Superbonus per gli interventi effettuati dai condomìni

10 SETT 2020 Il Superbonus non si applica agli interventi realizzati sulle parti comuni a due o più unità immobiliari distintamente accatastate di un edificio interamente posseduto da un unico proprietario o in comproprietà fra più soggetti. (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 10 settembre 2020, n. 329).

Sono ammessi al Superbonus (art. 119 del Decreto Rilancio) gli interventi effettuati dai condomìni, di isolamento termico delle superfici opache verticali, orizzontali e inclinate che interessano l’involucro dell’edificio, nonché gli interventi realizzati sulle parti comuni degli edifici stessi per la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale esistenti con impianti centralizzati nonché gli interventi antisismici.
Ai fini dell’applicazione dell’agevolazione l’edificio oggetto degli interventi deve essere costituito in condominio secondo la disciplina civilistica prevista.
Sotto il profilo civilistico, il “condominio” costituisce una particolare forma di comunione in cui coesiste la proprietà individuale dei singoli condòmini, costituita dall’appartamento o altre unità immobiliari accatastate separatamente (box, cantine, etc.), ed una comproprietà sui beni comuni dell’immobile.
Il condominio può svilupparsi sia in senso verticale che in senso orizzontale.
Si tratta di una comunione forzosa, non soggetta a scioglimento, in cui il condomino non può, rinunciando al diritto sulle cose comuni, sottrarsi al sostenimento delle spese per la loro conservazione e sarà comunque tenuto a parteciparvi in proporzione ai millesimi di proprietà.
Secondo una consolidata giurisprudenza, la nascita del condominio si determina automaticamente, senza che sia necessaria alcuna deliberazione, nel momento in cui più soggetti costruiscono su un suolo comune ovvero quando l’unico proprietario di un edificio ne cede a terzi piani o porzioni di piano in proprietà esclusiva, realizzando l’oggettiva condizione del frazionamento, come chiarito dalla prassi in materia.
Il Superbonus non si applica quindi agli interventi realizzati sulle parti comuni a due o più unità immobiliari distintamente accatastate di un edificio interamente posseduto da un unico proprietario o in comproprietà fra più soggetti.
Nel caso di interventi su unità immobiliari distintamente accatastate, in comproprietà fra più soggetti, non sarà possibile beneficiare della detrazione del 110 per cento né con riferimento alle spese sostenute per interventi realizzati sulle parti a servizio comune delle predette unità immobiliari, né con riferimento alle spese sostenute per interventi effettuati sulle singole unità immobiliari in quanto non inserite in un condominio.
Con riferimento alle spese sostenute nel 2020 e 2021 per i predetti interventi, il contribuente potrebbe, ai sensi dell’articolo 121 del Decreto Rilancio, optare, in luogo dell’utilizzo diretto della detrazione, per un contributo, sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto fino a un importo massimo pari al corrispettivo dovuto, anticipato dal fornitore che ha effettuato gli interventi e da quest’ultimo recuperato sotto forma di credito d’imposta, con facoltà di successiva cessione del credito ad altri soggetti. In alternativa, l’Istante può, altresì, optare per la cessione di un credito d’imposta di importo corrispondente alla detrazione.

Ripresa dei versamenti contributivi: anche per la nuova rateazione, modalità e codici F24 già in uso

Le aziende con dipendenti che intendano avvalersi della rateazione introdotta dal D.L. Agosto devono utilizzare il format già presente e non aggiornato della comunicazione on line. Per il versamento delle prime 4 rate, pari al 50% del dovuto, i contribuenti compileranno la “Sezione INPS” con il codice contributo “DSOS”, esponendo la matricola dell’azienda seguita dallo stesso codice Uniemens utilizzato per la rilevazione del credito (N966, N967, etc.). In seguito, saranno fornite le istruzioni per il pagamento del restante 50% (Inps, messaggio n. 3274/2020).

