Green pass rafforzato: prime indicazioni

Fornite indicazioni sul D.L. n. 172/2021 che, a fronte dell’aggravamento dell’emergenza epidemiologica in atto da COVID-19, ha previsto in particolare l’estensione dell’obbligo vaccinale a operatori di particolari settori esposti, l’estensione dell’impiego delle certificazioni verdi COVID-19, ridefinendone la durata della validità e l’istituzione della certificazione verde c.d. “rafforzata” (Ministero Interno – circolare 02 dicembre 2021 n. 82362).

Estensione dell’obbligo vaccinale

A decorrere dal prossimo 15 dicembre, l’adempimento dell’obbligo vaccinale per la prevenzione dell’infezione da SARS-CoV-2 comprende, insieme al ciclo vaccinale primario, la somministrazione della successiva dose di richiamo, da effettuarsi nel rispetto delle indicazioni e dei termini indicati dal Ministero della Salute.
A partire dalla stessa data, inoltre, il medesimo obbligo vaccinale viene esteso a ulteriori categorie di operatori appartenenti a settori particolarmente esposti, tra le quali figura il personale del comparto difesa, sicurezza e soccorso pubblico, nonché quello della polizia locale.
Al riguardo, è stato precisato che la vaccinazione costituisce requisito essenziale per lo svolgimento delle attività lavorative dei soggetti obbligati, con la conseguenza che l’eventuale inadempimento determina l’immediata sospensione dal servizio, senza conseguenze disciplinari e con diritto alla conservazione del rapporto di lavoro. Durante il periodo di sospensione non sono dovuti la retribuzione né altro compenso o emolumento, comunque denominati.

Durata di validità delle certificazioni verdi COVID-19 ed estensione del loro impiego

Dal 15 dicembre, il green-pass ha una validità di nove mesi decorrenti dalla data di completamento del ciclo di vaccinazione primario, dalla data di avvenuta guarigione (solo per i soggetti ammalatisi di COVID oltre il quattordicesimo giorno dalla somministrazione della prima dose di vaccino, nonché a seguito del prescritto ciclo) ovvero dalla data di somministrazione della dose di richiamo. Resta ferma la durata di sei mesi del green pass per le persone guarite e mai vaccinatesi.
Dal 6 dicembre riguardo all’estensione dell’impiego delle certificazioni verdi COVID-19, si aggiungono agli ambiti e ai servizi a cui è possibile accedere, esclusivamente se muniti di green pass, i seguenti:
– gli alberghi e le altre strutture ricettive, compresi i relativi servizi di ristorazione riservati ai clienti ivi alloggiati;
– gli spazi adibiti a spogliatoi e docce per lo svolgimento anche di attività sportive all’aperto, con esclusione degli accompagnatori delle persone non autosufficienti in ragione dell’età o di disabilità;
– il trasporto locale, regionale, interregionale, compreso quello effettuato dalle navi e dai traghetti impiegati per i collegamenti marittimi nello Stretto di Messina e da e per l’arcipelago delle Isole Tremiti;
– i servizi aggiuntivi di trasporto pubblico locale e regionale effettuati mediante autobus adibiti a servizio di noleggio con conducente.

Istituzione della certificazione verde “rafforzata”

