Inps: chiarimenti sull’esonero per calamità alle aziende agricole

L’Inps ha fornito precisazioni sui requisiti soggettivi/oggettivi per la concessione alle aziende agricole degli esoneri contributivi per calamità, sulle modalità di domanda nonché sui controlli per la concessione del beneficio in argomento.

Con circolare Inps n. 99/2013 sono state specificate le novità normative introdotte dal decreto legislativo 18 aprile 2008, n. 82, relativamente ai requisiti soggettivi ed oggettivi per la concessione del beneficio. In particolare, per gli eventi calamitosi verificatisi a decorrere dal 20 maggio 2008 (data di entrata in vigore del D.lgs n. 82/2008), sono ammesse al beneficio in commento le imprese agricole di cui all’articolo 2135 del codice civile, ivi comprese le cooperative che svolgono l’attività di produzione agricola, iscritte nel registro delle imprese o nell’anagrafe delle imprese agricole istituita presso le Province autonome.
A decorrere dalla stessa data, non è contemplata la minore percentuale di danno del 20% della produzione lorda vendibile delle aziende situate in aree svantaggiate. Pertanto, la misura dell’esonero è pari al 17% per le aziende che abbiano subito danni in misura superiore al 30% ed inferiore o pari al 70% della produzione lorda vendibile e pari al 50%, per le aziende che abbiano subito danni in misura superiore al 70% della produzione lorda vendibile.
Possono beneficiare dell’esonero parziale del pagamento dei contributi propri e per i lavoratori dipendenti i soggetti iscritti alla relativa gestione previdenziale in forma singola (coltivatori diretti, coloni e mezzadri, IAP) o associata. Si precisa pertanto che, relativamente alla contribuzione dovuta per i dipendenti, l’esonero è concesso esclusivamente per i lavoratori alle dipendenze di datori di lavoro che rivestono anche la qualifica di coltivatore diretto, colono e mezzadro, IAP e che siano regolarmente iscritti alla relativa gestione previdenziale. Possono beneficiarne, inoltre, i datori di lavoro che svolgono l’attività in forma associata alle condizioni previste nel paragrafo 4 della circolar n. 35/2006.
L’esonero parziale dei contributi è concesso a domanda ed è accordato dall’ente impositore su presentazione di apposita domanda degli interessati, corredata da dichiarazione resa ai sensi e per gli effetti della legislazione in materia.
Pertanto, a tal fine, i soggetti interessati dovranno presentare specifica istanza all’Istituto, in via telematica, accedendo dal sito istituzional ai “Servizi on-line” > “Domanda esonero calamità naturali” e compilando l’apposito modello predisposto.
La norma non prevede un termine di scadenza di presentazione della domanda. Tuttavia, al fine di consentire una corretta tariffazione e contabilizzazione degli obblighi contributivi e la rendicontazione dell’esonero, si precisa che i soggetti interessati devono presentare l’istanza entro il termine dell’ultimo giorno del dodicesimo mese successivo all’evento calamitoso, sempre che, ovviamente, risulti pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto autorizzativo del Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, ben potendo le aziende avvalersi del solo intervento compensativo dell’esonero e non delle altre provvidenze per le quali la norma fissa il termine di presentazione della domanda alle Autorità regionali.

In assenza di una specifica procedura di verifica dei requisiti per la concessione dell’esonero previdenziale, le Direzioni regionali/Direzioni di coordinamento metropolitano sono invitate a concordare con le competenti Autorità regionali le modalità ed i tempi per l’effettuazione di riscontri quali, ad esempio, quelli sulla valutazione dei danni al fine della convalida o revoca del beneficio di cui trattasi.
 

OK al redditometro per anni non consecutivi

Ai fini del redditometro, l’accertamento del Fisco può considerare anche periodi non consecutivi tra loro (Corte di Cassazione – Ordinanza 21 maggio 2018, n. 12397).

La Suprema Corte accoglie il ricorso proposto dall’Agenzia delle Entrate contro la decisione della CTR, in tema di accertamento redditometrico, per una maggiore capacità contributiva accertata dall’ufficio in ragione del possesso di una serie di beni indice.
Per i giudici di appello l’ufficio avrebbe dovuto tener conto degli elementi indicativi della capacità contributiva emersi esclusivamente negli anni oggetto d’accertamento e non anche di quelli emersi negli anni successivi.
Per la ricorrente, invece, la CTR, erroneamente, ha ritenuto illegittimo l’accertamento; inoltre, i giudici d’appello avrebbero omesso di scrutinare il differente fatto “decisivo”, rappresentato dagli ulteriori indicatori di capacità contributiva per gli anni in contestazione, quali la disponibilità di un immobile e i pagamenti effettuati in favore di una collaboratrice familiare.
I motivi sono fondati. Secondo l’orientamento della Cassazione “In tema di accertamento delle imposte sui redditi, l’art. 38 del d.P.R. n. 600 del 1973, nel prevedere che l’ufficio può determinare induttivamente il reddito o il maggior reddito in relazione ad elementi indicativi di capacità contributiva individuati con decreto del Ministero delle Finanze, quando il reddito dichiarato non risulta congruo rispetto ai predetti elementi per due o più periodi di imposta, non richiede che, necessariamente, tali periodi siano consecutivi o anteriori a quello per il quale si effettua l’accertamento.”.
Nel caso di specie, l’ufficio accertatore ha determinato induttivamente il maggior reddito complessivo in relazione agli elementi indicativi di capacità contributiva riferiti agli oneri di gestione di una imbarcazione, gli oneri di gestione dell’immobile adibito ad abitazione secondaria, le ore di servizio prestate da un collaboratore professionale e le quote d’incremento patrimoniale derivanti dalle spese sostenute con il riconoscimento dei disinvestimenti rilevati, secondo una criteriologia consentita dalla normativa vigente ratione temporis, che tendeva ad evidenziare l’esistenza di una ulteriore capacità contributiva che pur esplicatasi negli anni immediatamente successivi a quelli in contestazione era sussistente negli anni oggetto di controversia.

