Accordo Edili Artigiani Bolzano: misura dell’EVR a livello provinciale

Firmato il giorno 1/2/2021, tra LVH APA – CONFARTIGIANATO IMPRESE, CNA-SHV – UNIONE PROVINCIALE ARTIGIANI E PMI e ASGB BAU, FENEAL-UIL – SGK, FILCA-SGB CISL, FILLEA-GBHCGIL-AGB, l’accordo per l’attuazione dell’EVR nel settore dell’Artigianato Edile e P.m.i. della Provincia Autonoma di Bolzano

Le Parti, dopo un’attenta valutazione e comparazione tra medie triennali (2020/2019/2018 e 2019/2018/2017) riferite ai parametri fissati nell’accordo provinciale per l’Artigianato edile e P.M.I. della Provincia Autonoma di Bolzano dell’11/12/2013, convengono per l’anno 2021 il pagamento di un EVR nella misura pari al 3,00% dei minimi di paga base in vigore dall’1/4/2017 (CCNL Edilizia artigianato).
Pertanto a decorrere dall’1/1/2021 e fino al 31/12/2021, gli importi orari e mensili dell’EVR sono i seguenti:

Livello

EVR dall’1/1/2021 Importo orario in Euro

EVR dall’1/1/2021 Importo mensile in Euro

0,30 52,07
0,26 45,56
0,22 37,96
0,20 35,16
0,19 32,88
0,17 29,07
0,15 25,40

L’EVR è calcolato sui minimi della paga base oraria, ed erogato esclusivamente per le ore lavorate ordinarie e straordinarie, e non avrà incidenza sui singoli istituti retributivi previsti dal contratto vigente, ivi compreso il trattamento di fine rapporto.
Per gli impiegati mensilizzati l’erogazione dell’EVR avverrà a consuntivo mensilmente in 12 rate per i periodi di lavoro effettivamente prestato presso l’azienda. La frazione di mese inferiore a 15 giorni non va considerata a tal fine, mentre deve essere considerata come mese intero la frazione di mese superiore a quindici giorni.
Si conviene che l’EVR sia tassato con l’imposta sostitutiva al10 % in quanto trattasi di “premi di risultato di ammontare variabile, la cui corresponsione sia legata ad incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione, misurabili e verificabili sulla base dei criteri definiti con il decreto di cui al comma 188” così come previsto dall’art. 1, commi 182-190 della legge 28/12/2015, n. 208 come modificato dall’art. 1 commi 160 e ss. della legge 232/2016.
Il presente accordo è valido fino al 31/12/2021. L’EVR sarà corrisposto a partire dall’1/1/2021 fino al 31/12/2021. A tal riguardo, le parti si impegnano ad incontrarsi nel mese di gennaio 2022 al fine di valutare:
– l’andamento dei parametri sopra menzionati
– l’aumento dei costi a seguito dei programmati aumenti salariali a livello nazionale
– la situazione salariale del comparto industriale per evitare discrepanze tra i due settori e favorire un dumping dei costi a scapito o beneficio di un settore.

Aggiornato manuale operativo FSBA per le imprese artigiane

In data odierna il Fondo di Bilateralità dell’Artigianato (FSBA) ha pubblicato la versione aggiornata del proprio manuale operativo consentendo per le nuove domande FSBA necessarie per il 2021, il mantenimento dello stesso accordo sindacale allegato nelle precedenti domande FSBA del 2020.

