Definite le modalità di concessione dei contributi per l’acquisto di Smart Tv e Decoder

Pubblicate le modalità per l’erogazione dei contributi in favore dei consumatori per l’acquisto di apparati televisivi idonei alla ricezione dei programmi con le nuove tecnologie trasmissione DVB-T2 (Ministero dello Sviluppo Economico – decreto 18 ottobre 2019).

Il contributo viene concesso a partire dal 18 dicembre 2019 ed è riconosciuto ai residenti nel territorio italiano appartenenti a nuclei familiari con ISEE non superiore a 20.000 euro. Inoltre, il contributo è riconosciuto per ciascun nucleo familiare e per l’acquisto di un solo apparecchio.
Il contributo viene assegnato sotto forma di sconto praticato dal venditore dell’apparecchio sul relativo prezzo di vendita, per un importo pari a 50 euro o pari al prezzo di vendita se inferiore. Lo sconto è applicato sul prezzo finale di vendita complessivo dell’imposta sul valore aggiunto e non riduce la base imponibile dell’imposta.

Il riconoscimento del contributo non può essere richiesto a tutti i rivenditori degli apparecchi televisivi, ma solo a quelli preventivamente registrati tramite il servizio telematico messo a disposizione dall’Agenzia delle Entrate.
Ai fini dell’applicazione dello sconto, il venditore registrato, avvalendosi del servizio telematico, deve trasmettere alla Direzione generale per i servizi di comunicazione elettronica, di radiodiffusione e postali del Ministero dello sviluppo economico una comunicazione telematica contenente a pena di inammissibilità:
– il codice fiscale del venditore;
– il codice fiscale dell’utente finale e gli estremi del documento d’identità allegato alla richiesta;
– i dati identificativi dell’apparecchio, per consentirne la verifica di idoneità;
– il prezzo finale di vendita, comprensivo dell’imposta sul valore aggiunto;
– l’ammontare dello sconto da applicare, pari a cinquanta euro, ovvero pari al prezzo, se quest’ultimo è inferiore a cinquanta euro.

Il venditore recupera lo sconto applicato mediante un credito d’imposta, da indicare nella dichiarazione dei redditi, utilizzabile esclusivamente in compensazione con il modello F24. A breve l’Agenzia delle Entrate istituirà il relativo codice tributo da indicare nel modello di pagamento.

Padre lavoratore dipendente e madre lavoratrice autonoma: gestione riposi giornalieri

L’Inps fornisce istruzioni amministrative in materia di diritto alla fruizione dei riposi giornalieri di cui all’articolo 40 del D.lgs 26 marzo 2001, n. 151, nel caso di padre lavoratore dipendente e madre lavoratrice autonoma. Il padre lavoratore dipendente può fruire dei riposi in questione dalla nascita o dall’ingresso in famiglia/Italia in caso di adozioni o affidamenti nazionali o internazionali del minore, a prescindere dalla fruizione dell’indennità di maternità della madre lavoratrice autonoma (Circolare n. 140/2019).

La Corte di Cassazione, sezione Lavoro, con la sentenza n. 22177/2018 ha affermato il principio secondo cui l’utilizzo da parte del padre lavoratore dipendente dei riposi giornalieri di cui all’articolo 40 del D.lgs 26 marzo 2001, n. 151, non è alternativo alla fruizione dell’indennità di maternità della madre lavoratrice autonoma. Secondo la sentenza, potendo entrambi i genitori lavorare subito dopo l’evento della maternità, risulta maggiormente funzionale affidare agli stessi genitori la facoltà di organizzarsi nel godimento dei medesimi benefici al fine di una gestione familiare e lavorativa meglio rispondente alle esigenze di tutela della normativa, salvo i soli limiti temporali previsti.
Ciò premesso, l’Inps fornisce alcune precisazioni:
– nel caso in cui la madre sia lavoratrice autonoma, il padre lavoratore dipendente può fruire dei riposi di cui all’in questione dalla nascita o dall’ingresso in famiglia/Italia in caso di adozioni o affidamenti nazionali o internazionali del minore, a prescindere dalla fruizione dell’indennità di maternità della madre lavoratrice autonoma. Sono, pertanto, da intendersi superate le indicazioni fornite al punto 2), 4° capoverso, della circolare n. 8 del 17 gennaio 2003;
– restano valide, invece, le indicazioni fornite nella citata circolare in materia di incompatibilità.
Le indicazioni sopra fornite si applicano alle domande pervenute e non ancora definite e, a richiesta dell’interessato, anche agli eventi pregressi per i quali non siano trascorsi i termini di prescrizione ovvero per i quali non sia intervenuta sentenza passata in giudicato. Con successivo messaggio saranno fornite indicazioni di dettaglio relative agli applicativi informatici.