Scelta della sede per assistere il familiare disabile

Ai fini della scelta della sede più vicina al proprio domicilio per assistere il familiare disabile, è necessario non solo che il posto al quale il pubblico dipendente aspira ad essere assegnato sia vacante ma che esso sia anche disponibile.

Lo ha ribadito la Suprema Corte di Cassazione pronunciandosi sul caso di una lavoratrice che aveva chiesto di essere trasferita presso un altro ufficio vicino al suo luogo di residenza per assistere la madre riconosciuta persona con handicap in situazione di gravità. Nel rigettare negare tale richiesta, i giudici hanno precisato che, il diritto del lavoratore di scegliere la sede più vicina al proprio domicilio può essere riconosciuto solo “ove possibile”; nella specie, non sussisteva la vacanza del posto in organico, inoltre i posti oltre che vacanti devono essere anche “disponibili”.
In particolare, secondo la normativa, il genitore o il familiare lavoratore, con rapporto di lavoro pubblico o privato, che assista con continuità un parente o un affine entro il terzo grado handicappato ha diritto a scegliere, “ove possibile”, la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio e non può essere trasferito senza il suo consenso ad altra sede. La possibilità di applicare tale previsione normativa può essere legittimamente preclusa da principi e da disposizioni che, per la tutela di rilevanti interessi collettivi, non consentano l’espletamento dell’attività lavorativa con determinate dislocazioni territoriali. Il diritto di scelta della sede di lavoro più vicina al domicilio da assistere non è assoluto e privo di condizione in quanto l’inciso “ove possibile” postula un adeguato bilanciamento degli interessi in conflitto e il recesso del diritto stesso laddove risulti incompatibile con le esigenze economiche e organizzative del datore di lavoro, poiché in tali casi (relativamente ai rapporti di lavoro pubblico) potrebbe determinarsi un danno per la collettività. Nell’ambito del necessario bilanciamento dei contrapposti interessi il diritto di scegliere la sede di lavoro ovvero di essere trasferito alla sede più vicina al proprio domicilio postula che il posto sia esistente e vacante. Relativamente al lavoro alle dipendenze della P.A. è necessario non solo che il posto al quale il pubblico dipendente aspira ad essere assegnato sia vacante ma che esso sia anche disponibile.

Edilcassa del Lazio: tabelle contributive della Provincia di Roma

L’Edilcassa del Lazio per gli addetti alle piccole e medie imprese dell’industria, dell’artigianato e della cooperazione, ha aggiornato le contribuzioni della Provincia di Roma

L’aggiornamento delle contribuzioni relative alla Provincia di Roma, decorre dal 1° febbraio 2018 e riguarda le imprese artigiane e le piccole e medie imprese del territorio.

IMPRESE ARTIGIANE

Validità da febbraio 2018

descrizione contributo

contributo totale

quota lavoratore

quota impresa

CONTRIBUTO DI GESTIONE 2,5000 0,4200 2,0800
LAVORI USURANTI 0,1000 0,0000 0,1000
FONDO INTEGRATIVO DI GARANZIA PER LE ASSISTENZE 0,9000 0,0000 0,9000
QUOTE DI SERVIZIO NAZIONALI 0,3700 0,1850 0,1850
QUOTE DI SERVIZIO PROVINCIALI 1,9000 0,9500 0,9500
CONTRIBUTO R.L.S.T. 0,3000 0,0000 0,3000
CONTRIBUTO CAF 0,1000 0,0000 0,1000
PREVENZIONE E FORMAZIONE 0,3000 0,0000 0,3000
APE 2,5000 0,0000 2,5000
TOTALE CONTRIBUTI 8,9700 1,5550 7,4150

 

