Studi Professionali: contributo per le attività formative

Gli Studi professionali potranno presentare le domande di contributo a Fondoprofessioni per le attività formative destinate alle proprie Aziende clienti, a decorrere dall’11/1/2021 fino al 2/2/2021.

Con Avviso 01/21 Fondoprofessioni (Fondo paritetico interprofessionale nazionale per la formazione continua negli Studi professionali), ha chiarito che i Professionisti potranno occuparsi dell’analisi dei bisogni formativi e della docenza per le Aziende clienti.
Nello specifico, per presentare la domanda sull’Avviso 01/21 i Professionisti dovranno rivolgersi a uno degli Enti attuatori accreditati presso il Fondo, il cui elenco è consultabile sul sito www.fondoprofessioni.it. Sarà quindi l’Ente attuatore a presentare il piano formativo a Fondoprofessioni, attraverso la piattaforma informatica, secondo tempistiche e modalità definite dall’Avviso.
Per il singolo piano formativo presentato è previsto un contributo massimo da parte del Fondo di 30 mila euro. Le proposte formative ricevute saranno, quindi, valutate da una Commissione per determinare l’accesso ai finanziamenti stanziati.
Non sono previsti adempimenti a carico degli Studi professionali coinvolti, poiché l’organizzazione dei corsi e le procedure amministrative saranno interamente gestite dall’Ente attuatore, che riconoscerà al Professionista l’attività di analisi del bisogno e docenza svolta. A seguire, il Fondo rimborserà l’Ente attuatore dei costi sostenuti per la realizzazione delle attività, inclusa l’analisi dei fabbisogni e la docenza del Professionista.
Fondoprofessioni, attraverso il presente Avviso, intende finanziare piani formativi monoaziendali e pluriaziendali, promossi dagli Studi professionali (individuati come da tabella Ateco allegata), con l’obiettivo di:
– valorizzare il ruolo dello Studio Professionale nella lettura e anticipazione dei fabbisogni degli Studi professionali/Aziende che si rivolgono allo stesso;
– aggregare la domanda formativa, per agevolare, in particolare, la formazione negli Studi professionali/Aziende di piccola e media dimensione;
– migliorare le conoscenze/abilità dei dipendenti e la competitività degli Studi professionali/Aziende coinvolti;
– accompagnare lo sviluppo delle competenze relazionali dei dipendenti degli Studi professionali/Aziende coinvolti;
– diffondere un approccio innovativo alla formazione finanziata, anche grazie all’apporto dello Studio Professionale.
I piani formativi sono rivolti unicamente agli Studi professionali/Aziende in regola con l’iscrizione e il versamento a Fondoprofessioni, che aderiscono alle iniziative promosse dagli Enti proponenti. Gli Studi professionali/Aziende coinvolti sono definiti Enti beneficiari e devono essere iscritti al Fondo prima dell’avvio dell’attività formativa alla quale prendono parte. Si ricorda che l’adesione è verificabile tramite il “Cassetto previdenziale”, reperibile mediante il portale Inps, all’interno del “Fascicolo elettronico”, sezione “Dati complementari”. Per maggiori informazioni sulla modalità di iscrizione a Fondoprofessioni si consulti la sezione “Come aderire” del sito www.fondoprofessioni.it.
I destinatari dei piani formativi ammissibili sono:
– i dipendenti con contratto a tempo determinato/indeterminato o di apprendistato, per i quali gli Studi professionali/Aziende sono tenuti a versare il contributo di cui all’art. 12 della legge n. 160/1975, così come modificato dall’art. 25 della legge quadro n. 845/1978 e s.m.i.;
– i dipendenti per i quali sono previsti sgravi contributivi, entro e non oltre il 20% del totale dei partecipanti del piano formativo.
Inoltre, possono partecipare i datori di lavoro, i collaboratori coordinati e in regime di partita Iva. Tali figure, laddove presenti, non determineranno alcun incremento d’importo, poiché il contributo è calcolato sui soli destinatari ammissibili, che compongono il gruppo d’aula.
Gli Enti beneficiari potranno essere in forma singola o aggregata e dovranno essere indicati al momento della presentazione. Ogni Ente beneficiario potrà partecipare ad un solo piano formativo dell’Avviso.