Come noto, le disposizioni in materia di sospensione dai versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e le malattie professionali, prevedevano la ripresa in unica soluzione o mediante rateizzazione in 4 rate mensili a partire dal 16 settembre 2020. Il Decreto Agosto, tuttavia, ha introdotto, in alternativa, la possibilità di effettuare i versamenti beneficiando di una diversa modulazione dell’adempimento rateale, ovvero:
– un importo pari al 50% delle somme oggetto di sospensione, in un’unica soluzione o mediante rateizzazione fino ad un massimo di 4 rate mensili di pari importo, con il versamento della prima rata entro il 16 settembre 2020;
– per il restante importo, pari al rimanente 50% delle somme dovute, senza applicazione di sanzioni e interessi, mediante rateizzazione fino ad un massimo di 24 rate mensili di pari importo, con il versamento della prima rata entro il 16 gennaio 2021.
A tal fine, preliminarmente, occorre provvedere alla trasmissione della comunicazione della volontà di avvalersi della rateizzazione, per aziende con dipendenti, artigiani e commercianti, committenti tenuti al versamento dei contributi alla Gestione separata. Il servizio è disponibile sul sito internet dell’Istituto, al percorso “Prestazioni e servizi”, “Tutti i servizi”, “Rateazione Contributi sospesi emergenza epidemiologica COVID-19”.
Le aziende con dipendenti e i committenti che intendano avvalersi della ulteriore rateazione introdotta dal Decreto Agosto devono comunque utilizzare il format già presente e non aggiornato, indicando gli importi totali oggetto di sospensione. Per il versamento delle prime 4 rate di pari importo, pari al 50% delle somme dovute, i contribuenti utilizzeranno i codici F24 e le modalità in uso. In particolare, le aziende con dipendenti compileranno la “Sezione INPS” con il codice contributo “DSOS” ed esponendo la matricola dell’azienda seguita dallo stesso codice utilizzato per la rilevazione del credito (N966 – N967 – N968 – N969 – N970 – N971- N972 – N973) (Inps, messaggio 20 luglio 2020, n. 2871).
Anche gli artigiani e i commercianti, per presentare istanza di sospensione ed avvalersi della rateazione secondo le nuove ed alternative modalità, devono continuare ad utilizzare il format in uso. Per il versamento delle rate, i contribuenti possono utilizzare apposita codeline, visualizzabile nel Cassetto previdenziale per Artigiani e Commercianti alla sezione Posizione assicurativa, Dilazioni: “Mod. F24 Covid19”, dove è possibile scaricare anche il relativo modello “F24” precompilato.
Ancora, le aziende agricole assuntrici di manodopera destinatarie della sospensione contributiva collegata all’emergenza epidemiologica, cui sono attributi specifici codici di autorizzazione visualizzabili nel Cassetto previdenziale Aziende Agricole (7H, 7L, 7Q), riceveranno, in prossimità della data di scadenza della ripresa dei versamenti (16 settembre 2020), una comunicazione individuale (News individuale) nel Cassetto previdenziale Aziende Agricole, con l’indicazione dell’importo da versare, la data di scadenza e i riferimenti del modello “F24” (codeline). Tra queste, le aziende che intendono avvalersi della nuova modalità di versamento rateale, potranno versare il 50% della contribuzione sospesa, in un’unica soluzione o tramite versamento rateale, utilizzando la medesima codeline. Il versamento della prima rata entro il 16 settembre indicherà la volontà del contribuente, avente diritto alla sospensione, di avvalersi del pagamento rateale.
Infine, resta ferma la scadenza del 16 settembre 2020 per la ripresa dei versamenti relativi ai piani di rateizzazione dei debiti contributivi in fase amministrativa già concessi dall’Inps. Dunque, le rate sospese dei piani di ammortamento già emessi, la cui scadenza sia ricaduta nel periodo temporale interessato dalla sospensione, dovranno essere versate, in unica soluzione, entro il 16 settembre 2020.

Lavoratori marittimi imbarcati su galleggianti privi di apparato motore: regime previdenziale

Con messaggio n. 3275/2020, l’Inps fornisce le istruzioni per la gestione del rapporto assicurativo e contributivo dei marittimi componenti gli equipaggi dei galleggianti di stazza lorda superiore alle dieci tonnellate, privi di apparato motore, iscritti nei Registri delle Navi Minori e dei Galleggianti, nell’ambito del regime della legge n. 413/1984.

Le Strutture territoriali sono invitate a valutare le istanze di riesame dei provvedimenti di iscrizione, inoltrate dai datori di lavoro interessati, alla luce del mutato orientamento della giurisprudenza di legittimità e di merito in materia.

