Prossima la proroga dei versamenti e presentazione dichiarazione ISD

In arrivo la modifica dei termini per i versamenti dell’imposta sui servizi digitali e per la presentazione della relativa dichiarazione (Ministero dell’Economia e delle Finanze – Comunicato 09 marzo 2021, n. 46).

In corso di redazione il provvedimento che modificherà i termini per il versamento dell’imposta sui servizi digitali introdotta con la legge 30 dicembre 2018, n. 145, articolo 1, commi da 35 a 50, e per la presentazione della relativa dichiarazione.
La modifica fissa i nuovi termini per il versamento dell’imposta e per la presentazione della relativa dichiarazione rispettivamente al 16 maggio e al 30 giugno dell’anno solare successivo a quello in cui si verifica il presupposto d’imposta.
I nuovi termini di versamento e dichiarazione si applicheranno anche in sede di prima applicazione della norma in luogo di quelli prorogati, rispettivamente al 16 marzo 2021 e al 30 aprile 2021, con il DL 15 gennaio 2021 n.3.

Art-bonus: nessun ostacolo per le erogazioni a favore dell’attività concertistica e corale

Le erogazioni liberali a sostegno dell’attività concertistica e corale sono ammissibili al beneficio dell’Art bonus, a condizione che non sussistano forme di controprestazione incompatibili con la natura della liberalità (Agenzia Entrate – risposta 09 marzo 2021, n. 164).

L’Art Bonus consiste in un credito d’imposta nella misura del 65% delle erogazioni effettuate in denaro da persone fisiche, enti non commerciali e soggetti titolari di reddito d’impresa per interventi di manutenzione, protezione e restauro di beni culturali pubblici, per il sostegno degli istituti e dei luoghi della cultura di appartenenza pubblica, delle fondazioni lirico-sinfoniche e dei teatri di tradizione, delle istituzioni concertistico-orchestrali, dei teatri nazionali, dei teatri di rilevante interesse culturale, dei festival, delle imprese e dei centri di produzione teatrale e di danza, nonché dei circuiti di distribuzione, dei complessi strumentali, delle società concertistiche e corali, dei circhi e degli spettacoli viaggianti e per la realizzazione di nuove strutture, il restauro e il potenziamento di quelle esistenti di enti o istituzioni pubbliche che, senza scopo di lucro, svolgono esclusivamente attività nello spettacolo.

Tale credito d’imposta, riconosciuto alle persone fisiche e agli Enti non commerciali nei limiti del 15% del reddito imponibile ed ai soggetti titolari di reddito d’impresa nei limiti del 5 per mille dei ricavi annui, ripartito in tre quote annuali di pari importo, è altresì riconosciuto anche qualora le erogazioni liberali in denaro effettuate per interventi di manutenzione, protezione e restauro di beni culturali pubblici siano destinate ai soggetti concessionari o affidatari dei beni oggetto di tali interventi.

Con riferimento al caso di specie, la Fondazione che sostiene finanziariamente, senza controprestazioni, un’Associazione musicale registrata, sul portale del Mibact dedicato all’Art-bonus come “società concertistica e corale”, può fruire dell’agevolazione fiscale per le erogazioni liberali in denaro elargite da maggio 2020.

In tal senso, il Ministero della Cultura non ha ravvisato controprestazioni o altri riconoscimenti di natura economica in favore della Fondazione, che può dunque considerare i finanziamenti all’Associazione quali erogazioni liberali ammissibili, sempre che non sussistano forme di controprestazione incompatibili con la natura di liberalità, al beneficio dell’Art-bonus.

Cedolare secca: clausola covid per riduzione temporanea del canone

La riduzione del canone di locazione, nell’ambito di un contratto a canone concordato, stabilita sulla base dell’accordo territoriale delle organizzazioni rappresentative della proprietà edilizia e dei conduttori, e applicata con carattere temporaneo in relazione all’emergenza Covid-19 è compatibile con l’opzione per il regime fiscale della cedolare secca. Pertanto, l’inserimento della clausola di riduzione nel contratto non pregiudica l’efficacia del regime agevolativo. (Agenzia delle Entrate – Risposta 9 marzo 2021, n. 165).

