funzionalità che consente il passaggio delle deleghe dai soci intermediari alla STP e il relativo caricamento massivo.

Con precedente circolare Inps è stata illustrata la disciplina delle società tra professionisti (STP), prevista dall’articolo 10, commi da 3 a 9, della legge 12 novembre 2011, n. 183, e dal relativo regolamento attuativo e sono state diramate le istruzioni relative alle modalità di profilazione e censimento delle medesime.
In particolare è stato indicato che il PIN rilasciato al legale rappresentante della STP consente l’accesso alla sezione STP del portale attraverso la quale possono essere inserite le deleghe in modo puntuale.
Per semplificare le operazioni di inserimento è stata sviluppata un’apposita funzionalità che consente le seguenti attività:
– il professionista della STP estrapola la lista delle proprie aziende in delega in un file in formato Excel. Tale file, che deve essere salvato con le estensioni .txt o .csv, contiene tutte le informazioni base per costruire un file, opportunamente formattato, da inviare al responsabile della STP;
– il professionista della STP trasmette al responsabile STP la lista per le sole posizioni da dare in delega alla STP;
– il responsabile STP attiva la funzione di caricamento massivo delle deleghe partendo dal file che contiene tutte le informazioni utili.
Per usufruire della funzionalità “Caricamento massivo” è necessario creare un file, opportunamente formattato, nel quale inserire le informazioni del soggetto contribuente per il quale si desidera acquisire una delega esplicita.
La funzionalità permette la creazione dei seguenti due tipi di delega: Delega per singola Posizione Contributiva; Delega per intero Soggetto Contribuente (eredita tutte le posizioni contributive).

Richiesta di differimento per la “fatturazione elettronica”

È stato chiesto di rinviare l’applicazione degli obblighi sulla fatturazione elettronica (fissata, per la generalità dei soggetti passivi d’imposta, al 1° gennaio 2019) almeno per le piccole e medie imprese (Interrogazione a risposta immediata in commissione n. 5/00672 Camera 10 Ottobre 2018).

Al riguardo, l’Amministrazione finanziaria rappresenta che il richiesto differimento dell’entrata in vigore della fatturazione elettronica obbligatoria presenta significativi impatti sul gettito, per le minori entrate derivanti dalla lotta all’evasione IVA.
La relazione tecnica al disegno di legge presentato per l’approvazione della legge di bilancio 2018 infatti quantifica in circa due miliardi di euro il recupero di gettito connesso all’introduzione della misura.
Inoltre, l’autorizzazione in deroga ad introdurre l’obbligo generalizzato di fatturazione elettronica, concessa dagli organismi UE all’Italia per il periodo 2019-2021, potrà essere rinnovata solo previa dimostrazione alla Commissione UE dell’efficacia di tale misura, da fornire sulla base dei dati raccolti nel periodo 2019-2021;
In relazione all’avvio dell’obbligo della fatturazione elettronica con cadenze temporalmente diversificate a seconda della tipologia dei contribuenti, deve sottolinearsi che la fatturazione elettronica integra un processo «simmetrico» che vincola non solo il soggetto emittente ma anche quello ricevente a gestire come elettronica la fattura.
Pertanto, qualora si prevedesse di intervenire normativamente per limitare l’obbligo a specifiche categorie di operatori, si introdurrebbero elementi di notevole complessità per gli operatori stessi (e per i loro intermediari) nella gestione quotidiana delle fatture e, quindi, nei processi amministrativi e contabili ad esse strettamente correlati.
Allo stesso tempo anche per l’Agenzia delle entrate diventerebbe complesso gestire la coesistenza di adempimenti – fatturazione elettronica e spesometro – differenziati per categorie di operatori IVA, disciplina giuridica e tecnica (norme, prassi, provvedimenti e specifiche tecniche diversi) e termini.
La conseguenza delle predette complessità aumenterebbe notevolmente il rischio di errori da parte degli operatori con conseguenti difficoltà di controllo da parte dell’Amministrazione finanziaria e ripercussioni sulle azioni di prevenzione e contrasto a fenomeni di frode ed evasione IVA.

