Posticipata la notifica di cartelle e atti di accertamento tributari

Con il Decreto Legge 15 gennaio 2021, n. 3 sono stati prorogati i termini stabiliti a pena di decadenza in materia di accertamento, riscossione, nonché adempimenti e versamenti tributari. La proroga consente di posticipare la notifica e l’esecuzione degli atti di recupero delle imposte accertate e liquidate dal Fisco.

Per effetto delle modifiche introdotte con il DL n. 3/2021 sono ulteriormente posticipati i termini già prorogati dal cd. “Decreto Rilancio” e dal cd. “Decreto Cura Italia” in materia di accertamento e riscossione dei tributi. In particolare, viene stabilito che:

– gli atti di accertamento, di contestazione, di irrogazione delle sanzioni, di recupero dei crediti di imposta, di liquidazione e di rettifica e liquidazione, per i quali i termini di decadenza, calcolati senza tener conto del periodo di sospensione causa Covid-19 (8 marzo 2020 – 31 maggio 2020), scadono tra l’8 marzo 2020 ed il 31 dicembre 2020, sono emessi entro il 31 dicembre 2020 e sono notificati nel periodo compreso tra il 1° febbraio 2021 e il 31 gennaio 2022, salvo casi di indifferibilità e urgenza, o al fine del perfezionamento degli adempimenti fiscali che richiedono il contestuale versamento di tributi;

– gli atti, le comunicazioni e gli inviti relativi alle imposte liquidate a seguito di controllo delle dichiarazioni dei redditi, Irap e IVA e delle liquidazioni periodiche Iva, nonché quelli relativi alle tasse automobilistiche e alle tasse di concessione governative per l’utilizzo di telefoni cellulari, elaborati o emessi, anche se non sottoscritti, entro il 31 dicembre 2020, sono notificati, inviati o messi a disposizione nel periodo compreso tra il 1° febbraio 2021 e il 31 gennaio 2022, salvo casi di indifferibilità e urgenza, o al fine del perfezionamento degli adempimenti fiscali che richiedono il contestuale versamento di tributi;

– i termini di decadenza per la notificazione delle cartelle di pagamento, sono prorogati di 13 mesi relativamente: a) alle dichiarazioni presentate nell’anno 2018, per le somme che risultano dovute a seguito dell’attività di liquidazione in esito al controllo automatizzato ai fini delle imposte dirette ed Iva; b) alle dichiarazioni dei sostituti d’imposta presentate nell’anno 2017, per le somme che risultano dovute dalla tassazione di indennità di fine rapporto, e di prestazioni di previdenza complementare connesse alla cessazione del rapporto di lavoro; c) alle dichiarazioni presentate negli anni 2017 e 2018, per le somme che risultano dovute a seguito dell’attività di controllo formale;

– con riferimento agli atti di accertamento, di contestazione, di irrogazione delle sanzioni, di recupero dei crediti di imposta, di liquidazione e di rettifica e liquidazione suindicati, notificati entro il 31 gennaio 2022 non sono dovuti, se previsti, gli interessi per ritardato pagamento, e gli interessi per ritardata iscrizione a ruolo, per il periodo compreso tra il 1° gennaio 2021 e la data di notifica dell’atto stesso. Analogamente, con riferimento alle comunicazioni, non sono dovuti gli interessi per ritardato pagamento dal mese di elaborazione, e gli interessi per ritardata iscrizione a ruolo di cui per il periodo compreso tra il 1° gennaio 2021 e la data di consegna della comunicazione.

Per quanto riguarda i termini di versamento dei carichi affidati all’agente della riscossione viene stabilito che, con riferimento alle entrate tributarie e non tributarie, sono sospesi i termini dei versamenti, scadenti nel periodo dall’8 marzo 2020 al 31 gennaio 2021, derivanti da cartelle di pagamento emesse dagli agenti della riscossione, nonché dagli avvisi di accertamento esecutivi emessi dall’Agenzia delle Entrate e dagli avvisi di addebito emessi dall’Inps.
I versamenti oggetto di sospensione devono essere effettuati in unica soluzione entro il mese successivo al termine del periodo di sospensione. Non si procede al rimborso di quanto già versato.