Il D.L. n. 172/2021 ha introdotto una distinzione tra le certificazioni verdi generate a seguito di vaccinazione o guarigione e le altre certificazioni, generate in base a un test molecolare o antigenico rapido.
Infatti, dal 29 novembre viene previsto che nelle zone gialla e arancione, solo i soggetti in possesso di una certificazione verde di avvenuta vaccinazione o di avvenuta guarigione (c.d. green-pass rafforzato) possano fruire dei servizi, svolgere le attività ed effettuare gli spostamenti per i quali, nelle medesime zone, siano previste limitazioni o sospensioni ulteriori rispetto a quelle della zona bianca, ai sensi della normativa vigente.
Per effetto della norma in commento, gli stessi servizi, attività e spostamenti saranno assoggettati alla disciplina, di minor rigore, prevista per la zona bianca. A mero titolo di esempio, la consumazione al tavolo nei ristoranti e negli esercizi pubblici potrà sempre avvenire, e senza le limitazioni afferenti al numero dei commensali.
Inoltre, dal prossimo 6 dicembre 2021, l’accesso ai servizi di ristorazione svolti all’interno di alberghi o di altre strutture ricettive e riservati esclusivamente ai clienti ivi alloggiati, sarà consentito ai possessori della certificazione verde non “rafforzata”.
Sono esclusi dall’obbligo del green-pass “rafforzato” anche le mense e i servizi di catering continuativo su base contrattuale.
Per le già accennate finalità di prevenzione del rialzo della curva epidemiologica, nei territori in zona bianca, nel periodo ricompreso tra il 6 dicembre e il 15 gennaio 2022, solo i possessori di green-pass “rafforzato” potranno svolgere le attività e accedere ai servizi per i quali la normativa vigente prevede, in zona gialla, limitazioni o sospensioni.
Per effetto di tale disposizione, ai soggetti muniti della predetta certificazione verde “rafforzata”, sarà consentito l’accesso a: spettacoli, eventi sportivi in qualità di spettatori, ristoranti al chiuso, feste (tranne quelle conseguenti a cerimonie civili e religiose), cerimonie pubbliche, sale da ballo, discoteche e locali assimilati.
Inoltre, la fruizione dei servizi di ristorazione svolti all’interno di alberghi o di altre strutture ricettive e riservati esclusivamente ai clienti ivi alloggiati, come anche l’accesso alle mense e ai servizi di catering continuativo, sarà possibile anche ai possessori di certificazione verde non “rafforzata”.
La suddetta disciplina in materia di green-pass, ivi compreso quello “rafforzato”, non si applica ai minori di età inferiore ai dodici anni e ai soggetti esenti dalla campagna vaccinale sulla base di idonea certificazione medica.

Se documentate, niente tassazione sulle anticipazioni del professionista

Le anticipazioni del professionista in nome e per conto del cliente non subiscono nessuna tassazione se sono documentare analiticamente in riferimento ad ogni operazione (Corte di cassazione – ordinanza 25 novembre 2021, n. 36584).

Le somme dovute a titolo di rimborso delle anticipazioni fatte in nome e per conto della controparte non concorrono a formare la base imponibile, purché regolarmente documentate.
Il caso di specie ha riguardato l’insussistenza della relativa pretesa erariale in ragione del fatto che alcune fatture recavano l’indicazione di spese anticipate per un importo superiore a quello documentato, mentre altre un importo inferiore, con il risultato algebrico di una neutralizzazione degli errori e l’assenza di un’influenza sulla determinazione degli imponibili.
In tal caso, la ratio della esclusione di dette somme dal computo della base imponibile è evidente, trattandosi di semplici partite di giro che, come tali, non hanno natura di corrispettivo per la prestazione del servizio.
Presupposto indispensabile per l’esclusione delle anticipazioni dalla base imponibile è che le stesse siano regolarmente documentate, situazione che non ricorre nel caso di specie in cui la Commissione regionale ha accertato l’irregolare documentazione delle stesse, in relazione alla mancata corrispondenza degli importi indicati nelle fatture con quelli emergenti dalla documentazione di sostegno.
La valutazione della regolare documentazione delle spese per anticipazioni va, infatti, operata con riferimento alle singole operazioni cui le stesse accedono e non può essere fatta globalmente con riferimento a tutte le operazioni di un singolo periodo di imposta, pena la obliterazione del requisito previsto dal legislatore della regolarità della documentazione.

INPS: ulteriori precisazioni sull’esonero in favore delle filiere agricole

Si forniscono alcune precisazioni sull’esonero dal versamento dei contributi previdenziali e assistenziali in favore delle filiere agricole, della pesca e dell’acquacoltura.

