Aree di crisi complessa: in Gazzetta la conversione del decreto sulla cig in deroga

Pubblicata nella G.U. 7 luglio 2018, n. 156, la conversione in legge, con modificazioni, del decreto legge n. 44/2018 recante misure urgenti per l’ulteriore finanziamento degli interventi di cui all’art. 1, co. 139, L. n. 205/2017, nonchè per il completamento dei piani di nuova industrializzazione, di recupero o di tenuta occupazionale relativi a crisi aziendali. La legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

L’articolo 1 della legge di conversione stanzia ulteriori risorse – 9 milioni di euro per il 2018 – a carico del Fondo sociale per occupazione e formazione, per prorogare il finanziamento degli ammortizzatori sociali in deroga nelle aree di crisi industriale complessa della Regione Sardegna. L’articolo 1, comma 139, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, in seguito quindi al periodo aggiunto, risulta il seguente: “139. Al fine del completamento dei piani di recupero occupazionale previsti, le restanti risorse finanziarie di cui all’articolo 44, comma 11-bis, del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148, come ripartite tra le regioni con i decreti del Ministro del lavoro e delle politiche sociali di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze n. 1 del 12 dicembre 2016 e n. 12 del 5 aprile 2017, possono essere destinate, nell’anno 2018, dalle predette regioni, alle medesime finalità del richiamato articolo 44, comma 11-bis, del decreto legislativo n. 148 del 2015, nonché a quelle dell’articolo 53-ter del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 2017, n. 96. Ai medesimi fini di cui al periodo precedente, la regione Sardegna può altresì destinare ulteriori risorse, fino al limite di 9 milioni di euro nell’anno 2018, per le specifiche situazioni occupazionali esistenti nel suo territorio.
L’articolo 2 del decreto legge – il quale non ha subito modifiche in sede di conversione – ha invece riscritto come segue l’articolo 1, comma 145, della legge 27 dicembre 2017, n. 205: “145. Al fine del compimento dei piani di nuova industrializzazione, di recupero o di tenuta occupazionale relativi a crisi aziendali incardinate presso le unità di crisi del Ministero dello sviluppo economico o delle regioni, nel limite massimo del 50 per cento delle risorse loro assegnate ai sensi dell’articolo 44, comma 6-bis, del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148, le regioni, a seguito di specifici accordi sottoscritti dalle parti presso le unità di crisi del Ministero dello sviluppo economico o delle stesse regioni, possono autorizzare, per un periodo massimo di dodici mesi, le proroghe in continuità delle prestazioni di cassa integrazione guadagni in deroga aventi efficacia temporale entro il 31 dicembre 2016 e durata fino al 31 dicembre 2017“.

Cassa di previdenza Geometri, nessun obbligo per il mediatore immobiliare

In tema di obbligo contributivo verso la Cassa di previdenza Geometri, è escluso che lo svolgimento di attività di mediatore immobiliare per la conclusione di affari tra terzi, ancorché essa possa ricomprendere attività di stima o consigli su profili tecnici, come quelli catastali o urbanistici, faccia sorgere l’obbligo di iscrizione del medesimo soggetto presso la suddetta Cassa professionale

La Corte d’appello territoriale aveva respinto il gravame avverso la decisione del Tribunale di prime cure, con cui era stata ritenuta infondata la pretesa della Cassa di previdenza dei Geometri, di pagamento della contribuzione per l’attività svolta quale mediatore immobiliare, da parte di un soggetto iscritto all’Albo dei Geometri. La Corte aveva evidenziato come la normativa inerente la professione di mediatore non menzionasse in alcun modo le attività, valorizzate dalla Cassa quali elementi propri dell’attività del geometra, inerenti la misurazione, la stima o i rilievi topografici. Il fatto poi che il mediatore immobiliare pacificamente non avesse alcun obbligo di iscrizione all’Albo dei Geometri dimostrava la netta separazione in realtà esistente tra i due tipi di professionalità.
Ricorre così per Cassazione la Cassa di previdenza, lamentando che non era stato correttamente apprezzato il fatto che le attitudini tecniche del geometra sono coinvolte da vari punti di vista nell’attività del mediatore. Altresì, si contesta che la Corte territoriale non aveva considerato i profili evolutivi che caratterizzano l’attività del geometra, in progressiva estensione dell’ambito della professione.
Per la Suprema Corte il ricorso è infondato. Non è messo in dubbio nella sentenza impugnata che i redditi rivendicati a contribuzione derivino da attività mediatore immobiliare svolte per la conclusione di affari tra terzi. In proposito, tuttavia, quella del mediatore si manifesta come una professionalità autonoma. Non vi è dubbio che il mediatore possa essere chiamato ad attività di stima, ma si tratta di valutazioni che non necessariamente coincidono con quelle del geometra, con finalità diverse, per la concreta conclusione di affari e non per la determinazione assoluta di valori di estimo. Tale stima, infatti, può risentire di fattori diversi, derivanti da strategie commerciali o da esigenze del cliente, in espressione di una specificità professionale non confondibile con quella puramente tecnica del geometra.