La legge, n. 413/1984, recante “Riordinamento pensionistico dei lavoratori marittimi”, all’articolo 4 individua le categorie di lavoratori marittimi che debbono essere iscritti alle assicurazioni generali obbligatorie gestite dall’INPS.
In particolare, si tratterebbe delle persone di nazionalità italiana o straniera che compongono, ai sensi di legge, l’equipaggio delle navi munite di carte di bordo o di documenti equiparati, nonché le persone assunte con contratto di arruolamento che prestano servizio sui galleggianti, aventi determinate caratteristiche, a condizione che risultino iscritte nelle matricole della gente di mare di prima, seconda o terza categoria.
L’articolo 5, rubricato definisce quali siano le navi ai fini dell’applicazione del regime previdenziale dei marittimi, trattasi di:
a) quelle iscritte nelle “Matricole delle navi maggiori”;
b) quelle iscritte nei “Registri delle navi minori e dei galleggianti”, aventi le caratteristiche di cui all’articolo 1287 del codice della navigazione;
c) quelle iscritte nei “Registri delle navi da diporto”;
d) le imbarcazioni da diporto, iscritte nei “Registri delle imbarcazioni da diporto” di stazza lorda superiore alle 10 tonnellate o con apparato motore di potenza massima di esercizio superiore a 35 cavalli-vapore, anche se costituisca mezzo di propulsione ausiliario;
e) i galleggianti iscritti nei “Registri delle navi minori e galleggianti” addetti al servizio dei porti, delle rade e del pilotaggio, qualunque ne sia la stazza purché abbiano mezzi di propulsione propri”.
In virtù della stessa formulazione dell’articolo 5, lettera e), sono stati quindi esclusi – anche in seguito ad approfondimenti con il Ministero del Lavoro e il Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti – i marittimi imbarcati su galleggianti privi di apparato motore e non addetti al servizio dei porti, delle rade e del pilotaggio, dal novero degli assicurati al regime previdenziale marittimo disciplinato dalla stessa legge n. 413/1984, e assoggetti piuttosto alle assicurazioni obbligatorie vigenti per la generalità dei lavoratori dipendenti.

Il mutato orientamento della giurisprudenza di legittimità e di merito
Sulla questione, tuttavia, l’Inps segnala il mutato orientamento della giurisprudenza, tanto di merito che di legittimità, secondo cui rientrano nella nozione di navi, come individuate dall’articolo 5 della legge n. 413/1984, anche i galleggianti con una stazza lorda superiore alle dieci tonnellate, a prescindere dalla dotazione o meno di autonomi mezzi di propulsione e dalla tipologia d’impiego; conseguentemente, i marittimi ivi imbarcati devono essere iscritti al regime previdenziale recato dalla legge n. 413/1984.
In particolare, nella sentenza n. 15496/2007, la Corte di Cassazione ha ritenuto che, da una lettura degli articoli 136 e 1287 del codice della navigazione, concernenti il regime amministrativo delle navi, coordinate con le disposizioni dell’articolo 5, lettere b) ed e), della legge n. 413/84, i marittimi imbarcati sui galleggianti privi di propulsione propria – iscritti nei registri delle navi minori e dei galleggianti – sono da considerare tra i soggetti tutelati dal regime previdenziale recato dalla legge n. 413/1984 in commento.
In proposito, la Corte ha evidenziato come non sia possibile ritenere che la norma generale di cui all’articolo 136, che estende ai galleggianti mobili le disposizioni riguardanti le “navi”, non si applichi all’articolo 1287 del codice della navigazione, “l’articolo 1287 cod. nav. ricomprende, nel proprio ambito, espressamente agli effetti delle leggi per le assicurazioni sociali e per la previdenza, sia le navi (e, quindi, i galleggianti, giusta l’articolo 136 cod. nav.) aventi una certa stazza […] che quelle […] aventi un motore con determinate caratteristiche, indipendentemente dalla stazza”.
Quindi, secondo il giudice di legittimità, si tratta di coordinare ed applicare, “le disposizioni generali e speciali contenute negli articoli 136 c.n., comma 3, L. n. 413 del 1984, art. 5, lettera b) e art. 1287 c.n., con la conseguente applicazione anche […] della L. n. 413 del 1984”.
La giurisprudenza di merito (Cfr. Corte di Appello di Catania, n 1352/2013; Corte di Appello di Bari, 21/01/2020) si è conformata poi all’orientamento espresso dalla Corte di Cassazione nella citata sentenza n. 15496/2007.

Assoggettamento al Regime previdenziale della L. n. 413/84 dei marittimi imbarcati su galleggianti superiori alle 10 di stazza lorda, privi di apparato motore
Alla luce del rinnovato orientamento giurisprudenziale, è stato chiesto parere sul punto al Ministero del Lavoro. Il predetto Ministero ha espresso parere favorevole in ordine all’assoggettamento dei marittimi imbarcati su galleggianti superiori alle dieci tonnellate di stazza lorda, privi di apparato motore, iscritti nei Registri delle navi minori e dei galleggianti (RNMG)e muniti di carte di bordo o di documenti equiparati, stante la decisione adottata dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 15496/2007 ed il suo consolidamento in sede di merito.