In caso di accoglimento totale o parziale dell’importo dell’esonero richiesto, la quota eccedente l’esonero autorizzato e le contribuzioni escluse dall’esonero medesimo dovranno essere versate entro trenta giorni dalla comunicazione dell’esito dell’istanza senza applicazione di sanzioni e interessi. L’Inps, concluse le attività di gestione delle domande pervenute e verificato l’ammontare complessivo delle risorse necessarie per soddisfare le richieste presentate, ha comunicato alle aziende l’importo dell’esonero autorizzato, utilizzando gli indirizzi di posta elettronica certificata presenti nell’archivio anagrafico delle aziende.
Per le aziende che non avevano aggiornato la propria posizione anagrafica con l’indicazione della casella di posta elettronica certificata la comunicazione, con l’invito ad accedere al “Portale delle agevolazioni” per verificare l’importo autorizzato, è stata inviata a mezzo posta elettronica agli indirizzi di posta certificata/non certificata inseriti dalle aziende/intermediari nella domanda.
Alla luce del fatto che, il pagamento degli importi dovuti deve avvenire entro 30 giorni dall’invio della comunicazione dell’esito, decorrenti dall’11 novembre 2021, e tenuto conto che l’11 dicembre 2021 cade di sabato, la scadenza del relativo versamento è differita al 13 dicembre 2021.
Detto pagamento, relativo alle contribuzioni escluse dall’esonero e a quelle dovute a seguito di accoglimento parziale dell’istanza di esonero, potrà essere effettuato, nel rispetto delle condizioni contenute nel “Regolamento di Disciplina delle Rateazioni dei debiti contributivi in fase amministrativa”, mediante rateazione. Sul debito regolarizzato con domanda di rateazione presentata entro il 13 dicembre 2021 saranno dovuti i soli interessi di dilazione.
Per la determinazione dell’estratto contributivo che individua le partite a debito da inserire nella domanda di rateazione dei debiti contributivi in fase amministrativa, il contribuente dovrà indicare l’importo del debito residuo a titolo di contribuzioni omesse o eccedente la misura dell’esonero autorizzato.
Dal 14 dicembre prossimo, sulle somme da versare saranno dovute le sanzioni civili per omissione. La domanda di rateazione presentata a partire dalla medesima data comporterà l’applicazione, oltre alle predette sanzioni, degli interessi di dilazione.

Nazionalizzazione società estera: partita IVA attribuita alla stabile organizzazione

È stata ammessa la possibilità per una stabile organizzazione di una società italiana trasferitasi all’estero, di continuare ad operare in continuità in Italia con il codice fiscale e la partita IVA già appartenuti alla società (Agenzia delle ENTRATE – Risposta 03 dicembre 2021, n. 800).