Il quesito sottoposto all’Agenzia delle Entrate riguarda la compatibilità di una clausola di riduzione del canone di locazione, prevista nel nuovo accordo territoriale delle locazioni abitative agevolate firmato dalle associazioni della proprietà edilizia e dei conduttori in relazione all’emergenza covid-19, con il regime della cedolare secca sugli affitti.
In particolare, l’accordo territoriale (recante misure dirette a fronteggiare l’emergenza sanitaria Covid 19) prevede che “laddove venga sottoscritto un contratto con riduzione obbligatoria del canone massimo, verranno riconosciute al locatore le agevolazioni Imu per il periodo in cui la riduzione del canone sarà sussistente. La riduzione del canone si applicherà a condizione che nel comune di riferimento sia stata approvata la misura di agevolazione Imu. Pertanto la riduzione del canone massimo di fascia sarà applicata soltanto ai contratti aventi ad oggetto immobili siti nei comuni che abbiano approvato la concessione della agevolazione Imu. Altresì la riduzione si applicherà a condizione del riconoscimento e mantenimento delle misure fiscali di cui alla cedolare secca da parte dell’Agenzia delle Entrate”.
Sulla base di tale accordo, le organizzazioni della proprietà edilizia e dei conduttori hanno concordato l’inserimento nella bozza di contratto di una clausola di “riduzione del canone massimo per emergenza covid 19”, che si attiva nell’ipotesi in cui le parti abbiano convenuto un canone effettivo superiore al 90% del canone massimo della rispettiva fascia di oscillazione.
Si tratta di una “riduzione eccezionale e temporanea, applicata fino alla scadenza del sesto mese a decorrere dalla data del deposito dell’accordo territoriale (salvo proroga). Pertanto, il mese successivo alla scadenza del predetto termine, l’ammontare del canone effettivo torna automaticamente alla misura concordata tra le parti.

I dubbi circa la compatibilità della clausola di riduzione con il regime della cedolare secca derivano dalla previsione contenuta nella disciplina della cedolare (art. 3, co. 11 del D.L. n. 23/2011) secondo cui “nel caso in cui il locatore opti per l’applicazione della cedolare secca è sospesa, per un periodo corrispondente alla durata dell’opzione, la facoltà di chiedere l’aggiornamento del canone, anche se prevista dal contratto a qualsiasi titolo”.

Preliminarmente, l’Agenzia delle Entrate osserva che i “criteri generali per la realizzazione degli accordi da definire in sede locale per la stipula dei contratti di locazione ad uso abitativo a canone concordato (…), nonché dei contratti di locazione transitori e dei contratti di locazione per studenti universitari”, sono disciplinati Ministero delle infrastrutture e trasporti con il decreto 16 gennaio 2017.
In base ai criteri stabiliti dal suddetto decreto ministeriale:
– gli accordi territoriali (…) stabiliscono fasce di oscillazione del canone di locazione all’interno delle quali, secondo le caratteristiche dell’edificio e dell’unità o porzione di unità immobiliare, è concordato tra le parti, il canone per i singoli contratti;
– gli accordi territoriali prevedono un valore minimo ed un valore massimo del canone che costituiscono, rispettivamente, il limite minimo e massimo di una o più fasce di oscillazione;
– gli accordi territoriali possono stabilire gli elementi che determinano una riduzione del canone massimo;
– le parti contrattuali, nella definizione del canone effettivo, possono essere assistite (…) dalle rispettive organizzazioni della proprietà edilizia e dei conduttori;
– per i contratti non assistiti è comunque necessaria l’attestazione da parte di almeno una organizzazione firmataria dell’accordo, della rispondenza del contenuto economico e normativo del contratto all’accordo stesso, anche con riguardo alle agevolazioni fiscali;
– i contratti di locazione devono essere stipulati esclusivamente utilizzando il tipo di contratto (…) previsto dal decreto ministeriale. In particolare, l’adozione dei tipi di contratto allegati al decreto diviene obbligatoria, negli ambiti territoriali interessati, dal deposito degli accordi. In caso di inesistenza di accordo a livello locale, i valori di riferimento sono quelli definiti dalle condizioni previste dal decreto ministeriale.

Delineato il quadro normativo di riferimento per le locazioni, che legittima gli accordi delle organizzazioni della proprietà edilizia e dei conduttori, nella fattispecie la “riduzione del canone massimo per emergenza Covid 19” prevista dall’accordo territoriale presenta il carattere della temporaneità e della obbligatorietà.
Le parti contrattuali, quindi, non manifestano alcuna volontà e/o facoltà in ordine alla sua automatica applicazione temporanea all’interno del contratto di locazione immobiliare. In altri termini, al sussistere delle condizioni individuate dall’Accordo la “clausola di riduzione” si introduce obbligatoriamente nel contratto di locazione, pena la non conformità del contratto a quanto disposto nell’accordo territoriale.
Come osservato in precedenza, infatti, i contratti di locazione devono essere stipulati esclusivamente utilizzando il tipo di contratto approvato, e l’adozione dei tipi di contratto allegati al decreto ministeriale diviene obbligatoria, negli ambiti territoriali interessati, dal deposito degli accordi.