Il manuale operativo per le prestazioni FSBA di cui al d.l. 104/2020, al d.l. 137/2020, al d.l. 157/2020 e alla Legge di Bilancio 178/2020, è stato aggiornato prevedendo quanto segue:

PRIME 9 SETTIMANE d.l. 104/2020 – d.l. 157/2020

Le domande già inserite sono prorogate fino al 31/12/2020, le risorse attribuite saranno gestite in considerazione dei seguenti periodi:
a. Decreto Cura Italia e Decreto Rilancio 23/02/2020 – 12/07/2020.
b. Decreto Agosto 13/07/2020 – 31/12/2020.
c. Decreto Ristori 16/11/2020 – 31/12/2020.
Con cadenza mensile, il Fondo autorizza il periodo rendicontato e procede alla relativa erogazione delle prestazioni, relativamente alle prime 9 settimane.
Al raggiungimento delle giornate disponibili per le prime 9 settimane dal 13/07 in poi (45 – 54 o 63 giorni, in base alla distribuzione dell’orario aziendale, ovvero, 5 – 6 o 7 giorni a settimana), il sistema riterrà le stesse complessivamente autorizzate (requisito per procedere con la richiesta delle ulteriori 9 settimane COVID19 con fatturato).
Per il periodo 13/07 – 31/12, possono essere inseriti nella domanda, lavoratori in forza al 9/11/2020.
Le aziende che non hanno presentato domande nel periodo 23/2/2020 – 12/7/2020, possono presentare una domanda COVID19, tenendo in considerazione che:
a. Deve trattarsi di lavoratori in forza al 9/11/2020.
b. La durata massima della sospensione è di 9 settimane (45 – 54 o 63 giorni, in base alla distribuzione oraria aziendale, ovvero, azienda attiva 5, 6 o 7 giorni a settimana), nel periodo dal 13 luglio 2020 al 31 dicembre 2020.
c. Dev’essere redatto e allegato l’accordo sindacale.
d. La rendicontazione delle assenze deve avvenire entro il 30 del mese successivo, con eccezione delle domande le cui sospensioni sono iniziate nel mese di luglio, agosto o settembre, ottobre 2020.
e. È necessario fare richiesta del ticket INPS.
f. La data fine domanda, di default 31/12/2020, viene successivamente aggiornata automaticamente.

SECONDE 9 SETTIMANE d.l. 104/2020 – d.l. 157/2020

Relativamente alle domande di cui alle seconde 9 settimane, i datori di lavoro possono presentare una nuova domanda causale COVID con fatturato, tenendo in considerazione quanto segue:
a. Deve trattarsi di lavoratori in forza al 9/11/2020.
b. La durata della sospensione è di 9 settimane, nel periodo decorrente dalla data di esaurimento delle prime 9 settimane.
c. Devono essere state autorizzate le prime 9 settimane previste dal 13 luglio in poi.
d. Mantenimento dello stesso accordo sindacale allegato per le prime 9 settimane (da allegare anche nella nuova domanda in fase di presentazione della stessa).
e. La rendicontazione delle assenze deve avvenire entro il 30 del mese successivo (ad eccezione delle domande con decorrenza luglio, agosto, settembre, ottobre 2020 e fino al 15/11/2020).
f. È necessario fare richiesta di nuovo ticket INPS.
g. Presentazione domanda entro il 30 del mese successivo (ad eccezione delle domande con decorrenza luglio, agosto, settembre, ottobre 2020 e fino al 15/11/2020).
h. Accettazione di una delle seguenti autodichiarazioni:
– Che l’azienda, ai sensi dell’articolo 47 del decreto del Presidente della Repubblica del 28 dicembre 2000, n. 445, nel raffronto tra il fatturato aziendale del primo semestre 2020 e quello del corrispondente semestre 2019:
i. Non ha avuto riduzione del fatturato.
ii. Ha avviato l’attività di impresa successivamente al 1° gennaio 2019.
iii. Ha avuto una riduzione del fatturato inferiore al 20%.
iv. Ha avuto una riduzione del fatturato pari o superiore al 20%

Al fine di semplificare le procedure di presentazione delle nuove domande, il Sistema consentirà di iniziare dalla duplicazione dell’ultima domanda già presentata, permettendo le necessarie variazioni/integrazioni. Ovvero, presentando una nuova domanda, quest’ultima riporterà automaticamente i dati inseriti nella precedente.