APE sociale: entro il 15 luglio, la domanda di riconoscimento dei requisiti

Entro il 15 luglio, i potenziali beneficiari dell’APE sociale devono inoltrare all’Inps domanda di riconoscimento delle condizioni per l’accesso al beneficio.

L’Ape Sociale è un’indennità a carico dello Stato erogata dall’INPS a soggetti in determinate condizioni previste dalla legge che abbiano compiuto almeno 63 anni di età e che non siano già titolari di pensione diretta in Italia o all’estero.
Possono beneficiare dell’APE sociale i residenti in Italia iscritti all’AGO dei lavoratori dipendenti, alle forme sostitutive ed esclusive della medesima, alle Gestioni speciali dei lavoratori autonomi, nonché alla Gestione separata, che, alla data di accesso al trattamento, siano in possesso dei requisiti illustrati dall’art. 2, co.1, D.P.C.M. 23 maggio 2017, n. 88.
I soggetti che vengano o possano trovarsi nelle condizioni definite dalla norma entro il 31 dicembre 2018 – che non sono riusciti a consegnare la documentazione necessaria entro il 31 marzo 2018 – devono presentare domanda all’Inps entro il 15 luglio 2018. Possono utilizzare questa opportunità anche i lavoratori che, già in possesso dei requisiti, hanno presentato la domanda in ritardo rispetto alla prima scadenza.
Le domande saranno lavorate dall’Inps entro il 15 luglio 2018. In mancanza di rispetto del suddetto termine, le domande, purché presentate entro il 30 novembre di ciascun anno, possono essere prese in considerazione dall’Istituto nell’anno di riferimento esclusivamente ove residuino risorse.
La domanda deve essere presentata in modalità telematica. E’ consentito integrare la domanda con la documentazione obbligatoria in un momento successivo alla presentazione della stessa senza modificare il numero di protocollo, la data e l’ora di ricezione rilasciati al momento dell’invio. L’interessato, a seconda di quale tra le condizioni ricorra, deve rilasciare, con la domanda, delle dichiarazioni sostitutive dell’atto di notorietà (art. 47, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445) e allegare alla stessa, documentazione attestante la propria condizione.
Con particolare riguardo alla condizione di essere un lavoratore dipendente che svolga o abbia svolto in Italia, da almeno 6 anni una o più attività lavorative “gravose”, il richiedente deve farsi rilasciare un’attestazione del datore di lavoro redatta su un apposito modello, differenziato a seconda che il soggetto sia un lavoratore dipendente del settore privato o pubblico (codice AP116) o un lavoratore domestico (codice AP117).
Essendo state ulteriormente specificate, anche con l’indicazione del codice professionale ISTAT, le professioni di cui all’allegato B della legge 27 dicembre 2017, n. 205, l’Inps ha conseguentemente provveduto all’aggiornamento del modello per l’attestazione del datore di lavoro (AP116) circa lo svolgimento delle attività gravose, includendo le nuove professioni e prevedendo un apposito campo per l’indicazione del codice professionale ISTAT.
Gli operai dell’edilizia, in considerazione delle difficoltà di reperire il datore di lavoro per la sottoscrizione della relativa attestazione (modello AP116), il richiedente può farsi rilasciare idonea dichiarazione, sottoscritta dal responsabile della Cassa edile, dalla quale risultino i periodi durante i quali egli è stato iscritto alla Cassa.
Contestualmente alla presentazione della domanda di riconoscimento delle condizioni di accesso all’APE sociale o nelle more dell’istruttoria della stessa, il soggetto già in possesso di tutti i requisiti previsti, compresa la cessazione dell’attività lavorativa, può presentare la domanda di accesso al beneficio, secondo i consueti canali telematici. In caso di esito positivo, l’indennità dell’APE sociale decorre dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda, ove a tale data sussistano tutti i requisiti e le condizioni previste, compresa la cessazione dell’attività lavorativa.