Secondo l’Agenzia delle Entrate, dunque, la previsione contrattuale di riduzione del canone massimo per emergenza Covid 19 prevista dall’accordo territoriale deve ritenersi compatibile con l’opzione per il regime agevolato della cedolare secca sugli affitti.
Considerata la particolare situazione emergenziale che giustifica l’inserimento, in maniera automatica e temporanea, di tale clausola nei contratti di locazione, allo scopo di tutelare entrambe le parti contrattuali, il regime agevolativo della “cedolare secca” non è impedito dall’eventuale efficacia di tale clausola.
A tal fine, la clausola può essere inserita direttamente all’interno del contratto di locazione ovvero essere prevista in autonoma scrittura privata da sottoscriversi e registrarsi contestualmente al contratto di locazione.

Sicurezza sul lavoro e incarico di coordinatore

Con riferimento all’incarico di coordinatore per la sicurezza in fase di progettazione ed esecuzione, occorre una più approfondita indagine al fine di accertare se, in base all’intera documentazione disponibile e all’evoluzione delle attività lavorative, è necessaria la nomina di un altro coordinatore nel caso di più siti produttivi, involgendo tale aspetto profili differenti di responsabilità.

Il Tribunale di primo grado condannava il coordinatore per la sicurezza in fase di progettazione ed esecuzione dei lavori di rimozione del materiale contenente amianto, per aver redatto un piano di sicurezza e coordinamento non adeguato, perché privo della valutazione dei rischi presenti durante le fasi di lavoro di rimozione del materiale contenente amianto e di realizzazione del nuovo manto di copertura sui capannoni di due imprese, non venendo inoltre descritte le opere interessati dai lavori e le scelte progettuali e organizzative; l’imputato ometteva altresì di verificare l’idoneità del piano operativo di sicurezza redatto dall’impresa affidataria dei lavori, omettendo poi di verificare, con opportune azioni di coordinamento e controllo, l’applicazione da parte dell’impresa affidataria dei lavori delle disposizioni ad essa pertinenti contenute nel piano di sicurezza e coordinamento e la corretta applicazione delle procedure di lavoro.
In appello, la difesa censura il giudizio di colpevolezza dell’imputato, con particolare riferimento all’attribuzione allo stesso del ruolo di coordinatore per la sicurezza in relazione al cantiere dove si è verificato l’infortunio, evidenziando che il Tribunale aveva operato una non corretta assimilazione tra la nozione di cantiere, intesa come area di lavoro temporanea nella quale si svolge la costruzione di un’opera di ingegneria civile o di un fabbricato, e quella di appalto, quale contratto con cui una parte assume, con organizzazione dei mezzi necessari, il compimento di un’opera o di un servizio. Nel caso di specie, l’opera commissionata alla s.r.l. consisteva nella rimozione dell’amianto in due diversi siti produttivi, per cui i cantieri erano chiaramente distinti e avevano ad oggetto lavorazioni differenti, eseguite su immobili diversi in uso a società autonome, per cui, se l’appalto era unico, le aree di lavoro erano però distinte.
Doveva quindi essere escluso il coinvolgirnento penale dell’imputato nelle fattispecie contestate, posto che la funzione di alta vigilanza che grava sul coordinatore per la sicurezza è limitata all’ipotesi in cui i lavori contemplino l’opera di più imprese o lavoratori autonomi, le cui attività siano suscettibili di interferenza. Né assumeva rilievo la veste di responsabile tecnico di entrambi i cantieri attribuita all’imputato dalla medesima s.r.l., non potendo scaturire da questo ruolo obblighi in materia antiinfortunistica, non essendo questi previsti dal d. Igs. n. 81 del 2008, dovendosi occupare il responsabile tecnico, come avvenuto nel caso di specie, di altri aspetti, come la tecnica della bonifica dei siti, avendo inoltre il ricorrente, proprio in relazione alle opere di bonifica, compilato tre piani di lavoro, in cui furono riportate le quantità del materiale da bonificare.