Nel caso di specie, l’istante, società di somministrazione del personale, dichiara di aver chiesto ed ottenuto nel 2018 il riconoscimento a somministrare il personale anche sul territorio italiano; per adempiere agli obblighi fiscali e contributivi correlati alla citata attività ha, dunque, costituito una stabile organizzazione in Italia.
Per motivi di strategia aziendale, l’istante intende ora trasferire la propria sede legale in Italia e, a tal fine, chiede di sapere se sia necessario sostituire la partita IVA italiana attualmente in uso (già attribuita alla stabile organizzazione), oppure se possa continuare ad utilizzarla.
Nell’ambito dell’ordinamento nazionale non esiste una norma che disciplini espressamente il trasferimento della sede legale di una società all’estero e viceversa. Tuttavia, in ossequio al principio di reciprocità previsto dall’articolo 16 delle preleggi del Codice Civile – a mente del quale alle società straniere sono riconosciuti gli stessi diritti previsti per le società italiane se il loro paese d’origine riconosce tali diritti anche in favore delle società italiane – nonché di quanto disposto dall’articolo 25, comma 3 della legge 31 maggio 1995, n. 218 – secondo cui «I trasferimenti della sede statutaria in altro Stato e le fusioni di enti con sede in Stati diversi hanno efficacia soltanto se posti in essere conformemente alle leggi di detti Stati interessati» – da un punto di vista civilistico, il trasferimento della sede legale in Italia di un soggetto estero può avvenire in continuità giuridica, senza generare alcuna estinzione o liquidazione, purché tale continuità sia riconosciuta anche nello Stato estero di provenienza, ovvero è necessario che il trasferimento della sede legale all’estero non costituisca in detto Paese un evento estintivo (cfr la risoluzione n. 9 del 17 gennaio 2006).
Pertanto, una volta appurata la possibilità di nazionalizzare la società estera, con sede legale in , in regime di continuità, e fatti salvi gli effetti ai fini dell’imposizione diretta e indiretta di tale operazione di riorganizzazione aziendale transfrontaliera, per l’Agenzia non si ravvisano specifici impedimenti all’utilizzo da parte della società trasferita della partita IVA già attribuita alla sua stabile organizzazione in Italia, previa la comunicazione delle eventuali modifiche da eseguire ai sensi dell’articolo 35 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633.
Tale soluzione è, peraltro, in linea con quanto già detto con le risposte ad interpello n. 73/2018 e n. 336/2020, ove, specularmente, è stata ammessa la possibilità per una stabile organizzazione di una società italiana trasferitasi all’estero, di continuare ad operare in continuità in Italia con il codice fiscale e la partita IVA già appartenuti alla società.
Resta, in ogni caso, impregiudicato ogni potere di controllo dell’amministrazione finanziaria volto a verificare se lo scenario delle operazioni descritte nell’istanza di interpello, per effetto anche di eventuali altri atti, fatti o negozi ad esso collegati e non rappresentati, possa integrare un situazione diversa da quella descritta.

ARTIGIANATO: iscrizioni volontari Fondo San.Arti

Fino al 15/12/2021 sono aperte le iscrizioni al Fondo San.Arti dei volontari per i Familiari dei Lavoratori dipendenti, i Titolari, Soci e Collaboratori delle imprese artigiane e per i loro Familiari.

Si possono iscrivere al Fondo di Assistenza Sanitaria Integrativa per i Lavoratori dell’Artigianato (SAN.ARTI.):
– Familiari dei Lavoratori dipendenti iscritti
– Titolari, Soci e Collaboratori
– Familiari dei Titolari, Soci e Collaboratori iscritti
È obbligatorio iscrivere l’intero nucleo familiare risultante dallo stato di famiglia, in riferimento a questi componenti:
– il coniuge o convivente
– i figli da 0 a 18 anni compiuti.
Non è obbligatorio iscrivere i Familiari già coperti da altro Fondo/Ente di assistenza sanitaria integrativa, Cassa o Assicurazione.
E’ possibile iscrivere i figli fino ai 26 anni compiuti
Possono rinnovare l’iscrizione per il 2022:
– Iscritti nel 2020 e 2021 in modo continuativo
– Iscritti per la prima volta nel 2021.
Se un iscritto non rinnova per il 2022 potrà procedere a una nuova iscrizione al Fondo trascorsi almeno 3 anni da quello dell’ultima iscrizione.
Le prestazioni decorrono, in caso di rinnovo:
– dal 1° gennaio al 31/12/2022 oppure
– dal 1° luglio 2022 dal 30 giugno 2023 secondo l’anzianità d’iscrizione al Fondo.
Per i nuovi iscritti dall’1/7/2022 dal 30/6/2023.
Quota contributiva annua:
– Titolari, Soci e Collaboratori, 295 euro
– Familiari da 0 a 18 anni, 110 euro
– Familiari dai 18 anni compiuti ai 75 anni, 175 euro.