Procedure da sovraindebitamento e diffida accertativa per crediti patrimoniali

In pendenza di una procedura da sovraindebitamento per i soggetti “non dichiarabili fallibili”, nell’ipotesi in cui sia stato presentato un accordo di ristrutturazione del debito, non si può procedere a validazione di diffida accertativa nei confronti del debitore, per mancanza del requisito della esigibilità del credito.

Come noto, qualora nell’ambito dell’attività di vigilanza emergano inosservanze alla disciplina contrattuale da cui scaturiscono crediti patrimoniali in favore dei prestatori di lavoro, il personale ispettivo degli Ispettorati del lavoro diffida il datore di lavoro a corrispondere gli importi risultanti dagli accertamenti. Entro 30 giorni dalla notifica della diffida accertativa, il datore di lavoro può promuovere tentativo di conciliazione presso l’Ispettorato territoriale del lavoro. In caso di accordo, risultante da verbale sottoscritto dalle parti, il provvedimento di diffida perde efficacia e le rinunzie e transazioni ivi contenute non sono impugnabili; di contro, decorso inutilmente il predetto termine ovvero in caso di mancato raggiungimento dell’accordo, attestato da apposito verbale, il provvedimento di diffida acquista, con provvedimento direttoriale degli uffici territoriali dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro, valore di accertamento tecnico, con efficacia di titolo esecutivo.
Orbene, atteso che il carattere di titolo esecutivo presuppone la sussistenza dei requisiti di certezza, liquidità ed esigibilità del credito, in pendenza di una procedura da sovraindebitamento per i soggetti “non dichiarabili fallibili”, nell’ipotesi in cui sia stato presentato un accordo di ristrutturazione del debito, non si può procedere a validazione di diffida accertativa nei confronti del debitore, per mancanza del requisito della esigibilità del credito.
Peraltro, in riferimento alla sussistenza del requisito di esigibilità, il Ministero aveva già escluso la possibilità di validare le diffide accertative per crediti patrimoniali, emesse nei confronti di una società fallita nell’ambito di procedure fallimentari. Al riguardo, si assumeva che il credito patrimoniale certamente non recasse il requisito dell’esigibilità, atteso che la Legge Fallimentare preclude al lavoratore di poter intraprendere un’azione esecutiva in forza di quel titolo.

Modifica del rappresentante legale nella somministrazione di alimenti

Forniti chiarimenti in merito alle modalità per effettuare le comunicazioni/segnalazioni, nel caso di eventi legati alla vita dell’impresa e non presenti nella modulistica unificata (Ministero dello Sviluppo Economico – Risoluzione 25 gennaio 2018, 45552).

Nello specifico, nel caso in cui emerga la necessità, per il nuovo rappresentante legale o preposto, di rendere le dichiarazioni in merito al possesso dei requisiti professionali, non è necessario presentare una nuova SCIA per comunicazioni relative a eventuali modifiche riguardanti il legale rappresentante o il preposto all’attività commerciale ed è ammissibile, in mancanza di specifiche modalità per effettuare le comunicazioni relative alle eventuali modifiche in discorso, che i Comuni possano organizzarsi autonomamente al fine di garantire all’interessato di ottemperare alle prescrizioni di legge.

Accordo per la verifica EVR: comunicato Cassa Edile di Terni

La Cassa Edile della Provincia di Terni informa che per effetto dell’accordo di verifica siglato dalle parti territoriali, per l’anno 2018 l’EVR non va corrisposto

Con accordo siglato il 21/12/2017, l’ANCE Terni e FILLEA-CGIL Terni, FILCA-CISL Umbria e FENEAL-UIL Umbria, hanno proceduto alla verifica dei parametri per la determinazione dell’EVR per l’anno 2018.
I parametri presi a riferimento sono i seguenti:
– N. dei lavoratori iscritti alla Cassa Edile di Terni 20%
– Monte Salari denunciato alla Cassa Edile di Terni 20%
– Ore denunciate alla Cassa Edile di Terni al netto delle ore integrate per mancanza di lavoro peso 20%;
– Massa salari su ore lavoratore così come risultanti alla Cassa Edile di Terni peso 40%.
Esaminati i dati forniti dalla Cassa Edile di Terni relativi al triennio 2014-2016 e 2015-2017, nessuno dei quattro parametri ha conseguito un valore positivo.
Di conseguenza per il 2018 le parti danno atto che non si sono concretizzati i presupposti per la decorrenza delI’EVR.