Ripresa dei versamenti contributivi sospesi, la rateizzazione dell’ulteriore 50%

Prorogata al 31 gennaio 2021 la scadenza della prima rata delle ulteriori 24 rate mensili, per il versamento del restante 50% delle somme dovute a seguito delle sospensioni contributive per l’emergenza COVID-19 (art. 97, D.L. 14 agosto 2020, n. 104). Quanto alle modalità di versamento tramite modello F24, rimangono ferme quelle già espletate per il versamento del primo 50% (Inps, messaggio 13 gennaio 2021, n. 102)

Come noto, la rateizzazione dei versamenti contributi sospesi per l’emergenza COVID-19, prevedeva la possibilità per i contribuenti di modulare l’adempimento, versando il 50% delle somme oggetto di sospensione in unica soluzione entro il 16 settembre 2020 o mediante rateizzazione fino ad un massimo di 4 rate mensili entro il 31 dicembre 2020. Per il restante 50% delle somme dovute, invece, è stata prevista una rateizzazione fino ad un massimo di 24 rate mensili con prima rata da versare entro il 16 gennaio 2021. Peraltro, visto il perdurare della situazione di emergenza, il versamento della prima rata è considerato validamente intervenuto anche se effettuato entro il 31 gennaio 2021.
Per ciascuna Gestione previdenziale, l’importo minimo di ognuna delle 24 rate non può essere inferiore a 50,00 euro. Il mancato pagamento di due rate, anche non consecutive, comporta la decadenza dalla rateizzazione e sull’importo residuo diventano dovuti, con decorrenza 16 settembre 2020, gli interessi legali.
Resta in ogni caso ferma la possibilità per il contribuente di effettuare il pagamento in unica soluzione anche del restante 50% delle somme dovute.
In assenza di regolarizzazione di tale debito residuo, anche attraverso la ordinaria rateazione amministrativa (art. 2, co. 11, D.L. n. 338/1989), il credito è trasferito all’Agente della Riscossione, con la formazione dell’avviso di addebito con valore di titolo esecutivo.
Le aziende con dipendenti, per il versamento delle ulteriori 24 rate mensili di pari importo, provvedono al pagamento tramite modello “F24”, compilando la “Sezione INPS” con le modalità indicate nell’esempio che segue, utilizzando il codice contributo “DSOS” ed esponendo la matricola dell’azienda seguita dallo stesso codice utilizzato per la rilevazione del credito (N966; N967; N968; N969; N970; N971; N972; N973).

Codice Sede

Causale contributo

Matricola INPS/Codice INPS/Filiale Azienda

Periodo dal

Periodo al

Importi a debito versati

DSOS PPNNNNNCCCN9XX mm/aaaa mm/aaaa

Nel caso in cui il contribuente usufruisca di più sospensioni con la medesima scadenza di restituzione, deve compilare più righe del modello “F24”, una per ogni periodo/periodi oggetto di sospensione, valorizzando separatamente i codici corrispondenti.

Codice Sede

Causale contributo

Matricola INPS/Codice INPS/Filiale Azienda

Periodo dal

Periodo al

Importi a debito versati

DSOS PPNNNNNCCCN9XX 03/2020 03/2020
DSOS PPNNNNNCCCN9XX 04/2020 04/2020

Gli artigiani e i commercianti, per il versamento delle rate, possono continuare ad utilizzare l’apposita codeline visualizzabile nel “Cassetto previdenziale per Artigiani e Commercianti” alla sezione Posizione assicurativa, Dilazioni, “Mod. F24 Covid19”, dove è possibile scaricare anche il relativo modello “F24” precompilato.
I committenti tenuti al versamento dei contributi alla Gestione separata provvedono ai relativi versamenti compilando la “Sezione INPS” del modello “F24” nel seguente modo.