Assunzione agevolata lavoratori over 50: il campo di applicazione

In appresso si riporta una breve disamina del campo di applicazione dell’incentivo economico spettante in caso di assunzione di lavoratori “over 50”

Come noto, a decorrere dal 1° gennaio 2013, sono previsti incentivi economici per l’assunzione di lavoratori anziani di età non inferiore a 50 anni, disoccupati da oltre dodici mesi, con contratto di lavoro subordinato a tempo determinato o indeterminato. L’incentivo spetta, altresì, per:
– proroga del rapporto a termine, fino al limite del periodo agevolato massimo spettante;
– trasformazione a tempo indeterminato di un precedente rapporto agevolato a termine, tuttavia la trasformazione deve intervenire entro la scadenza del beneficio iniziale;
– assunzione a scopo di somministrazione;
– rapporti di lavoro subordinato instaurati in attuazione del vincolo associativo stretto con una cooperativa di lavoro.
In relazione a tale tipologia di lavoratori, l’età deve essere considerata alla data di decorrenza dell’assunzione. Non rileva la durata dell’orario di lavoro.
L’incentivo consiste nella riduzione del 50% dei contributi a carico del datore di lavoro:
– fino a dodici mesi per l’assunzione a tempo determinato;
– per diciotto mesi in caso di assunzione a tempo indeterminato;
– per complessivi diciotto mesi se il rapporto a termine viene trasformato a tempo indeterminato.
In applicazione del criterio di flessibilità, l’incentivo può spettare anche nell’ipotesi in cui, dopo un primo rapporto agevolato a tempo determinato, venga effettuata, con soluzione di continuità, una nuova assunzione a tempo determinato o indeterminato del medesimo lavoratore dipendente. In tal caso, è necessario, ai fini del riconoscimento dell’agevolazione per la durata residua rispetto a quanto già goduto precedentemente, che il lavoratore abbia mantenuto l’anzianità di disoccupazione superiore a dodici mesi.

L’esonero dal versamento Cig non riguarda le società a capitale misto partecipate da enti pubblici

In tema di contribuzione previdenziale, le società a capitale misto e, in particolare, le società per azioni a prevalente capitale pubblico, aventi ad oggetto l’esercizio di attività industriali, sono tenute al pagamento dei contributi previdenziali previsti per la cassa integrazione guadagni e la mobilità, non trovando applicazione l’esenzione stabilita per le imprese industriali degli enti pubblici

La Corte d’appello territoriale, confermando la sentenza di primo grado, aveva rigettato l’opposizione proposta da un datore di lavoro contro un avviso di addebito avente ad oggetto crediti Inps per contribuzione dovuta a titolo di Cigs, Cigo e contribuzione di mobilità. La Corte aveva argomentato, sulla base della natura della società a capitale misto, che la medesima non poteva fruire delle esenzioni contributive previste per le imprese industriali degli enti pubblici.
Ricorre così in Cassazione il datore di lavoro, lamentando che gli enti locali, per la gestione di servizi, reti, impianti e beni, sono tenuti ad avvalersi di soggetti costituiti nella forma di società di capitali con la partecipazione maggioritaria degli enti locali, anche associati, sicché la partecipazione di soggetti pubblici al capitale sociale comporta che le società medesime debbano essere annoverate nell’ambito delle “imprese industriali degli enti pubblici”.
Per la Suprema Corte, il motivo è manifestamente infondato. Il datore di lavoro, infatti, è una società partecipata per una quota da soggetti pubblici e dunque a capitale misto. Di qui, trova applicazione il principio affermato dalla giurisprudenza per cui, in tema di contribuzione previdenziale, le società a capitale misto, ed in particolare le società per azioni a prevalente capitale pubblico, aventi ad oggetto l’esercizio di attività industriali, sono tenute al pagamento dei contributi previdenziali previsti per la cassa integrazione guadagni e la mobilità. Non può trovare applicazione l’esenzione stabilita per le imprese industriali degli enti pubblici, trattandosi di società di natura essenzialmente privata, finalizzate all’erogazione di servizi al pubblico in regime di concorrenza, nelle quali l’amministrazione pubblica esercita il controllo esclusivamente attraverso gli strumenti di diritto privato, e restando irrilevante, in mancanza di una disciplina derogatoria rispetto a quella propria dello schema societario, la mera partecipazione, seppur maggioritaria, ma non totalitaria, da parte dell’ente pubblico.