Comunicazione fatture al Fisco: novità nell’emendamento al decreto fiscale

Con l’approvazione al Senato dell’emendamento sostitutivo alla legge di conversione del decreto collegato alla Legge di Bilancio (cd. Decreto Fiscale) può ritenersi approvato il testo definitivo del provvedimento, all’interno del quale hanno trovato spazio anche la disapplicazione delle sanzioni per la comunicazione delle fatture relativa al 1° semestre 2017, oltre ad alcune semplificazioni dell’adempimento

DISAPPLICAZIONE SANZIONI

È prevista la disapplicazione delle sanzioni con riferimento ad errori od omissioni nella comunicazione dei dati delle fatture emesse e ricevute relativa al 1° semestre 2017, il cui termine è scaduto il 31 ottobre 2017. A tal fine è sufficiente che i dati esatti siano trasmessi entro il 28 febbraio 2018.
Si ricorda che per l’omissione o l’errata trasmissione dei dati delle fatture emesse e ricevute, si applica la sanzione amministrativa di euro 2 per ciascuna fattura, comunque entro il limite massimo di euro 1.000 per ciascun trimestre. La sanzione è ridotta alla metà, entro il limite massimo di euro 500, se la trasmissione è effettuata entro i quindici giorni successivi alla scadenza stabilita ai sensi del periodo precedente, ovvero se, nel medesimo termine, è effettuata la trasmissione corretta dei dati.

COMUNICAZIONE SEMESTRALE

È prevista la facoltà di trasmettere le comunicazioni dei dati delle fatture emesse e ricevute con cadenza semestrale, anziché trimestrale. In tal caso, nella comunicazione devono essere indicati i dati relativi:
–  alla partita IVA dei soggetti coinvolti nelle operazioni (o al codice fiscale per i soggetti che non agiscono nell’esercizio di imprese, arti e professioni);
– alla data ed al numero della fattura;
– alla base imponibile, all’aliquota applicata e all’imposta nonché alla tipologia dell’operazione ai fini IVA nel caso in cui l’imposta non sia indicata in fattura.

FATTURE RIEPILOGATIVE

È prevista la facoltà, con riferimento alle fatture emesse e ricevute di importo inferiore a 300 euro e registrate cumulativamente, di trasmettere i dati del documento riepilogativo, anziché i dati delle singole fatture. In tal caso, nella comunicazione devono essere indicati:
– la partita IVA del cedente o del prestatore per il documento riepilogativo delle fatture attive;
– la partita IVA del cessionario o committente per il documento riepilogativo delle fatture passive;
– la data e il numero del documento riepilogativo;
– l’ammontare imponibile complessivo e l’ammontare dell’imposta complessiva distinti secondo l’aliquota applicata.

ESONERI DALLA COMUNICAZIONE

È previsto:
– l’esonero per le amministrazioni pubbliche di trasmettere i dati delle fatture emesse nei confronti dei consumatori finali;
– l’esonero per i produttori agricoli in regime di esenzione IVA situati nelle zone montane.

Causale contributo “EBFW”per l’ente bilaterale socio-educativo

Il Fisco istituisce la causale contributo (EBFW) per la riscossione, tramite modello F24, dei contributi da destinare al finanziamento dell’Ente Bilaterale Nazionale Socio-Sanitario-Assistenziale-Educativo “EBINWELFARE” (Agenzia delle Entrate – Risoluzione n. 141/E del 17 Novembre 2017)

L’INPS ha chiesto all’Agenzia delle Entrate l’istituzione della causale contributo per la riscossione, tramite il modello F24, dei contributi per il finanziamento dell’Ente Bilaterale Nazionale Socio-Sanitario-Assistenziale-Educativo “EBINWELFARE”.
A tal fine, l’Agenzia ha istituito la seguente causale contributo:  “EBFW” denominata “Ente Bilaterale Nazionale Socio-Sanitario-AssistenzialeEducativo§ EBINWELFARE”.
Per la compilazione del modello di pagamento F24, la suddetta causale è esposta nella sezione “INPS”, nel campo “causale contributo”, in corrispondenza esclusivamente della colonna “importi a debito versati”, indicando: – nel campo “codice sede”, il codice della sede INPS competente; – nel campo “matricola INPS/codice INPS/filiale azienda”, la matricola INPS dell’azienda; – nel campo “periodo di riferimento”, nella colonna “da mm/aaaa”, il mese e l’anno di riscossione del contributo, nel formato “MM/AAAA”. La colonna “a mm/aaaa” non deve essere valorizzata.