6 SETTIMANE d.l. 137/2020 e d.l. 149/2020 – d.l. 157/2020

Relativamente alle domande di cui alle 6 settimane, i datori di lavoro possono presentare una nuova domanda causale COVID19 RISTORI, tenendo in considerazione quanto segue:
a. Deve trattarsi di lavoratori in forza al 9 novembre 2020.
b. La durata minima della sospensione è di una settimana, nel periodo decorrente dalla data di esaurimento delle 18 settimane (d.l. 104/2020) e comunque dal 16/11/2020 al 31/12/2020.
c. La durata massima della sospensione è di 6 settimane, nel periodo decorrente dalla data di esaurimento delle 18 settimane (d.l. 104/2020) e comunque dal 16/11/2020 al 31/12/2020. N.B. Eventuali settimane utilizzate dal 16/11, relativamente alle 18 settimane (periodo 12/07 – 31/12), saranno decurtate dalle 6 settimane disponibili per il Decreto Ristori. N.B. – Al fine di consentire la presentazione di domande COVID (LEGGE 178), le domande COVID RISTORI a cavallo tra dicembre e gennaio vengono chiuse d’ufficio impostando la data fine al 31/12/2020. Le domande COVID RISTORI già presentate per la competenza di gennaio 2021, vengono convertite d’ufficio in domande COVID (LEGGE 178). A partire dalla competenza di gennaio non possono più essere presentate domande COVID RISTORI.
d. Devono essere state autorizzate le 18 settimane previste dal d.l. 104/2020 (tranne che per i datori appartenenti ai settori interessati dal DPCM del 24.10.2020, che dispone la chiusura o limitazione delle attività economiche).
e. Mantenimento dello stesso accordo sindacale allegato nelle precedenti domande (da allegare anche nella nuova domanda in fase di presentazione della stessa).
f. La rendicontazione delle assenze deve avvenire entro il 30 del mese successivo (ad eccezione della domanda con decorrenza dal 16/11/2020 e in dicembre 2020).
g. È necessario fare richiesta di nuovo ticket INPS.
h. Presentazione domanda entro il 30 del mese successivo successivo (ad eccezione della domanda con decorrenza dal 16/11/2020 e in dicembre 2020).
i. Accettazione di una delle seguenti autodichiarazioni:
j. Che l’azienda, ai sensi dell’articolo 47 del decreto del Presidente della Repubblica del 28 dicembre 2000, n. 445, nel raffronto tra il fatturato aziendale del primo semestre 2020 e quello del corrispondente semestre 2019:
i. Non ha avuto riduzione del fatturato.
ii. Ha avviato l’attività di impresa successivamente al 1° gennaio 2019.
iii. Ha avuto una riduzione del fatturato inferiore al 20%.
iv. Ha avuto una riduzione del fatturato pari o superiore al 20%
OPPURE
– Che l’azienda, ai sensi del comma 3 dell’art. 12 del d.l. 137/2020 k. È esente dal versamento del contributo addizionale.

Al fine di semplificare le procedure di presentazione delle nuove domande, il Sistema consentirà di iniziare dalla duplicazione dell’ultima domanda già presentata, permettendo le necessarie variazioni/integrazioni. Ovvero, presentando una nuova domanda, quest’ultima riporterà automaticamente i dati inseriti nella precedente.

SETTIMANE legge di bilancio 178/2020

Relativamente alle domande di cui alle 12 settimane, i datori di lavoro possono presentare una nuova domanda causale COVID19 (LEGGE 178), tenendo in considerazione quanto segue:
a. Deve trattarsi di lavoratori in forza al 4 gennaio 2021.

b. La durata minima della sospensione è di una settimana.
c. La durata massima della sospensione è di 12 settimane, nel periodo 01/01/2021 – 30/06/2021.
d. Mantenimento dello stesso accordo sindacale allegato nelle precedenti domande (da allegare anche nella nuova domanda in fase di presentazione della stessa).
e. La rendicontazione delle assenze deve avvenire entro il 30 del mese successivo.
f. È necessario fare richiesta di nuovo ticket INPS.
g. Presentazione domanda entro il 30 del mese successivo.
h. Al fine di consentire la presentazione di domande COVID (LEGGE 178), le domande COVID RISTORI a cavallo tra dicembre e gennaio vengono chiuse d’ufficio impostando la data fine al 31/12/2020.
i. Le domande COVID RISTORI già presentate per la competenza di gennaio 2021, vengono convertite d’ufficio in domande COVID (LEGGE 178).
j. A partire dalla competenza di gennaio non possono più essere presentate domande COVID RISTORI.