PICCOLE E MEDIE IMPRESE

Validità da febbraio 2018

descrizione contributo

contributo totale

quota lavoratore

quota impresa

CONTRIBUTO DI GESTIONE 2,5000 0,4200 2,0800
LAVORI USURANTI 0,1000 0,0000 0,1000
FONDO INTEGRATIVO DI GARANZIA PER LE ASSISTENZE 0,9000 0,0000 0,9000
QUOTE DI SERVIZIO NAZIONALI 0,4444 0,2222 0,2222
QUOTE DI SERVIZIO PROVINCIALI 1,9000 0,9500 0,9500
CONTRIBUTO R.L.S.T. 0,3000 0,0000 0,3000
CONTRIBUTO CAF 0,1000 0,0000 0,1000
PREVENZIONE E FORMAZIONE 0,3000 0,0000 0,3000
APE 2,5000 0,0000 2,5000
TOTALE CONTRIBUTI 9,0444 1,5922 7,4522

Firmato accordo integrativo CCNL Area Meccanica Artigianato

Siglato il 18/5/2018, tra la CNA Produzione, la CNA Installazione e Impianti, la CNA Servizi alla Comunità/Autoriparatori, la CNA Artistico e Tradizionale, la CNA Benessere e Sanità – SNO, la Confartigianato Autoriparazione, la Confartigianato Metalmeccanica di Produzione, la Confartigianato Impianti, la Confartigianato Orafi, la Confartigianato Fe.Na.Odi., la Casartigiani, la Claai e la FIOM-CGIL, la FIM-CISL, la UILM-UIL, l’accordo integrativo dell’ipotesi di rinnovo del CCNL Area Meccanica per i lavoratori dipendenti delle imprese artigiane dei settori Metalmeccanica, Installazione di Impianti, Orafi, Argentieri ed Affini, e delle imprese del Settore Odontotecnica del 24/4/2018.

Nell’accordo in oggetto sono state riportate le tabelle degli aumenti e dei relativi minimi retributivi, con decorrenza rispettivamente dall’1/5/2018 e dall’1/9/2018.

Tabella degli aumenti retributivi

Settore Metalmeccanica ed Installazione di Impianti

Livello

Aumenti 1/5/2018

Aumenti 1/9/2018

Totale

1Q 28,69 26,07 54,76
1 28,69 26,07 54,76
2 26,69 24,26 50,95
2b 25,20 22,91 48,11
3 24,24 22,03 46,27
4 22,84 20,76 43,60
5 22,00 20,00 42,00
6 20,98 19,07 40,05

Settore orafo, argentiero e affini

Livello

Aumenti 1/5/2018

Aumenti 1/9/2018

Totale

1Q 28,68 26,07 54,75
1 28,68 26,07 54,75
2 26,73 24,29 51,02
3 24,33 22,11 46,44
4 22,88 20,80 43,68
5 22,00 20,00 42,00
6 20,86 18,96 39,82

Settore odontotecnico

Livello

Aumenti 1/5/2018

Aumenti 1/9/2018

Totale

1s 29,48 27,43 56,91
1 26,66 24,81 51,47
2 25,26 23,50 48,76
3 22,83 21,24 44,07
4 21,50 20,00 41,50
5 20,59 19,15 39,74
6 19,81 18,43 38,24

Tabella dei minimi retributivi

Settore metalmeccanica ed installazione di impianti

Livello

Retribuzione tabellare al 30/4/2018

Retribuzione tabellare dall’1/5/2018

Retribuzione tabellare dall’1/9/2018

1Q 1.692,63 1.721,32 1.747,39
1 1.692,63 1.721,32 1.747,39
2 1.574,93 1.601,62 1.625,88
2b 1.487,12 1.512,32 1.535,23
3 1.429,98 1.454,22 1.476,25
4 1.347,81 1.370,65 1.391,41
5 1.298,12 1.320,12 1.340,12
6 1.237,88 1.258,86 1.277,93

Ai lavoratori inquadrati al livello 1Q spetta un’indennità quadri di € 70,00 mensili e ai lavoratori impiegati con funzioni direttive inquadrati al livello 1 spetta un’indennità mensile di € 50,00.

Settore orafo, argentiero e affini

Livello

Retribuzione tabellare al 30/4/2018

Retribuzione tabellare dall’1/5/2018

Retribuzione tabellare dall’1/9/2018

1Q 1.694,07 1.722,75 1.748,82
1 1.694,07 1.722,75 1.748,82
2 1.578,32 1.605,05 1.629,34
3 1.436,68 1.461,01 1.483,12
4 1.351,22 1.374,10 1.394,90
5 1.299,32 1.321,32 1.341,32
6 1.231,91 1.252,77 1.271,73

Ai lavoratori inquadrati al livello 1Q spetta un’indennità quadri di € 70,00 mensili e ai lavoratori impiegati con funzioni direttive inquadrati al livello 1 spetta un’indennità mensile di € 50,00.

Settore odontotecnico

Livello

Retribuzione tabellare al 30/4/2018

Retribuzione tabellare dall’1/5/2018

Retribuzione tabellare dall’1/9/2018

1s 1.756,04 1.785,52 1.812,95
1 1.588,16 1.614,82 1.639,63
2 1.504,36 1.529,62 1.553,12
3 1.359,89 1.382,72 1.403,96
4 1.280,41 1.301,91 1.321,91
5 1.226,27 1.246,86 1.266,01
6 1.179,85 1.199,66 1.218,09