Codice Sede

Causale

contributo

Matricola INPS/Codice INPS/Filiale Azienda

Periodo dal

Periodo al

Importi a debito versati

  CXX/C10   mm/aaaa mm/aaaa  

Infine, le aziende agricole assuntrici di manodopera devono continuare ad utilizzare la codeline comunicata per il pagamento delle rate del primo 50% dell’importo. La codeline è consultabile nelle news individuali del “Cassetto previdenziale Aziende Agricole”.

Deducibilità contributi previdenziali versati per i collaboratori dell’impresa familiare

La Corte di Cassazione ha affermato il principio di diritto secondo il quale, in tema di deducibilità dei contributi previdenziali versati dal titolare dell’impresa familiare nell’interesse dei collaboratori, l’imprenditore ha solo diritto di rivalsa nei confronti del beneficiato, potendo invece dedurne l’importo dal proprio reddito nella sola ipotesi in cui si tratti di familiare compreso nell’art. 433 c.c.. e a condizione che sia a suo carico (Ordinanza 21 dicembre 2020, n. 29207).

Il caso esaminato dalla Corte di Cassazione riguarda l’impugnazione della cartella di pagamento con la quale, in esito al controllo formale della dichiarazione dei redditi, l’Agenzia delle Entrate ha recuperato a tassazione gli oneri, dichiarati e dedotti dal contribuente, relativi a contributi previdenziali corrisposti in favore dei collaboratori dell’impresa familiare.
Su ricorso del contribuente, che ha sostenuto il diritto alla deduzione per non aver esercitato la rivalsa nei confronti dei collaboratori, i giudici tributari hanno affermato che la deduzione in capo a colui che versa i contributi previdenziali è possibile unicamente nell’ipotesi in cui il familiare sia fiscalmente a carico ed al contrario i contributi versati da un terza persona sono deducibili in capo al diretto interessato solo se sia stata effettuata la rivalsa da colui che ne ha diritto.
Secondo i giudici, inoltre, nel caso del titolare dell’impresa familiare, obbligato al versamento dei contributi in favore dei familiari che collaborano nell’impresa, non è mai possibile dedurli neppure se di fatto non ha esercitato la rivalsa, salvo che i collaboratori familiari non siano fiscalmente a carico.

La decisione è stata confermata dalla Corte di Cassazione, affermando che in materia di impresa familiare, i contributi previdenziali versati dal titolare nell’interesse dei collaboratori, possono essere dedotti dal proprio reddito nella sola ipotesi in cui si tratti di familiare compreso nell’art. 433 c.c.. e a condizione che sia fiscalmente a suo carico. In caso contrario, l’imprenditore ha solo diritto di rivalsa.
I giudici della Suprema Corte hanno preliminarmente osservato che in base alla normativa (art. 10 del TUIR), tra gli oneri deducibili dal reddito imponibile IRPEF sono compresi i contributi previdenziali e assistenziali versati in ottemperanza a disposizioni di legge, nonché quelli versati facoltativamente alla gestione della forma pensionistica obbligatoria di appartenenza, ivi compresi quelli per la ricongiunzione di periodi assicurativi”. Tali spese sono deducibili anche se sono state sostenute per le persone indicate nell’art. 433 c.c., se fiscalmente a carico.
La disciplina in materia di impresa familiare stabilisce, invece, che il titolare dell’impresa artigiana o commerciale è tenuto al pagamento dei contributi, per se e per i coadiuvanti e coadiutori, salvo diritto di rivalsa.
Dunque, in considerazione di ciò:
– con espresso riferimento ai contributi previdenziali, l’imprenditore che ne sopporta l’onere può dedurli nella sola specifica ipotesi in cui il collaboratore per il quale è stato eseguito il versamento sia uno dei soggetti indicati nell’art. 433 c.c.. e solo a condizione che si tratti di familiare comunque a suo carico. Di conseguenza, quando il familiare collaboratore non sia a carico del titolare dell’impresa, la deducibilità è preclusa a quest’ultimo;
– il titolare dell’impresa, quanto ai contributi versati per il suo collaboratore, ha solo “diritto di rivalsa” sul beneficiato.