Al fine di semplificare le procedure di presentazione delle nuove domande, il Sistema consentirà di iniziare dalla duplicazione dell’ultima domanda già presentata, permettendo le necessarie variazioni/integrazioni. Ovvero, presentando una nuova domanda, quest’ultima riporterà automaticamente i dati inseriti nella precedente.

Indennità COVID-19: gestione delle istruttorie relative agli eventuali riesami

Gli articoli 15 e 15-bis del DL 28 ottobre 2020, n. 137, cd. decreto Ristori, prevedono la concessione di una indennità onnicomprensiva in favore di alcune categorie di lavoratori.Per consentire un’istruttoria centralizzata mediante controlli automatici sui requisiti e sulle incompatibilità e incumulabilità normativamente previste, è stata realizzata una procedura i cui esiti sono consultabili nella sezione del sito INPS denominata “Covid-19: tutti i servizi”, servizio “Indennità 600/1000 euro”, alla voce “Esiti”, accedendo con proprie credenziali. A seguito del completamento della prima fase di gestione centralizzata delle domande, con il messaggio n. 734/2021, l’INPS fornisce le istruzioni per la gestione delle istruttorie relative agli eventuali riesami presentati dai richiedenti.

Gli articoli 15 e 15-bis del decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137 prevedono, rispettivamente, la concessione di un’indennità onnicomprensiva-bis e un’indennità onnicomprensiva-ter, pari a 1.000 euro ciascuna, in favore delle seguenti categorie:
– lavoratori stagionali dei settori del turismo e degli stabilimenti termali;
– lavoratori in somministrazione dei settori del turismo e degli stabilimenti termali;
– lavoratori dipendenti stagionali appartenenti a settori diversi da quelli del turismo e degli stabilimenti termali;
– lavoratori intermittenti;
– lavoratori autonomi occasionali;
– lavoratori incaricati alle vendite a domicilio;
– lavoratori dello spettacolo;
– lavoratori a tempo determinato dei settori del turismo e degli stabilimenti termali.
Con le circolari n. 137 e n. 146/2020 sono state fornite le istruzioni amministrative relative alle suddette indennità.
Si precisa che, in attuazione della previsione di cui all’articolo 15, co. 1, del decreto Ristori, tutti i lavoratori appartenenti alle categorie sopra elencate, che hanno già fruito dell’indennità onnicomprensiva di cui all’articolo 9 del DL 14 agosto 2020, n. 104, convertito, con modificazioni, dalla L. 13 ottobre 2020, n. 126, non hanno dovuto presentare una nuova domanda ai fini della fruizione dell’indennità onnicomprensiva-bis di cui all’articolo 15 citato, ma la relativa indennità è stata erogata dall’INPS secondo le modalità già indicate dagli stessi e con cui è stato effettuato il pagamento dell’indennità onnicomprensiva di cui al predetto articolo 9. Inoltre, ai sensi dell’articolo 15-bis, co. 1, del decreto Ristori, tutti i lavoratori appartenenti alle categorie sopra elencate, che hanno già beneficiato della proroga di cui al co. 1 dell’articolo 15 del DL n. 137/2020, non hanno dovuto presentare una nuova domanda ai fini della fruizione dell’indennità onnicomprensiva-ter di cui all’articolo 15- bis citato, ma la relativa indennità è stata erogata dall’INPS secondo le modalità già indicate dagli stessi e con cui è stato effettuato il pagamento delle indennità precedenti.