L’uso improprio del telefono aziendale può giustificare il licenziamento

20 feb 2018 Legittimo il licenziamento per giustificato motivo soggettivo del dipendente per traffico telefonico non attinente alle esigenze di servizio e non autorizzato, comportando sottrazione di tempo all’attività lavorativa (Corte di Cassazione con sentenza n. 3315/2018).

Il caso di specie riguarda il ricorso presentato in merito al licenziamento intimato ad un dipendente per giusta causa dalla società datoriale. La Corte territoriale ha disposto la conversione dello stesso in licenziamento per giustificato motivo soggettivo, con condanna al pagamento del preavviso liquidato come da sentenza.
Tale decisione si basa sulla considerazione che al dipendente era stato contestato di aver compiuto una lunghissima serie di telefonate verso numerazioni non geografiche a valore aggiunto, traffico telefonico non attinente alle esigenze di servizio, non consentito e non autorizzato, utilizzando la linea dedicata al fax del reparto cui era addetto con un costo di oltre 8.000,00 euro per la società, trattenendosi nei locali prima delle ore 8 e dopo l’orario contrattuale. Inoltre la Corte territoriale ha considerato le istanze istruttorie dirette ad accertare una condotta mobbizzante del datore di lavoro inidonee ad essere poste in correlazione con i fatti contestati e, circa la valutazione della condotta tenuta dal lavoratore, ha rilevato che lo stato psico-fisico del lavoratore all’epoca non era di depressione e quindi non poteva accogliersi la tesi per cui le telefonate erano dovute alla necessità di sentire voci amiche in momenti difficili della giornata e che, comunque, il lavoratore avrebbe potuto sottoporsi a cure appropriate. La gravità dei fatti addebitati era quindi tale da legittimare l’irrogazione del recesso. Mente era infondato l’appello incidentale posto che l’utilizzazione di mezzi aziendali per finalità personali con danno dell’azienda (sanzionabile con il licenziamento per giustificato motivo soggettivo) ricomprendeva ogni tipo di danno ivi compresa la sottrazione di tempo all’attività lavorativa.
Ancora il ricorso presentato dal dipendente è stato rigettato in Cassazione confermando quanto già dedotto e disposto dalla Corte di Appello.

Canone RAI, per gli over 75 aumenta la soglia di esenzione

Il Mef e il Mise hanno firmato il decreto per l’aumento della fascia di reddito di esenzione del Canone Rai per gli over 75. (Presidenza del Consiglio dei Ministri – Comunicato 19 Febbraio 2018).

È in corso di pubblicazione il decreto che per l’anno 2018 prevede un ampliamento dai 6.713,98 euro attuali a 8.000 euro della soglia di reddito ai fini dell’esenzione dal pagamento del canone di abbonamento TV, in favore di coloro che abbiano compiuto 75 anni.
I nuclei familiari esentati dal pagamento del Canone Rai passeranno così da 115.000 a circa 350.000. La misura è volta a dare maggior sostegno alle fasce più deboli della popolazione e a promuovere l’inclusione sociale.
Il vigente articolo 1, comma 132, della Legge n. 244/2007, esonera dal pagamento del canone Rai i cittadini che hanno compiuto 75 anni di età entro il termine per il pagamento del canone, non conviventi con altri soggetti diversi dal coniuge, possessori di un reddito che, unitamente a quello del proprio coniuge convivente, non sia superiore complessivamente ad euro 516,46 per tredici mensilità, il cui apparecchio televisivo sia ubicato nel luogo di residenza.
In caso di abuso del beneficio è irrogata una sanzione amministrativa, in aggiunta al canone dovuto e agli interessi di mora, d’importo compreso tra euro 500 ed euro 2.000 per ciascuna annualità evasa.