In conclusione, salvo che per l’ipotesi di familiari a carico, per tutte le altre ipotesi la deducibilità dei contributi previdenziali spetta a coloro per conto dei quali l’imprenditore abbia versato i contributi, mentre all’imprenditore medesimo spetta solo il diritto di rivalsa.

Peraltro, il diritto alla deduzione può essere esercitato dai collaboratori a condizione che il titolare dell’impresa familiare abbia esercitato il diritto di rivalsa, perché diversamente verrebbe riconosciuto al coadiutore un doppio beneficio, il versamento dei contributi a suo favore da parte dell’imprenditore e la deduzione ai fini fiscali dei medesimi contributi dal proprio reddito.

Stato di emergenza prorogato e nuove misure di contenimento del contagio da Covid-19

Il Consiglio dei Ministri ha prorogato fino al 30 aprile 2021 lo stato d’emergenza dovuto alla pandemia da Covid-19 e ha previsto dal 16 gennaio 2021 nuove misure per il contenimento del contagio (Presidenza del Consiglio dei Ministri – comunicato 14 gennaio 2021, n. 90).

Proroga dello stato d’emergenza dovuto alla pandemia da Covid-19

Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente Giuseppe Conte, vista la nota del Ministro della salute e il parere del Comitato tecnico scientifico, ha deliberato la proroga, fino al 30 aprile 2021, dello stato d’emergenza dichiarato in conseguenza della dichiarazione di “emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale” da parte della Organizzazione mondiale della sanità (OMS).

Misure per il contenimento del contagio

Le nuove misure sono state approvate con decreto legge che introduce ulteriori disposizioni urgenti per il contenimento della diffusione del COVID-19.

Il testo proroga, al 30 aprile 2021, il termine entro il quale potranno essere adottate o reiterate le misure finalizzate alla prevenzione del contagio ai sensi dei decreti-legge n. 19 e 33 del 2020.

Il decreto conferma, fino al 15 febbraio 2021, il divieto già in vigore di ogni spostamento tra Regioni o Province autonome diverse, con l’eccezione di quelli motivati da comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità o motivi di salute. È comunque consentito il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione.

Inoltre, dal 16 gennaio 2021 e fino al 5 marzo 2021, sull’intero territorio nazionale si applicano le seguenti misure:

– è consentito, una sola volta al giorno, spostarsi verso un’altra abitazione privata abitata, tra le 5.00 e le ore 22.00, a un massimo di due persone ulteriori a quelle già conviventi nell’abitazione di destinazione. La persona o le due persone che si spostano potranno comunque portare con sé i figli minori di 14 anni (o altri minori di 14 anni sui quali le stesse persone esercitino la potestà genitoriale) e le persone disabili o non autosufficienti che con loro convivono. Tale spostamento può avvenire all’interno della stessa Regione, in area gialla, e all’interno dello stesso Comune, in area arancione e in area rossa, fatto salvo quanto previsto per gli spostamenti dai Comuni fino a 5.000 abitanti;

– qualora la mobilità sia limitata all’ambito territoriale comunale, sono comunque consentiti gli spostamenti dai comuni con popolazione non superiore a 5.000 abitanti e per una distanza non superiore a 30 chilometri dai relativi confini, con esclusione in ogni caso degli spostamenti verso i capoluoghi di provincia;