Inoltre, riguardo ai pignoramenti dell’Agente della riscossione, viene stabilito che nel periodo intercorrente tra il 19 maggio 2020 e il 31 gennaio 2021 sono sospesi gli obblighi di accantonamento derivanti dai pignoramenti presso terzi effettuati prima di tale ultima data dall’agente della riscossione e dai soggetti affidatari delle attività di riscossione per conto degli Enti locali, aventi ad oggetto le somme dovute a titolo di stipendio, salario, altre indennità relative al rapporto di lavoro o di impiego, comprese quelle dovute a causa di licenziamento, nonché a titolo di pensione, di indennità che tengono luogo di pensione, o di assegni di quiescenza.
Le somme che avrebbero dovuto essere accantonate nel medesimo periodo non sono sottoposte a vincolo di indisponibilità e il terzo pignorato le rende fruibili al debitore esecutato, anche se anteriormente al 19 maggio 2020 sia intervenuta ordinanza di assegnazione del giudice dell’esecuzione.
Restano fermi gli accantonamenti effettuati prima del 19 maggio 2020 e restano definitivamente acquisite e non sono rimborsate le somme accreditate, anteriormente alla stessa data, all’agente della riscossione e ai soggetti affidatari degli enti locali.

Una disposizione di salvaguardia stabilisce, comunque, che restano validi gli atti e i provvedimenti adottati e gli adempimenti svolti dall’agente della riscossione nel periodo dal 1° gennaio 2021 al 15 gennaio 2021 e sono fatti salvi gli effetti prodottisi e i rapporti giuridici sorti sulla base dei medesimi.
Restano altresì acquisiti, relativamente ai versamenti eventualmente eseguiti nello stesso periodo, gli interessi di mora, le sanzioni e le somme aggiuntive.

Proroga termini della “Digital Tax”

Il DL n. 3/2021 contiene, inoltre, una specifica proroga per l’applicazione dell’imposta sui servizi digitali (cd. “digital tax”). In particolare, viene stabilito che in sede di prima applicazione, l’imposta dovuta per le operazioni imponibili nell’anno 2020 è versata entro il 16 marzo 2021 (in luogo del 16 febbraio) e la relativa dichiarazione è presentata entro il 30 aprile 2021 (in luogo del 31 marzo).

Chiarimenti sulla diffida accertativa nei confronti della PA

L’Ispettorato nazionale del lavro ha fornito alcuni chiarimenti sulla possibilità di adottare la diffida accertativa nei confronti della P.A., sia in qualità di datore di lavoro rispetto ai propri dipendenti diretti, sia in qualità di responsabile solidale.

Relativamente al caso in cui la PA non paghi le retribuzioni dei propri dipendenti diretti, il ricorso alla diffida accertativa si può concretamente ipotizzare solo in casi residuali poiché, il più delle volte, esso si scontra con la disciplina speciale, e con i relativi divieti. dettata per i casi di grave dissesto finanziario degli Enti pubblici; quindi, non si ritiene opportuno emettere un provvedimento di diffida accertativa che potrebbe confliggere con le specifiche normative che disciplinano le procedure in questione.
Con riguardo al caso in cui la PA sia chiamata a rispondere quale obbligata in solido con il datore di lavoro privato, l’Ispettorato ricorda che, le previsioni in materia di applato (art. 29, co. 2, D.Lgs. n. 276/2003), non trovano applicazione in relazione ai contratti di appalto stipulati dalle pubbliche amministrazioni. Tale esclusione tuttavia non preclude ai lavoratori di agire direttamente nei confronti dei soggetti committenti. Dunque, laddove le amministrazioni pubbliche ricoprano il ruolo di responsabili solidali ai sensi del dettato di cui all’art. 1676 c.c., è possibile adottare il provvedimento di diffida accertativa per i crediti maturati dai lavoratori impiegati nell’appalto, fino alla concorrenza del debito che il committente ha verso l’appaltatore nel tempo in cui essi propongono la domanda.
Nei confronti delle PA è sempre preferibile far precedere l’eventuale notifica della diffida accertativa da una informativa rivolta alla stazione appaltante e all’appaltatore/datore di lavoro finalizzata all’attivazione delle citate procedure.
Ai fini dell’esercizio del potere sostitutivo da parte della P.A., appare necessario chedetta informativa contenga il calcolo preciso, sebbene nel suo ammontare complessivo, delle retribuzioni dovute a ciascun lavoratore impiegato nell’appalto, tenendo altresì conto che: la responsabilità della stazione appaltante è contenuta entro i limiti di importo dell’appalto; la possibilità di emettere la diffida accertativa nei confronti della stazione appaltante resta limitata ai soli lavoratori impiegati dall’appaltatore mentre, nel caso di eventuali subappalti, resta ferma la possibilità di notiziare la P.A. anche in relazione ai crediti vantati dai lavoratori impiegati dal subappaltatore nei cui confronti resta comunque possibile attivare il potere sostitutivo previsto dalla legge.