Gestione richieste riesame delle domande respinte
Il termine, da considerarsi non perentorio, per proporre riesame è di 20 giorni, decorrenti dalla data di pubblicazione del messaggio in commento (ovvero dalla data di notifica della reiezione, se successiva), per consentire l’eventuale supplemento di istruttoria, trascorso il quale, qualora l’interessato non abbia prodotto utile documentazione, la domanda deve intendersi respinta.
L’utente può inviare la documentazione attraverso il link “Esiti” nella stessa sezione del sito INPS in cui è stata presentata la domanda “Indennità 600/1000 euro”, per il tramite dell’apposita funzionalità. Altra modalità di invio della documentazione alla Struttura territoriale di competenza è la casella di posta istituzionale dedicata, denominata riesamebonus600.nomesede@inps.it, istituita per ogni Struttura territoriale INPS.
Considerata la gestione amministrativa automatizzata e centralizzata della procedura di istruttoria delle domande, in allegato al messaggio in commento, è consultabile il dettaglio delle motivazioni di reiezione dell’indennità prevista e la documentazione richiesta al cittadino qualora intenda chiedere il riesame dell’esito di reiezione.

Indirizzi amministrativi sui riesami
Considerati i provvedimenti addottati dall’Istituto in materia di indennità onnicomprensiva-bis di cui all’articolo 15 del DL n. 137/2020, l’assicurato può proporre un’istanza di riesame, che permetta di verificare le risultanze dei controlli automatici e il rispetto dei requisiti di appartenenza a ciascuna categoria così come delineati nella circolare n. 137/2020. Con particolare riferimento alla verifica della titolarità di rapporto di lavoro dipendente per i lavoratori stagionali, somministrati e a tempo determinato dei settori del turismo e degli stabilimenti termali, nonché alla verifica della titolarità di contratto autonomo occasionale in essere per i lavoratori autonomi occasionali, a causa della formulazione della norma, il requisito dell’assenza di titolarità di un rapporto di lavoro deve essere verificato al 30 ottobre 2020 anziché al 29 ottobre 2020.
Inoltre, si precisa che, per l’erogazione dell’indennità in favore dei lavoratori dello spettacolo, non è prevista alcuna verifica in merito alla titolarità di un rapporto di lavoro, indipendentemente dalla sua natura.
In materia di indennità onnicomprensiva-ter di cui all’articolo 15-bis del decreto-legge n. 137/2020 e di rispetto dei relativi requisiti di appartenenza a ciascuna categoria, così come delineati nella circolare n. 146/2020, l’Inps ricorda con particolare riferimento alla verifica della titolarità di rapporto di lavoro dipendente per i lavoratori stagionali, somministrati e a tempo determinato dei settori del turismo e degli stabilimenti termali, e per i lavoratori dello spettacolo, nonché alla verifica della titolarità di contratto autonomo occasionale in essere per i lavoratori autonomi occasionali, a causa della formulazione della norma, che il requisito dell’assenza di titolarità di un rapporto di lavoro deve essere verificato al 1° dicembre 2020 anziché al 30 novembre 2020.
Inoltre, si precisa che per i lavoratori dello spettacolo il rapporto di lavoro oggetto di verifica deve essere esclusivamente quello a tempo indeterminato, diverso dal contratto intermittente, secondo quanto previsto dall’articolo 15-bis del DL n. 137/2020.

Precisazioni per lavoratori dello spettacolo
In relazione alle domande di indennità COVID-19 presentate per la categoria dei lavoratori dello spettacolo si forniscono le seguenti precisazioni in merito alla gestione dei relativi riesami:
– per le domande di indennità previste dai decreti-legge n. 18/2020, n. 34/2020 e n. 104/2020 veniva inizialmente verificata l’assenza di rapporto di lavoro dipendente, sia a tempo determinato che a tempo indeterminato. A seguito della precisazione fornita dall’articolo 15-bis del decreto-legge n. 137/2020, il requisito dell’assenza di rapporto di lavoro si riferisce esclusivamente ai rapporti di lavoro a tempo indeterminato, diversi dal contratto intermittente, senza corresponsione dell’indennità di disponibilità: tutte le altre tipologie lavorative sono compatibili con l’indennità;