No all’agevolazione “prima casa” per l’abitazione di lusso

Al fine di stabilire il carattere di lusso dell’immobile, anche l’ambiente strettamente adibito a cantina, ovvero a soffitta, costituisce comunque elemento da comprendere invece nel calcolo della superficie complessiva, da considerare come facente parte di “casa di lusso”, allorquando, in concreto, esse siano strutturate in modo tale da essere abitabili, si da perderne la tipica caratteristica (Corte di Cassazione – Ordinanza 03 ottobre 2018, n. 24051).

La Suprema Corte accoglie il ricorso proposto dall’Agenzia delle entrate, avverso la sentenza della CTR che accoglieva il gravame di due contribuenti, contro la decisione della CTP ai cui, relativamente ad un atto di compravendita immobiliare, aveva revocato l’aliquota agevolata del 4% prevista per l’acquisto di abitazioni non di lusso, con relativa irrogazione di sanzioni.
La CTR assumeva che dalle risultanze degli atti emergeva una divergenza nella misurazione dell’immobile che derivava dal calcolo che l’Ufficio faceva con riferimento alla superficie utile del piano interrato, laddove il concetto di superficie utile escludeva le porzioni di fabbricato prive di destinazione abitativa e, comunque, quelle formalmente prive di abitabilità.
Per il Fisco i giudici di appello avrebbero errato laddove hanno ritenuto di escludere dal computo della superficie utile quella afferente al piano interrato, in quanto sprovvisto di abitabilità.
La Corte ribadisce che sono considerate abitazioni di lusso le unità immobiliari “aventi superficie utile complessiva superiore a mq 240 (esclusi balconi, le terrazze, le cantine, le soffitte, le scale e posto macchine)”, riconnettendo pertanto la caratteristica di immobile di lusso al dato quantitativo della superficie dell’immobile, con esclusione solo dei predetti ambienti.
Il requisito dell’utilizzabilità degli ambienti, a prescindere dalla loro effettiva abitabilità, costituisce parametro idoneo ad esprimere il carattere “lussuoso” di una abitazione, assumendo rilievo – in coerenza con l’apprezzamento dello stesso mercato immobiliare, la marcata potenzialità abitativa dello stesso.
Il calcolo della superficie utile dell’immobile, al fine di stabilire se esso debba essere considerato di lusso, va compiuto a prescindere dalla circostanza che parte degli ambienti non sia conforme alle prescrizioni urbanistiche sotto il profilo dell’abitabilità, in quanto quel che unicamente rileva ai fini del computo della superficie utile è l’idoneità di fatto degli ambienti allo svolgimento di attività proprie della vita quotidiana. A fronte dell’irrilevanza del mero dato catastale, grava sul contribuente l’onere di provare, tramite idonea documentazione tecnica, che i vani in questione non sono utilizzabili a scopo abitativo.
Nella specie, la CTR non ha fatto buon governo dei principi espressi, in quanto ha erroneamente escluso dalla superficie utile complessiva il piano seminterrato, che, se considerato, avrebbe determinato una estensione della stessa certamente superiore a mq 240,00, sostenendo che: “il concetto di superficie utile pare escludere le porzioni di fabbricato prive di destinazione abitativa e comunque quelle formalmente prive di abitabilità”, laddove, al contrario, come sopra ampiamente illustrato, il concetto di abitabilità è estraneo al concetto di superficie utile, nel senso di fruibile dal beneficiario dell’agevolazione.

Dedeterminazione annuale EVR per gli edili di Alessandria

Siglato il 3/9/2018, tra il Collegio Costruttori Edili ANCE Alessandria, l’Associazione Libera Artigiani della Provincia di Alessandria – CONFARTIGIANATO, l’Associazione Territoriale di Alessandria – CNA e la FeNEAL-UIL, la FILCA-CISL, la FILLEA-CGIL, il verbale di accordo di verifica e determinazione annuale EVR per i dipendenti edili nella provincia di Alessandria.