Variano i contributi della Cassa Edile Viterbo

La Cassa Edile della provincia di Viterbo pubblica la nuova contribuzione in vigore dal 1° ottobre 2019

Si porta a conoscenza che le Parti Sociali, con accordo del 2/4/2019, hanno stabilito il contributo per la Formazione e Sicurezza ripristinandolo all’1,00% con decorrenza 1/10/2019.

Imprese Industria Edilizia ed Affini – Dall’1/10/2019

Voci di contribuzione

% a carico impresa

% a carico dipendente

% TOTALE

Contributo Fondo Nazionale APE 3,840 3,840
Contributo Cassa Edile (Imprese < 50 dipendenti) 2,080 0,420 2,500
Contributo Fondo Prepensionamenti 0,200 0,200
Fondo incentivo all’occupazione 0,1000 0,100
Fondo Sanitario 0,3500 0,350
Contributo ESEV-CTP Viterbo – Formazione e Sicurezza 1,000 1,000
Quote di Servizio Nazionali 0,222 0,222 0,444
Quote di Servizio Provinciali 0,750 0,750 1,500
TOTALI 8,542 1,392 9,934

 

Voci di contribuzione

% a carico impresa

% a carico dipendente

% TOTALE

Contributo Aggiuntivo su dipendenti Part-Time 3,000 3,000
Contributo RLST per imprese senza RLS 0,200 0,200
Contributo Cassa Edile (Imprese > 50 dipendenti) 4,480 0,420 4,900

 

Imprese di Fornitura Lavoro Temporaneo – Dall’1/10/2019

Voci di contribuzione

% a carico impresa

% a carico dipendente

% TOTALE

Contributo Fondo Nazionale APE 3,840 3,840
Contributo Cassa Edile (Imprese < 50 dipendenti) 2,080 0,420 2,500
Contributo Fondo Prepensionamenti 0,200 0,200
Contributo fondo gestione eventi metereolocigi 0,300 0,300
Fondo incentivo all’occupazione 0,100 0,100
Fondo Sanitario 0,350 0,350
Contributo ESEV-CTP Viterbo – Formazione e Sicurezza 3,868 3,868
Quote di Servizio Nazionali 0,222 0,222 0,444
Quote di Servizio Provinciali 0,750 0,750 1,500
TOTALI 11,710 1,392 13,102

 

Voci di contribuzione

% a carico impresa

% a carico dipendente

% TOTALE

Contributo Aggiuntivo su dipendenti Part-Time 3,000 3,000
Contributo RLST per imprese senza RLS 0,200 0,200
Contributo Cassa Edile (Imprese > 50 dipendenti) 4,500 0,420 4,920

Novità sulla previdenza complementare dei Dirigenti Aziende Alberghiere

Siglato l’11/11/2019, tra la FEDERALBERGHI e MANAGERITALIA, l’accordo che ha considerato un aumento del contributo integrativo al Fondo Mario Negri, a carico del datore di lavoro delle aziende alberghiere.