Orbene, pur essendo stata svolta la stessa attività, ovvero la rimozione dell’amianto da parte di un’unica impresa appaltatrice e nel contesto del medesimo sito produttivo, si era in presenza di due differente cantieri, avendo l’imputato curato solo le attività svolte in un sito, che peraltro presentavano esse sole rischi da interferenze, dovuti alle dimensioni dell’intervento, alla presenza di una seconda impresa preposta all’installazione e rimozione della gru ivi posizionata, oltre che dei lavoratori che operavano dentro lo stabilimento, mentre tali rischi non sarebbe stati ravvisabili rispetto all’altro sito. Il Tribunale è invece pervenuto alla conclusione secondo cui si era in realtà in presenza di un cantiere unico avente ad oggetto i due edifici, atteso che era stato stipulato un unico contratto di appalto, avente ad oggetto l’attività di rimozione dell’amianto.
All’imputato è stata dunque addebitata la penale responsabilità per l’omessa considerazione delle lavorazioni relative al secondo edificio, tenuto conto di una pluralità di elementi, ovvero: l’unicità dell’incarico, l’identifica natura delle lavorazioni, l’attribuzione della qualifica di affidataria e esecutrice alla stessa società appaltatrice, la contiguità fisica dei due stabilimenti nel medesimo sito industriale, la loro titolarità in capo allo stesso proprietario.
Nella vicenda in esame, il Tribunale ha ritenuto di ovviare alla mancanza di un incarico formale attraverso la considerazione dell’unicità dell’appalto, riferito a entrambi i siti produttivi, ma questo argomento di per sé non risulta dirimente, atteso che, pur in presenza di un unico appalto, di cui peraltro era committente non la società proprietaria dei terreni, ma una sola delle imprese conduttrici, ben può avvenire che le attività di progettazione ed esecuzione dei lavori, per quanto omogenee dal punto di vista contenutistico, siano curate nell’ottica della sicurezza da soggetti diversi, tanto più nel caso in cui le stesse riguardino opifici industriali distinti, seppur non distanti. Il medesimo tribunale ha correttamente ricordato che, in base all’art. 89 comma 1 lett. b) del d. Igs. n. 81 del 2008, “committente” è il soggetto per conto del quale l’intera opera viene realizzata, indipendentemente da eventuali frazionamenti della sua realizzazione, ma tale definizione va tuttavia rapportata a quella di coordinatore in materia di sicurezza e salute che, sia per la fase progettuale che per quella esecutiva, postula la necessità di un previo incarico; quest’ultimo, al di là delle forme di estrinsecazione, richiede comunque una chiarezza di contenuti, sia con riferimento al soggetto designato, sia rispetto alla tipologia dei lavori da seguire.
Quanto alla circostanza, indubbiamente non irrilevante, secondo cui l’ing. ha svolto il ruolo di responsabile tecnico per conto dell’impresa affidataria dei lavori, deve tuttavia considerarsi, da un lato, che tale veste operativa non è tuttavia automaticamente assimilabile a quella di coordinatore per la sicurezza e, dall’altro, che l’incarico in questione riguardava le sole opere di bonifica dell’amianto in matrice compatta, avendo l’imputato a tal fine redatto tre piani di lavoro, aventi natura e funzioni diverse dai piani di sicurezza, la cui redazione spetta invece alla differente figura del coordinatore, fermo restando che la veste di “responsabile tecnico” di per sé non compare in alcune delle definizioni di cui al citato art. 89 (la cui lettera C è riferita al “responsabile dei lavori”), ponendosi dunque anche in tal caso l’esigenza di  verificare in concreto, al di là delle dizioni formali, come e in cosa si sia manifestato l’incarico conferito e quali siano state in particolare le mansioni assegnate. 

CCNL Sacristi: Una tantum a marzo

09 MA 2021  Erogata, nel mese di marzo la terza tranche di una tantum prevista dal CCNL per i sacristi addetti al culto dipendenti da enti ecclesiastici.

Il CCNL 18/7/2018 ha previsto ai sacristi in forza dall’1/1/2018 in aggiunta alla retribuzione ordinaria prevista nel contratto, una indennità lorda una tantum, senza alcun riflesso su alcun istituto retributivo e di legge, pari ad euro 1.300,00 da erogarsi in 3 quote di cui la terza e ultima pari a  euro 400,00 da erogare a marzo 2021.
Per i Sacristi dipendenti a tempo parziale l’importo dell’una tantum sarà proporzionato in base alla percentuale dell’orario ridotto rispetto al tempo pieno (ore settimanali stabilite/44).