– per le domande previste dal decreto-legge n. 34/2020 e dal decreto-legge n. 104/2020 la non titolarità di un rapporto di lavoro dipendente, come sopra specificata, a differenza di quanto indicato nella circolare n. 125/2020, a seguito di successive precisazioni fornite dal Ministero del Lavoro, viene verificata al 19 maggio 2020, in linea con quanto previsto dal comma 11 dell’articolo 84 del decreto-legge n. 34/2020.

Esonero per le aziende che non ricorrono all’integrazione salariale alternativo alla Decontribuzione Sud

L’esonero contributivo per le aziende che non richiedano i nuovi trattamenti di integrazione salariale, per il periodo compreso tra il 1° gennaio ed il 31 marzo 2021 per i trattamenti di CIGO, ed il 30 giugno 2021 per i trattamenti di ASO e di CIGD, preclude l’applicazione della c.d. Decontribuzione Sud per tutto il periodo di fruizione della misura (Inps, circolare 19 febbraio 2021, n. 30)

In favore dei datori di lavoro del settore privato, con esclusione di quello agricolo, anche non imprenditori, che non richiedano trattamenti di cassa integrazione ordinaria, assegno ordinario e cassa integrazione in deroga (art. 1, co. 300, L. n. 178/2020), è riconosciuto l’esonero dal versamento dei contributi previdenziali a loro carico (art. 3, D.L. n. 104/2020), per un ulteriore periodo massimo di 8 settimane, fruibili entro il 31 marzo 2021. I nuovi trattamenti di integrazione salariale, dunque, spettanti ai datori di lavoro per una durata massima di 12 settimane, nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2021 e il 31 marzo 2021, per la CIGO, e nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2021 e il 30 giugno 2021, per i trattamenti di ASO e di CIGD, si pongono in regime di alternatività con l’esonero contributivo, quantomeno in riferimento alla medesima unità produttiva. Difatti, l’accesso a tali trattamenti di integrazione salariale comporta l’impossibilità, nella medesima unità produttiva, di accedere all’esonero. Al contrario, non è preclusa la possibilità di presentare domanda, in concomitanza o contestualmente alla richiesta dell’agevolazione contributiva in questione, per ammortizzatori sociali ordinari, con causali diverse da quella COVID-19. Ai fini poi del riconoscimento dell’esonero, i datori di lavoro devono aver fruito, almeno parzialmente, dei trattamenti di integrazione salariale con causale COVID-19 nei mesi di maggio e/o giugno 2020. Nello specifico, l’esonero può essere legittimamente fruito per le medesime matricole Inps per le quali, nelle suddette mensilità, siano state fruite, anche parzialmente, le specifiche tutele di integrazione salariale. Di contro, è irrilevante la circostanza che i lavoratori in forza nei mesi di effettiva fruizione dell’esonero non siano i medesimi lavoratori in forza durante la fruizione dei trattamenti di integrazione salariale nei mesi di maggio e/o giugno 2020. Ed ancora, in considerazione della circostanza che il diritto alla fruizione dell’esonero si cristallizza in capo al datore di lavoro che ha fruito dei trattamenti, nelle ipotesi di cessione di ramo di azienda, l’esonero può essere fruito dal solo datore di lavoro cedente e solo con riferimento ai lavoratori risultanti ancora alle sue dipendenze dopo la cessione. In caso di fusione, invece, sia per unione che per incorporazione, l’esonero può essere fruito dalla società risultante dal processo di unione/incorporazione, in virtù del fatto che l’azienda attua, con tale operazione, un percorso di unione. Infine, il beneficio contributivo può essere riconosciuto anche al datore di lavoro che rinunci alla spendita dell’ulteriore residuo di esonero ex art. 12, co. 14, del D.L. n. 137/2020, e non intenda avvalersi dei nuovi trattamenti di integrazione salariale.