Lavoratori dipendenti del settore privato e lavoratori fragili: le novità sulla tutela della malattia

Con il messaggio n. 171/2021, l’Inps illustra le novità introdotte dalla Legge di bilancio 2021, riguardo la tutela della malattia per i lavoratori privati posti in quarantena o in permanenza domiciliare fiduciaria, con sorveglianza attiva, e per i lavoratori fragili. Per quanto riguarda i primi, dal 1° gennaio 2021 è stato eliminato l’obbligo per il medico curante di indicare sulla certificazione gli estremi del provvedimento che ha dato origine alla quarantena o alla permanenza domiciliare. Per i lavoratori fragili, pubblici e privati, è stato invece introdotto un nuovo periodo di tutela dal 1° gennaio al 28 febbraio 2021.

L’articolo 1 della Legge 30 dicembre 2020, n. 178 ha apportato modifiche all’attuale assetto normativo riguardante la disciplina delle tutele previste nei confronti dei lavoratori sottoposti a provvedimenti di quarantena con sorveglianza attiva o di permanenza domiciliare fiduciaria con sorveglianza attiva e di quelli ritenuti particolarmente a rischio per specifiche patologie, cosiddetti fragili. Le tutele in questione – articolo 26 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, e successive modificazioni – interessano la sola categoria dei lavoratori dipendenti, con esclusione quindi dei lavoratori iscritti alla Gestione separata istituita presso l’INPS.
In particolare, per quanto concerne i lavoratori del settore privato, posti in quarantena con sorveglianza attiva o in permanenza domiciliare fiduciaria con sorveglianza attiva, ai fini del riconoscimento della prestazione da parte dell’Istituto, l’articolo 1, comma 484, della Legge di bilancio ha modificato la previsione del comma 3 dell’articolo 26 del decreto-legge n. 18/2020 eliminando, a decorrere dal 1° gennaio 2021, l’obbligo per il medico curante di indicare sulla certificazione “gli estremi del provvedimento che ha dato origine alla quarantena con sorveglianza attiva o alla permanenza domiciliare fiduciaria con sorveglianza attiva”, precedentemente previsto per l’anno 2020.
Riguardo invece alla tutela dei lavoratori dipendenti pubblici e privati cosiddetti fragili, prorogata da ultimo fino al 15 ottobre 2020 dall’articolo 26, comma 1-bis, del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104, convertito, con modificazioni, dalla Legge 13 ottobre 2020, n. 126, il comma 481, dell’articolo 1 della Legge di bilancio ha introdotto un nuovo periodo di tutela decorrente dal 1° gennaio 2021 fino al 28 febbraio 2021. Per l’anno 2020, quindi, rimane confermata la possibilità di riconoscere la tutela in argomento per periodi di assenza dal lavoro compresi tra il 17 marzo 2020 e il 15 ottobre 2020.

Come già precisato nel messaggi n. 4157/2020, la tutela prevede l’equiparazione del periodo di assenza dal servizio al ricovero ospedaliero per i lavoratori in possesso di certificazione di malattia riportante l’indicazione della condizione di fragilità, con gli estremi della documentazione relativa al riconoscimento della disabilità con connotazione di gravità ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, ovvero della condizione di rischio derivante da immunodepressione o da esiti da patologie oncologiche o dallo svolgimento di relative terapie salvavita, attestata dagli organi medico-legali delle Autorità sanitarie locali territorialmente competenti. L’equiparazione per i lavoratori privati aventi diritto alla tutela previdenziale della malattia comporta il riconoscimento della prestazione economica e della correlata contribuzione figurativa entro i limiti del periodo massimo assistibile per la specifica qualifica e il settore lavorativo di appartenenza.
Il citato articolo 1, comma 481 della Legge di bilancio 2021 ha, infinem contestualmente prorogato al 28 febbraio 2021 anche la previsione del comma 2-bis dell’articolo 26 del decreto-legge n. 18/2020 – in precedenza valida solo per il periodo dal 16 ottobre 2020 al 31 dicembre 2020 – secondo cui, i lavoratori fragili svolgono di norma la prestazione lavorativa in modalità agile, anche attraverso l’adibizione a diversa mansione ricompresa nella medesima categoria o area di inquadramento, come definite dai contratti collettivi vigenti, o specifiche attività di formazione professionale anche da remoto.