Responsabilità del commercialista per negligenza nello svolgimento dell’incarico

Chiarita la responsabilità professionale del Dottore commercialista per negligenza nello svolgimento dell’incarico, per il risarcimento dei danni in favore del cliente per la sanzione subita (Corte di cassazione – sentenza 14 novembre 2017, n. 26823).

Il Dottore commercialista che si è rivelato negligente nello svolgimento dell’incarico professionale risponde dell’intera sanzione applicata al cliente, a patto che non dimostri che il comportamento di quest’ultimo ha aggravato la pretesa tributaria.
Al riguardo, alla società era stato contestato il mancato pagamento di alcuni tributi con conseguente aggravio di una sanzione pari al 30% dei tributi non versati.
Di contro il professionista contestava la richiesta a lui avanzata, evidenziando il contenimento della misura nei limiti del 10% dei suddetti importi, pagando entro 30 giorni dal ricevimento dell’avviso bonario con la comunicazione di irregolarità.
La società però non aveva ricevuto l’avviso bonario e pertanto il commercialista era stato condannato al risarcimento della somma richiesta, in quanto non dimostrabile il ricevimento, da parte della cliente, dell’avviso bonario che avrebbe ridotto la misura della sanzione.
Nonostante la difesa del commercialista che escludeva il risarcimento con riguardo ai danni che il creditore avrebbe potuto evitare usando l’ordinaria diligenza, il ricorso del professionista è stato rigettato a fronte del consolidato orientamento giurisprudenziale secondo il quale “In tema di concorso del fatto colposo del creditore, previsto dall’art. 1227, co. 2, c.c., al giudice del merito è consentito svolgere l’indagine in ordine all’omesso uso dell’ordinaria diligenza da parte del creditore solo se sul punto vi sia stata espressa istanza del debitore, la cui richiesta integra gli estremi di una eccezione in senso proprio, dato che il dedotto comportamento che la legge esige dal creditore costituisce autonomo dovere giuridico, espressione dell’obbligo di comportarsi secondo buona fede; il debitore deve inoltre fornire la prova che il creditore avrebbe potuto evitare i danni, di cui chiede il risarcimento, usando l’ordinaria diligenza”.

Assunzioni agevolate lavoratori dalle liste di mobilità: irrilevante la categoria di inquadramento

Le agevolazioni contributive previste per l’assunzione di lavoratori iscritti nelle liste di mobilità (abrogate dal 1° gennaio 2017), sono spettanti anche nel caso di soggetto inquadrato nella categoria di dirigente, essendo irrilevante la mancanza di stabilità del rapporto di lavoro

Nella vicenda giudiziaria in esame, la Corte di Appello territoriale aveva accolto il gravame dell’Inps avverso la sentenza di primo grado con cui era stata accolta la domanda di un datore di lavoro intesa ad ottenere il riconoscimento del diritto alle agevolazioni contributive previste dalla L. n. 223/1991, per l’assunzione di un lavoratore dalle liste di mobilità. Il Giudice di secondo grado, in particolare, aveva chiarito che il lavoratore, già iscritto nelle liste di mobilità, era stato assunto in qualità di dirigente, per cui non spettavano gli sgravi contributivi in parola, atteso il carattere fiduciario del rapporto di lavoro connotato da assenza di stabilità.
Ricorre così in Cassazione il datore di lavoro, lamentando che gli sgravi contributivi in parola spettino in ogni caso di assunzione a tempo indeterminato di un lavoratore iscritto nelle liste di mobilità, senza che rilevi il carattere fiduciario del rapporto dirigenziale e la sua assenza di stabilità.
Per la Suprema Corte, i motivi di ricorso sono fondati. In base al sistema previgente della L. n. 223/1991, l’iscrizione nelle liste di mobilità era volto a creare un status preferenziale del lavoratore, allo scopo di favorirne la sua ricollocazione professionale; la tutela occupazionale dei medesimi lavoratori si realizzava infatti attraverso il riconoscimento di incentivi ai datori di lavoro che assumevano dalle liste, attraverso un incentivo economico e una riduzione contributiva.