L’ammontare dell’esonero è pari alla contribuzione datoriale piena, al lordo di eventuali agevolazioni contributive spettanti nelle mensilità in questione, non versata, per il numero delle ore di integrazione salariale fruite nei mesi di maggio e/o giugno 2020, considerando sia quelle fruite mediante conguaglio che quelle fruite mediante pagamento diretto. Altresì, la retribuzione persa nei mesi di maggio e/o giugno 2020, da utilizzare come base di calcolo per la misura dell’esonero, deve essere maggiorata dei ratei delle mensilità aggiuntive. L’importo dell’esonero così calcolato deve essere riparametrato e applicato su base mensile per un periodo massimo di 8 settimane e non può superare l’ammontare dei contributi dovuti per ogni singolo mese di fruizione dell’agevolazione. Tale importo può essere fruito, in ogni caso, fino al 31 marzo 2021. Nell’ipotesi in cui l’azienda interessata all’esonero abbia alle proprie dipendenze apprendisti, conseguentemente, occorre far riferimento alla aliquota propria per tale tipologia di lavoratori.
Non sono oggetto di esonero le seguenti contribuzioni:
– i premi e i contributi dovuti all’INAIL;
– il contributo, ove dovuto, al Fondo di Tesoreria (art. 1, co. 755, L. n. 296/2006);
– il contributo, ove dovuto, al FIS e ai Fondi di solidarietà bilaterale, anche alternativi (artt. 26, 27, 28 e 29, D.Lgs. n. 148/2015), nonché ai Fondi di solidarietà territoriali intersettoriali della Provincia autonoma di Trento e di Bolzano-Alto Adige (art. 40, D.Lgs. n. 148/2015), nonché al Fondo di solidarietà per il settore del trasporto aereo e del sistema aeroportuale (D.M. n. 95269/2016);
– il contributo previsto, in misura pari allo 0,30% della retribuzione imponibile, destinato, o comunque destinabile, al finanziamento dei Fondi interprofessionali per la formazione continua (art. 25, co. 4, L. n. 845/1978);
– le contribuzioni che non hanno natura previdenziale e quelle concepite allo scopo di apportare elementi di solidarietà alle gestioni previdenziali di riferimento (Inps, circolare n. 40/2018).
Il diritto alla legittima fruizione dell’esonero contributivo è poi subordinato al possesso della regolarità contributiva (DURC), all’assenza di violazioni delle norme fondamentali a tutela delle condizioni di lavoro, al rispetto degli accordi e contratti collettivi nazionali, nonché di quelli regionali, territoriali o aziendali, sottoscritti dalle Organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale (art. 1, co. 1175, L. n. 296/2006).
Altresì, anche ai fini della legittima fruizione dell’esonero, il datore di lavoro deve attenersi al divieto di licenziamenti collettivi e individuali per giustificato motivo oggettivo previsto fino al 31 marzo 2021, fatte salve le ipotesi di:
– personale interessato dal recesso, già impiegato nell’appalto, e riassunto a seguito di subentro di nuovo appaltatore in forza di legge, di contratto collettivo nazionale di lavoro o di clausola del contratto di appalto;
– licenziamenti motivati dalla cessazione definitiva dell’attività dell’impresa, conseguenti alla messa in liquidazione della società senza continuazione, anche parziale, dell’attività;
– licenziamenti intimati in caso di fallimento, quando non sia previsto l’esercizio provvisorio dell’impresa, ovvero ne sia disposta la cessazione. Nel caso in cui l’esercizio provvisorio sia disposto per uno specifico ramo dell’azienda, sono esclusi dal divieto i licenziamenti riguardanti i settori non compresi nello stesso;
– accordo collettivo aziendale, stipulato dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale, di incentivo alla risoluzione del rapporto di lavoro, limitatamente ai lavoratori che aderiscono al predetto accordo.