Considerato il recente accordo di proroga della vigenza del CCNL per i Dirigenti delle aziende alberghiere fino al 31/12/2019, al fine di garantire il processo di riallineamento della previdenza complementare del Fondo Mario Negri, le Parti concordano una variazione del contributo integrativo a carico del datore di lavoro.
Pertanto, per il periodo di proroga del suddetto CCNL (1/1/2019 – 31/12/2019) l’aliquota del contributo integrativo passa dall’attuale 2,11% al 2,15% della retribuzione convenzionale annua di euro 59.224,54.

Domanda indennità NASpI: decorrenza del termine in caso di malattia

Con riferimento alla decorrenza del termine ed alla sospensione dello stesso per la presentazione della domanda di indennità NASpI nel caso di evento di malattia insorto prima o dopo la cessazione del rapporto di lavoro subordinato, è necessario tenere conto della diversa disciplina della malattia e dell’indennizzabilità della stessa a seconda del contratto sottostante al rapporto di lavoro.

A conferma e ad integrazione di quanto già in precedenza precisato (paragrafo 2.6.a.2, Circolare n. 94/2015), nel caso di evento di malattia comune indennizzabile da parte dell’INPS o infortunio sul lavoro/malattia professionale indennizzabile da parte dell’INAIL insorto dopo la data di cessazione del rapporto di lavoro, il termine di presentazione della domanda rimane sospeso per un periodo pari alla durata dell’evento di malattia indennizzato o di infortunio sul lavoro/malattia professionale e riprende a decorrere, al termine del predetto evento, per la parte residua.
Laddove la malattia comune indennizzabile da parte dell’INPS o infortunio sul lavoro/malattia professionale indennizzabile da parte dell’INAIL insorga durante il rapporto di lavoro e si protragga oltre la cessazione dello stesso, il termine per la presentazione della domanda di NASpI decorre dalla fine dell’evento di malattia/infortunio.
Sul punto, la giurisprudenza di legittimità ha affermato che la cessazione del rapporto di lavoro intanto rileva per la decorrenza del termine di decadenza in quanto comporta la cessazione dei mezzi di sussistenza del lavoratore; laddove invece la copertura del bisogno derivi dal sistema previdenziale, il riconoscimento in capo al lavoratore disoccupato di altre prestazioni di natura previdenziale preclude la decorrenza del termine di decadenza stesso; la Corte, inoltre, ha precisato che il termine di decadenza di sessanta giorni previsto dall’articolo 129, comma 5, del R.D.L. 4 ottobre 1935, n. 1827, per la presentazione della domanda di ammissione al pagamento dell’indennità di disoccupazione non decorre durante il periodo di malattia per il quale il disoccupato abbia titolo ad altre prestazioni economiche di natura previdenziale.
Nel caso, invece, in cui non sia normativamente prevista, per la specifica categoria di lavoratore subordinato, la tutela della malattia oltre la data di cessazione del rapporto di lavoro (si pensi, ad esempio, ai lavoratori a tempo determinato del settore commercio), il termine di presentazione della domanda di NASpI non può essere sospeso e pertanto decorre secondo le regole ordinarie.
Al riguardo, la Cassazione – con la sentenza n. 17404/2016 – ha precisato che “[…] la decadenza consiste nel fatto oggettivo del mancato esercizio del diritto entro un termine stabilito, nell’interesse generale o individuale alla certezza di una determinata situazione giuridica, senza alcuna possibilità di proroga, sospensione o interruzione, se non nei casi eccezionali tassativamente previsti dalla legge […]: essa pertanto non può essere impedita da una situazione di fatto di mera difficoltà, essendo invece necessario un impedimento assoluto imputabile a causa ineluttabile. […]”.
Ciò premesso, si chiarisce che, nell’ipotesi in cui l’evento di malattia non è indennizzato/indennizzabile, il termine di 68 giorni, previsto a pena di decadenza per la presentazione della domanda di indennità di disoccupazione, non è sospeso, ma decorre secondo le regole ordinarie (Messaggio n. 4211/2019).