– è istituita una cosiddetta area “bianca”, nella quale si collocano le Regioni con uno scenario di “tipo 1”, un livello di rischio “basso” e una incidenza dei contagi, per tre settimane consecutive, inferiore a 50 casi ogni 100.000 abitanti. In area “bianca” non si applicano le misure restrittive previste dai decreti del Presidente del Consiglio dei ministri (DPCM) per le aree gialle, arancioni e rosse ma le attività si svolgono secondo specifici protocolli. Nelle medesime aree possono comunque essere adottate, con DPCM, specifiche misure restrittive in relazione a determinate attività particolarmente rilevanti dal punto di vista epidemiologico.

Piano vaccini

In considerazione della necessità di agevolare l’attuazione del piano vaccinale per la prevenzione del contagio da COVID-19, in coerenza con le vigenti disposizioni europee e nazionali in materia di protezione dei dati personali, è istituita, una piattaforma informativa nazionale idonea ad agevolare, sulla base dei fabbisogni rilevati, le attività di distribuzione sul territorio nazionale delle dosi vaccinali, dei dispositivi e degli altri materiali di supporto alla somministrazione, e il relativo tracciamento. Inoltre, su istanza della Regione o Provincia autonoma interessata, la piattaforma nazionale esegue, in sussidiarietà, le operazioni di prenotazione delle vaccinazioni, di registrazione delle somministrazioni dei vaccini e di certificazione delle stesse, nonché le operazioni di trasmissione dei dati al Ministero della salute.

Organi di amministrazione e controllo, dirigenti, associati ETS: chiarimenti sui compensi

Forniti chiarimenti in merito a quali siano le corrette modalità di pubblicazione dei dati riguardanti “emolumenti, compensi o corrispettivi a qualsiasi titolo attribuiti ai componenti degli organi di amministrazione e controllo, ai dirigenti nonché agli associati” (Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – Nota 12 gennaio 2021, n. 293).

Nello specifico, è stato chiesto “se gli emolumenti e i compensi debbano essere pubblicati individualmente e/o nominalmente per ciascuno dei soggetti richiamati dalla norma o in alternativa, come dato aggregato, distinto per categoria soggettiva (organi di amministrazione e controllo, ove percepiscano compenso; dirigenti; associati)”, richiedendo infine, se disponibili, eventuali “modelli o standard in tal senso”.
Al riguardo, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha chiarito che non sarà necessaria una pubblicazione nominativa ogniqualvolta sarà possibile pubblicare un’informazione valida per tutti i soggetti appartenenti ad una determinata categoria (ad es. specificando il trattamento previsto tanto per i componenti dell’organo di controllo quanto la maggiorazione spettante al presidente dello stesso; oppure individuando tra i dirigenti una o più categorie retributive e specificando il trattamento lordo associato a ciascuna di esse). Ritiene invece del tutto insufficiente (in quanto non caratterizzata da livelli di trasparenza in linea con le previsioni di legge) la pubblicazione di un dato aggregato, in quanto all’interno di esso potrebbero rinvenirsi posizioni differenziate che non verrebbero messe a fuoco da quanti fossero interessati all’informazione Ugualmente dovranno essere tenuti distinti gli importi dovuti a titolo di “retribuzione” da quelli corrisposti a titolo di “indennità particolare” (ad esempio parametrata ai giorni in cui un determinato organo si riunisce) o di “rimborso spese” (in questo caso, trattandosi di somme attribuite a fronte di spese documentate potrà essere sufficiente individuare il numero di beneficiari, l’importo medio, l’importo massimo e quello minimo riconosciuti).
Da ultimo, non ritiene di dover fornire “format” o modelli, in quanto la struttura di essi potrebbe variare per i vari enti; un modello potrebbe eventualmente essere adottato dall’organo di controllo nel suo ruolo di organo vigilante sull’osservanza da parte dell’ente della legge e dei principi di corretta amministrazione.