Il divieto di licenziamento, dunque, opera non solo durante il periodo di fruizione dell’esonero, ma in ogni caso fino al 31 marzo 2021. Al riguardo, peraltro, la valutazione del rispetto di tale condizione va effettuata sull’intera matricola aziendale e la violazione del divieto comporta la revoca dell’esonero con efficacia retroattiva.
Configurandosi poi come aiuto di Stato, l’agevolazione è concessa nei limiti ed alle condizioni previste dalla Comunicazione della Commissione europea, recante un “Quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell’economia nell’attuale emergenza del COVID-19” (c.d. Temporary Framework):
– aiuti di importo non superiore a 1.800.000 euro per impresa, al lordo di qualsiasi imposta o altro onere;
– aiuti concessi a imprese non già in difficoltà al 31 dicembre 2019 (art. 2, punto 18, Regolamento UE n. 651/2014) ovvero concessi a microimprese o piccole imprese già in difficoltà al 31 dicembre 2019, purché non soggette a procedure concorsuali per insolvenza ai sensi del diritto nazionale e non destinatarie di aiuti per il salvataggio o per la ristrutturazione;
– aiuti concessi entro il 31 dicembre 2021;
– soggetti non beneficiari di agevolazioni di cui è obbligatorio il recupero in esecuzione di una decisione della Commissione europea e che non sono stati restituiti (c.d. clausola Deggendorf).
L’esonero è cumulabile con altri esoneri o riduzioni delle aliquote di finanziamento, nei limiti della contribuzione previdenziale dovuta e a condizione che per gli altri esoneri di cui si intenda fruire non sia espressamente previsto un divieto di cumulo con altri regimi. Ad esempio, l’esonero in trattazione non risulta cumulabile con l’incentivo strutturale all’occupazione giovanile (art. 1, co. 100, L. n. 205/2017). Quanto alla sequenza secondo cui debba operarsi la cumulabilità tra gli esoneri, ove consentita, la stessa deve avvenire in ragione delle norme approvate, in ordine temporale, sul presupposto che l’ultimo esonero introdotto nell’ordinamento si cumula con i precedenti sulla contribuzione residua “dovuta”.
In riferimento alle agevolazioni astrattamente applicabili che siano state introdotte contemporaneamente nell’ordinamento (a titolo esemplificativo, la c.d. Decontribuzione Sud per il 2021), l’applicazione dell’esonero contributivo per i datori di lavoro che rinuncino ai trattamenti di integrazione salariale, in virtù dell’entità dello stesso, preclude l’applicazione della agevolazione (ad esempio la c.d. Decontribuzione Sud) per tutto il periodo di fruizione della misura. Al termine della fruizione dell’esonero, il datore di lavoro interessato, che sia in possesso dei requisiti legittimanti, può accedere, per il periodo di spettanza, alla diversa agevolazione (ad esempio, la c.d. Decontribuzione Sud).

Prorogata l’iscrizione gratuita dei familiari al Fondo SANI.IN.VENETO

Prorogata la campagna di iscrizione gratuita dei familiari al Fondo Sani in Veneto per i lavoratori dipendenti delle imprese artigiane del Veneto legata all’emergenza COVID19

Il Fondo ha prorogata per tre mesi la copertura gratuita di #maicosìvicini per la pandemia.
Nei primi mesi del 2020, per fronteggiare le conseguenze del lockdown, SANI.IN.VENETO aveva dato a dipendenti e titolari d’azienda in difficoltà la possibilità di iscrivere gratuitamente i propri familiari alle tutele SANI IN FAMIGLIA e SANI IN AZIENDA.
Il Consiglio di Amministrazione del Fondo, riunitosi il 1° febbraio scorso, ha deciso che per tutte le attivazioni gratuite, che decorrevano dal 01/02/2020 al 31/01/2021, la copertura verrà estesa in automatico per altri 3 mesi, cioè fino al 30/04/2021.
Per chi avesse già provveduto a pagare la quota di rinnovo, la decorrenza dell’annualità verrà naturalmente posticipata di 3 mesi, ovvero valevole dal 01/05/2021