Agevolazioni prima casa: parametri per l’individuazione dell’immobile di lusso

Sia ai fini dell’imposta di registro, che dell’IVA, l’esclusione delle agevolazioni “prima casa” stabilita per gli “immobili di lusso”, non dipende più dalla concreta tipologia del bene e dalle sue intrinseche caratteristiche qualitative e di superficie, bensì dalla classificazione catastale A1, A8 ovvero A9 dell’immobile oggetto di trasferimento. Con l’Ordinanza 21 dicembre 2020, n. 29212, la Corte di Cassazione ha precisato che, riguardo all’aliquota Iva agevolata, il diverso criterio basato sulla classificazione catastale si applica ai trasferimenti imponibili realizzati successivamente al 1° gennaio 2014

IL CASO

La controversia trae origine dall’avviso di liquidazione emesso dall’Agenzia delle Entrate a seguito di revoca dei benefici fiscali (aliquota IVA al 4%) connessi all’acquisto della prima casa. La revoca è stata motivata dalla qualificazione dell’immobile come abitazione di lusso, secondo i parametri riguardanti le caratteristiche qualitative e di superficie dell’immobile.
I giudici tributari hanno accolto il ricorso del contribuente in considerazione della data di trasferimento dell’immobile successiva al 1° gennaio 2014, rilevando che a decorrere da tale data l’applicazione dell’aliquota Iva agevolata (4%), in caso di cessione di abitazioni in presenza dei requisiti ” prima casa”, è vincolata alla categoria catastale dell’immobile, senza alcuna rilevanza per le caratteristiche di lusso definite dal Decreto Ministeriale 2 agosto 1969.
Considerato che l’unità immobiliare oggetto di trasferimento risultava accatastata in categoria non di lusso, doveva ritenersi applicabile l’aliquota Iva agevolata (4%).

DECISIONE DELLA CASSAZIONE

Su ricorso dell’Agenzia delle Entrate, la Corte di Cassazione ha confermato la pronuncia dei giudici tributari.
La Corte Suprema ha evidenziato che correttamente i giudici tributari hanno ritenuto applicabili all’acquisto immobiliare con aliquota IVA agevolata le disposizioni introdotte dal D.Lgs. n. 175 del 2014.
Al riguardo, la Cassazione ha precisato il decreto legislativo n. 23 del 2011, nel sostituire la precedente normativa in materia di imposta di registro, ha sancito il superamento del criterio di individuazione dell’immobile di lusso – non ammesso, in quanto tale, ai benefici “prima casa” – incentrato sui parametri di cui al D.M. 2 agosto 1969, il cui elevato tecnicismo ha dato causa ad un elevato contenzioso.
In forza della disciplina sopravvenuta l’esclusione dall’agevolazione non dipende più dalla concreta tipologia del bene e dalle sue intrinseche caratteristiche qualitative e di superficie (individuate sulla base del suddetto decreto ministeriale), bensì dalla circostanza che la casa di abitazione oggetto di trasferimento sia iscritta in categoria catastale A1 (abitazioni di tipo signorile), A8 (abitazioni in ville) ovvero A9 (castelli e palazzi con pregi artistici o storici).
Al fine di allineare allo stesso criterio dell’imposta di registro anche l’agevolazione “prima casa” attribuita con aliquota IVA ridotta (4 per cento), il legislatore è poi intervenuto con il D.Lgs. n. 175 del 2014 che ha espressamente richiamato il “criterio catastale”, con il risultato che anche l’agevolazione IVA è esclusa (indipendentemente dalla sussistenza di tutti gli altri requisiti) per gli immobili rientranti in una delle seguenti categorie catastali A1 (abitazioni di tipo signorile), A8 (abitazioni in ville) ovvero A9 (castelli e palazzi con pregi artistici o storici).
La Corte Suprema ha precisato, che il nuovo regime ai fini IVA trova applicazione ai trasferimenti imponibili realizzati successivamente al 1° gennaio 2014.

ARAN – PUBBLICA AMMINISTRAZIONE: IPOTESI DI CCNQ 14/1/2021

 

Firmata il 14/1/2021 tra l’Aran e le Confederazioni Sindacali, l’Ipotesi di contratto collettivo nazionale quadro per la proroga del termine per l’opzione TFS – TFR per i pubblici dipendenti

Le Parti – ARAN e CGIL, CISL, UIL, CISAL, CONFSAL, COSMED, CIDA, CONFEDIR, CODIRP, CGS – hanno sottoscritto il 14 gennaio 2021, l’ipotesi di contratto collettivo nazionale quadro per la proroga del termine dell’art. 2, comma 3, dell’AQN 29 luglio 1999 in materia di trattamento di fine rapporto e di previdenza complementare per i dipendenti pubblici.
Pertanto, il termine ivi indicato, già prorogato dal CCNQ del 25/5/2016, al 31 dicembre 2020, è stato ulteriormente prorogato al 31 dicembre 2025. Tutto ciò allo scopo di permettere ai lavoratori del settore pubblico, che si trovano in regime di TFS, di poter continuare ad esercitare l’opzione al TFR ed iscriversi ai Fondi di previdenza Complementare negoziali.
Gli effetti dell’accordo 14/1/2021, decorrono dal 1° gennaio 2021.