Per il periodo 1/1/2018 – 30/9/2018, le verifiche, su base territoriale, degli indicatori presi a riferimento ai fini della corresponsione dell’EVR, indicativi dell’andamento congiunturale del settore, correlato ai risultati conseguiti in termini di produttività, qualità e competitività nel territorio, hanno determinato il riconoscimento a livello territoriale dell’E.V.R. nella misura pari al 100%, in quanto tutti gli indicatori sono risultati positivi, secondo quanto riportato nella tabella di cui all’Allegato 1 del presente accordo.
Visto l’esito delle verifiche di cui al punto precedente, le Parti convengono che per il periodo 1/1/2018 – 30/9/2018, l’EVR – contrattualmente fissato nella misura del 4% – verrà erogato in misura piena e corrisponderà agli importi indicati nella seguente tabella.

Importi orari EVR operai anno 2018 – misura piena

OPERAI

IMPORTO ORARIO

Operaio IV livello € 0,26
Operaio specializzato – 3° livello € 0,25
Operaio qualificato – 2° livello € 0,22
Operaio comune – 1° livello € 0,19
Custodi, guardiani, portinai, fattorini, uscieri ed inservienti € 0,17
Custodi, portinai, guardiani con alloggio € 0,15

Importi mensili EVR impiegati anno 2018 – misura piena

Impiegati

Importo mensile

Quadri e impiegati 1.a cat. Super – 7° livello € 65,23
1.a categoria – 6° livello € 58,71
2.a categoria – 5° livello € 48,92
Assistente tecnico -4° livello € 45,66
3.a categoria – 3° livello € 42,40
4.a categoria – 2° livello € 38,16
5.a categoria – Primo impiego – 1° livello € 32,61

In presenza di un solo indicatore aziendale pari o positivo ed esaurita la procedura prevista contrattualmente, l’impresa potrà erogare – per il periodo 1/1/2018 – 30/9/2018 – l’E.V.R. nella misura e secondo gli importi indicati nella seguente tabella. Laddove entrambi i parametri a livello aziendale risultassero negativi, l’E.V.R. non sarà erogato.

Importi anno 2018
Misura ridotta (2,60%) NOTA (*)

Importi orari EVR operai anno 2018 – misura ridotta

Operai

Importo orario

Operaio IV livello € 0,17
Operaio specializzato – 3° livello € 0,16
Operaio qualificato – 2° livello € 0,14
Operaio comune – 1 ° livello € 0,12
Custodi, guardiani, portinai, fattorini, uscieri ed inservienti € 0,11
Custodi, portinai, guardiani con alloggio € 0,10

Importi mensili EVR impiegati anno 2018 – misura ridotta

Impiegati

Importo mensile

Quadri e impiegati 1.a cat. Super – 7° livello € 42,40
1.a categoria – 6° livello € 38,16
2.a categoria – 5° livello € 31,80
Assistente tecnico – 4° livello € 29,68
3.a categoria – 3° livello € 27,56
4.a categoria – 2° livello € 24,80
5.a categoria – Primo impiego – 1° livello € 21,20

– Nota (*) –
L’applicazione dell’E.V.R. in misura ridotta è riservata unicamente alle imprese con un solo parametro aziendale pari o positivo e che abbiano attivato ed esaurito regolarmente la specifica procedura.

Computo dell’orario di lavoro: la distinzione tra riposo intermedio e temporanea inattività

Il criterio distintivo tra riposo intermedio, non computabile ai fini della determinazione della durata del lavoro, e semplice temporanea inattività, computabile invece a tali fini, anche nel lavoro discontinuo, consiste nella diversa condizione in cui si trova il lavoratore, ovvero se possa disporre liberamente di se stesso per un certo periodo di tempo anche se è costretto a rimanere nella sede del lavoro o, pur restando inoperoso, sia obbligato a tenere costantemente disponibile la propria forza di lavoro per ogni richiesta o necessità.