Operazioni o esercitazioni di soccorso alpino e/o speleologico: domanda di rimborso

La modalità di presentazione telematica delle domande di rimborso della retribuzione corrisposta ai lavoratori dipendenti che si sono astenuti dal lavoro per operazioni o esercitazioni di soccorso alpino e/o speleologico sono estese anche ai datori di lavoro del settore pubblico. Previste, inoltre, implementazioni procedurali per il servizio ai datori di lavoro privati.

L’Inps è da tempo impegnato nel complesso e graduale processo di telematizzazione dei servizi, con circolare n. 4/2012 è stata infatti comunicata l’attivazione della modalità di presentazione telematica delle domande di rimborso della retribuzione corrisposta dal datore di lavoro del settore privato ai lavoratori dipendenti – volontari del Corpo nazionale del soccorso alpino e speleologico del Club Alpino Italiano (C.A.I.) – che si sono astenuti dal lavoro per operazioni o esercitazioni di soccorso alpino e/o speleologico. Il regime telematico viene ora esteso anche ai datori di lavoro del settore pubblico. A tal fine la procedura esistente è stata implementata in maniera tale da consentire l’accesso al servizio per la presentazione delle domande, mediante uno dei seguenti canali:
– WEB – servizi telematici accessibili direttamente dal datore di lavoro munito di PIN attraverso il portale dell’Istituto – Prestazioni e servizi – Tutti i servizi – Soccorso alpino e soccorso speleologico;
– Contact – Center – attraverso il numero verde 803.164.
Per l’invio della domanda, il richiedente compila i vari pannelli proposti dalla procedura, fornendo così tutte le informazioni necessarie per consentire alle Strutture territoriali di procedere alla relativa istruttoria. Le diverse sezioni e funzionalità presenti nell’iter di compilazione della domanda per gli Enti e le Pubbliche Amministrazioni ricalcano quelle previste per la compilazione da parte dei datori di lavoro privati. Per quanto concerne la Sezione Modalità di pagamento, in particolare, si precisa che per il datore di lavoro pubblico il rimborso della retribuzione avviene tramite l’accredito della somma sul conto di tesoreria o capitolo di bilancio identificato dall’ IBAN comunicato in fase di compilazione della domanda. Per i datori di lavoro privati, diversamente da quanto consentito in precedenza, l’unica modalità di pagamento ammessa è l’accredito su conto corrente.
Tramite la Sezione Documentazione da allegare alla domanda, è possibile inviare all’Istituto la prevista dichiarazione che attesta l’appartenenza del lavoratore al corpo volontario del soccorso alpino e speleologico del C.A.I. e l’attestazione del Sindaco o suo delegato comprovante l’avvenuto impiego dei lavoratori medesimi, nelle predette attività e relativi tempi di durata, necessari alla definizione della domanda. Il format utilizzabile per la dichiarazione del lavoratore è reperibile all’interno della procedura di acquisizione della domanda. Tale sezione in questione costituisce un’innovazione anche per i datori di lavoro del settore privato, sino ad oggi tenuti alla consegna della suddetta documentazione attraverso gli sportelli Inps o mediante spedizione postale.
L’Ente o Pubblica Amministrazione richiedente può presentare, in alternativa, la domanda rivolgendosi al servizio di Contact Center Multicanale disponibile telefonicamente al numero verde 803.164.
La presentazione telematica diverrà il canale esclusivo a decorrere dal 1° dicembre 2017. Fino a tale data le domande potranno essere presentate in modalità cartacea ovvero mediante il canale telematico.