Istruzioni procedurali
Per il versamento dei contributi obbligatori dovuti per i marittimi imbarcati sui galleggianti aventi le caratteristiche sopra illustrate, i datori di lavoro interessati, armatori dei galleggianti in argomento, debbono presentare domanda di apertura di apposita matricola contributiva, avvalendosi della procedura di iscrizione e variazione azienda presente nel sito Inps. L’Istituto rammenta infatti che, ai sensi dell’articolo 10 della legge n. 413/1984, le aziende amatoriali sono tenute a chiedere, per ciascuna nave gestita, l’apertura di una distinta matricola contributiva.
La matricola contributiva attribuita, contraddistinta dal c.s.c. 1.15.02 e, laddove ne ricorrano i requisiti, dal c.a. 8V (Fondo di solidarietà bilaterale del settore marittimo – SOLIMARE, deve essere utilizzata esclusivamente per l’assolvimento dell’obbligo contributivo relativo ai componenti l’equipaggio del galleggiante e limitatamente ai periodi di imbarco registrati sul prescritto documento di bordo.
Per l’esposizione dei dati contributivi riferiti ai marittimi imbarcati sui galleggianti, aventi le caratteristiche sopra indicate, i datori di lavoro utilizzeranno gli specifici codici tipo lavoratore in uso per il versamento dei contributi dovuti per i lavoratori marittimi, a copertura dei periodi di effettiva navigazione.
Si rammenta che il versamento dei contributi dovuti per i periodi di imbarco dei marittimi interessati deve essere effettuato nei termini indicati dall’articolo 11 della legge n. 413/1984.

Pubblicato il decreto sulle misure compensative dei Commercialisti

Pubblicato nella G.U. n.223 dell’8 settembre 2020 il decreto 24 giugno 2020, n. 112 del Ministero della Giustizia che stabilisce la disciplina delle misure compensative per l’esercizio della professione di dottore commercialista ed esperto contabile ai sensi degli articoli 5, 11, 22, 23 e 24 del decreto legislativo 9 novembre 2007, n. 206.

La prova attitudinale ha luogo presso il Consiglio nazionale dell’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili almeno due volte l’anno, con un intervallo di almeno sei mesi.
L’esame, da svolgersi in lingua italiana, si articola in una prova scritta o pratica e in una prova orale, ovvero in una sola prova orale.
Presso il Consiglio nazionale dell’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili è istituita una commissione d’esame per lo svolgimento della prova attitudinale, composta da cinque membri effettivi, e da cinque membri supplenti in tutto, compreso il presidente.
La nomina di due membri effettivi e di due membri supplenti è effettuata tra professionisti, designati dal Consiglio, iscritti alle sezioni A e B dell’albo dei dottori commercialisti ed esperti contabili con almeno otto anni di anzianità, assicurando la presenza di professionisti iscritti in ciascuna sezione. Qualora non sia possibile designare i componenti effettivi o supplenti secondo i criteri sopra indicati, il Consiglio nazionale designa professionisti iscritti nell’ambito di una sola delle due sezioni.
La commissione è nominata con decreto del Ministro della giustizia e dura in carica tre anni.

Contributo a fondo perduto anche alla società in trasformazione involutiva

Il contributo a fondo perduto introdotto dal Decreto Rilancio, soddisfatti i requisiti richiesti, è riconosciuto anche ad una società in trasformazione involutiva o regressiva (Agenzia Entrate – risposta 08 settembre 2020, n. 320)

Il Decreto rilancio, nell’ambito delle misure a sostegno all’impresa e all’economia, ha introdotto un contributo a fondo perduto, erogato direttamente dall’Agenzia delle entrate e destinato ai soggetti colpiti dall’emergenza epidemiologica “Covid 19”. In particolare, il cit. articolo prevede che è riconosciuto un contributo a fondo perduto a favore dei soggetti esercenti attività d’impresa e di lavoro autonomo e di reddito agrario, titolari di partita IVA, a condizione che:
– nel periodo d’imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del decreto (1 gennaio 2019 – 31 dicembre 2019 per i soggetti il cui periodo d’imposta coincide con l’anno solare), l’ammontare dei ricavi derivanti dalla gestione caratteristica, o i compensi derivanti dall’esercizio di arti o professioni, non siano superiori a 5 milioni di euro;
– l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 sia inferiore ai due terzi dell’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2019.

Detto questo, relativamente al caso di specie e avuto riguardo alle operazioni di riorganizzazione, la stessa Agenzia ha avuto modo di chiarire che in relazione ai soggetti aventi causa di un’operazione di riorganizzazione aziendale perfezionata nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2019 ed il 30 aprile 2020, occorre considerare gli effetti di tale evento, sia in relazione alle modalità di determinazione della soglia massima ricavi o compensi sia per quanto concerne il calcolo della riduzione del fatturato.

Pertanto, nell’ipotesi in cui, nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2019 ed il 30 aprile 2020, l’attività esercitata da una società di persone prosegua in capo all’unico socio superstite come impresa individuale, la riduzione del fatturato è determinata tenendo in considerazione l’ammontare relativo al 2019 della società di persone esistente prima dell’operazione di riorganizzazione, considerato che, sul piano sostanziale, non si è in presenza di un’attività neocostituita.