Una Corte di appello territoriale aveva respinto la domanda di un lavoratore nei confronti di una ditta individuale elettromeccanica, diretta ad ottenere differenze retributive per lavoro straordinario. La Corte aveva argomentato che l’attività espletata dal lavoratore, consistita nella sostituzione delle lampade della pubblica illuminazione non funzionanti ed in lavori di piccola manutenzione presso alcuni Comuni della zona, non era legata a orari ed era gestita autonomamente dallo stesso. Di conseguenza, l’eventuale tempo trascorso nei vari Comuni, soltanto in parte dedicato ad effettive prestazioni di lavoro, non potesse essere qualificato come lavoro straordinario e neanche che il lavoratore fosse a disposizione del datore di lavoro, considerata l’autonomia nell’organizzazione del lavoro. Infine, il tempo necessario per recarsi fuori sede poteva farsi rientrare nel normale orario di lavoro, tenuto conto che il medesimo non era obbligato a passare dalla sede aziendale all’inizio e al termine della giornata lavorativa, anche perché custodiva presso il proprio domicilio dell’automezzo di servizio.
Ricorre così in Cassazione il lavoratore, denunciando violazione di norma legge, nella specie l’art. 1 del D.Lgs. n. 66/2003, secondo cui per orario di lavoro si intende qualsiasi periodo in cui un soggetto sia al lavoro, a disposizione del datore di lavoro e nell’esercizio della sua attività o delle sue funzioni, laddove invece la Corte di merito aveva dato rilevanza al concetto di lavoro effettivo. Altresì, si contesta l’erronea affermazione della Corte territoriale per cui il tempo impiegato per raggiungere il luogo di lavoro non rientrava nella normale attività lavorativa; ciò contrastando con l’orientamento che mette in rilievo al riguardo lo spostamento funzionale rispetto alla prestazione.
Per la Suprema Corte il ricorso è fondato. In primis, la pronuncia impugnata appare palesemente errata in diritto laddove, pur essendo pacifica la natura subordinata del rapporto di lavoro in questione, assume una non meglio indicata autonomia organizzativa sulla base di una disposizione di risultato, dimenticando che l’obbligazione a carico del prestatore di lavoro subordinato è di mezzi. D’altro canto, non risulta contestata alcuna assenza e/o ritardi dal datore di lavoro al proprio dipendente in ordine alle obbligazioni quotidiane, sicché deve presumersi una prestazione pari alla necessaria effettiva durata, da remunerare in misura corrispondente al tempo di messa a disposizione delle energie lavorative. Appare poi priva di rilevanza la circostanza che l’automezzo di servizio di proprietà datoriale si trovasse nella disponibilità del lavoratore, fatto che anzi dimostra come l’inizio della prestazione oraria avesse luogo, direttamente, proprio con il mettersi alla guida del veicolo.
Ai fini della misurazione dell’orario di lavoro, la norma (art. 1, co. 2, D.Lgs. n. 66/2003) attribuisce espresso rilievo non solo al tempo della prestazione effettiva, ma anche a quello della disponibilità del lavoratore e della sua presenza sui luoghi di lavoro. Al riguardo, il criterio distintivo tra riposo intermedio, non computabile ai fini della determinazione della durata del lavoro, e semplice temporanea inattività, computabile invece a tali fini, anche nel lavoro discontinuo, consiste nella diversa condizione in cui si trova il lavoratore; quest’ultimo, nel primo caso, può disporre liberamente di se stesso per un certo periodo di tempo anche se è costretto a rimanere nella sede del lavoro o a subire una qualche limitazione, mentre, nel secondo, pur restando inoperoso, è obbligato a tenere costantemente disponibile la propria forza di lavoro per ogni richiesta o necessità.